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620.000 tra sloveni, tedeschi, croati e ladini e circa 888.000 italiani dei territori di Trento e Trieste: queste le cifre inerenti l’annessione da parte dell’Italia, prima liberale e poi fascista, di ampie zone abitate da forti minoranze allogene. Un fenomeno che portò non solo problemi politico-amministrativi, ma soprattutto culturali. Grazie ai materiali d’archivio e alla letteratura (archivio storico del Ministero degli affari esteri in Roma, archivi locali di Trento, Bolzano, Udine e Trieste, archivio sloveno di Ljubljana) si confrontano in queste pagine le diverse reazioni suscitate dall’annessione: da una parte slavi e tedeschi fortemente attratti dagli stati nazionali o multinazionali d’oltreconfine, dall’altra l’Italia fascista preoccupata del proprio prestigio interno e internazionale.

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