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18 emozioni, degli entusiasmi, del dolore e dello sgomento. Sentimenti che dilatano o accorciano il tempo ma lo trasportano, comunque, in un'altra dimensione della mente, dello spirito e della vita. Non c’era niente che fosse rimasto uguale a prima e così era ininfluente che fossero trascorsi solo quattro anni, potevano esserne passati quattrocento oppure solamente uno, ma non c’era misura umana che potesse raccordare il prima e il dopo. In quel “prima” che la guerra aveva allontanato in una dimensione della memoria quasi irreale, l’immensa foresta di pini e querce, popolosa di cinghiali e daini, d’istrici e volpi, giungeva a ridosso dei tomboli di sabbia bionda e su quella sabbia, quasi a frangere le onde, erano state costruite le “colonie” del Calambrone. Il treno in quel tempo così vicino e cosi lontano, giungeva a Pisa da Firenze. Due interi vagoni erano riservati ai bambini che dalle città e dai paesi dell’interno venivano condotti al mare per le cure elioterapiche. Vicino alla stazione ferroviaria partiva il trenino che da Pisa andava a Livorno seguendo la linea di costa. Prima fermata a Marina di Pisa, poi a Tirrenia – Calambrone, e poi cento ragazzini marciavano inquadrati verso il rumore sordo e continuo delle onde. Il mare restava a lungo nascosto agli occhi emozionati dei bimbi dalle alte dune di quel lunghissimo arenile che si distendeva dal Calambrone, l’antico porto della Repubblica Pisana, verso nord, fino a Marina di Pisa. Quella sabbia fina, frantumata nei mille riflessi di conchiglie triturate dal mare e dalle tempeste, innervata dalle brevi e secche radici di piante basse e spinose che vivono di sale e di luce, s’inoltrava in profondità nella pineta confondendosi col verde e l’ombra degli ampi ombrelli dei pini. Un mondo profumato di resina, rumoroso solo di vento e di animali selvatici che era stato modificato da nuovi architetti. Le loro visioni che avevano preso forma nei disegni e nei plastici infine erano diventati realtà. La velocità, la luce e l’aria stessa erano diventati materia concreta; il mare e la pineta racchiusero

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L'oro del Gobbo  

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