Page 34

33 fatica enorme, come se il suo organismo fosse invecchiato di colpo quella notte. Alzò lentamente la testa oltre il bordo del muro, per dare un’occhiata al campo di battaglia, ma non gli parve di vedere movimenti nemici sospetti. Tirò un sospiro di sollievo. La parte più difficile del percorso era stata superata. Ora non restava altro che raggiungere il cascinale e ricongiungersi con i suoi. Mosse qualche passo, poi qualcosa gli afferrò la caviglia destra. In un attimo si ritrovò di nuovo a terra, fra l’erba umida. Vide con terrore che un soldato, steso anch’egli sul terreno, stringeva la sua caviglia, impedendogli di rialzarsi. Martini scalciò violentemente per liberarsi da quella morsa, ma invano. Lanciò un urlo disperato e si avventò come una furia sul soldato. Un attimo dopo le sue mani stringevano il collo dell’uomo, che non opponeva la minima resistenza. Si limitava soltanto a gemere e a fissare il tenente con uno sguardo pieno di paura. Martini notò le mostrine della divisa, e capì che si trattava di un italiano. Levò immediatamente le mani dalla gola del soldato, rimanendo a fissare il buio davanti a sé. Di colpo gli tornò alla mente il volto agonizzante del tenente austriaco che aveva ucciso due giorni prima. Non riusciva a dimenticare la ferocia di quello scontro, dove il brutale istinto di sopravvivenza aveva avuto la meglio. Si scostò dal fante e lasciò che le lacrime sfogassero tutta la tensione accumulata in quei terribili frangenti. Comprese di essere cambiato, in quei due giorni di guerra. Non era più il ragazzo spensierato e allegro di qualche tempo prima, che sognava la gloria sul campo di battaglia. La guerra lo aveva reso un assassino spietato, ricoperto di sangue e con la ferocia iniettata negli occhi. Se al posto di quel soldato italiano ce ne fosse stato uno austriaco, sarebbe stato costretto a commettere un altro efferato delitto. Quando fu in grado di calmarsi, rivolse la sua attenzione al fante, che aveva finalmente lasciato andare la caviglia del tenente. «Perdonami, soldato», sussurrò Martini. «Ti avevo scambiato per un nemico.» L’uomo gemette e continuò a fissare il ragazzo con occhi pieni di terrore. Non lo aveva ancora riconosciuto, forse per via della maschera sanguinolenta che ricopriva il volto del tenente rendendolo simile ad un demone. Martini se ne accorse, e tentò quindi di rasserenarlo. «Sono il tenente Martini, stai tranquillo.» Udendo quelle parole il fante si distese, riuscendo a calmare i propri gemiti di dolore.

Profile for 0111edizioni

La fuga dei vinti  

di Marco Baggi, avventura

La fuga dei vinti  

di Marco Baggi, avventura

Advertisement