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35 Il tenente caricò il fucile. «Non importa, mi farò bastare questi sei colpi», e tornò di corsa al muro di cinta, tra il fragore delle esplosioni. Si sporse e puntò l’arma verso il nemico, reso invisibile dalla notte senza luna. I proiettili scalfivano le pietre del muretto, conficcandosi nella terra umida. Martini inspirò a fondo e attese pazientemente il suo nuovo appuntamento con la morte. Volse per un secondo lo sguardo verso la cascina, ancora buia e senza vita. Capì che nessuno l’avrebbe aiutato, e si sentì tradito. Tutti i suoi sforzi fatti finora per tornare a casa gli parvero inutili, come inutile sarebbe stata la resistenza contro quell’orda di nemici in avanzata. Restava solo una cosa da fare. Morire da soldato. Strinse ancora di più il fucile, come se ne volesse entrare in completa simbiosi, in cerca di un bersaglio. Tra le figure che correvano all’impazzata intravide un austriaco inginocchiato a terra, intento a ricaricare il proprio fucile; senza alcuna esitazione premette il grilletto, provocando un’intensa fiammata oltre il bordo della canna. Un istante più tardi il fante stramazzò al suolo, centrato al petto. Martini tirò la leva dell’otturatore, caricando un nuovo proiettile, e fece ancora fuoco verso i soldati più vicini. Un altro uomo cadde senza vita in mezzo all’erba, ignorato dai suoi compagni in corsa. L’ufficiale uccise ancora un avversario, poi si accorse che alcuni austriaci stavano già scavalcando il muro di cinta a pochi metri dalla sua posizione. Sparò un colpo in quella direzione, ma non centrò nessuno. Come per risposta, due pallottole fischiarono vicinissime alla sua testa, prima di perdersi nel buio. Gli austriaci raggiunsero in un attimo l’italiano, puntando le baionette verso il suo corpo per infilzarlo senza pietà. Una fine orribile. Il giovane vide avanzare la morte, con un ghigno malefico stampato sul volto scheletrico. Aveva sentito dire che in quei frangenti tutta la vita ripassava davanti agli occhi, come uno spettacolo teatrale, eppure non riusciva a ricordare nulla della propria esistenza. Provò solo rabbia. Gli pareva un’ingiustizia dover morire così giovane, con una vita intera ancora da scoprire. Ma la guerra non guardava in faccia nessuno. Moltissimi ragazzi erano già stati massacrati, e lui sarebbe stato solo un nome in più sulla lunga lista dei caduti. Le baionette bucarono l’oscurità e Martini decise di tentare un’ultima, disperata difesa. Si alzò in piedi sparando gli ultimi due colpi rimasti nel caricatore. Udì delle urla di dolore e un tonfo sordo. Era riuscito a colpire un soldato, ma gli altri non interruppero l’assalto.

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La fuga dei vinti  

di Marco Baggi, avventura

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