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22 Riefoli continuò a fissare l’interminabile distesa di campi coltivati che si perdeva all’orizzonte «Sarà, ma io non sono tranquillo», ribatté. «Quei maledetti austriaci potrebbero essere nascosti qui intorno, pronti a tenderci un’imboscata.» Martini non parve turbato dalle parole del sergente, e si rimise in piedi. Volgendo lo sguardo ad ovest, si potevano vedere le prime case di Cividale, sfocate nella foschia mattutina. Se tutto fosse andato per il meglio, avrebbero raggiunto il paese entro quella giornata. All’improvviso il volto del giovane s’illuminò; a Cividale potevano esserci gli italiani. E la salvezza. «Forza ragazzi, prendete la vostra roba e andiamo», ordinò sullo slancio di quel rinnovato ottimismo. Aveva una probabile via di fuga a portata di mano, e ora non se la sarebbe lasciata scappare per nessun motivo. «Coraggio Riefoli, rimettiamoci in marcia», disse al sergente, ancora seduto sull’erba. «Sì, signore.» obbedì l’uomo. Impugnò il fucile e si mise accanto al suo superiore, senza smettere di guardarsi attorno nervosamente. Temeva un attacco nemico, e la calma sfoggiata da Martini lo rendeva ancora più inquieto. In cuor suo sperava di trovare al più presto le truppe italiane, per sottrarsi al comando di quel ragazzino ambizioso. Ma fino ad allora, avrebbe dovuto seguire i suoi ordini, buoni o cattivi che fossero. La colonna iniziò finalmente a muoversi, tra il brusio sommesso dei soldati e il clangore dell’equipaggiamento che portavano sulle spalle. Sembravano un gruppo di disperati erranti, con le divise a pezzi e le barbe incolte, ad un passo dalla diserzione. Eppure continuavano a marciare, guidati da un ufficiale che conoscevano appena. Martini si mise in testa alla formazione, avanzando con passo svelto. Era pervaso da una sensazione d’euforia, quasi fosse sicuro che più avanti ci sarebbero stati gli italiani ad accoglierli. Inoltre lo confortava il fatto che i nemici non s’erano mai fatti vivi quel giorno. E in quella piatta distesa di campi, avrebbe potuto scorgerli a chilometri di distanza, in tempo per portare al sicuro lui e i suoi uomini. Finalmente, pensò dentro di sé, le cose sembravano andare per il verso giusto. Ma non era così. Il tenente impallidì di colpo. Davanti a lui, a poche centinaia di metri, comparvero diversi austriaci intenti ad oltrepassare alcuni rovi e sterpaglie. Rimase immobile a fissarli, terrorizzato. Non avevano ancora individuato il gruppo di italiani, ma sarebbe stata questione di un attimo.

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La fuga dei vinti  

di Marco Baggi, avventura

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