Page 29

28 che alcuni di loro, rimasti miracolosamente illesi, avevano raggiunto il muro di cinta della cascina, che distava solo pochi metri dal portone d’ingresso. «Merda!» sbraitò «Sono vicinissimi!» Il sergente capì che non c’era un attimo da perdere; tra poco gli austriaci avrebbero tentato di sfondare il portone per penetrare all’interno della struttura, e lui doveva impedirlo ad ogni costo. «Non devono passare! Continuate a sparare!» ordinò ancora. Ma il gruppetto di soldati austriaci era ben protetto dal muro sforacchiato, e i proiettili dei difensori non fecero alcun danno, volando alti sopra le loro teste o impattando contro i calcinacci. «Così non va!» sbottò Riefoli. «Bisogna prenderli d’infilata dal lato opposto.» In un attimo lasciò lo stanzone principale e si diresse dall’altra parte della cascina cercando un buon punto per sparare verso il gruppo di soldati avversari. Vide una piccola breccia nel muro accanto al portone d’ingresso e, chinatosi, scoprì che questa si apriva esattamente sul lato scoperto del muro di cinta, dove gli austriaci avevano trovato rifugio. Riefoli sorrise malignamente, perché tra poco i suoi nemici sarebbero stati presi in un fuoco incrociato, senza nessuna possibilità di scampo. Puntò il fucile oltre la feritoia, prese bene la mira e fece fuoco. Il proiettile colpì la schiena di un soldato, che si afflosciò immediatamente contro il muro di cinta. Un suo compagno fece per soccorrerlo, ma si ritrovò anch’esso a terra senza vita, centrato alla testa dal secondo sparo di Riefoli. A quel punto i cinque austriaci rimasti si accorsero del sergente italiano, e per sfuggire ai suoi colpi precisi, si gettarono a terra, facendosi scudo con i corpi dei compagni caduti. «Forza maledetti, fatevi avanti!» gridò più volte Riefoli. Con quel sorriso maledetto sulla bocca sembrava il diavolo in persona, salito dagli inferi per reclamare le anime dannate dei soldati uccisi. In quegli attimi di furia distruttiva non c’era posto per la pietà, la paura o la ragione: c’era soltanto la morte, che aleggiava come un fantasma sul campo di battaglia ricolmo di cadaveri. All’improvviso uno dei soldati austriaci si sporse dal bordo del muretto e puntò il fucile verso la postazione di Riefoli. Incurante delle pallottole che gli fischiavano attorno, mirò con calma e fece fuoco. Il sergente ricadde violentemente all’indietro, colpito ad una spalla. Lanciò un urlo di dolore, mentre il sangue fuoriusciva copioso dalla ferita. Si contorse furiosamente sul pavimento, cercando di tamponare la lesione con le mani. Zanini e un paio di altri fanti udirono le sue grida, precipitan-

Profile for 0111edizioni

La fuga dei vinti  

di Marco Baggi, avventura

La fuga dei vinti  

di Marco Baggi, avventura

Advertisement