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«Dobbiamo ritirarci, ma non subito», esordì l’ufficiale, guardando oltre i cespugli secchi. «Dovete tenerli sotto pressione. Intanto cercherò di radunare i soldati superstiti, e al mio ordine ritiratevi oltre quell’altura.» «Va bene, signore, ma non ci conti troppo.» «Sono sicuro che ci riuscirete. Ci vediamo dopo.» Stava per andarsene, quando una violenta esplosione lo costrinse a distendersi a terra per evitare le micidiali schegge. Rialzandosi, vide che i mitraglieri avevano già ripreso a sparare con vigore, caricatore dopo caricatore. Il tenente si lanciò di nuovo allo scoperto, sparando a più non posso su tutti i nemici che gli si paravano davanti, quasi fosse in preda ad una follia omicida. I difensori italiani erano sparsi un po’ dovunque, e lui doveva raggiungerli al più presto, prima che il tiro incrociato delle mitragliatrici nemiche li falciasse spietatamente. Sulla strada pareva essersi abbattuto il giudizio universale: decine di uomini giacevano riversi nel fango, immobili, mentre i feriti e gli agonizzanti tentavano disperatamente di alzarsi per raggiungere un riparo, ma nella maggior parte dei casi cadevano a terra per poi non rialzarsi più. Era una scena straziante e si impresse indelebilmente nella mente del giovane soldato. Continuò a correre, dirigendosi verso un altro gruppo di difensori, ma all’improvviso spuntò tra il fumo delle esplosioni un ufficiale austriaco che, sorpreso quanto lui, lo fissò attonito. Gli sguardi si incrociarono a lungo, come per studiarsi a vicenda; l’italiano notò l’impeccabilità della divisa avversaria, i gambali neri e il grande ordine dedicato all’equipaggiamento personale. L’austriaco attaccò per primo, gettandosi sull’ufficiale con una vanghetta da trincea, sicuramente un’arma di fortuna molto efficace. Il tenente si scostò di lato, schivando il colpo. Puntò la pistola, ma con orrore si accorse di aver esaurito le munizioni, e adesso non aveva più il tempo per ricaricare, perché il nemico gli era già addosso, roteando la vanghetta. A quel punto estrasse la baionetta, che provvidenzialmente si era infilato in una tasca dei pantaloni all’inizio della ritirata, e iniziò a parare i violenti colpi dell’austriaco, quasi fosse una sciabola. Tutto pareva lontano: le urla, gli spari, le esplosioni non gli appartenevano. Esistevano soltanto quei due ufficiali, impegnati in un duello mortale finora senza esito. Il suo avversario lanciò un urlo e si scagliò di nuovo all’attacco, con uno slancio che ricordava un toro impazzito nell’arena. Il giovane fu ancora una volta in grado di schivarlo, e con un affondo improvviso gli fece perdere l’equilibrio, spingendolo a terra nel fango scuro. Il tenente si abbassò

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La fuga dei vinti  

di Marco Baggi, avventura

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