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46 abbandonandosi ai suoi pensieri. Ricominciò ad analizzare il suo piano semi-suicida nei minimi dettagli, e gli parve che fosse tutto a posto. Non restava altro che metterlo in pratica. L’unica nota stonata era rappresentata dal sergente Riefoli; la sua ostilità avrebbe potuto mandare tutto all’aria proprio prima dell’attacco. Un uomo dall’orgoglio ferito rappresentava una minaccia, soprattutto in quella situazione disperata, e quindi si ripromise di tenerlo d’occhio. Il mal di testa tornò a farsi sentire proprio mentre ripensava a Riefoli, come se le due cose fossero collegate tra loro. Ci vollero parecchi minuti prima che il dolore iniziasse ad attenuarsi regalando un poco di sollievo al giovane ufficiale, steso tra la paglia in cerca di riposo. Gli eventi della giornata l’avevano profondamente scosso nella mente e sfibrato nel fisico; si sentiva un relitto umano, senza più energie e voglia di vivere. In pochi giorni era talmente cambiato da non riconoscersi più. La stesso contrasto avuto con il sergente gli parve assurdo e distante, come se l’avesse commesso un’altra persona. Invece era stato proprio lui a perdere il controllo, a colpire il suo subordinato con una veemenza disperata, sfogando in essa tutte le sue fragilità. Forse Riefoli aveva ragione dicendo che non doveva sfidare ancora una volta la buona sorte, e che il suo piano era destinato a fallire miseramente. In fondo non c’era la certezza di riuscire a passare oltre lo sbarramento austriaco, e sicuramente da Cividale gli italiani se ne erano già andati. All’improvviso capì che tutte quelle incertezze lo stavano per far cedere, perciò provò a recuperare un po’ di fermezza dal profondo del proprio animo; ormai aveva deciso d’attaccare, e non si sarebbe tirato indietro. L’aveva promesso a se stesso e agli altri soldati. Svuotò la mente, rilassandosi totalmente, ma non riuscì ancora a prendere sonno. Per uno strano motivo quell’irreale silenzio lo portò a viaggiare tra mille pensieri e ricordi legati alla sua casa. Pensò a quanto dovevano essere in pensiero i suoi genitori, senza notizie del loro unico figlio dall’inizio della ritirata, e pregò che la guerra non si fosse spinta fino a loro. Ne sentiva terribilmente la mancanza e temeva di non riuscire più a rivederli. E pensare che suo padre, colonnello in pensione e reduce della guerra in Libia, era riuscito ad assegnarlo a un reparto a riposo, quindi per un po’ lontano da grossi rischi, nella speranza che nel frattempo la guerra terminasse. Ma tutti i suoi sforzi per tenerlo alla larga dai pericoli della guerra non erano serviti a niente. Nell’inaspettata e devastante rotta di Caporetto c’era finito comunque, tra morti, sangue e disperazione, senza nessuno che potesse aiutarlo.

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La fuga dei vinti  

di Marco Baggi, avventura

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