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29 tori? E, se pure è vero quello che dici di loro, ricordati che tu non sei affatto meglio.» Poi, dopo una pausa aggiunse: «Se quando torno, stasera, sei ancora qui, è perché avrai deciso di iniziare a comportarti come una donna normale, come una moglie degna di questo nome. Altrimenti farai bene a sparire prima del tramonto, perché non voglio ritrovarti qui al mio ritorno.» «Mio caro, adesso dici così perché sei arrabbiato, ma ricordati che sono tua moglie e soprattutto ricordati che io e te abbiamo un piano e lo porteremo avanti insieme,… a meno che tu non voglia che vada a far visita al tuo caro amico Giovanni.» A queste parole Michele stava per colpirla di nuovo ma si trattenne. Uscì di casa sbattendo la porta, deciso a dire tutto all’amico. Lungo la strada, però, cambiò idea. Il conte Gustavo e suo nipote erano arrivati da due giorni ormai e, dal momento in cui l’aveva visto scendere dalla carrozza, la contessa Anna non aveva fatto altro che pensare ad Alessandro. Per quanto la donna cercasse di distrarsi, l’immagine del giovane la perseguitava e lei, che non capiva cosa le stesse succedendo, aveva messo la scusa di non sentirsi troppo bene per potersene stare il più a lungo possibile in camera sua ed evitare così di vederlo. Se ne stava seduta su una poltroncina a ricamare, ma tanto era distratta che in realtà non aveva fatto altro che pungersi le dita. L’immagine del giovane che scendeva dalla carrozza, l’istante in cui la luce del crepuscolo aveva illuminato i suoi lineamenti delicati e il suo profumo fresco si era diffuso tutto attorno rimbalzavano da una parte all’altra della testa della donna e non le davano pace. Quella mattina poi, la contessa aspettava donna Maddalena, Linda ed Elena per il pranzo. Per un attimo fu tentata di disdire l’appuntamento, avrebbe potuto usare anche con loro la scusa che non si sentiva bene e rimandare il tutto di qualche giorno, così da schiarirsi prima un po’ le idee. Ma anche questa scappatoia le sembrò tanto inutile quanto lo starsene reclusa in camera a far finta di ricamare, non poteva di certo passare il resto della sua vita chiusa tra quelle quattro mura. Erano le nove e mezzo quando decise di uscire dalla stanza e andare in sala da pranzo per fare colazione. Il giorno prima Alessandro si era alzato soltanto un’ora dopo e così credette che con un po’ di fortuna sarebbe riuscita a evitarlo fino a pranzo. Aveva fatto male i conti però,

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Autunno  

Elisabetta Ferraresi, sentimentale

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