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42 «So bene che gli austriaci sono su tutti i lati, però se restiamo qui non avremo alcuna speranza. Dobbiamo passare in qualche modo dalla difesa all’attacco, cogliendoli di sorpresa.» Fece una piccola pausa per dare più effetto alle sue parole, riprendendo a parlare dopo alcuni secondi sotto lo sguardo dubbioso del sergente. «E per farlo ho bisogno dei nostri migliori tiratori.» Si voltò, indicando con una mano il fucile di precisione che aveva notato poco prima «Vedo che tra noi ci sono dei tiratori scelti, sergente. Mi verranno sicuramente utili per ciò che voglio fare. Raduni anche loro e me li porti qui subito.» Il piccolo sergente si sentiva preso in giro da quel ragazzino, ma non volle obbiettare di nuovo le sue scelte. Fece una leggera sbuffata ed eseguì rapidamente l’ordine, perdendosi tra la selva di soldati. Martini non si scoraggiò di fronte alla rinnovata ostilità di Riefoli. Aveva intenzione d’andarsene al più presto da lì, e così sarebbe stato per tutti. In fondo era lui il comandante, e i suoi subalterni dovevano ubbidire agli ordini, senza porsi troppe domande. Dopo pochi attimi, il sergente fu di ritorno con un manipolo di uomini, che si disposero davanti al loro ufficiale superiore. Quest’ultimo non fece a meno di notare i visi smagriti, le barbe incolte e le divise strappate in più punti, ma si accorse anche dell’ottimo stato dei fucili, perfettamente oliati e pronti a sparare. «Soldati Rivalta, Locati, Zanini e Valiani a rapporto, signore!» esordì uno di loro, presentando la piccola squadra. «Bene, ragazzi», continuò Martini. «Avrò bisogno della vostra precisione per far uscire tutti vivi da qui.» Si avvicinò ad una finestra e prese a fissare l’oscurità davanti a sé. «Gli austriaci attaccheranno ancora, domani, ma voi dovrete bloccarli nelle loro postazioni, impedendogli d’uscire allo scoperto.» «Una sorta di tiro alla quaglia, signor tenente!» esclamò uno dei quattro, sorridendo con aria allegra. «Esatto, soldato», ribatté Martini. «Solo che in questo caso sarà più difficile, perché non possiamo permetterci errori.» «Ma da dove intende farli sparare?» intervenne Riefoli. L’ufficiale ci aveva già pensato. «Quando sono entrato nel cascinale ho notato un piano rialzato. Da lì i nostri tiratori non dovrebbero avere problemi a impallinare gli austriaci.» «Ma al piano superiore saranno esposti al fuoco nemico!» protestò con foga il sergente, ormai certo della pazzia di Martini. «No, se tutto andrà bene i soldati nemici saranno disorientati dall’inaspettato tiro di fucileria e non riusciranno a reagire.»

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La fuga dei vinti  

di Marco Baggi, avventura

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