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32 te diceva, pensò con rabbia, non c’era gloria nella morte. I caduti non diventavano eroi, ma concime per i campi. Alcune voci straniere spezzarono quel silenzio irreale, risuonando alle sue spalle. Si distese ancora di più sul terreno gelido e rimase immobile, aguzzando la vista nell’oscurità. Forse gli austriaci erano appostati lì vicino, e non poteva rischiare di muoversi proprio ora. Cercò la sua pistola tastando il suolo con le mani, ma non la trovò più. Alla sua destra notò un caduto italiano, steso supino a meno di un metro da lui. Stringeva ancora il fucile e i suoi occhi erano rimasti aperti, fissi nel vuoto della fine. Martini allungò la mano destra e con un lieve strattone liberò l’arma dalla presa del morto. Senza fare rumore aprì l’otturatore, scorgendo il caricatore pieno all’interno. Appoggiò il fucile sul petto e rimase in attesa del buio più completo. Solo ad allora si sarebbe mosso verso il cascinale. In quegli attimi iniziò a domandarsi dove potevano essere finiti i suoi uomini, se mai ne fosse rimasto qualcuno in vita. Quasi sicuramente avevano seguito il suo ordine, rifugiandosi nella costruzione abbandonata. O almeno così sperava. Quel luogo pieno di morti gli metteva i brividi, e non vedeva l’ora di andarsene da lì. Aspettò ancora qualche minuto, poi si girò lentamente su un fianco, pronto a scattare lungo il campo aperto. All’improvviso un gemito sommesso giunse alle sue orecchie. Si spianò nuovamente a terra, frugando con gli occhi tra l’oscurità sempre più nera. Il flebile suono si ripeté ancora, ma non vide nessun movimento tra i corpi stesi al suolo. Rimase immobile per lunghi secondi, con il cuore che gli pulsava impazzito nel petto. Quel lamento pareva essere di un fantasma, sbucato dal nulla per cantare il suo dolore. Quand’era bambino, ricordò, era terrorizzato dalle storie sugli spettri narrate dai nonni, e nel buio della sua stanza gli capitava ogni tanto di vederne qualcuno, frutto della sua fantasia infantile. Di sicuro nei suoi incubi non si era mai trovato ad immaginare una situazione simile; sperduto in piena notte tra una selva di cadaveri nauseabondi, con il nemico alle spalle pronto ad assalirlo. In confronto a questo, dormire in un cimitero sembrava una passeggiata. Abbandonò i suoi pensieri e decise d’ignorare quel presunto fantasma. Si mise in piedi a fatica, perché il lancinante bruciore al capo pregiudicava il suo equilibrio, ma alla fine riuscì ad assumere una posizione stabile. Fece qualche passo incerto in direzione del cascinale, completamente avvolto dalle tenebre e distante un centinaio di metri. Sentendosi più sicuro sulle gambe, aumentò l’andatura, lanciandosi in una corsa leggera. Per sua fortuna, gli austriaci non lo avevano notato. Raggiunse il muro di cinta della cascina, riparandosi subito dietro quest’ultimo per riprendere fiato. Quel piccolo scatto gli era costato una

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La fuga dei vinti  

di Marco Baggi, avventura

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