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36 “E va bene, chiudiamola qui”, si disse. Notò che il suo fucile aveva la baionetta inastata. Lo puntò davanti a sé e si preparò a colpire. I suoi nemici avrebbero dovuto faticare ancora un po’ per averlo. Un soldato austriaco sbucò da destra, spingendo il fucile in avanti nel tentativo di trafiggerlo a un fianco. Martini evitò l’affondo e lo infilzò nel ventre. L’uomo cadde, si contorse per alcuni secondi e infine smise di respirare in una pozza di sangue. Altri tre soldati irruppero sul campo di battaglia, urlando come forsennati. Il giovane tenente iniziò a menare fendenti disordinati, nel tentativo di parare i loro colpi. Una baionettata gli lacerò la divisa all’altezza della spalla, senza ferirlo. Le lame affilate cozzarono più volte tra loro, provocando uno stridore insopportabile e scintille. Martini non avrebbe resistito ancora a lungo, stremato e ferito com’era. Si sentiva una preda, braccata dai cacciatori e ora con le spalle al muro, ad un soffio dalla fine. Con un ultimo slancio disperato roteò il fucile, e con il calcio in legno frantumò la mascella di un avversario, tramortendolo. Gli altri soldati però non si fecero intimorire, e reagirono immediatamente. Attaccarono il tenente da due lati opposti, prendendolo a calci e pugni, finché non crollò a terra stordito. Martini non aveva più energie. La testa gli pareva in fiamme e il suo corpo livido rifiutava di muoversi ancora. Faticava a respirare e, guardando verso l’alto, poteva vedere due figure ritte sopra di lui, con i fucili spianati. Era finita. Chiuse gli occhi e attese il colpo mortale. Poi, il miracolo. Una mitragliatrice iniziò a crepitare, uccidendo all’istante i due soldati austriaci. Martini volse indietro lo sguardo e sorrise incredulo. La mitragliatrice stava sparando da una finestra della cascina. Non era stato abbandonato dai suoi uomini. La speranza saettò di nuovo nel suo animo e lo riscosse. Radunò le ultime forze e si mise in piedi, mentre la mitraglia continuava a seminare il panico tra le truppe nemiche. Raggiunse il ferito italiano, iniziando a trascinarlo verso il cascinale, ormai a pochi metri. «Coraggio soldato, ci siamo quasi», mormorò Martini ansimando. Il fante, scosso dai fremiti della febbre alta, non rispose. Il portone della cascina si spalancò di colpo, e da esso ne uscirono alcuni soldati italiani. Braccia forti e amiche sorressero Martini e il ferito fino all’interno. La mitragliatrice smise di sparare, lasciando che il silenzio tornasse a dominare il campo di battaglia.

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La fuga dei vinti  

di Marco Baggi, avventura

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