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38 Disteso accanto a lui c’era Baggi, tornato cosciente. Osservandolo per alcuni secondi si accorse che il suo volto gli era incredibilmente familiare, anche se non riusciva a ricordare dove lo avesse già visto prima di quella notte. Poco dopo cominciò a pensare che la ferita alla testa gli stesse giocando un brutto scherzo e smise di arrovellarsi su quel piccolo quesito. Inoltre aveva problemi ben più gravi da risolvere. Arrivò l’infermiere, che si prese cura del soldato sostituendo la fasciatura di fortuna fatta da Martini con una nuova più efficiente. «Ecco qui», disse annodando la benda. «Dovrei essere riuscito a rattopparti, ma avrai bisogno di una stampella per camminare. Per adesso pensa a riposarti, perché la febbre è ancora alta.» Baggi ringraziò Fortini e il tenente, poi seguì alla lettera le disposizioni dell’infermiere, sprofondando nel sonno più profondo. «E adesso vediamo che cos’ha lei…» Fortini si avvicinò all’ufficiale, canticchiando un motivetto tra le labbra socchiuse. Con estrema delicatezza gli sollevò l’elmetto, rigirandolo per alcuni attimi tra le mani, quasi stesse contemplando un trofeo. «Maremma boia!» esclamò sorpreso. «Lei ha davvero un santo protettore lassù, tenente! Guardi qui.» Porse l’elmo al giovane, che restò impietrito dallo stupore. All’altezza della tempia destra si apriva un grosso squarcio, e l’imbottitura interna era completamente intrisa di sangue. Il suo sangue. Comprese in quell’attimo quanto la buona sorte l’avesse aiutato in quella circostanza: pochi centimetri più in là e il proiettile nemico gli avrebbe fatto schizzare le cervella, invece di ferirlo soltanto di striscio. La morte era passata davvero vicino. Ripresosi da quella piccola scoperta, Martini si rivolse a Fortini, intento a pulire la ferita da terra e sangue rappreso. «E allora tu sei il nostro infermiere», esordì. L’uomo, che doveva avere una trentina d’anni, con un volto scarno segnato da rughe premature, assunse un’aria seria. «Sì signore, purtroppo mi tocca questo lavoro infame.» Martini trovò divertente quella sorta di protesta spontanea e si lasciò scappare un sorriso. «Eppure non mi sembri male come infermiere.» «Sarà, ma io preferirei ammazzare qualche austriaco, invece di dover correre come un pazzo a ricucir ferite.» Martini rise. «Puoi ucciderne quanti ne vuoi, sono dappertutto. L’importante e che non ti fai beccare, sennò chi ti cura?» L’infermiere tornò a sorridere. «Ha ragione signor tenente, cercherò di stare attento.» Prese ago e filo di sutura dalla scatola delle medicazioni e

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La fuga dei vinti  

di Marco Baggi, avventura

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