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Adescamento on line: tante vittime e nessun reato Dialoghi estrapolati dalle documentazioni di indagine della polizia postale. Anche se le parole più volgari sono state mascherate con i puntini, consigliamo di evitare la lettura ai bambini.

Il 10% dei minori che frequentano le chat e i social network è stato avvicinato da un pedofilo. Le più a rischio sono le ragazzine delle scuole medie. E manca ancora una legge per fermare “l’orco” prima che sia troppo tardi --------------------------------------------------------------------------------------------------------------Dialoghi estrapolati dalle indagini della polizia postale:

Adescamento on-line: i primi contatti Il pedofilo nel giro di 4 ore chiama ben 13 volte una minorenne che non conosce e che ha un profilo con la sua età (15 anni) sulla chat telefonica di un famoso gestore di telefonia mobile italiano. La minore incuriosita manda un sms al numero sconosciuto che le fa gli squilli. Minore (M): k 6? Pedofilo (P): ci sono rimasto male quando ho visto il tuo sms e ho controllato il numero ed ho visto che ho sbagliato io a comporlo, scusami tanto ma tu chi sei? (note: il pedofilo aggancia sempre le ragazzine dicendo di aver inviato per sbaglio, chiamate, sms e squilli al numero sbagliato) M: Sara e tu? P: Antonio ma di dove sei?di che paese sei? Squilli ripetuti alla minore P: rispondi per favore alla domanda, per piacere…grazie…ma mi vuoi conoscere tramite gli sms?comunue hai un bel nome e non so altro di te.. mi puoi dire qualcosaltro di te per esempio di che paese sei? M: Di A*** e tu?

P: R****** (note: sono paesi afferenti alla stessa provincia, le confessioni della minore appaiono quindi ancor più pericolose in virtù della vicinanza fisica tra minore e pedofilo e dell’opportunità, mediata dalla conoscenza del pedofilo, di rintracciare facilmente la minore) ma che scuole frequenti? M: Ipc a R****** quanti anni hai? P: quasi 21 e tu? (Note: il pedofilo dichiara un’età non corrispondente alla realtà, l’uomo ha 35 anni)..ma non sarò per caso troppo vecchio? M: si P: ma dai ho solo 6 anni più di te…anzi 5… M: vabbè mi sembri carino ed educato quasi quasi mi hai convinto

Adescamento on-line: la relazione amorosa

P: che cosa pensi di me come persona? M: be non ti conosco molto bene ma oggi mi hai dato una buona impressione P: anch’io non ti conosco bene ma mi piacerebbe conoscerti meglio comunque mi sei simpatica e sei davvero molto carina e mi hai fatto una bella impressione M. grazie..quanti complimenti:-) ti mando un bacio smaaack P: te ne voglio fare tanti altri bellissima…mi mandi altre tue foto??please come vuoi tu, vestita ma meglio se me le mandi nuda…come vuoi…:-) kiss kiss kiss M: non ho più soldi nel cell come faccio? P: ti faccio io l’accredito di 3 e dai…ma non ti ci abituare e fammi sognare dai… M: Scusa Antonio ma vorrei dir5ti una cosa che mi preme se le tue intenzioni sono quelle di usarmi con te non vorrei più avere a che fare, mentre se hai intenzione di stabilire una relazione seria allora…. P: Io sto cercando una tipa con cui avere una storia seria quindi….puoi stare tranquilla, da me avrai quello che vuoi..

M: ora che te l’ho detto mi sento meglio..

Adescamento on-line: il sesso esplicito

P: Com'è farsi un dito????mi invii qualche foto sexy????smack M: (note: la minore invia una sua foto) che dici ti piace? P: bellissimo…dai inviami qualche foto di te in mutande mentre ti tocchi la f***…smack M:che stai facendo tu? P: Niente di che sono sdraiato sul letto che me lo sto toccando…tu te la stai toccando??? Rx :-) Dai mi invii qualche foto sexy…mi fai una p****???:) Dai fammi vedere le tue supertette, il tuo c***, la tua f*** pelosa….rx :-) P: uff..perchè non me le mandi più le foto, una volta me le avevi fatte vedere…:-) (Note: la minore scrive più lentamente mentre il pedofilo si fa più impaziente, mette molti puntini di sospensione, usa molti emoticons e “baci” virtuali per rassicurarla ma, preso dall’eccitazione, non riesce a contenere la volgarità e non coglie i segnali di titubanza della minore) M: no le ho dovute cancellare perché ho cambiato il cell e con quello di mia mamma non potevo lasciargli QUELLE foto e soprattutto le tue..dai mandamene tu qualcuna… P: ti mando quella del mio bel c****, è grosso e lungo tutto per te… :-) smack, sei nuda? Te la posso leccare? M: sola e nuda P: ma quante volte hai sc*****? M: sono vergine :-)…mai, mi sa che sono rimasta l’unica!!:) P: adesso ti faccio rimediare io :-) smack e kiss kisss ti metti tutta bella nuda e io te lo metto nel c***

Come difendersi da un pedofilo on line: di Chiara Ribichini

“Ciao sono Marco. Vorresti un amico che fa tanto per te…cosa vorresti… chiedi”. “Ciao sono Lucia 13 anni Savona. Una bella rikarika:-) E tu in cambio?”. “Tue foto e giochi con me” “Ke foto vuoi?? Non è ke poi ti arrabbi Xké sono troppo pikkola e non ti piaccio?? Dimmelo xké ci rimango male!!!”. “Tranquilla. Va bene in intimo. Cosa hai fatto di sex fino ad ora?”. “Mi hanno tokkato un po’”. Marco ha 47 anni, è stato condannato per detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico e per violenza sessuale su minori. Minori come Lucia che adescava on line. La conversazione tra Marco e Lucia riportata è infatti la trascrizione di un’intercettazione telematica effettuata dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni. Anche Antonio, 35 anni, ha trovato Sara con pochi click, come dimostrano le intercettazioni pubblicate in esclusiva su Sky.it, Sara ha 15anni. Antonio si è presentato a Sara come un tardo adolescente. “Quanti anni hai?”. “21, sarò per caso troppo vecchio?”. “Sì”. “Ma dai ho solo 6 anni più di te”.

“Vabbé, mi sembri carino ed educato quasi mi hai convinto”. “Mi piacerebbe conoscerti meglio. Mi mandi una foto?”. “Scusa Antonio vorrei dirti una cosa che mi preme: se le tue intenzioni sono quelle di usarmi con te non vorrei più avere a che fare…” “Sto cercando una tipa con cui avere una storia seria quindi...”. Ma la storia seria finisce così: “Com’è farsi un dito. Dai inviami qualche foto mentre ti tocchi”. “Questa ti piace?”.

Di Sara e Lucia sono pieni i banchi delle scuole medie e poco più. Perché in chat soprattutto per una ragazzina tra i 12 e i 15 anni è facilissimo cadere nella rete di un pedofilo. Ma è davvero così? Per capirlo ho creato un profilo di una 14enne su Facebook e uno di una 12enne sulla chat di Tuttogratis, fingendomi appassionata dei Pokemon. Un disegnino al posto della foto e via alla ricerca di “nuovi amici”. Ed ecco un nuovo amico che su Facebook inizia a chattare con me. “Uff. Hai 14 anni”. “Perché tu?”. “37”. “Ti trucchi?”. “Sì”. “Perché”. “Per sentirmi più grande”.

“Ma tu sei già una donna”. E la conversazione va avanti per ore. Ricevo anche in regalo un cuore digitale. “Ti piace parlare con me o ti annoi perché io sono pikkola e tu sei grande?”. “Sono grande ma so essere anche bambino”. “Di dove sei?”. “Di Torino e tu?”. “Di Trieste. Peccato, siamo lontani e io cerco amicizie in carne e ossa, ma magari un giorno ci incontreremo”. Un pedofilo? Forse.

Appena iscritta alla chat di Tuttogratis, invece, mi arrivano in mezz’ora decine di mail da un utente che dice di avere quasi 18 anni. Tutte con lo stesso stile: “Ciao grazie per avermi accettato sei fidanzata? Ti descrivi?”. “Castana, capelli lunghi e occhi a mandorla”. “Complimenti, hai una foto da vedere?”. “No”. “Hai già baciato?”. “No”. “Ma avresti voglia?”. “Sì”. “Io ho una voglia pazza di sentire le tue labbra sulle mie”. E ancora: “Ti posso chiedere una cosa?”. “Sì” “Che misura hai di seno?”.

“Ma ti interessa solo il fisico?”. “No tutto. Cerco una ragazza d’amare”. Ma insiste: “Di te cosa guardano? Hai dei bei seni? Un bel fisico?”. Che il pericolo di essere adescati sia alto lo dimostra anche il passaparola che noto sui profili delle mie amiche: “Attenzione all’utente XXX e a XXX: cercano di conoscere e poi adescare ragazze minorenni.” Uno di questi, un 50enne di Milano, scrive sulla bacheca di una “mia amica” di 12 anni: “Sei bellissima, ti vorrei conoscere”.

Le “amiche” che trovo in rete sono ancora più in pericolo di me. Perché accettano amicizie da chiunque, nella convinzione che più contatti hai e più sei importante. Poco importa poi chi ci sia dietro a quel nickname. Poco importa che il nuovo amico abbia accesso a tutte le informazioni private, forse anche per colpa delle impostazioni della privacy poco intuitive e difficili da gestire anche per un adulto. Non solo. Sul mio profilo non c’è nessuna immagine personale che possa attirare l’attenzione di un pedofilo ma solo disegnini. Sul loro, invece, sì. Centinaia di foto in cui si “improvvisano veline” per uno scatto. Tacchi, minigonne, o intimo. Ricercano ognuna la propria femminilità, la propria capacità seduttiva. Vogliono sentirsi grandi e hanno un’insaziabile curiosità per quel mondo degli adulti che si avvicina. E si dimenticano la loro timidezza. Perché lo schermo non arrossisce e tutto diventa lecito.

Ma quel gioco ad essere grandi può trasformarsi presto in un incubo. Perché è proprio su questo terreno che si muovono i pedofili. Si presentano spesso per tardo adolescenti e riempiono di complimenti le ragazzine. Le lusingano e le fanno sentire donne. Entrano prepotentemente nelle loro teste prima che nel loro corpo. E non le attirano né con le caramelle né con le ricariche ma con le “conversazioni senza tabù”. E quando hanno conquistato la loro fiducia ecco che le conversazioni passano dai messaggi in chat agli sms. Dai toni affettuosi alla volgarità più esplicita. Dalle parole alle foto fino al sesso telefonico e alla masturbazione via

web cam e, in alcuni casi, all’incontro e alla violenza sessuale. E quell’amore inizialmente promesso può diventare un abuso.

Conversazioni in chat intercettate tra due uomini di età compresa tra i 25 e i 35 anni, all’interno di un’indagine undercover di pedopornografia on-line Pedofilo 1 - ciao Pedofilo 2- ciao *** come va? P1 - tutto ok - tu e d**** avete piantato un bel casino sulla chat... P2 - possiamo fare qualche scambio? P1 - adesso sono in ufficio non ho le foto...non dovrei avere nemmeno la chat.... P2 – PERCHE’ UN CASINO? io credo di essere stato piuttosto attento, mica ho mandato roba porno P1 - casino perchè sono arrivati tutti i messaggi contro... P2 - ...ma a me va bene anche così! P1 - a che ora ti trovo a casa? P2 - io stacco all'una - tempo le due potrei esserci P1 - a bene, allora direi che ci possiamo risentire alle due, ti va? P2 - farò il possibile- intanto possiamo fare due chiacchiere P1 - ok! allora mi cimento sulla chat verso quell'ora, per adesso ti saluto P2- non ti va di parlare un po? P1 - va bene. di cosa parliamo? P2 - hai sentito la notizia di stamattina? P1 - quale' P2- poco fa in radio parlavano di un tipo che hanno arrestato qui vicino a t***** P1 - per questo non mi fido della chat. NO, non ne so niente, cosa è successo? P2 - un tipo che smazzava foto alla grande, credo che avesse montato un server o roba del genere, era un flash, non hanno dato dettagli P1 - in queste cose bisogna starci attenti. Per quanto mi riguarda penso di essere un microscopico hobbista e non ci tengo a finire nei casini P2 - nemmeno io. Per questo scarico dai newsgrup e scambio solo in privato P1- allora andiamo daccordo. Tieni presente che nel mio caso trattasi di

neofita e anche per eventuali scambi non ti devi aspettare più di tanto hai poca roba appunto! non vorrei deluderti ma anch'io scarico solo da news e neanche da molto. Tu a roba come stai? P2- un cd quasi pieno, sia soft che hard, tu? P1- quasi tutto soft, ma un poco di hard con roba giovane mi andrebbe molto P2 - che età? P1 - un po di tutto, ma non roba troopppo giovane P2- più o meno? P1- 12 – 16 P2 – ECCOTELE, che dici? P1- buono- mi mandi un altro assaggino? P2 - il "buono" vuol dire che da quel lato sei messo bene? P1 - buono nel senso che mi interessa P2 - è una tipa sul materassino in piscina P1 - ne hai anche di più piccole? più giovani dico P2 - vabbè diciamo che era una cagatina e certo ho di meglio P1 - meno male N - di dove sei? P2 - si, se attendi un minuto vedo di impegnarmi P1 - ok - questa ce l'avevo già P2 - sono di M***** - aspetta guarda questa P1 - bella - non proprio piccola, ma mi piace P2 - quelle che mi fanno impazzire sono le minorenni con le adulte, hai qualcosa del genere? P1 - credo di si devo controllare - che età preferisci? P2 - direi 12 - 13- 14 P1 - benone, sono ben fornito - hai anche filmati? - vedo che cominciamo a intenderci P2 - allora quando torni a casa mi mandi un assaggino? P1 - contaci - io ho anche qualche filmato mpg - tu ne hai? P2 - 0 assooluto te lo ho detto che sono un neofita P1 - me ne mandi ancora una delle tue? peccato! comunque se come mi auguro rimarremo in contatto, magari una dritta o due ce le potremo scambiare P2 – te ne arriva un’altra, che dici? P1 - bella P2 – ora vado ciao P1 – ciao

Paolo, 40 anni, agente della Polizia Postale e delle Comunicazioni di Torino, specializzato nella caccia in rete ai pedofili “La rabbia va tenuta lontana. Sempre. Altrimenti si rischia di sbagliare. E un errore può essere fatale: può mandare in fumo un’indagine e mettere in pericolo un’altra vittima”. Paolo ha 40 anni. E’ un cacciatore di orchi on line. Un agente della Polizia Postale e delle Comunicazioni di Torino. Ogni giorno si intrufola nel “sottobosco” delle chat, dove i pedofili si scambiano storie, fantasie, ma soprattutto foto e video. Li osserva, li ascolta e si finge uno di loro. Ha imparato il loro linguaggio in codice, le loro esigenze, i loro desideri. Ma ha imparato soprattutto che per sopravvivere a quelle immagini bisogna bucare lo schermo e rivolgere lo sguardo sempre e solo all’obiettivo: prendere il colpevole. “Non bisogna mai entrare in empatia con il minore che subisce l’abuso. Ogni foto, ogni video devono essere analizzati nel modo più oggettivo possibile per cogliere anche il più impercettibile dettaglio che possa essere utile ad identificare il contesto. Noi vediamo ma non guardiamo. E’ questo il nostro segreto”. Gli occhi azzurri di Paolo“non guardano più” da 11 anni. Da quando, cogliendo al volo un’opportunità professionale, è passato dal classico lavoro di poliziotto di strada ai crimini informatici. Dalle scene di omicidio agli abusi sui minori. “L’impatto è stato forte. Le immagini di violenze sui bambini non sono facili da gestire umanamente. Ma la sfida tra te e il pedofilo che è dietro il monitor è talmente grande che non hai il tempo di ascoltare le emozioni: devi agire”. E agire significa guadagnarsi la fiducia degli “amici giusti” per riuscire ad essere accreditato nelle chat più nascoste, là dove navigano i criminali di maggiore spicco. Ma ci vuole pazienza, possono passare anche mesi. “E’ come quando esci con una nuova comitiva: all’inizio resti in silenzio, ascolti i discorsi degli altri, capti i loro interessi. Ti ambienti e poi inizi ad interagire. Leghi di più con qualcuno e magari ricevi l’invito a un’uscita tra pochi. Così, ad esempio, entri in un forum in cui si parla di camping naturalistici e, riconoscendo qualche parola in codice, ti

avvicini a qualcuno che ti invita a parlare in una chat dove si abbandonano le metafore e il linguaggio si fa più esplicito”. Ma agire può significare anche fingersi vittima. “Nella penultima indagine sono stato Carmen, una ragazza di dodici anni, nella chat di uno dei più importanti gestori telefonici. Ho gettato l’amo e preso due esponenti di spicco: un sacerdote delle Langhe e un pedagogo. Adescavano minori in rete e facevano sesso telefonico con loro”. Paolo è l’agente che non ti aspetti. T-shirt e pantaloni sportivi ha un’aria informale. E informale e familiare è anche l’ambiente in cui lavora. “Siamo cinque amici prima che colleghi”. Avere un amico come compagno di scrivania aiuta a mantenere un contatto con la realtà. E a difendersi l’un l’altro per evitare che il dramma e la sofferenza che scorre sugli schermi dei pc entri in quella stanza dalle grandi finestre posizionate nella parte alta dei muri, al riparo dagli occhi esterni. “Ci sorvegliamo a vicenda, se mi accorgo che Luca (il suo collega più stretto, ndr) ha un momento di difficoltà, lo convinco per qualche giorno a staccare, ad occuparsi di qualche scartoffia”. E a volte, anche una battuta su un nickname scelto da un pedofilo può aiutare a tenere il distacco necessario. “Nessun cinismo, solo autodifesa”. Insieme con Luca, Paolo ha conosciuto tanti orchi. In rete e in strada. “In alcuni casi l’incontro è l’unico modo per riuscire ad avere delle prove contro un presunto pedofilo. Simulando l’acquisto di materiale pedopornografico in un bar con uno di loro, ad esempio, ho scoperto il nome di un uomo che attirava i bambini con le figurine dei Pokemon in un locale di Reggio Emilia per poi violentarli”. Paolo ha incontrato operai, professori, sacerdoti. Uomini sposati e non. Trentenni e sessantenni. E li ha arrestati. “Di fronte alle manette restano sorpresi. Faticano a credere che la persona con cui hanno chattato per mesi, a cui magari hanno anche confessato i problemi con la moglie o con il proprio figlio, sia un poliziotto”. Stupore, ma mai nessuna minaccia. Al contrario “c’è chi, uscito dal carcere, è venuto a ringraziarmi. Il pedofilo è un criminale diverso dagli altri, ha dentro di sé la consapevolezza di fare qualcosa di sbagliato”. Il contatto quotidiano con la pedofilia non ha indurito il carattere di Paolo. Ha saputo “schermare” la sua vita privata. “Non parlo mai del

mio lavoro neanche con gli amici più cari. Il timore è che qualcuno possa farsi un’idea sbagliata di un uomo che, seppure per una nobile causa, riesce a guardare per ore l’inguardabile”. Storie irraccontabili anche alla propria compagna. “So che non potrebbe capire. Non può avere la sensibilità. Se voglio sfogarmi chiamo Luca, il mio collega”. A casa, di quel mondo di orchi, resta solo la diffidenza. “Quella non ti abbandona mai. Ma impari a conviverci, a impedire che diventi paranoia. E a non vedere dietro ogni carezza rivolta a un bambino un primo approccio”. Fonte: polizia postale

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