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Internet for Peace: il Nobel per la Pace alla Rete

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Wired candida Internet Nobel per la Pace Di Wired. it Staff | 19 novembre 2009 | Categorie: Aggiornamenti

Wired Italia lancia il progetto Internet for Peace candidando ufficialmente il Web al Premio Nobel per la Pace 2010. In occasione della presentazione pubblica del progetto in programma a Milano venerdì 20 novembre al Piccolo Teatro Studio , alle ore 18 , all' interno delle manifestazioni di Science For Peace Live, saranno al fianco di Riccardo Luna anche le redazioni di Wired USA e Wired UK. Il Direttore di Wired Italia, infatti, sarà accompagnato dagli interventi del Direttore di Wired Uk David Rowan e dal Direttore di Wired USA Chris Anderson, che per l' occasione sarà in collegamento video da Detroit. L'idea, a cui sarà dedicato il prossimo numero di Wired, vedrà coinvolti numerosi ambasciatori e supporters, primi fra tutti il Premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi , il Professor Umberto Veronesi, lo stilista Giorgio Armani, insieme alle redazioni di Wired USA e Wired Uk. Con l'aumento della sua diffusione e della sua accessibilità , Internet ha ampiamente dimostrato di non essere solo una rete di computer collegati fra loro o un contenitore di pagine web navigabili dagli utenti, ma si offre come prezioso e potente strumento di comunicazione globale in grado di oltrepassare anche quelle distanze dettate da restrizioni di tipo politico e militare. Partendo dall 'idea che Internet si costituisca soprattutto come strumento di democrazia fruibile da tutti, in grado di veicolare messaggi di solidarietà e civiltà, è nato il progetto di Wired Italia, Internet for Peace, con l'obiettivo di candidare la Rete al prossimo Premio Nobel per la Pace. Così il Direttore di Wired Italia Riccardo Luna commenta Internet for Peace: "Dobbiamo guardare ad Internet come ad una grande community in cui uomini e donne di tutte le nazionalità e di qualsiasi religione riescono a comunicare, a solidarizzare e a diffondere, contro ogni barriera, una nuova cultura di collaborazione e condivisione della conoscenza . Internet può essere considerato per questo la prima arma di costruzione di massa, in grado di abbattere l'odio e il conflitto per propagare la democrazia e la pace. Quanto accaduto in Iran dopo le ultime elezioni e il ruolo giocato dalla Rete nella diffusione delle informazioni altrimenti prigioniere della censura sono solo l'ultimo esempio di come Internet possa divenire un'arma di speranza globale". Il viaggio di Internet for Peace sulle pagine di Wired Italia partirà proprio dall'Iran e dalla rivolta di Teheran dopo le ultime elezioni presidenziali. Ogni mese infatti e fino a settembre 2010, Wired dedicherà un approfondimento alle storie e alle esperienze di chi - con la Rete - ha provato e prova a fare crescere la pace. Inoltre per ogni storia raccolta Current Tv realizzerà un video racconto che verrà trasmesso oltre che in Italia anche negli Stati Uniti e in Inghilterra. Dall' Iran arriva anche la prima firmataria del manifesto di Internet for Peace a cui Wired Italia ha voluto dedicare la copertina del prossimo numero in edicola dal 21 novembre. Shirin Ebadi, prima iraniana musulmana a vincere il Premio Nobel per la Pace nel 2003, si è schierata a sostegno della candidatura di Internet per il prossimo Premio Nobel per la Pace e ha così dichiarato a Wired Italia: "Internet può essere usata anche per favorire guerre e terrorismo, come dimostra l 'opera di proselitismo dei talebani. Ma il passaparola della sollevazione di Teheran - che ha viaggiato anche al ritmo di 220mila tweet all'ora - è stato troppo impetuoso per lasciare anche il minimo dubbio sul fatto che senza la Rete non sarebbe stato possibile. Non è un caso - prosegue la Ebadi - che ai primi processi contro i dimostranti il procuratore generale abbia accusato Google, Facebook e Twitter di complottare contro l'ordine costituito". Insieme a Shirin Ebadi, in veste di ambasciatori di Internet for Peace, lo stilista Giorgio Armani e il Professor Umberto Veronesi, che proprio all 'interno della Conferenza Mondiale della sua Fondazione, Science for Peace, ospiterà il lancio della candidatura di Internet al Premio Nobel per la Pace 2010. Il Professor Veronesi ha dichiarato nell'editoriale pubblicato da Wired sul numero di dicembre: "Se il Web vincesse Il

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Internet for Peace: il Nobel per la Pace alla Rete

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Nobel dimostreremmo agli osservatori futuri due cose: che avevamo capito la portata della rivoluzione globale rappresentata dalla Rete ; che eravamo determinati a volgerla al miglior utilizzo nell'interesse dell'umanità intera". Chris Anderson , Direttore di Wired USA ha dichiarato: "Nel 1993, Rupert Murdoch affermò che la TV satellitare rappresentava una forza inequivocabile di democrazia perché riusciva ad oltrepassare i confini territoriali dando ai popoli una prospettiva globale in qualunque parte del mondo, grazie alla sua capacità di divulgare informazioni e di distruggere i tiranni e la loro propaganda. Murdoch ha pagato a caro prezzo questa dichiarazione , il governo cinese gli ha sbarrato l'ingresso al vasto mercato del paese. Murdoch comunque aveva ragione: la tecnologia può davvero cambiare il mondo. Internet - prosegue Chris Anderson - ha ora raggiunto un livello superiore; è riuscito ad aver la meglio perfino sui media moguls permettendo a tutti di collegarsi direttamente. Così facendo, ha fatto emergere una riflessione profonda sulla specie umana. La gente vuole la pace e se ne ha la possibilità, lavorerà incessantemente per averla. In poche parole, non c'è partita fra un account su Twitter e un fucile AK -47, ma a lungo termine la tastiera è più potente della spada". David Rowan, Direttore di Wired Uk si è così espresso sulla candidatura di Internet al Premio Nobel per la Pace: "Nella redazione inglese di Wired, siamo felici di dare il nostro appoggio alla campagna Internet for Peace. La Rete è la più grande forza trasformativa che abbiamo nella vita moderna, ha dato a tutti noi la possibilità di riprenderci il potere dei governi e delle multinazionali. Il Web ha reso il mondo totalmente trasparente, ora le varie lobby devono fare i conti con Internet se vogliono manipolare e sfruttare sia i cittadini sia i consumatori. Ecco il motivo per il quale è il momento che il Comitato Nobel riconosca l'impatto positivo di Internet nella vita di tutti i giorni". Tante le aziende che hanno già accolto l' invito di Wired Italia a sostenere la candidatura di Internet al Premio Nobel per la Pace: Sony Ericsson, Tiscali , Fineco , Fastweb, Microsoft Italia, Telecom Italia, Unendo Energia, Vodafone Italia, Citroën e H3G hanno realizzato per l'occasione dieci differenti pagine creative a sostegno di Internet for Peace che Wired pubblicherà sul numero di dicembre. Numerose inoltre le iniziative collaterali ideate da Wired Italia a sostegno dell' iniziativa, tra cui un canale speciale su Youtube. Il lancio del sito e la raccolta di adesioni è fissata, dunque, per venerdì 20 novembre alle ore 17 .30 quando sarà online il sito www.internetforpeace.org

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PHOTO CREDIT : Wired TAG: wired | Riccardo Luna

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Nobel | pace | internet for peace | chris anderson | armani | veronesi | shirin ebadi

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assurdo. più allucinante dell’LSD . la rete è per la maggiore ( più del 70% ?) composta da pornografia. a me piace la pornografia. ma non so se gli darei del nobel, nè se lo darei a dei bit che stanno in dei server solo perchè qualcuno ha bisogno di pubblicità . è ovvio che non avverà mai , la proposta è così stupida che non ci sarebbe bisogno di commmenti. ma qualcuno pensa che sia una buona proposta . AIUTOOOOOOOOOOOOOOOO! facciamo una conta degli idioti che lo pensano e diamo il nobel a loro per ESTREMA IGNORANZA! michele lunedì 8 marzo 2010 10 .56 .40

In un libro che ho recentemente pubblicato, un ampio capitolo è dedicato a un paragone fra le modalità comportamentali di un cervello umano con quelle di internet. Le somiglianze sono molte e stupefacenti, e forniscono un supporto scientifico considerevole all' idea che una struttura informatica possa ricevere un premio Nobel. Se un vostro incaricato viene a prenderselo, regalo volentieri una copia del libro (sto a Milano ). Oppure potete ottenerlo qui in pdf: www .sinestra.it. luciano biondo sabato 16 gennaio 2010 18.20.36

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Roberto Saviano: "Quanto vale internet"

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Roberto Saviano: "Quanto vale internet" Di Wired. it Staff | 16 marzo 2010

| Categorie: Aggiornamenti

La connessione internet. È questa la prima cosa che cerco quando entro in una stanza d'albergo o quando entro in quella che so già - sarà la mia casa per pochi giorni. L 'accesso a internet è la prima condizione perché un luogo diventi per me effettivamente vivibile. Per me internet, e quindi questo stesso sito, è possibilità di comunicare, di tessere relazioni, è la certezza di farmi ascoltare da un pubblico vario e attento, che spesso è alla ricerca delle parole e della verità e non aspetta di farsi imboccare da nessuno. Comunicare così è una possibilità che qualunque altro media non può dare, è una realtà che altrove mi sarebbe negata. Internet significa scardinare le pareti di questa stessa stanza, significa togliere i limiti al fisico, alla carne, togliere spessore al corpo per arrivare agli occhi e alle orecchie di qualunque lettore in un modo che altrimenti mi sarebbe impossibile. Per me resistere vuol dire scrivere. E farlo attraverso questo sito è un modo per ritrovare almeno un po' di libertà . Dalla sezione: Articoli , Scritti del sito ufficiale di Roberto Saviano.

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PHOTO CREDIT : Alessandra Benedetti /Corbis TAG: Nobel | internet for peace | I4 P | Roberto Saviano | Quanto vale internet

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28 marzo 2010 11.50.31


Luigi Vimercati: "Perché ho firmato la petizione del Nobel a Internet"

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Luigi Vimercati: "Perché ho firmato la petizione del Nobel a Internet" Di Wired. it Staff | 16 marzo 2010

| Categorie: Aggiornamenti

Lo scorso novembre a Milano, in occasione di Science for Peace, è stata presentata la candidatura di Internet al Nobel per la Pace, fortemente voluta da Wired Italia di Riccardo Luna (insieme a Wired USA e Wired UK). Nel numero di marzo sono elencati i parlamentari e i senatori che appoggiano la candidatura del Web: Eleonora Bianchini , blogger di Blogosfere Politica e Società ha deciso di chiedere ad alcuni le ragioni del loro sostegno. Ecco le motivazioni del senatore Luigi Vimercati. Perché Internet dovrebbe vincere su competitor umani che con la loro vita testimoniano il valore della Pace? La diffusione in ogni parte del mondo attraverso Internet del martirio della giovane Neda ha commosso l'intero pianeta , ponendo sotto gli occhi di tutti la questione iraniana. Questo è solo uno dei tanti esempi che testimoniano l' importanza della Rete, un mezzo che permette ai cittadini di tutto il mondo di far sentire la propria voce e di combattere le ingiustizie. È quindi indubitabile che Internet rappresenti ad altissimo livello i valori della pace e della democrazia. In Italia i politici parlano spesso di Web: citano l'esempio di Obama, organizzano vacui panel di discussione e , di fatto, ignorano la Rete e ne temono gli effetti. Quali sono le ragioni che ostacolano un approccio diretto alla Rete? I politici italiani scontano spesso una scarsa conoscenza di Internet e ne enfatizzano i pericoli rispetto all' utilità sociale e democratica. È invece importante l 'uso della Rete proprio per rendere più stretto il dialogo tra i cittadini e le istituzioni e per dare più trasparenza ai palazzi della politica . In che modo lei si impegna per diffondere la cultura di Internet in Parlamento e in politica? Ho presentato con altri colleghi un disegno di legge le cui finalità sono l 'affermazione di principi fondamentali quali la neutralità della rete , l 'accesso ad Internet come diritto universale, l'alfabetizzazione informatica, la diffusione della connessione banda larga e l'uso del software libero presso la pubblica amministrazione. È una legge di cui l'Italia ha bisogno per modernizzare il sistema produttivo, combattere sprechi e burocrazia e rendere sempre più partecipata la vita democratica del Paese .

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TAG: Nobel | internet for peace | I4 P | Luigi Vimercati

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28 marzo 2010 11.53.49


Giulia Rodano, assessore alla regione Lazio, aderisce a I4P

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Giulia Rodano, assessore alla regione Lazio, aderisce a I4P Di Alberto Grandi | 15 febbraio 2010

| Categorie: Aggiornamenti

Tra i sostenitori di Internet for Peace, si è aggiunto un nuovo nome. Giulia Rodano, assessore alla Cultura, Spettacolo e Sport della regione Lazio, attiva politicamente dai tempi della contestazione del '68 e nei movimenti pacifisti e per i diritti delle donne, come racconta lei stessa sul suo blog. L'adesione di Giulia Rodano alla candidatura è stata resa nota, oltre che dalle agenzie stampa, dal Corriere della Sera (cronaca di Roma) e postata sul suo account Facebook, martedì 9 febbraio . "Mentre il Governo italiano si appresta a promulgare una legge che porrà sotto controllo almeno una parte dei siti web, un movimento internazionale sempre più vasto propone di assegnare il Nobel per la pace ad Internet, riconoscendo alla rete potenzialità straordinarie in termini di connessione interpersonale e di dialogo interculturale", si legge sul post. Poi, la Rodano parla della rete come di "un motore di differenze, di creatività, di libertà di pensiero, un vero e proprio antidoto all'omologazione e al pensiero unico " e conclude, sostenendo gli stessi principi dell' Internet Manifesto: "Il conferimento del Nobel costituirebbe una straordinaria occasione per dare ancora più forza al dialogo e alla libertà di opinione, sia in Italia che nei Paesi in cui la rete è divenuta strumento di rivendicazione democratica e civile". Giulia Rodano è attivissima su Internet. Oltre che su Facebook è presente su Twitter, Friendfeed e Youtube, dove ha postato un video per sostenere che la pubblica amministrazione dovrebbe affrancarsi dal software proprietario per abbracciare quello open source. La Rodano si dichiara in lotta contro i giganti. Quali ? Lei su Facebook li definisce così: "Coloro che usano la loro forza e il loro denaro per imporre i propri interessi a discapito di quelli dei cittadini. Parlo dei poteri forti e dei grandi interessi privati".

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Online editing di Andrea Girolami

TAG: internet | for | peace

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28 marzo 2010 11.55.15


I4P su mashable.com

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I4P su mashable.com Di Wired. it Staff | 09 febbraio 2010

| Categorie: Aggiornamenti

Mashable, uno dei blog di hi tech più seguiti della rete , nella top five di Technorati, forte di un account twitter, di quasi 2 milioni di follower, e fondato da Pete Cashmore che Forbes ha posizionato sesto tra 25 le celebrità web under 30 del 2009, ha pubblicato un post sulla candidatura di Internet a Premio Nobel per la Pace 2010. La cosa interessante sono i commenti a seguire. Alcuni critici , altri entusiasti, com 'è prevedibile e sano che sia quando una news diventa materia di battito in una community. L'utente loggato come Experienceadvertising ne parla come di un' iniziativa sciocca ("kind of silly"), aggiungendo che la rete dovrebbe vincere piuttosto un premio nell'ambito del business non della pace. Un altro specifica che se Internet vincesse , l' istituzione più adatta a ritirare il premio sarebbe lo Us DoD (United States Department of Defense), il dipartimento della difesa americano assimilabile al nostro Ministero della Difesa e che ha il controllo sulle forze armate. Il suggerimento è forse ironico per l' immagine che ispira, due generali i che ritirano il Nobel per la Pace.. . Wired. it rassicura in via ufficiale i suoi lettori: se mai qualcuno andasse a ritirare il Nobel per la Pace nel nome di Internet, lo farebbe da civile, più o meno casual, più o meno in giacca e cravatta. Scherzi a parte, si tratta di un post che ha un suo fondamento storico: ricordiamo che nel suo stadio embrionale, Internet era chiamata Arpanet , progetto realizzato dalla Darpa, agenzia del DoD, una rete di computer per agevolare la ricerca in ambito militare. Ma viene spontaneo ribattere: "che male c'è?", visto che poi, da tecnologia militare, la rete si è evoluta in uno strumento di comunicazione civile. Per fortuna ci sono utenti che hanno colto il senso della candidatura , come iTbay: "Politicamente, la rete interferisce con i dettami di un governo" - e si prendono a esempio le elezioni in Iran - "permettendo alle persone di far conoscere le loro opinioni alle masse". O LadiesHoodJournal: "grazie ai social newtork la nostra voce arriva chiara e immediata con un clic del mouse ".

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28 marzo 2010 11.55.42


Paolo Iabichino: Internet non è una persona, è tutte le persone

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Paolo Iabichino: Internet non è una persona, è tutte le persone Di Alberto Grandi | 08 febbraio 2010

| Categorie: Aggiornamenti

Da questo mese, Internet for Peace cambia volto e diventa ancora più bello . L'immagine simbolo della nuova campagna firmata da Ogilvy Italia sarà una colomba dalle ali spalancate, simbolo per eccellenza della pace, immortalata dalla fotografa Jill Greenberg. L'immagine è presente non solo su Wired Italia, ma su tutte le testate del gruppo Condé Nast Italia e sulle seguenti estere: Wired Uk e Wired Usa; GQ Francia , Germania, Russia, Giappone, Sud Africa e Romania; Vanity Fair Spagna e Uk; Glamour Olanda e Romania; Vogue Russia. Abbiamo chiesto a Paolo Iabichino, direttore creativo di Ogilvy Italia che cosa pensa della campagna di Internet for Peace e di raccontarci com'è nata questa avventura e come, secondo lui, proseguirà. "E' nata il giorno stesso in cui il direttore Riccardo Luna mi ha chiamato e mi ha spiegato quello che aveva in mente: candidare Internet a Nobel per la Pace. Serviva un manifesto. Volevo occuparmi della cosa ? La sfida era grandissima e io, la notte stessa, non ho chiuso occhio e ho buttato giù le righe di quello che oggi è il Manifesto di Internet for Peace e che si può leggere sul sito". Iabichino prosegue raccontando che il punto centrale di tutta la campagna è stato considerare Internet non un media, ma un mezzo di intermediazione. "Tutti quelli che dicono che Internet non dovrebbe ricevere il Premio Nobel perché non è una persona, mancano una questione fondamentale : Internet è tutte le persone che la costruiscono ogni giorno, connettendosi, confrontandosi, dialogando in un modo che fino a pochi anni fa nessuno avrebbe immaginato". Internet che trascende il concetto di strumento tecnologico e anche quello di marketing e di media; suona strano detto da un pubblicitario . Ma il direttore creativo di Ogilvy Italia ribatte che è proprio il suo lavoro, ponendolo in contatto con aziende come Ibm , Cisco e Lenovo, che gli ha fatto capire l' essenza della rete. "Purtroppo questo è un concetto che in Italia non si è ancora capito. La rete è vista come uno strumento concorrenziale dei media tradizionali, soprattutto tv e giornali. E' vissuta come business, non come risorsa". Nicholas Negroponte ha detto che "l'unico problema di Internet è non avere Internet". "Mi trovo perfettamente in linea con questa frase ", commenta Iabichino. " La rete non dovrebbe essere erogata a pagamento da provider privati. È una risorsa primaria, come la terra e l 'acqua che dovrebbe essere concessa gratuitamente a chiunque". Dal 1 febbraio , Internet for Peace non è più solo una proposta, ma una candidatura ufficiale, visto che ha passato la prima selezione del Comitato Norvegese. Abbiamo detto che Internet è un mezzo di pace, in quanto piattaforma di dialogo tra persone di tutto il mondo. Per quale altro motivo meriterebbe il premio? "Rispondo , citando un altro Nobel, José Saramago autore portoghese che vinse quello per la Letteratura nel '98. All 'indomani dell'assegnazione del Nobel per la Pace a Obama, disse che si trattava non tanto di un premio dovuto a meriti effettivi del presidente Usa, ma a ciò che lui rappresentava. Era una forma di investimento per il futuro. Anche Internet Premio Nobel per la Pace 2010 sarebbe un investimento. Per il futuro dei nostri figli. Per un mondo dove la libertà d 'espressione sia la base della democrazia".

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TAG: Paolo Iabichino | Internet | Internet for Peace | I4 P

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28 marzo 2010 11.56.17


Internet for Peace continua a conquistare il web

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Internet for Peace continua a conquistare il web Di Alberto Grandi | 08 febbraio 2010

| Categorie: Aggiornamenti

La candidatura di Internet a Premio Nobel per la Pace 2010 rimbalza per i siti e i giornali di tutto il mondo che riprendono la news lanciata online dal sito di Forbes, il giorno successivo alla chiusura delle liste, avvenuta il primo febbraio . Un 'attenzione speciale è posta dagli organi di stampa del Sud America come Bitelia, Folhaonline, Sispe, ma anche Livemint.com, canale del Wall Street Journal , e l' indiano Oneindia.in . Tutti allineati nell'esprimere stupore e curiosità per il fatto che il comitato norvegese abbia reso ufficiale la candidatura del web , come il messicano Elimparcial , che lo definisce un candidato poco ortodosso. La stampa parla di un aspirante Nobel più originale di quello che l'anno scorso spiazzò tutti aggiudicandosi il riconoscimento: Barack Obama. Chi avrebbe detto che il presidente degli Stati Uniti, a nemmeno un anno dal suo mandato, senza aver ancora ottenuto effettivamente risultati decisivi, avrebbe vinto il Nobel? Pochi . Quasi nessuno. Siamo sicuri che Internet non possa vincerlo? Oggi, dopo la candidatura ufficiale, un po' meno . Chi sono gli altri candidati accettati in prima istanza dal comitato norvegese? A questo riguardo non si hanno notizie certe anche perché non è usanza dei cinque giurati rendere pubblica la lista dei nominativi accettati. Sempre Forbes .com ne rende noti due: Svetlana Gannushkina, veterana nella lotta per i diritti umani in Russia, con la sua organizzazione Memorial, e Liu Xiaobo, un dissidente cinese, difensore anch'egli dei diritti umani , attualmente in prigione. Tornando a Internet, bolg come The ToyBox ospitato dalla piattaforma Zdnet. com, si chiedono chi andrà a ritirare il premio, nel caso, a ottobre venga assegnato ala candidatura avanzata da Wired. A livello simbolico, sappiamo già la risposta: chiunque è connesso. Ai fatti , come ha detto Nicholas Negroponte, Larry Roberts e Vint Cerf, tra i creatori del progetto-embrione di Internet, Arpanet , e Tim Berners-Lee, co-inventore del World Wide Web.

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TAG: internet | Barack Obama | Vint Cerf | Nobel | internet for peace | I4 P | Larry Roberts | Tim Bernard-Lee Arpanet.World Wide Web | www | Svetlana Gannushkina | Liu Xiaobo

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28 marzo 2010 11.58.06


Op-Ed: Why the Internet Should Win the Nobel Peace Prize

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Op‐Ed: Why the Internet Should Win the Nobel Peace Prize Di Jamil Zaki

| 18 marzo 2010

| Categorie: Aggiornamenti

Dal blog scientifico di Wired.com From the Fields, lʹintervento sulla candidatura di Internet al Nobel per la pace firmato da Jamil Zaki, dottorando in psicologia e neuroscienze presso la Columbia University.

This year, a Chinese dissident and a Russian human rights advocate ‐ recent nominees for the 2010 Nobel Peace Prize ‐ are joined by an unlikely, nonhuman contender: the internet. A campaign to nominate the web, first put forth by the editors of Wired Italy, proclaims that the internet has ʺlaid the foundations for a new kind of society,ʺ in which massive interpersonal contact fosters consensus and understanding. Predictably, the internetʹs nomination was met with a wave of skepticism. After all, isn ʹt it ridiculous to give one of the worldʹs greatest honors to an inanimate technology? A friend of mine asked , ʺHow about we give [the Nobel] to paper, since thatʹs what all peace agreements have been written on?ʺ The nomination seems especially ill ‐advised when we consider how un‐Nobel‐like online life tends to be. The primary use of social networking sites is ʺmeformingʺ, or frequent updates about the minutia of peopleʹs lives that one research group duly categorized as ʺpointless babbleʺ. And if the internet ʹs most common asset is keeping us posted on what old high school classmates are having for brunch, then its risks may be more important. Following a tragic case in which a couple allowed their baby to starve while raising a virtual child online, William Saletan warned that the internet lures us away from the real , grassy, human‐populated world , toward a Terminator‐ esque dystopia in which digital life ʺgains the upper handʺ, presumably leaving us all ignoring each other in favor of compulsive button pressing. A lot of this bad press is misdirected. What it critically misses is that the internet is simply an enormous amplifier of human social behaviors, and that many of these behaviors are worth amplifying . Take the case of altruism. Countless demonstrations suggest that helping others comes naturally to us. Toddlers aid people in need without prompting, and even 6‐month old infants prefer watching prosocial, as opposed to antisocial behavior.

Altruism is likely driven by empathy ‐ our tendency to ʺresonateʺ with the emotional and physical states of other people. For example, if youʹve ever had a friend whoʹs both clumsy and culinary, chances are youʹve seen that friend burn himself on a hot stove accidentally. Watching this, you likely felt a pang of discomfort, and maybe even pulled your hand back, as if you, and not your friend , had been burned. My research and that of others has demonstrated that when

http://www.wired.it/internet-for-peace/archivio/2010-03/18/op-ed-why-the-internet-should-win-the-nobel-peace-prize.aspx

29/03/2010 11.22.27


Op-Ed: Why the Internet Should Win the Nobel Peace Prize

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we watch others in pain, we activate some of the same brain regions that are also active when we experience pain ourselves, suggesting that we really do ʺfeel their pain.ʺ I like to call this the Bill Clinton effect. Empathy and altruism are powerful instincts that define our species, but they can also be shut off or amplified by a number of situational factors . A newly explored way to ʺturn upʺ altruism is especially relevant to the internet. People are much more likely to be generous when they are following the example set by others. Recent research has demonstrated that people can ʺcatch ʺ everything from happiness to obesity from each other. Moods and behaviors propagate through our social networks like strains of the flu. In a paper published last week, researchers demonstrated that this contagion applies to altruism as well. After seeing others acting generously towards a ʺpublic good,ʺ individuals were more likely to follow suit, and these influences spread through several degrees of separation in a social network, forming ʺcascades of cooperative behaviorʺ. The internet can spread positive cascades further than we could have previously imagined . Recently, the earthquakes in Haiti and Chile provided a dramatic example of this effectiveness. Following both tragedies, social media played a key role in creating an outpouring of private aid. Instead of updating about their own lives, people posted requests for text message donations to the Red Cross , a message that rippled through social networks quickly and broadly. Similar altruistic cascades followed the South Asian Tsunami in 2004. Mathematically, altruism in response to these tragedies spreads in ways similar to epidemics. And like epidemics, contagion of altruistic behavior is most effective when it is distributed and fast‐moving. The internet provides, by far, the most effective vehicle for us to ʺcatchʺ positive social behaviors from each other. When Marshall McLuhan first coined the phrase, ʺthe medium is the messageʺ, he was describing how radio and television changed our lives by allowing us to share experiences on a grand scale. McLuhan believed that people were largely oblivious to the impact of media on culture, and that IBM was only then discovering ʺthat it was not in the business of making office equipment or business machines, but that it was in the business of processing informationʺ. Four decades later, it would be hard to accuse Google (or us) of similar ignorance. We are hyper‐aware of the extent to which the internet has altered our world. But what is the result of this change? Has it rendered us a bunch of pale , empathy‐drained automatons? I think this opinion is too easy and too reactionary. Internet culture can amplify and spread our best and most human characteristics: empathy, altruism and communication. If this is the case, there may be reasons to seriously consider giving this yearʹs Nobel medal to an unlikely, interpersonal laureate. TM

Image: Dia

/flickr

*From the Fields is a periodic Wired Science op‐ed series presenting leading scientistsʹ reflections on their work, society and culture. Jamil Zaki is finishing his PhD in psychology and neuroscience at Columbia University. His research focuses on empathy and altruism, and specifically how we (and our brains) come to understand, care for, and respond to other people. He has published several scientific articles on these subjects. He also writes about culture, social behavior and the brain at his blogs on the Huffington Post and Psychology Today .

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29/03/2010 11.22.27


Internet For Peace sull'Huffington Post

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Internet For Peace sullʹHuffington Post Di Wired.it Staff | 18 marzo 2010

| Categorie: Aggiornamenti

Anche il celebre sito di informazione americano Huffington Post parla dell ʹiniziativa di Wired. I pro e i contro di unʹimpresa definita come provocatoria e ispirazionale . Itʹs an odd concept but there is a movement to nominate ʺthe Internetʺ for the 2010 Nobel Peace Prize. Thereʹs even a Web site, InternetForPeace.org, to advocate that the ʺNobel Peace Prize should go to the Net. A Nobel for each and every one of us.ʺ There are some heavyweights behind the idea, including Iranian human rights activist and 2003 Nobel Peace Prize laureate Shirin Ebadi, fashion designer Giorgio Armani and Nicholas Negroponte , founder of MIT Media Lab and One Laptop per Child . The group has a ʺmanifesto,ʺ arguing that ʺdigital culture has laid the foundations for a new kind of society . And this society is advancing dialogue, debate and consensus through communication.ʺ The Internet, it says, ʺis a tool for peaceʺ and ʺanyone who uses it can sow the seeds of nonviolence.ʺ Iʹm not sure if itʹs possible for something as amorphous as the Internet to win the $1 .4 million Nobel Peace Prize, but the nomination is certainly thought‐provoking. The Internet is indeed a unifying force that brings people together , helps activists fight oppression and provides enormous possibilities for communications and global understanding. Itʹs the way that people in the United States can learn about what is happening in the Middle East directly from people who live in that region. And despite Chinaʹs ʺGreat Firewall,ʺ the Internet helps activists in that country reach across oceans and across their own country to fight censorship and oppression . The Net is also a tool for gay, lesbian and transgender people to provide one another support and encouragement and combat isolation. And it has been used to prevent suicides, counsel against drug abuse, and encourage countless laudable and even heroic acts by people all over the world. One company, Global Hosted Operating System, uses the Internet and videoconferencing to link its two offices ‐‐ one in Jerusalem and the other across the fence in the West Bank city of Ramallah. But despite all those points in the plus column, there are some aspects of the Internet that seem as contradictory as the career of the prize ʹs founder, Alfred Nobel, a pacifist who was also the inventor of dynamite and nitroglycerin. The Internet has been a boon to collectors of illegal child pornography , purveyors of hate sites, and millions of annoying , angry and not‐so‐peaceful ʺflame wars,ʺ via e‐mail, chat, forums and social networking sites. Ernie Allen, CEO of the National Center for Missing and Exploited Children (whose board Iʹm on), has repeatedly pointed out that postal inspectors had all but eliminated child pornography until the Internet made it easy for criminals to disseminate these images. The Anti‐Defamation Leagueʹs Web site has an entire section devoted to Internet hate sites. Bullying has been around forever, but cyberbullying is making it all too easy to harass people 24/7 . Just last week, a study by two researchers at Iowa State University found that 54 percent of lesbian, gay, bisexual and transgender (LGBT ) youth had been cyberbullied within 30 days of the study. Other studies have shown that as many as 30 percent of all American teens have suffered some type of cyberbullying. Chatroulette.com could be cited for or against the Net getting a peace prize. On the plus side, it brings people from

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Internet For Peace sull'Huffington Post

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Chatroulette.com could be cited for or against the Net getting a peace prize. On the plus side, it brings people from around the world together for a spontaneous online video conversation. Iʹm sure the Nobel committee would be pleased how easy it is for users to engage fellow global citizens who live on other continents . Unfortunately , a significant percentage of these global citizens seem to be engaged in activities that are more gross than noble. If the Nobel committee ever did decide to give a prize to the Net, there probably would be a war over who would pick it up. Would it be early pioneers from the late ʹ60s like Vincent Cerf, Leonard Kleinrock, Robert Kahn or Tim Berners ‐Lee, who is credited for inventing the World Wide Web in 1990? Maybe it should be Facebook founder Mark Zuckerberg, who created a platform that, so far, links 400 million people around the world. Perhaps it should be Twitter founders Biz Stone and Evan Williams, who have given a 140‐character platform to activists around the globe. They could give it to Al Gore, who reportedly once said, ʺI took the initiative in creating the Internet,ʺ but he already has a Nobel Peace Prize .

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Record di candidature per il Nobel per la pace

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Record di candidature per il Nobel per la pace Di Alberto Grandi | 11 marzo 2010 | Categorie: Aggiornamenti

Il 2010 segna un dato importante nella storia del Nobel della Pace: il record delle candidature. Quello di 205 segnato lʹanno scorso è stato superato dalle 237 dell ʹanno corrente. Eʹ quanto si legge sul sito della Bbc in un articolo messo online mercoledì 10 marzo mentre il sito di Internet for Peace superava la soglia dei 6mila firmatari. Geir Lundestad, presidente dell ʹIstituto del Nobel norvegese, ha dichiarato che le proposte di candidatura pervenute sono state migliaia. Lʹarticolo prosegue parlando dell ʹinsolita candidatura di Internet, proposta da Wired Italia e sostenuta, tra gli altri, dal Nobel per la Pace 2003 Shirin Ebadi e da Nicholas Negroponte. ʺLʹassegnatario del premio verrà dichiarato lʹ8 ottobreʺ, ha continuato Lundestad. ʺE il premio in denaro si sarà più o meno la stessa cifra dellʹanno scorsoʺ. Ovvero 10 milioni di corone svedesi , poco più di 1 milione di euro, la somma ricevuta dal vincitore Barack Obama.

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29/03/2010 11.27.35


Internet for Peace, Internet freedom

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Internet for Peace, Internet freedom Di Alberto Grandi | 04 febbraio 2010

| Categorie: Aggiornamenti

Internet è ufficialmente candidato a Premio Nobel per la Pace 2010. Ma internet non è una persona, è stata lʹobiezione degli scettici. Non ha un nome e un cognome, un domicilio , un numero di telefono. Il suo recapito? Al massimo sono gli indirizzi IP degli utenti connessi. I blog da cui entrano ed escono idee, nuovi punti di vista. Ci sono , comunque , precedenti significativi: 23 sui 120 vinciotopri del Premio Nobel per la Pace sono state organizzazioni o istituzioni. Nel 1904 il premio fu conferito all ʹInstitut de Droit International. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa lo ha ricevuto tre volte (1917, 1944, 1963), due volte lʹAlto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (1965, 1981), Medici Senza Frontiere lo ha ottenuto nel 1999, le Nazioni Unite nel 2001 e lʹultima organizzazione insignita, nelle persone di Al Gore e Woodrow Clark , è stato lʹIntergovernmental Panel on Climate Change nel 2007. Motivazione: ʺPer gli sforzi fatti per costruire e divulgare la coscienza sullʹoperato dellʹuomo tra le cause del cambiamento climatico e per aver gettato le basi affinché si prendano provvedimenti per contrastare tale cambiamentoʺ. E perché Internet merita il Nobel per la Pace? Per diversi motivi. Li abbiamo spiegati nel nostro manifesto e li ricordiamo: ʺLa cultura digitale ha creato le fondamenta di una nuova civiltà e questa civiltà sta costruendo la dialettica, il confronto e la solidarietà attraverso la comunicazione. Perché da sempre la democrazia germoglia dove cʹè accoglienza , ascolto, scambio e condivisioneʺ. Sono gli stessi ideali per cui il Nobel è stato assegnato a personaggi entrati nella nostra storioa, come testimonia questo video postato da Federico Norcia sul gruppo Facebook. Plug‐in non presente

Per citare eventi assai recenti, alcuni passaggi di un discorso, Internet Freedom, che Hillary Clinton, Segretario di Stato Usa ha tenuto il 21 gennaio 2010, rispecchiano la filosofia dietro la nostra candidatura. Eccone alcuni. ʺDa un certo punto di vista, l ʹinformazione non è mai stata libera come oggi. Ci sono più modi oggi di far circolare le idee al maggior numero di gente possibile, che nel passato. Anche nei paesi con un governo autoritario, i newtwork dellʹinformazione aiutano la persone a conoscere i fatti e, di conseguenza, i governi a essere più affidabiliʺ. ʺLa libertà di espressione non si misura più solamente dalla libertà dei cittadini di manifestare nelle piazze senza essere puniti. Blog, email , network e sms hanno aperto nuovi forum per la circolazione delle idee, divenendo un nuovo problema per la censuraʺ. ʺIn Iran, Moldova e altri paesi, le organizzazioni online sono state uno strumento decisivo nel formarsi della democrazia, dando la possibilità ai cittadini di protestare contro elezioni dallʹesito sospetto. Anche in democrazie stabili come gli Usa, abbiamo scoperto il potere di questo strumento, in grado di cambiare la storia ʺ.

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29/03/2010 11.32.41


OSLO: Internet è ufficialmente candidato al Nobel per la Pace

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OSLO: Internet è ufficialmente candidato al Nobel per la Pace Di Wired Italia | 01 febbraio 2010 | Categorie: Aggiornamenti

Non era un sogno impossibile. Non era un progetto immaginario. Non era pura filosofia. Candidare Internet come Nobel per la Pace è sempre stato la necessità di far vivere unʹidea semplice , evidente, dirompente. Un ʹidea nata mesi fa, con la visionarietà di chi vuole credere nel futuro e con l ʹurgenza concreta di rendere ancora più evidente un cambiamento in atto . E così, dopo mesi di lavoro , possiamo finalmente annunciare che Internet è da oggi ufficialmente candidato per il Nobel alla Pace 2010. La proposta è stata accolta. Riccardo Luna si è caricato sulle spalle l ʹentusiasmo e la fiducia di tutti i firmatari del manifesto ed ha raggiunto Oslo, rappresentando quellʹidea diventata patrimonio di tutti coloro che ci hanno creduto e che lʹhanno supportata. Dagli ambassador, ai 160 parlamentari, alle imprese, ai peacemaker, fino alle migliaia di persone che in tutto il mondo hanno apposto la loro firma sul manifesto, dimostrando quanto Internet sia oggi il più grande strumento di pace che abbiamo, se lo capiremo davvero, se lo capiranno davvero. Oggi è un giorno importante, perché tra aerei in ritardo, gelo artico, tempi stretti, timbri, firme e pratiche burocratiche, è davvero ufficiale: negli uffici norvegesi esiste un nome nuovo tra i candidati al Premio Nobel per la Pace, si chiama Internet ed è figlio di Larry Roberts, Vinton Cerf e Tim Berners‐Lee, le tre persone che, se la proposta sarà accolta, saranno insignite del premio. Tre padri di un mondo nuovo, inventato senza chiedere il permesso a nessuno. La candidatura, lo ripetiamo, è stata accolta. Si è così conclusa nel modo che speravamo la prima parte di un progetto che appartiene a tutti coloro che ogni giorno, da tutto il mondo, lo stanno supportando. Persone che credono in una condivisione di valori per un futuro possibile, denso e sostenibile, anche grazie ad Internet. Si apre adesso una nuova fase, da portare a termine con l ʹaiuto di tutti, perché la strada per arrivare al Nobel è ancora lunga, ma aver ufficialmente depositato la candidatura di Internet nelle stanze di Oslo è un passo importante per avere ancora più fiducia ed entusiasmo. E crederci. Tutto era cominciato una sera di Novembre, al Teatro Piccolo, con la lettura del manifesto e la dichiarazione di Shirin Ebadi. Alle 14.01 del primo Febbraio il progetto Internet for Peace ha assunto una veste riconosciuta, scritta, ufficiale. Lʹavventura adesso prosegue con una certezza in più: Internet può davvero diventare il prossimo Nobel per la Pace.  Ce lʹabbiamo per iscritto: la Rete può essere il simbolo di unʹesigenza collettiva . Unʹarma di costruzione di massa che ognuno di noi, ogni giorno, ovunque, deve poter usare.  

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29/03/2010 11.33.31


In Turchia 3.700 siti bloccati

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In Turchia 3.700 siti bloccati Di Alberto Grandi | 21 gennaio 2010

| Categorie: Aggiornamenti

È un caso se in Turchia, per ora, la candidatura di Internet a Premio Nobel per la Pace 2010 ha guadagnato un solo firmatario, Magda Bolognese, residente a Istanbul (guarda la mappa aggiornata in tempo reale)? Forse no, stando a quanto dichiarato dallʹosservatore della libertà di stampa dell ʹOsce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa ), lʹungherese Miklós Haraszti: la Turchia non si è ancora conformata agli standard internazionali sulla libertà di espressione su Internet. La legge 5651, che regolamenta lʹutilizzo della rete, è giudicata troppo restrittiva e soprattutto un bavaglio alla libertà di espressione. Con questa legge, sono stati bloccati 3.700 siti, tra cui YouTube, Geocities e alcune pagine di Google, e il canale YouTube dellʹOsce, come ha raccontato lo stesso Haraszti che, durante un soggiorno in Turchia, ha cercato di collegarsi senza successo. Con il pretesto di voler colpire contenuti criminosi quali la pedopornografia, alla fine le autorità hanno bloccato alcuni degli snodi più importanti del traffico dati in condivisione. Haraszti definisce i parametri per bloccare i siti, arbitrari e politici. Anche in vista della candidatura all ʹingresso nella Comunità europea, viene chiesto al paese di fare di più per allargare la libertà di espressione. Ma la Turchia non è nuova a divergenze con la cultura digitale e i suoi rappresentanti. Nel 2009 il ministero delle finanze turco ha comminato una multa di 32 milioni di euro a Google per aver fatturato allʹestero e YouTube è stato bloccato più volte, reo, secondo le autorità locali, di non aver cancellato filmati ritenuti offensivi per il padre della Turchia moderna, Mustafa Kemal Atatürk.

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29/03/2010 11.33.55


Ancora dubbi sul Nobel alla Rete? Leggete qui

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Ancora dubbi sul Nobel alla Rete? Leggete qui Di Alberto Grandi | 15 gennaio 2010

| Categorie: Aggiornamenti

Sul gruppo Facebook di Internet for Peace, un utente di nome Ross Louolan Geler ha postato un report dal titolo One social network with a ribellious message che informa sul grado di libertà degli internet user in Medio Oriente e Nordafrica, prendendo in esame il 2009. Il sito che ha redatto e pubblicato in rete il documento è Anhri (Arabic network for human rights information), ente non governativo di base al Cairo, da sempre in prima linea nella difesa della libertà di espressione. Le sue fonti , oltre a ricercatori interni, sono giornalisti, blogger e alcuni membri delle istituzioni che hanno preferito rimanere anonimi. Chi ancora avesse dubbi sulla forza di internet come mezzo di informazione di massa e sulla sua legittimità a essere candidato al Nobel per la Pace dovrebbe leggersi questo documento. Secondo le cifre di Anhri, nel mondo arabo ci sono 58 milioni di internauti, 176 milioni di cellulari, 600 mila blog di cui 150mila attivi. LʹEgitto è il paese con più internauti, cyberattivisti e utenti che usano YouTube , ma anche quello dove le autorità agiscono in modo più repressivo. Negli ultimi anni, la rete è cresciuta non solo in termini di utenti connessi, ma anche di influenza che ha sullʹopinione pubblica, grazie soprattutto ai social network. Mentre, infatti, i blogger sono un pericolo ormai conosciuto dalle autorità che rispondono con arresti e incriminazioni, attraverso Facebook e Twitter i governi si trovano davanti a un nuovo tipo di minaccia meno localizzabile. Per quanto riguarda Facebook, viene citato il Movimento 6 aprile , con cui, nella primavera del 2008, alcuni giovani egiziani diedero il loro appoggio a uno sciopero di lavoratori. Nato sul social network, il movimento crebbe grazie al passaparola virtuale, fino a guadagnare 71mila sostenitori. La polizia finì con l ʹarrestare i suoi due fondatori, Ahmed Maher e Israa Abdel‐Fattah. Questa storia i lettori di Wired la conoscono bene: il nostro giornale lʹha raccontata, con un ampio reportage, sul numero 1. YouTube invece, più che come minaccia politica , è vissuto come pericolo per lʹintegrità morale dei giovani arabi, perché veicolerebbe contenuti pornografici contrari alla religione islamica. Per quanto riguarda Twitter , è sufficiente ricordare l ʹuso che i giovani iraniani ne hanno fatto allʹindomani delle elezioni presidenziali, nel 2009. Tra il 7 e il 26 giugno, in Iran, è stato calcolato che Twitter ha pubblicato più di 2 milioni di messaggi sulle consultazioni elettorali. E anche se nel calcolo finale è emerso che un quarto dei messaggi erano il retweet del messaggio originale e che il 65,5% dei tweet erano stati pubblicati solo da un 10% di utenti, si è trattato comunque di una dimostrazione di forza della rete contro il regime.

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TAG: facebook | anhri | twitter | YouTube

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MA PERCHE' NON LO DITE CHE E' TUTTA UNA MANOVRA DI WIRED PER FARSI PUBBLICITA'. MA NON FATEMI RIDERE CondéNast , LA LOBBIE DELL' EDITORIA MONDIALE CHE CHIEDE DI CANDIDARE INTERNET AL NOBEL PER LA PACE. STATE PRENDENDO PER IL CULO TUTTI. SPERO LA GENTE SI RENDA CONTO. E VI FATE PURE FINANZIARE DA INSERZIONISTI. CHE VERGOGNA . SATTE USAND INTERNET A VOSTRO FAVORE . NON COME MEZZO DI PACE. MARCO DE SIMONE P.S. SPERO PROPRIO CHE NON CANCELLIATE IL MIO MESSAGGIO marco de simone domenica 17 gennaio 2010 18 .21 .51

...ed in tanto qualche politico in Italia definisce internet come "covo di pochi violenti e depravati "... Happycactus sabato 16 gennaio 2010 16.34.04

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29/03/2010 11.34.52


Nobel per la Pace: Internet deve vedersela (anche) con Berlusconi e Castro

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Nobel per la Pace: Internet deve vedersela (anche) con Berlusconi e Castro Di Alberto Grandi | 07 gennaio 2010

| Categorie: Aggiornamenti

Manca meno di un mese alla chiusura della lista dei candidati al premio Nobel per la pace 2010. Sono giorni cruciali per il candidato proposto da Wired Italia, non una persona, ma uno strumento che più di ogni altro ha aiutato le persone a comunicare e lo sta facendo anche in questo momento che ci leggete: Internet. Riassunto delle puntate precedenti: il 20 novembre 2009, al Piccolo teatro di Milano, il direttore Riccardo Luna annuncia la candidatura al pubblico. Ad appoggiarla anche Umberto Veronesi, Giorgio Armani , i direttori delle edizioni americana e inglese di Wired ‐ Chris Anderson e David Rowan ‐ e Shirin Ebadi, avvocato e pacifista iraniana, Nobel per la Pace 2003. La candidatura rimbalza dal palco del Piccolo alla grande rete con il sito Internet for Peace e con gruppi di supporto su Facebook come Internet For Peace: the Net for the next Nobel Peace Prize 2010. Come hanno preso la cosa gli internauti? Bene e male. Cʹè chi dice che Internet non è una persona e quindi non si può candidare (ma a vincere il premio sono state anche organizzazioni come la Croce Rossa) e chi sostiene che Internet merita il premio perché ha alzato il livello di confronto nel nostro mondo e ci ha reso più liberi di comunicare. Il dibattito continua. Sulla rete altri nomi sono in lizza per lʹassegnazione. Michael Jackson, ad esempio. A proporlo è stata una studentessa in antropologia della University of California, Annelise Nichole Brown che ha lanciato una petizione sul sito Petitionspot.com. La notizia ha fatto il giro della rete e la candidatura ha raccolto un botto di adesioni, oltre 50mila, destinate ad aumentare. Perché Jackson dovrebbe vincere? Per gli sforzi compiuti in favore degli emarginati, soprattutto bambini, si legge sul post della Brown , come la creazione dell ʹente caritatevole Heal The World Foundation (che nel 2002, a causa di irregolarità finanziarie fu sospeso). Ma chi vuole scommettere è avvertito: Michael Jackson non riceverà il Nobel perché il premio non prevede assegnazioni postume, a meno che il vincitore non fosse ancora in vita quando è stato dichiarato. Eʹ il regolamento. Altra candidatura che ha sorpreso molti è quella di Silvio Berlusconi. Il suo nome è stato proposto il 30 aprile 2009 dal Comitato della libertà, lanciato dal suo presidente, Emanuele Verghini. Anche in questo caso, la candidatura si avvale dell ʹeffetto megafono della rete, con un sito che rispolvera lo stile nazionalpopolare, da sempre arma vincente del cavaliere: inno in home page, foto del premier insieme al Papa e tra la gente che lo abbraccia e una lista di motivazioni che definire persuasiva è poco. Il premier merita il Nobel perché : nel 2008, al G20 di Londra, ha mediato tra Usa e Russia per il disarmo nucleare; nel 2009, grazie alla sua amicizia con Putin, ha evitato il degenerare della crisi tra Russia e Georgia; ha promosso numerose missioni di pace; ha risolto il problema della spazzatura a Napoli eccetera. Siete dʹaccordo con il Comitato? Anche per voi ʺcʹè un presidente sempre presente che ci accompagneràʺ, come recita l ʹinno del sito? Scaricate il modulo in pdf, notificate la vostra adesione e speditela allʹindirizzo segnalato. Tra i politici, un altro nome che suscita perplessità, è quello di Fidel Castro proposto da un gruppo di cittadini argentini che mette a disposizione un indirizzo di posta elettronica ‐ fidelnobeldelapaz@gmail.com ‐ a cui scrivere se tifate anche voi per il Líder maxímo. Nel comunicato stampa pubblicato sul sito cubano Cubadetabe.cu, si legge che Castro meriterebbe lʹassegnazione per ʺi traguardi raggiunti a Cuba nella salute e nellʹeducazione [...] la drastica diminuzione della mortalità infantile fino a scendere sotto alla soglia del 6 per mille dei nati vivi, così come lʹinsegnamento scolasticoʺ. Ma un traguardo mancato è stato sicuramente quello della liberalizzazione della rete . La censura cubana non ha certo agevolato il dibattito digitale come è avvenuto in altri Paesi. Emblematico, in questo senso, il caso di Yoani Sánchez , autrice del blog Generación Y , ancora oggi limitata dalle restrizioni del governo . Arrestata il 6 novembre 2009 a LʹAvana insieme a un gruppo di amici mentre si recava a una manifestazione contro la violenza, nello stesso anno le è stato negato il permesso di recarsi negli Usa per ritirare il premio Maria Moors Cabot Award alla Columbia University di New York . Ultimamente il marito è stato contestato in strada da un gruppo di sostenitori del governo che hanno urlato: ʺQuesta strada è di Fidelʺ. Poi cʹè il caso Gino Strada. La sua candidatura, proposta Ettore Lomaglio Silvestri, ha subito guadagnato l ʹappoggio di personaggi importanti come Achille Serra, Gerardo DʹAmbrosio e Francesco Pardi. Il senatore Alberto Maritati, vicepresidente della Commissione Giustizia del Senato , si è reso disponibile a presentarla. Lo strumento per guadagnare il consenso dell ʹopinione pubblica, è sempre lo stesso: Internet. Sul gruppo di Facebook Gino Strada Nobel per la Pace, la raccolta consensi conta oltre 53mila membri, mentre il sito Gino Strada Nobel per la Pace che raccoglie le firme ha superato quota 10mila. Ma avere dalla propria parte lʹopinione pubblica, non significa avere più probabilità di vincere il premio. Ricordiamo che il vincitore viene eletto dal Comitatonorvegese formata da cinque giurati. I quali, forse, non avranno gradito il commento che il fondatore di Emergency fece sullʹassegnazione del Nobel a Obama, riferendosi alla politica poco attenta su pace e ambiente del presidente Usa: ʺDare il Nobel per la Pace al presidente degli Stati Uniti è come dare il Nobel per la castità a Cicciolinaʺ. Ci si chiederà che senso abbia candidare un ex presidente che molti considerano un dittatore, come Fidel Castro , o un presidente del consiglio come il nostro, con trascorsi giudiziari ancora da definire e colpito da recenti scandali sessuali o una pop star coinvolta in diversi accadimenti controversi a riguardo. In realtà , da quando venne istituito il premio ‐ nel 1901 ‐ al Nobel per la Pace sono stati candidati unʹinfinità di personaggi, e alcuni non si possono proprio definire pacifisti. Nel 1939 un parlamentare svedese propose Adolf Hitler, poi cambiò idea. Due volte fu proposto anche Iosif Stalin, 1945 e 1948 e nel 1935 Benito Mussolini. Il mondo pullula di aspiranti Nobel per la Pace candidati per le motivazioni più diverse che aumentano di anno in anno. Nel 2009 fu raggiunto il record di 205 candidati. Come funziona la candidatura? Non ci si può autopromuovere e non tutti possono proporre un nominativo, ma solo accademie riconosciute, precedenti Nobel, rettori e professori universitari, associazioni culturali, membri di governo , membri di assemblee legislative (come il parlamento in Italia), membri di corti internazionali e membri del Comitato norvegese.

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29/03/2010 11.35.20


Nobel per la Pace: Internet deve vedersela (anche) con Berlusconi e Castro

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Dopo il primo febbraio, la giuria formata da cinque membri del Comitato norvegese eletti dal Parlamento norvegese, attua una prima selezione dei candidati. La giuria attuale è formata da Sissel Rønbeck, Kaci Kullmann Five, Thorbjørn Jagland, Ågot Valle e Inger‐Marie Ytterhorn, come spiegato sul sito Nobelpeaceprize.org. Aiutata dallʹIstituto Nobel, la giuria riduce la lista a venti nominativi. A settembre, dopo aver studiato i finalisti, i magnifici cinque si riuniscono ed eleggono, su votazione e a maggioranza, il vincitore del premio.

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Voices for Africa crede nel Nobel ad Internet

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Voices of Africa crede nel Nobel ad Internet Di Wired.it Staff | 17 dicembre 2009

| Categorie: Aggiornamenti

Voices of Africa è un progetto della Voices of Africa Media Foundation che promuove la cultura giornalistica nei giovani africani attraverso lʹuso delle nuove tecnologie digitali. Attraverso il sito di Voices of Africa è possibile seguire il racconto di come lʹAfrica stia cercando di cambiare, attraverso tutti i paradossi del mondo contemporaneo, lottando contro unʹarretratezza economica che grazie ad Internet ora vede uno scenario alternativo nel suo futuro. La narrazione avviene attraverso la voce di giovani aspiranti giornalisti , che raccolgono notizie e opinioni da tutto il continente, andando a scavare nel quotidiano di un mondo apparentemente lontano, ma che aspira a crescere e diventare determinante. Molti giovani giornalisti evidenziano come la rivoluzione digitale, le innovazioni tecnologiche, i progetti ambientali e nuovi modelli economici possono innescare una reazione a catena per disegnare un futuro migliore. Il sito di Voices of Africa ha aderito allʹidea di candidare Internet come Nobel per la Pace e sta sensibilizzando i giovani africani alle potenzialità della Rete ed alle sue capacità di connettere le persone in modo libero e partecipativo, abbattendo le barriere tra Paesi e tra culture diverse. Il Nobel ad Internet sarà un Nobel dato anche ad ogni africano che ogni giorno lotta non solo per sopravvivere ma per partecipare al futuro. Eʹ importante firmare , anche per loro .    

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29/03/2010 11.36.38

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