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Il Riscaldam ento delle pietre preziose Riflessioni su uno dei più longevi espedienti per l’abbellimento artificiale delle gemme di Paolo Minieri* e Alberto Scarani** Bibliografia: “L’abbellimento artificiale delle gemme”, Kurt Nassau, ed. IGI - 1989 “Ruby & Sapphire”, Richard W. Hughes, RWH Publishing - 1997

Abbiamo in precedenza visto come l’aggiunta di berillio in associazione con l’aumento di temperatura produca un cambio di colorazione nei corindoni. Similmente, si è cercato di investigare il trattamento per termodiffusione, classificato come perfezionamento per addizione di elementi estranei cromofori del metodo principe utilizzato per l’abbellimento artificiale delle gemme: il trattamento termico. È il caso di evidenziare qui un aspetto fondamentale: il semplice riscaldamento di una gemma produce effetti di miglioramento riconducibili esclusivamente alla modificazione fisica di elementi chimici già preesistenti all’interno della stessa, talvolta combinati con agenti che aiutano il risanamento delle fratture. Tale caratteristica ha conseguenze importantissime nell’analisi e nella certificazione della qualità delle pietre preziose, campi in cui l’intrusione invasiva di sostanze estranee è considerata elemento sempre penalizzante. Una datazione precisa dei primi esperimenti di riscaldamento risulta impossibile.

Già in India nel 2000 A.C. venivano prodotte agate rosse e corniole con evidenze di trattamenti termici, rinvenute tra l’altro in numerose tombe egizie, compresa quella di Tutankhamon (1300 a.c. circa). In più di 4000 anni il procedimento non ha subito sostanziali variazioni, basti dare un’oc-

Il m eccanismo ch e consente le modificazioni viene scatenato dall’aum ento della temperatura ch e, nella maggioranza dei casi, consente scambi chimici a livello atomico tra la gemma e l’atmosfera circostante. chiata a molti dei rudimentali apparati che a tutt’oggi, principalmente nella zona di Chanthaburi in Tailandia, o in Cambogia (foto 1), sfornano a pieno ritmo gemme riscaldate di ottima qualità. Semmai, sino ai primi studi analitici condotti dal Dr.

Foto 1. Tradizionale fornace cambogiana tutt’ora in uso nell’area di Pailin per il riscaldamento degli zaffiri. (Per gentile concessione di Vincent Pardieu. Photo: Len Rummel/www.fieldgemology.org, 2004)

G.O. Wild nel 1932, l’efficacia dell’esposizione delle gemme al calore non poteva che essere valutata, dai pur esperti “burner” che in modo rudimentale, per così dire “a occhio”. L’affinamento dei metodi delle scienze sperimentali sfociò nel diciannovesimo secolo in miglioramenti continui delle risorse tecniche, e si resero disponibili quindi forni capaci di raggiungere e mantenere agilmente temperature superiori ai 1500 ° (foto 2). Ma in cosa consiste il trattamento termico o per riscaldamento? Benché siano numerosissime le gemme interessate come pure le varianti del procedimento, possiamo affermare che gli elementi principali sono fondamentalmente


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