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Anno 1 - Numero 4/5 - periodico - Luglio/agosto 2012

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Responsabilità Sociale Tecnologia Solidale

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Periodico del banco informatico tecnologico e biomedico

Responsabilità Sociale & Tecnologia Solidale – anno 1 - numero 1 – periodico - Aprile 2012 - Registrazione al Tribunale di Milano al n.124 del 2 marzo 2012 - Direttore Responsabile: Bruno Calchera Redazione: Ida Cappiello, Marco Taverna - Editore: BITeB Onlus, via Carducci 32 - 20123 Milano, - Stampa: Italgrafica Novara - Presidente: Stefano Sala - Sede operativa: BITeB Onlus, via Tobagi 30 – 20060 Peschiera Borromeo (MI) Siti internet: www.biteb.org, www.tecnologiasolidale.eu , www.techsoup.it - Contatti: info@biteb.org - Telefono: 02-5530.0873 - Telefax: 02-5530.6025 - Webmaster: Arvea s.r.l., info@arvea.it

INTERVISTE

a pagina 4

Terzo Settore, un soggetto ancora troppo subordinato

SPECIALE CONVEGNO ROMA - 9 LUGLIO 2012

Intervista a Stefano Zamagni, ordinario di Economia Politica all’Università di Bologna

Dall’economia del benessere a quella della felicità

a pagina 5

Intervista a Leonardo Becchetti, ordinario di Economia Politica all’Università di Roma Tor Vergata

ESPERIENZE

a pagina 12

La tecnologia solidale va in Parlamento Quanta “Gioia” in Madadascar Dieci PC alla nuova scuola per infermieri di Ambanja. Frequentata da 150 studenti

TESTIMONIANZE

Sostenibilità è immaginare il futuro Si chiama Vodafone Angel, il telefonino antiviolenza per le donne. E’ già partita la sperimentazione a Roma. Parla Maria Cristina Ferradini, Head of Sustainability & Foundation di Vodafone Italia a pagina 7

I regali di Natale si possono fare tutto l’anno L’intervento di Giorgio Bernardini, direttore generale di Experidia a pagina 9

Idee, storie, provocazioni dal mondo Profit e Non Profit. Perchè anche la politica può fare la sua parte Da pagina 15 a pagina 18

NOTIZIE DALLA PRATERIA

Il Welfare che cambia. Centralità della persona o centralità della famiglia a pagina 9

TESTIMONIANZE

Contribuire a colmare il divario digitale

Marco Riboli, Vice President e General Manager di Symantec EMEA Southern Region

a pagina 20

EDITORIALE Bruno Calchera

Welfare in caduta libera... Il paracadute della realtà I fatti spiegano sempre meglio come vanno le cose. E’ inutile fare la filosofia del Welfare sostenibile se poi i fatti tradiscono le grandi intenzioni. I fatti non sono solo quelli che devono venire, sono quelli che indicano una evidenza. Qualcosa che c’è. Vi saranno cose imperfette, ma se non si parte da una verifica dei fatti non è possibile costruire qualche cosa di nuovo che si innesti sul presente. Dai fatti non nasce solo l’ analisi – che sembra carpire le attenzioni di tutti e dare uno spunto di conoscenza del reale – ma emerge l’evidenza di fattori importanti che fondano anche un positivo da valorizzare. L’analisi si traduce in statistica, l’evidenza di positività in prospettiva di emulazione, di allargamento, di realismo possibile. I fatti o si guardano, prima di analizzarli per ciò che sono o si perdono per strada, magari proprio nello spezzatino dell’analisi. LA PRIMA QUESTIONE È: LA SUSSIDIARIETÀ SERVE O NO? Il metodo della vicinanza, della libera scelta, della cittadinanza che si associa ed interviene per soccorrere al bisogno ha ancora cittadinanza? Il Terzo Settore sembra voler resistere, nonostante la crisi. Il Non Profit però cammina se riconosciuto, se visto come risorsa. L’assistenza sociale e sanitaria, la cura dell’ambiente, l’educazione dei più piccoli sono, per fare alcuni esempi, i terreni fertili in cui la sussidiarietà ha dimostrato di poter essere ciò di cui ha bisogno la società. Anzi ha dato sviluppo al volontariato e ha suscitato azioni che vengono giustamente additate come “buone prassi”. Ma il principio di sussidiarietà si abbevera nella libertà di scelta: libertà di chi opera, libertà di chi sceglie. E’ ampiamente dimostrato che i suoi costi sono inferiori a quelli della pubblica amministrazione e del mercato for profit. Eppure c’è ancora qualcuno, che nostalgico del

controllo sulle azioni della società, pretende di annacquare la bontà della iniziativa dei cittadini. Anzi più tale iniziativa è libera, efficace, più va controllata e supervisionata per essere strumentalizzata a fini di bassa macelleria politica. Vi sono esperienze grandi e piccole che fanno cose importanti. Il fatto più eclatante è la presenza di migliaia di Associazioni scritte sui registri della P.A.: Cooperative O.N.L.U.S, Associazioni, Fondazioni, ONG che operano all’estero. Immaginiamo di togliere queste risorse, cosa resta nella realtà? Non solo un grande bisogno insoddisfatto, ma un senso di vuoto umano che rende la vita irrespirabile. Vi sono iniziative nate dal solidarismo cristiano e quelle dall’umanesimo socialista. Che per lo più cooperano insieme. Sono attività che intervengono sulle fragilità umane, sulla famiglia, sull’ambiente, sulla educazione, sul bene sociale e comune. Quel che si può vedere di questo mondo è la testimonianza di bene. Oggi chiamate “buone prassi”. Il cuore dell’azione è sempre la libertà di operare, pur nel quadro legislativo che deve favorire l’incremento della operosità del Non Profit oltre che regolare. Alcuni non rinunciano alla libertà totale, pur con i vincoli dati dalle leggi con le Linee Guida o di Indirizzo e normalmente vengono emarginati dalla attenzione per un qualsivoglia sostegno finanziario, altri invece preferiscono una posizione più cortigiana verso la Pubblica Amministrazione, divenendo una seconda mano alle dipendenze del potere. Questi ultimi spesso si capiscono così tanto, e diventano l’uno servo dell’altro al punto che rinunciando alla libertà possono garantire servizi ed attività che surrogano palesi assenze nella offerta di servizi pubblici. Ma come si muove la relazione Terzo Settore – Pubblica Amministrazione? Con quali strumenti?

Responsabilità Sociale & Tecnologia Solidale anno 1 - numero 4/5 – periodico – Luglio/Agosto 2012 Registrazione al Tribunale di Milano al n.124 del 2 marzo 2012 Stampa: Italgrafica Novara Direttore Responsabile: Bruno Calchera Redazione: Ida Cappiello, Marco Taverna Hanno collaborato: Leonardo Becchetti, Francesco Benvenuto, Giorgio Bernardini, Antonio Castaldello, Carlo Corti, Paolo Del Poggio, Maria Fasulo, Maria Cristina Ferradini, Chiara Ferrari, Maddalena Frigerio, Paolo Galandra, Pietro Gamba, Elisa Kalaj, Massimo Lorenzi, Massimo Maderna, Agnese Maurizio, Davide Minelli, Marta Pieri, Marco Riboli, Stefano Sala, Angelo Villani, Stefano Zamagni. by

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• Il Progettificio non valorizza la libertà, ma la dipendenza verso chi comanda: è il sistema con cui si veicolano risorse economiche pubbliche o private. • Regimi fiscali rigidi: sono lo strumento di controllo per impedire fughe in avanti della iniziativa solidale ( es. l’impresa sociale non decolla … chissà perché?). • La Coprogettazione: è il modello per far fare alla Non Profit quello che l’Ente pubblico ha bisogno e non può fare per problemi suoi.

Si sta infiltrando in questi tempi un rinnovato sistema di Centralismo Statale, anche con la scusa della crisi, che dopo aver dimostrato il suo potente fallimento nelle economie dell’Est europeo, si rinnova, con il volto perbenista, buonista di poteri forti. Dalla Municipalità locale, al Comune, alla Regione. Tutti a fare bandi e progetti, con tematiche ben chiare e assegnate. Tutti a scrivere progetti e a sperare. Normalmente si finanziano il 25% dei proponenti. Non stupiscono più le parole dell’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Milano Majorino che in più occasioni e pubblicamente ha mostrato diffidenza per il sistema dell’Accreditamento, in cui il Pubblico riconosce l’utilità sociale di alcune realtà Non Profit dopo averne esaminati i requisiti di base, gli obiettivi, i servizi e controllato la qualità delle azioni in essere. E’ una battaglia di retroguardia ideologica la sua che non fa bene a nessuno. E’ una concezione tipicamente ideologica quella del Centralismo alla Majorino maturata nelle scuole di partito, e adottata acriticamente. La sussidiarietà senza accreditamento infatti diventa una parola cui è stata tolta l’anima attiva: via la libertà, via il prota-

Impaginazione, progetto grafico: Edizioni Turbo by Tespi Mediagroup Webmaster: Arvea s.r.l., info@arvea.it Editore: BITeB Onlus, via Carducci 32 - 20123 Milano Presidente: Stefano Sala Sede operativa: BITeB Onlus, via Tobagi 22 – 20068 Peschiera Borromeo (MI) Siti internet: www.biteb.org, www.tecnologiasolidale.eu , www.techsoup.it Contatti: info@biteb.org - Telefono: 02-5530.0873 Telefax: 02- 8715.2909 Questo numero è stato chiuso in redazione il 26 Luglio 2012 La rivista è disponibile anche nel formato PDF sfogliabile sul sito www.biteb.org

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Bruno Calchera

gonismo dei cittadini, resta solo un decentramento di compiti che un Ente superiore impone a quello inferiore. Anche il Governo Monti eccelle in paura delle libertà per il Terzo Settore. Infatti la parola sussidiarietà non compare quasi mai nelle politiche di welfare. Di più: non compare, se non marginalmente, nemmeno il Terzo Settore. Ci sono i volontari … quelli che non costano nulla e basta! LA SECONDA QUESTIONE È: QUALE SVILUPPO? La centralità di riferimento dello sviluppo va ben identificata. E’ la persona? E’ la famiglia? E’ lo Stato? Se si deve sviluppare l’economia allora essa è a servizio della Persona, della Famiglia, dei corpi sociali liberi, degli artigiani, delle imprese, ecc ... Dalla politica è ben difficile che giunga una risposta complessa, che tenga conto di tutti i fattori in gioco. Il welfare resta imbrigliato nella esigenza di bilancio da una parte e nella contrattazione sindacale dall’altra (qui il Non Profit è assente in modo assoluto!). E’ come se si “cercasse un rinnovamento senza una idea chiara di cosa importa di più”, di “cosa viene prima e che cosa è necessario”. E’ la paradossale antinomia ad esempio tra l’esigenza abitativa della popolazione, di quartieri rimessi a nuovo, di case popolari, di mattone insomma e di verde, o il rispetto dell’ambiente, con esigenza di strade e le città ferme vuote e tutti in bici … Antinomia tra strade e ferrovie e intangibilità di territori. Energia a basso costo e basso costo ambientale. Ma la contradditorietà delle esigenze è proprio la sfida dello sviluppo. L’elenco delle priorità non può che essere di senso, di approccio, di qualità degli investimenti per una idea sociale a misura d’uomo e di sacrifici per tale obiettivo. Così affermare che la priorità è il creare una società aperta, viva per le nuove generazioni, significa che si ha una chiara consapevolezza del senso della parola educazione. Che il welfare centrato sulla persona vive innanzi tutto di libertà, che è la caratteristica originale che fa scaturire ogni altra spinta alla novità e al cambiamento. Ne discende che il modello di sviluppo non è un affare di strategie e di strutture. Aiutare le fragilità ad esempio, prima che un problema di struttura, è uno sguardo, una azione che privilegia la spinta di condivisione della realtà che ogni persona, educata al vivere sociale e positivo, riconosce come urgente. Il welfare non si abbevera nel consumismo, e tanto meno nello strutturalismo. Lo Stato non è chi provvede. Ma chi offre alla società il terreno di aiuto. Questo non è un tema etico, ma morale.

Quindi, il BITeB che fa? Il Banco Informatico opera contro lo spreco. Non è una grande idea originale. Lo diventa in una società dimentica del valore delle cose. Suscita riflessione la Responsabilità Sociale quando questa non è solo una buona teaoria/pratica per dare aiuti “una tantum”, un po’ come il 5x1000. E’ invece una consapevole decisione che il bene aziendale, che la ricchezza ha valore perché incrementa l’umano sapere, l’umano vivere, di tutti. E’ un valore sociale non inquadrabile nel bilancio, ma che è il terreno che fa capire lo sviluppo del bilancio di anno in anno. E’ la stessa realtà che mostra le contraddizioni nella programmazione dello sviluppo, quando vuole domare la contradditorietà sopra citata, mentre essa è insita nel problema. Si opera perché ogni esigenza di realizzazione della persona sia sostenuta. Non l’una a scapito dell’altra. Più che consulenti specialistici, occorre una visione, una mentalità che trae le mosse dalla spinta ideale che viene da fuori, da altro. Gli ospedali non sono venuti fuori come funghi, o dalla idea di qualche creativo. E’ stato il cristianesimo e la attenzione all’uomo che hanno generato come cosa necessaria l’apertura di un ospedale per la cura delle persone. La malattia non si poteva curare a casa, mentre un uso diffuso delle scoperte che si facevano, un uso per tutti coloro che avevano bisogno, ha reso la scienza patrimonio sociale, e il luogo, l’ospedale appunto, luogo deputato a curare i malanni fisici della persona. Oggi ad esempio il Non Profit interviene per sostenere i bisogni. Interviene nella Sanità, nella Assistenza Sociale, nell’Educazione, e lo fa leggendo situazioni e dando soluzioni. Trattandosi di azioni che nascono dalla libera iniziativa di persone dovrebbero suscitare almeno curiosità. Eppure i soloni dell’economia non lo considerano. Che Madre Teresa in India sia intervenuta nel sostegno a poveri bisognosi, non anima lo Stato ad incoraggiare altre esperienze analoghe. Che Il Banco offra una seconda vita alle cose tecnologiche sembra quasi un cattivo servizio nella corsa ai consumi, che misurano, nelle statistiche ufficiali, il benessere diffuso. Potrebbe esserci un’altra analisi, che tiene conto di cosa e di quanto si salva dallo spreco e che questo fa crescere la società. Ma chi farà una analisi così complessa? Certo lo stato non sembra interessato ad approfondire l’argomento, e il mercato è orientato al nuovo, sempre più nuovo. Come se il telefono dell’ultima generazione potesse migliorare la vita. Certo qualche cosa di buono lo fa, ma ciò che si butta è così tanto inutile?

Ma Il BITeB è una proposta culturale nella società che cresce. Prima di essere una proposta di vantaggi economici il BITeB avanza una idea, che in molti settori dell’economia solidale ha preso piede nella attuale situazione di crisi, ma che diventa immediatamente culturale perché vale sempre. Anche quando le cose vanno bene. Si tratta di dare una seconda vita alle cose che funzionano. Non buttare via senza aver verificato la bontà del prodotto, e in modo particolare ciò vale per il prodotto tecnologico. E’ una mentalità che può rinnovarsi riconoscendo l’utilità di beni che prima di essere dismessi possono essere utili in situazioni nuove. Non si tratta soltanto di contrastare lo spreco da qualunque parte esso viene, ma di porre in essere una realtà organizzata che curi la Responsabilità Sociale di ogni azienda, di ogni Ente pubblico e privato. Sembra ridicolo un pensiero sulle cose da non buttare, davanti al grande dibattito sull’Euro, sui cambiamenti dell’Europa, sulla strategia dello sviluppo economico in un clima di recessione generale. Ma è in questo clima che il BITeB avanza una proposta che è fatta di volontariato attivo, di reti solidali, di sviluppo sostenibile, di inclusione e condivisione, di cura del bene comune. Non serve un mercato libero senza sussidiarietà, senza solidale condivisione, senza attenzione alla persona, al mondo associativo. Il progetto TechSoup Global è lì a dimostrare che le multinazionali un po’ illuminate, attente ai bisogni, possono essere anche creative immaginando un sostegno al Non Profit in modo perfettamente sussidiario. Aiutando, nella libertà, chi opera con uno slancio sociale. Lo sviluppo per il Terzo Settore è tutto racchiuso nella parola opportunità e possibilità. Non si inventano la sussidiarietà e lo sviluppo: occorre che i soggetti attivi offrano possibilità differenziate, leggano la realtà, vero paracadute delle riforme, e determinino vie diverse per soggetti diversi. Può essere faticoso. Come è più faticoso ridurre la spesa non attraverso tagli lineari. Ma la personalizzazione richiede una attenzione non solo clusterizzabile in macro categoria, e una flessibilità tale da giungere all’individuo. Sarebbe il massimo che ciascuno potesse riconoscere di essere stato capito, tutelato e valorizzato nella propria situazione personale. E’ la centralità della persona, soggetti associati che richiede questo sacrificio e questa fatica di lettura. E’ la centralità che da principio si fa realtà.

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INTERVISTA

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Terzo Settore, un soggetto ancora troppo subordinato Intervista a Stefano Zamagni, ordinario di Economia Politica all’Università di Bologna Stefano Zamagni è uno dei massimi esperti italiani di Non Profit, ha pubblicato moltissimi libri sul tema ed è stato Presidente dell’Agenzia per le Onlus. A lui poniamo alcune domande sullo stato dell’arte del “Not For Profit” italiano.

Secondo Lei come si potrebbe cambiare questa cultura che appiattisce? Ad esempio bisogna cambiare la legge sugli appalti pubblici. Oggi le gare premiano il prezzo più basso per una qualità data, un criterio che se certamente vale per le merci standardizzate non può certo esserlo per i servizi alla persona. Bisogna allora passare alle gare al massimo rialzo: per un costo dato, l’ente pubblico affida la gestione del servizio al soggetto che dimostra di assicurare la massima qualità tacita. E’ così che si incentiva la creatività

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Stefano Zamagni e l’innovazione. In questo modo si troverebbero molte più risorse finanziarie al di fuori del pubblico, che ormai non ”paga” più. Quindi l’impresa sociale dovrà imparare a sostenersi da sola, stando sul mercato? Sarà possibile? Sì, penso che la via dell’indipendenza non abbia alternative. Naturalmente questo sarà possibile se nasceranno anche in Italia strumenti finanziari specifici per lo sviluppo del Terzo Settore, come le obbligazioni a impatto sociale, già esistenti nel mondo anglosassone e il social equity. Non è vero che in Italia mancano le risorse finanziarie per il Terzo settore: mancano piuttosto gli strumenti per mobilitarle. Aspettiamo che il governo ci pensi e faccia qualcosa, come già avrebbe dovuto fare.

Parliamo dell’Agenzia per le Onlus. Come vede il suo nuovo assetto all’interno del Ministero del Welfare? Ritengo che la chiusura dell’Agenzia sia stata un errore, seppure commesso in buona fede, con l’intento di risparmiare. Innanzitutto, non si risparmia nulla come ho potuto dimostrare. Si tratta solo di un trasferimento di spesa pubblica dal livello locale a quello centrale. In secondo luogo, il Consiglio dell’Agenzia – composto dai massimi esperti del settore – ha lavorato indefessamente in modo gratuito negli ultimi due anni e avrebbe continuato a farlo. Ma il fatto veramente grave è il segnale che in questo modo è arrivato al mondo Non Profit: l’idea che esso non si meriti un’agenzia indipendente, un soggetto “terzo” rispetto alla pubblica amministrazione. L’Agenzia ha sempre

Perché parla di subordinazione? Non è un po’ penalizzante definire così il ruolo svolto da tante imprese sociali in questi anni? Il Non Profit ha lavorato con grande impegno e ottimi risultati in sostituzione dello Stato. Ma è stata, nella maggior parte dei casi, una gestione sottomessa, senza progettualità e senza un’anima critica nei confronti del modello che veniva imposto. Ha notato che in questi anni di crisi il Terzo Settore non ha elaborato un’analisi critica, una proposta di soluzione? Non lo ha fatto perché essendo rimasto un soggetto subordinato, non ha avuto l’occasione di sviluppare un suo proprio pensiero pensante. A chi fa comodo questa situazione? Al pubblico evidentemente fa comodo, non c’è da spiegarlo: un esecutore sottomesso è molto più gestibile di un partner autonomo e propositivo. Però fa comodo anche al Non Profit, salvo poche eccezioni: la libertà, l’indipendenza, tutti la chiedono, pochi l’amano davvero. In tutti i campi, rischiare in proprio, rinunciare alle sicurezze, fa paura.

Il Non Profit ha lavorato con grande impegno e ottimi risultati in sostituzione dello Stato. Ma è stata, nella maggior parte dei casi, una gestione sottomessa, senza progettualità e senza un’anima critica nei confronti del modello che veniva imposto. E’ rimasto un soggetto subordinato, non ha avuto l’occasione di sviluppare un proprio pensiero pensante. Non è vero che in Italia mancano le risorse finanziarie per il Terzo Settore. Mancano piuttosto gli strumenti per mobilitarle.

Come vede il futuro del Terzo Settore? Penso che si trovi a un bivio: o continuare a essere, per così dire, una stampella del settore pubblico, erogando in sua vece i servizi alla persona tipici del welfare state, oppure smarcarsi da questo stato di subordinazione e diventare un soggetto economico autonomo, sia dallo Stato che dalle grandi imprese profit. Ovvio che io auspico la seconda ipotesi.

svolto un ruolo di mediazione rispetto alle controversie pubblicoprivato, chi lo svolgerà adesso? Una delle parti in causa? Io sono certo che l’Agenzia sarà ricostituita, ma rafforzata, entro un anno, e parecchi membri del Governo la pensano come me. Che cosa dovrà cambiare nella nuova Agenzia, ovunque sarà collocata? Le cose più importanti sono due: primo, dovrà avere poteri di ispezione. Questi poteri li ha oggi la Guardia di Finanza, ma solo per i controlli fiscali, non per controllare la governance e la gestione, punti questi di straordinaria importanza: basti pensare alla verifica del requisito di democraticità. Secondo, i poteri di sanzione amministrativa, senza i quali, in ogni campo, i controlli diventano facile retorica.

INTERVISTA

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Dall’economia del benessere a quella della felicità Intervista a Leonardo Becchetti, ordinario di Economia Politica all’Università di Roma Tor Vergata Leonardo Becchetti si occupa, da molto tempo, di economia sociale ed è considerato il teorico italiano di quella che viene definita: “economia della felicità”. La prima domanda è quindi d’obbligo. Come è nato in Lei l’interesse per l’economia della felicità? Deriva dalle mie convinzioni sul ruolo dell’economia nella società. Secondo me, l’economista non è un freddo osservatore della realtà, ma è come un medico, chiamato a impegnarsi perché le persone vivano meglio, consigliando i governi sulle misure da prendere per risolvere i problemi sociali, ma anche promuovendo tra i cittadini comportamenti che cambino la società in meglio.

Spesso però questi prodotti sono più costosi. Innanzitutto, non é sempre così. Nel caso del caffè e delle banane, ad esempio, i prodotti del commercio equo e solidale hanno un prezzo quasi uguale a quelli standard, la differenza è veramente minima. Nel Regno Unito le banane hanno raggiuto una quota di mercato del 30 per cento. Nei fondi di investimento, poi, i costi dei prodotti sono allineati alla media e spesso i rendimenti sono addirittura più elevati, soprattutto nei periodi di instabilità finanziaria, perché questi fondi investono in aziende meno rischiose e hanno quindi subito minori perdite. In ogni caso, recenti indagini ci dicono che molti consumatori sono disposti a spendere qualcosa in più, perché sono soldi che tornano in salute, basta pensare al rispetto dell’ambiente. Parlando di finanza, i disastri sono venuti proprio da lì. Nel suo libro dà indicazioni per cambiare rotta? Certo, propongo una riforma della finanza che la riporti al suo ruolo originario, al servizio dell’economia reale. I paletti sono tre: primo, la tassa sulle transazioni finanziarie, sulla quale ha una proposta forte l’Unione Europea. Tassando le transazioni, si metterebbe un freno alle migliaia di operazioni cosiddette“cieche” fatte in automatico, nel giro di pochi secondi, oggi diffusissime, che sono speculazione pura e non hanno nessun collegamento con l’attività economica. Secondo, la separazione tra banche commerciali e speculative; terzo, la regolamentazione dei derivati, vietando la compravendita senza il sottostante, cioè senza un reale scambio di merci. I derivati infatti erano nati per assicurarsi contro i rischi legati alle oscillazioni dei prezzi delle merci (prodotti agricoli ad esempio), o dei cambi, nei contratti internazionali. Oggi invece sono soltanto spe-

Leonardo Becchetti culazione. Spero che sarà l’Europa comunitaria a prendere l’iniziativa, i segnali ci sono già. Torniamo alle aziende. Secondo lei quindi la spinta alla responsabilità sociale deve venire dal basso? Certo, le aziende devono “comportarsi bene” perché il mercato lo richiede, altrimenti sono operazioni di facciata. Dunque alla fine la CSR ha senso solo se porta all’impresa un vantaggio economico misurabile? Attenzione se intendiamo il profitto agli azionisti, magari di breve periodo, non è così. Ma se intendiamo lo sviluppo equilibrato dell’impresa, la sua solidità, allora il legame c’è, ma è anche garantito, perché un’impresa responsabile acquisisce una buona reputazione e quindi sarà scelta da un mercato sempre più ampio. Sui costi può addirittura risparmiare: in minori cause legali, ad esempio, oppure per il maggiore entusiasmo dei lavoratori, che diventano più produttivi, o ancora risparmiando energia. Non pensa che si potrebbe fare di più per informare i cittadini-consumatori sul comportamento delle imprese responsabili? Campagne di comunicazione, ad esempio? Certo, la comunicazione è fondamentale. Le voglio citare il progetto Geofairtrade promosso dall’Unione Europea: svilupperà un’applicazione web per gli smartphone che permetterà ai consumatori di informarsi sull’eticità di un prodotto mentre sono in giro a fare la spesa o gli acquisti. Domanda finale: come vede il futuro delle economie industrializzate? Penso che la crisi si supererà con la cooperazione, le relazioni, le reti. Dalla condivisione dell’automobile alle reti tra imprese, su tutti i piani bisognerà lavorare sulle relazioni, creando valore e benessere per le persone. La “mano invisibile”, che dovrebbe creare benessere a partire da comportamenti egoistici, secondo me non esiste.

I cittadini-consumatori e risparmiatori devono prendere coscienza di poter influenzare le imprese con i propri comportamenti, se sono in tanti. Dalla condivisione dell’automobile alle reti tra imprese, su tutti i piani bisognerà lavorare sulle relazioni, creando valore e benessere per le persone. La “mano invisibile”, che dovrebbe creare benessere a partire da comportamenti egoistici, secondo me non esiste.

Il suo ultimo libro, “Il mercato siamo noi”, esprime questa convinzione? Ce ne parli. Sì, il titolo è certamente illuminante. I cittadini - consumatori e risparmiatori - devono prendere coscienza di poter influenzare le imprese con i propri comportamenti, se sono in tanti. In questo senso, tra l’altro, la condivisione sul web è di grande aiuto. Se si sceglie un prodotto anche in base al suo contenuto etico non si fa solo bene a se stessi e ai propri familiari, ma anche alla collettività, perché le aziende, o le banche, tenderanno a modificare i propri prodotti e servizi nella stessa direzione virtuosa.

EDITORIALE

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Stefano Sala

Il BITeB oggi: quali prospettive? Governance chiara, organizzazione professionale, focus sui clienti, investimenti in tecnologia: sono i quattro “pilastri” sui quali deve poggiare lo sviluppo di un’attività Non Profit. Quando diventa sistematica. E supera l’iniziale provvisorietà Chi lo avrebbe mai detto nel 2003 quando nacque l’idea del BITeB che, a meno di dieci anni dalla nascita, questa idea sarebbe diventata un punto di riferimento per le aziende italiane nella dismissione di apparecchiature tecnologiche e, per il mondo del Non Profit, la possibilità accedere a tecnologie altrimenti impensabili per l’elevato costo? Quali sono stati i fattori che hanno permesso ad uno spunto di “carità” di diventare un’opera Non Profit con oltre 20 collaboratori, 200 volontari, 1.500 Non Profit accreditate, 3000 associazioni che hanno ricevuto tecnologia e oltre 20.000 apparecchiature donate in questi dieci anni con un risparmio di oltre 10 Milioni di Euro? La risposta è semplice: abbiamo semplicemente seguito l’intuizione iniziale e abbiamo accettato la sfida delle circostanze; abbiamo anche accettato la sfida che un’opera di carità, perché possa veramente rispondere ai bisogni, debba acquisire un metodo di gestione professionale, proprio come un’azienda Profit! Senza professionalità nella gestione infatti anche la spinta generosa iniziale tende a spegnersi e, soprattutto, non si danno risposte adeguate ai nostri clienti: ebbene sì ci piace chiamarle così le nostre associazioni, anche se ricevono gratuitamente i beni dismessi del BITeB. Ma cosa vuol dire veramente per noi e per le associazioni che serviamo organizzarsi in modo professionale? Ecco alcuni spunti che stanno rendendo grande il BITeB e, secondo me, possono contribuire a far crescere anche le opere Non Profit che serviamo tutti i giorni:

Stefano Sala

a) Una governance chiara: di chi è un’opera di carità? chi sono i soci? chi invece la gestisce? Queste sono solo alcune delle domande fondamentali che una qualunque organizzazione, Profit o Non Profit (ma per il Non Profit è più spesso ambiguo) deve porsi. Altrimenti presto o tardi i nodi vengono al pettine. Finché le cose vanno bene infatti, tutto fila liscio ma quando, ad esempio, occorre immettere nuovo capitale nell’associazione per coprire passivi di bilancio oppure occorre rilasciare una fideiussione per accedere ad un finanziamento pubblico, è difficile trovare chi si prende le sue responsabilità. E questo dipende appunto dalla non chiarezza sui rispettivi ruoli all’interno dell’organizzazione. b) Un’organizzazione professionale: quando l’opera di carità assume le dimensioni tali da avere necessità di dotarsi di una struttura organizzativa, inevitabilmente occorre seguire le “regole” aziendali: obiettivi chiari ed esplicitati, mansioni dettagliate, obiettivi quantificabili da raggiungere, parti variabili di remunerazione legati agli obiettivi, procedure e processi organizzativi sistematici. Attenzione: organizzazione non è sinonimo di burocrazia, i veri nemici

di un’organizzazione Non Profit sono frasi del tipo: “faccio io che faccio prima”, “io i report non li faccio”, “sono qui gratis e devo anche seguire una procedura?”. Io credo che il mondo del Non Profit italiano se vuole veramente crescere deve cominciare ad affrontare seriamente questi temi e non deve scandalizzarsi di “copiare” qualche “best practise” dal mondo Profit. c) Focus sui clienti: il BITeB “dona” ogni giorno alle organizzazioni Non Profit attrezzature e beni dismessi dalle aziende Profit. Il fatto che i beni vengano donati non significa che il BITeB non risponda ad un bisogno ben identificato. Quindi le associazioni che noi serviamo sono clienti: e come tali vanno trattati. Campagne di marketing ben segmentate, orientamento alla soddisfazione dei clienti, risposte telefoniche pronte e professionali, tempi di consegna ben monitorati, service level agreement da raggiungere, customer satisfaction da misurare.. etc.. Se si vuole capire come si sta lavorando c’è qualcuno che spesso è ansioso di dircelo: il nostro cliente. Ma dobbiamo chiederglielo e non aver paura delle sue risposte: ci aiuterà a migliorare! d) Investimenti in tecnologia: è forse il punto più dolente del Non Profit italiano. Ancora troppo in Italia Non Profit è sinonimo solo di puro volontariato quasi come se la tecnologia disturbasse questa attività. La nostra esperienza di tutti i giorni, invece, mostra come l’utilizzo della tecnologia è spesso un fattore di crescita non solo per l‘opera in sé ma anche per tutti i volontari che nelle stesse unità di tempo che mettono a disposizione possono fare molte più attività o concentrarsi su quelle a maggior valore aggiunto. Constatiamo tutti i giorni come le opere Non Profit che accettano la sfida della tecnologia riescono, ad esempio, a costruire dei file condivisi fra più sedi locali dove poter condividere informazioni sull���andamento dei progetti oppure possono impostare un CRM (data base di marketing) dove poter “schedare” i propri clienti o i propri beneficiari ed impostare così serie ed economiche politiche di fund raising. Per non parlare poi di quanto l’utilizzo della tecnologia possa ad esempio cambiare le modalità di lavoro dei volontari permettendo loro di imparare qualcosa di nuovo, magari a settant’anni! È vero c’è tanta strada da fare. Ma percorrerla è veramente interessante e non mancano anche centinaia di esempi di opere, piccole e grandi che attraverso l’utilizzo della tecnologia hanno fatto un salto di qualità. Vi propongo un viaggio interessante: www.biteb.org e troverete esempi e testimonianze di come migliorare la gestione della Vostra opera Non Profit. E vedrete anche come questa piccola realtà è sbarcata anche alla Camera dei Deputati! Buon viaggio!

Stefano Sala, 45 anni sposato con tre figli, è Presidente del BITeB fin dalla sua fondazione, oltre a essere uno dei soci e Amministratore Delegato del gruppo Per spa, società leader in Italia nel settore della bonifica e del recupero di beni e fabbricati dopo disastri naturali con oltre 15 M di fatturato e 120 collaboratori. Dal giugno 2012 è anche Vice Presidente della Compagnia delle Opere di Milano.

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Sostenibilità è immaginare il futuro

TESTIMONIANZE

Si chiama Vodafone Angel, il telefonino antiviolenza per le donne. E’ già partita la sperimentazione a Roma. Parla Maria Cristina Ferradini, Head of Sustainability & Foundation di Vodafone Italia Vodafone Italia avverte una responsabilità che va oltre l’essere semplicemente impresa: sostenibilità è capacità di immaginare e costruire il futuro. Coerentemente con la propria filosofia e con i valori di Gruppo, attua iniziative volte ad affrontare le emergenze sociali e a supportare le categorie più deboli o svantaggiate mettendo la propria tecnologia al servizio di importanti progetti di intervento sociale promossi da Onlus, Fondazioni e Associazioni Non Profit. Nel 2002 l’azienda ha costituito la Fondazione Vodafone, allo scopo di dedicare energie e risorse per contribuire a ridurre le disuguaglianze e le sofferenze in risposta alla crisi del welfare. A partire dal 2010 l’azienda ha rivisto la propria strategia di sostenibilità, creando il dipartimento di Sostenibilità e Fondazione. Il percorso ha portato all’identificazione di alcune aree considerate rilevanti per l’azienda e gli stakeholder di riferimento: l’evoluzione della tecnologia, le nuove frontiere della comunicazione digitale e l’aumentato interesse sul tema dell’uso responsabile e consapevole delle tecnologie, hanno portato l’azienda a decidere per i prossimi anni di focalizzarsi sul Digital Divide, sia culturale che geografico. La Sostenibilità e la Fondazione Vodafone si muovono in questa direzione, verso l’inclusione tecnologica, per superare il digital divide intrinseco nei disagi sociali ( mobile for good e mobile for social ), in particolare mediante tecnologie rivolte ai minori, agli anziani e apps destinate a cambiare il modo di vivere dell’intera comunità. Nell’ultimo anno la Fondazione Vodafone Italia ha interagito più strettamente che in passato con l’azienda e il suo business utilizzando la tecnologia mobile al servizio del sociale e delle realtà da essa finanziate. Un esempio, per noi molto importante, e’ dato da Vodafone Angel: il dispositivo che permette di allertare le forze dell’ordine e, tramite geolocalizzazione, di intervenire in modo tempestivo in aiuto alle vittime di stalking. Fondazione Vodafone Italia e il Ministero dell’Interno mettono a disposizione questo strumento per dare aiuto alle donne vittime di violenza, in modo da poter raggiungere una potenziale diffusione per 2.000 casi in Italia. E’ in corso la fase di sperimentazione di Vodafone Angel a Roma su un campione

di donne ad alto rischio di violenza segnalate da Fondazione Pangea, in collaborazione con la Questura di Roma per l’azione di pronto intervento. Vodafone Angel, e’ un servizio fornito attraverso un semplice telefono cellulare, per garantire il massimo della riservatezza. Il dispositivo attiva, contestualmente all’allerta, una registrazione audio dell’aggressione, in modo da poter costituire materiale probatorio per eventuali successive indagini. Andiamo molto fieri di questo progetto di riconosciuto successo, che ha anche recentemente vinto il premio Bellisario per il Germoglio d’oro. Vodafone Angel è un esempio emblematico ed apprezzato delle potenzialità sociali della telefonia mobile che fa parte di un più ampio impegno nella ricerca, nella sperimentazione e nell’applicazione dei più moderni sistemi per migliorare la vita delle persone. La Fondazione Vodafone Italia, che quest’anno giunge al suo decimo anno di attività, negli anni 20022012 ha finanziato 352 progetti, per un totale di 60,7 milioni di euro (al 31 marzo 2012). Il coinvolgimento dei clienti nelle attività della Fondazione e’ stato raggiunto grazie al nuovo programma “Ricarica Insieme”: il primo esempio concreto di come l’azienda e la Fondazione possano lavorare insieme in modo sinergico e fruttuoso, di come sia possibile coinvolgere i clienti nelle scelte più strategiche e di come questi contribuiscano volontariamente ai progetti. In concreto, si tratta di un nuovo taglio di ricarica da 20, di cui 19€ di traffico e 1€ di donazione a favore di un progetto per la cura dei giovani e dei bambini. In un’ottica di “matching grant”, per ogni euro donato dai clienti, la Fondazione ne aggiunge un altro, raddoppiando così il valore della donazione effettuata dal cliente. Per favorire la partecipazione e il coinvolgimento, a distanza di un mese dall’acquisto della ricarica, ogni cliente riceve un aggiornamento sullo stato della raccolta fondi. In meno di un anno sono stati raccolti oltre 4 milioni di euro per la cura dei bambini con il matching grant di Fondazione e puntiamo ad arrivare a 5 milioni per la conclusione della prima fase. Intanto, grazie al grande successo dell’iniziativa, che ha superato di gran lunga le nostre aspettative, la raccolta fondi continua e il programma ripartirà ad ottobre con nuove realtà associative finanziate.

Maria Cristina Ferradini

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I regali di Natale si possono fare tutto l’anno L’intervento di Giorgio Bernardini , direttore generale di Experidia Experidia è una società di consulenza e assistenza informatica di Milano fondata nel 2003 ed è composta di una decina di professionisti specializzati in vari ambiti dell’Information Technology. La squadra di “Experidiani”, come amiamo chiamarci a testimonianza della forte coesione tra di noi, si occupa sotto la mia guida di progettazione, assistenza e messa in opera di sistemi informativi, supportando le aziende nella formazione e gestione dei reparti IT - dall’help desk Management alla consulenza di direzione - affiancando le aziende nella pianificazione delle attività IT, fornendo consulenza e assistenza diretta dalla progettazione del cablaggio strutturato alla messa in sicurezza dei sistemi informativi passando per la pianificazione dei budget IT. Ogni anno, tra ottobre e dicembre, ci sono due scadenze ricorrenti che impegnano i pensieri miei e dei miei collaboratori: aiutare i clienti a pianificare la dismissione degli asset IT che dovranno essere sostituiti nel corso dell’anno successivo è il primo dei ‘mal di testa’. Lo scorso Dicembre coincideva con un periodo particolarmente denso di attività in tal senso. Una delle nostre squadre in particolare si stava proprio occupando di una massiva sostituzione di PC presso un cliente internazionale: una trentina di computer da sostituire e oltre cento da installare ex-novo. “Ma i computer sostituiti dove vanno buttati?” o “Chi possiamo chiamare per smaltirli?” sono le domande che spesso vengono rivolte a me e ai miei collaboratori. La dismissione di computer, come di altre apparecchiature elettroniche, è uno degli incubi ricorrenti delle grandi aziende. Dover spendere soldi ed energie per smaltire qualcosa è un concetto che si fa fatica a digerire, si sa, a maggior ragione quando queste macchine sono ancora funzionanti. I PC rotti sono spesso cannibalizzati dai tecnici per recuperarne i pezzi di ricambio e per ripararne altri ma la maggior parte delle volte si usa la strada più semplice che consiste nello stipare i vecchi computer in polverose cantine. E’ noto, infatti, che i computer, come i monitor e le altre apparecchiature debbano essere smaltiti con trattamento speciale, con tutto ciò che questo comporta dal punto di vista burocratico, organizzativo ed economico. Una vera seccatura per i CIO e gli IT Manager Italiani, che, di fatto, preferiscono rimandare il problema. L’altro impegno di Experidia tipico di quel periodo dell’anno, come per tante altre aziende aduse a questa pratica, è il pensiero dei regali di Natale a collaboratori, clienti e partner. Per diversi anni abbiamo contribuito a sostenere le cause di questa o quella Onlus, con scelte per lo più casuali o dettate dall’istinto, appagando il desiderio mio e dei miei soci nel contribuire all’impegno sociale ma senza un coinvolgimento diretto. Ed è proprio grazie a questo curioso binomio regali di Natale / Smaltimento PC che siamo venuti a contatto con il BITeB e la loro opera. Tutto nasce da un’idea regalo: perché non regalare ai nostri clienti il modo per non dover smaltire i computer ancora funzionanti che rischiano di occupare scaffali polverosi nelle cantine, per di più con quello che costa lo spazio? Cercando sul web gli unici risultati erano “Ritiri computer usati”, “Rigenerazioni com-

puter” e varianti sul tema: piccole aziende o trovarobe tecnologici che non fanno altro che farsi pagare per ritirare i computer ma non era però questo quello che cercavamo. La vera quadratura del cerchio c’è stata quando ci siamo imbattuti sul sito del Banco Informatico, Tecnologico e Biomedico e già leggendo i primi titoli e gli articoli, avevamo capito di aver trovato il giusto partner per questa impresa. Dopo una prima telefonata conoscitiva ho fissato un appuntamento con il responsabile per i rapporti con le aziende del BITeB, il dott. Paolo Galandra, che ci è venuto a trovare e con il quale abbiamo entusiasticamente condiviso e affinato la nostra idea. In un primo momento abbiamo anticipato il progetto con gli auguri Natalizi, destando da subito l’attenzione dei nostri clienti. Nei mesi successivi, insieme a tutti i consulenti di Experidia abbiamo fatto attività di “evangelizzazione” del progetto ai referenti presso i vari clienti. Il riscontro è stato fin da subito positivo. Due importanti multinazionali hanno aderito immediatamente mettendo a disposizione tra le due una cinquantina di computer funzionanti. Dopo una breve pianificazione con i reparti IT interni ai clienti, stilate le procedure che potessero soddisfare i requisiti di sicurezza in materia di cancellazione dei dati presenti su i vari PC, gli Experidiani hanno dato il proprio contributo al progetto gestendo presso la sede dei clienti tutte le attività di verifica e di funzionamento, occupandosi della cancellazione dati, della decespitazione e infine della consegna, liberando i propri clienti da questa incombenza - “una manna dal cielo, altro che regalo!” - è stato il commento dell’AD di una delle due aziende clienti coinvolte. Una bella soddisfazione, c’è da credermi sulla parola. Nel contempo i responsabili del BITeB sono stati direttamente presentati ai clienti che hanno aderito, dando a tutto il progetto una forma istituzionale e coinvolgente per tutti gli attori partecipi. Eravamo davvero felici quando abbiamo consegnato i primi computer. Tanto più se si pensa che quelle macchine fossero destinate a prendere polvere in qualche cantina o “al macero”. Con un piccolo contributo di tutti gli interessati si è potuto ottenere tantissimo. Noi abbiamo fatto un regalo vero, in linea con il nostro mondo, con la nostra missione e con i nostri principi. Il Banco gli ha distribuiti secondo le necessità dei progetti in essere i nostri clienti erano entusiasti nel poter riportare ai propri capi di aver potuto prendere due piccioni con una fava: liberare i propri scaffali e nel contempo aver contribuito al processo di alfabetizzazione informatica dei meno fortunati. Come si suole dire: se sono tutti contenti è un buon affare! Vorremmo poter fare di più, lavorando per allargare le adesioni, coinvolgendo anche le aziende amiche con cui collaboriamo, nella speranza che diventino anche loro “ambasciatori” di questa idea nella coscienza che non si deve necessariamente spendere del denaro per far del bene, basta solo un po’ di buona volontà. I regali di Natale si possono fare tutto l’anno.

NOTIZIE DALLA PRATERIA

Il Welfare che cambia. Centralità della persona o della famiglia? Al forum del Terzo Settore lombardo si è discusso del passaggio da “centralità della famiglia” nel nuovo welfare e”centralità della persona”. E’ un passo deciso verso la smobilitazione della famiglia come nucleo della prima socialità umana. La crisi della famiglia, della natalità, il boom dei divorzi, l’incapacità di unità delle famiglie civili o religiose a restare unite per più di qualche anno, spinge politici e professionisti del sociale ad azzerare ogni tendenza di ricostruzione della famiglia naturale. Si privilegia un uso dettato dalla moda della libertà del singolo di fare ciò che gli pare e piace. Una assenza di cultura sulla famiglia, ha prima sciolto i vincoli di unità matrimoniale con il divorzio – i casi pietosi hanno generato la prima scuola della pietà sentimentale – poi con l’aborto altri casi pietosi hanno imposto a tutti un secondo livello di utilitarismo individuale e ci sono andati di mezzo i bambini. I cattolici, spingendo sulla famiglia, nucleo di bene comune, hanno valorizzato nel tempo la persona, l’educazione e la tradizione buona che si tramanda. I figli, considerati una “benedizione” hanno trovato persone che nel sacrificio si sono impegnate ad allevarli e guidarli. E là dove non giungevano loro, c’era una rete sussidiaria che li ha sostenuti. Pure con errori e tante incongruenze. Ma ora gli errori non sono diventati orrori? Senza famiglia, o con una famiglia improvvisata dalla istintività: nascono coppie di gay con la pretesa di educare in modo sano, coppie di fatto che temono il matrimonio e la certezza del legame diffidenti verso il matrimonio temuto per un pessimismo verso l’uomo, l’amore e la responsabilità davanti al sacrificio. Ci aggiungiamo la tecnologia: social network meglio che i consigli paterni o materni; internet per porgere domande nel nulla del mare della rete. Apparenza. Virtualità delle relazioni. Infine assenza e solitudine. La persona al centro di cosa? Di tutto il desiderabile e l’impossibile. Preda del grande gestore: lo Stato. Una persona senza legami ricorda le immagini delle scuole di Pol Pot. La polverizzazione dell’io e la virtualità. Quale società di persone può nascere? Eppure è nel DNA di ogni persona cercare legami umani stabili. Ma proprio da questo DNA iscritto nell’animo umano risorgerà un bisogno irrinunciabile, una esigenza fortissima di impegnare la libertà umana nella viva relazione con altre persone. Finirà il tempo della apparenza e della moda. Finiranno gli atti dello Stato Padrone che attraverso un malsano principio di libertà, se da una parte scioglie i vincoli, dall’altra uccide il senso della libertà umana, tesa al destino anche con sacrificio. Finirà la forza della lobby gay di imporre modelli culturali . Finirà perché è l’io di ogni uomo che chiede di corrispondere alla natura della sua identità originale. Ora in un paese di vecchi, emarginati, che sembrano disturbare la società dei gaudenti e degli evergreen, risorgerà la ragione umana, che interrogandosi sul destino, deciderà che il cambiamento dall’apparenza al reale è urgente. E’ anche l’unica possibilità di gusto di vivere, corrispondenza del cuore umano, grande promessa di una mondo che cambia.

Giorgio Bernardini, Direttore Generale e socio fondatore di Experidia Srl

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La Fondazione Don Gnocchi nel Mondo I progetti di Cooperazione Internazionale sono caratterizzati dal focus sulla riabilitazione. Non solo in senso clinico Agire per la cura e la riabilitazione integrale della persona con disabilità anche al di fuori dei confini nazionali è stata una costante all’interno della Fondazione Don Carlo Gnocchi, ente Non Profit istituito nel secondo dopoguerra per l’assistenza ai mutilatini, oggi impegnato in Italia al servizio dei più fragili (disabili, anziani non autosufficienti, malati terminali, pazienti in stato vegetativo ecc.), con 28 Centri raggruppati in otto Poli territoriali attivi in nove regioni, con quasi 4 mila posti-letto ed oltre 5 mila operatori. Nel 2001 la Fondazione ottiene il riconoscimento ufficiale quale Organizzazione Non Governativa (ONG) da parte della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri, acquisendo l’idoneità per realizzare programmi a breve e medio periodo nei Paesi in Via di Sviluppo e per svolgere attività di formazione in loco a cittadini. La Fondazione mette al servizio delle popolazioni più svantaggiate le proprie conoscenze, competenze ed esperienze acquisite in sessant’anni di attività, operando quindi in particolare nei contesti delle mutilazioni di guerra e delle disabilità congenite o acquisite secondo tre direttrici principali: • miglioramento delle condizioni sanitarie della popolazione, in particolare dei bambini • maggiore dignità e qualità di vita per le persone con disabilità • formazione del personale sani-

tario e parasanitario locale. Gli interventi di cooperazione internazionale sono caratterizzati dal focus posto sulla riabilitazione intesa non solo in senso clinico ma globale, nei suoi aspetti riguardanti quindi anche l’ambito formativo, sociale e di inclusione all’interno della comunità. Attualmente la Fondazione è impegnata a consolidare e perfezionare i propri interventi di tipo formativo in ambito sociale, sanitario e assistenziale a Siroki Brijeg (Bosnia-Erzegovina), San Lorenzo (Ecuador), Rilima (Rwanda) e Makeni (Sierra Leone) ed analizzare contemporaneamente l’avvio di nuovi progetti in altri Paesi in Via di Sviluppo (PVS). In Italia la Fondazione realizza dal 2003 il Programma Ospitalità, che accoglie per cure chirurgiche e riabilitative bambini cardiopatici provenienti da PVS. Inoltre nei Centri della Fondazione si svolgono attività di sensibilizzazione alla dimensione della cooperazione allo sviluppo, collaborando in questo ambito con istituzioni accademiche, ecclesiali e della società civile nazionali ed internazionali. In quasi sessant’anni di attività, la Fondazione Don Gnocchi ha accumulato un bagaglio di esperienze, know-how ed innovazioni tecniche tale da accreditarla come ente leader nel settore sul territorio italiano. Da questo background peculiare prende forza e qualità l’attività dell’ONG nei PVS. Ogni

anno più di 2.100 persone disabili beneficiano dei servizi offerti dalla Fondazione nei paesi in via di sviluppo e circa 120 tecnici e professionisti dell’area sanitaria e socio-assistenziale ricevono formazione specializzata. L’attività di cooperazione internazionale della Fondazione Don Gnocchi viene portata avanti soprattutto perché sussiste la generosa collaborazione di tanti amici della baracca. Un esempio di collaborazione è quella in corso con Biteb nell’ambito della realizzazione di un progetto di gemellaggio cofinanziato dalla Regione Lombardia in supporto all’Holy Spirit Hospital di Makeni, Sierra Leone. Il progetto “Sostegno e rafforzamento delle attività di diagnostica, e telemedicina e relativa formazione degli operatori di riferimento” si propone di fornire apparecchiature per la diagnosi, anche di malattie cardiovascolari; attivazione di teleconferenze/sessioni di apprendimento a distanza; aumentare la capacità operativa nella diagnostica per immagini, di laboratorio ed elettrofisiologiche e della telemedicina.

Il sostegno del BITeB All’interno di questo quadro complessivo si inserisce la fornitura di cinque computer portatili inviati in Sierra Leone – Makeni tramite i volontari dipendenti della Fondazione Don Gnocchi. La loro destinazione è: 1. Reparto di chirurgia – in particolare per inventari di attrezzature, materiali e consumabili di riferimento 2. Laboratorio di analisi 3. Radiologia 4. Accettazione e registrazione pazienti 5. Guest house Fondazione Don Carlo Gnocchi a disposizione per le missioni chirurgiche e formative nell’ambito dei progetti della Fondazione stessa in supporto all’Holy Spirit Hospital

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Quanta “Gioia” in Madadascar Dieci PC alla nuova scuola per infermieridi Ambanja. Frequentata da 150 studenti L’Associazione Hafaliana – La Gioia Onlus, che prende il nome dalla omonima Associazione Hafaliana (che significa appunto “Gioia” in malgascio) fondata da padre Stefano Scaringella in Madagascar, nasce il 3 giugno 2010 a seguito dell’incontro, e dalla amicizia che ne è poi nata, tra il padre e un gruppo di amici cattolici italiani, tra i quali vi è un medico. L’Associazione ha lo scopo di aiutare il padre in un’ amicizia operativa: da un lato si sta sviluppando un’attività di raccolta dei fondi necessari per co-sostenere la sua opera, e dall’altro si sta creando un gruppo di medici che lo aiuteranno nella creazione di un nuovo reparto di otorinolaringoiatria e di cardiochirurgia. Padre Stefano Scaringella nasce a Roma nel 1948. Entra in seminario presso l’Ordine dei Frati Cappuccini all’età di 13 anni. Il 30 aprile 1973 diventa sacerdote. Il suo desiderio è di diventare missionario. Per questo scopo intraprende gli studi di medicina presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e nel 1980 consegue la laurea in Medicina e Chirurgia. Nel 1983 viene inviato al lebbrosario che l’Ordine ha in Madagascar ad Ambanja, cittadina situata nel nord dell’isola. Da allora e sino a oggi Padre Stefano esercita lì la sua missione di sacerdote e medico. Il lebbrosario viene chiuso pochi anni dopo e padre Stefano continua a curare i malati presso l’ambulatorio di prima accoglienza e pronto soccorso Clinique Saint Damien, da lui stesso fondato. Nel 1988 padre Stefano trasforma l’ambulatorio nel Centre Medico – Chirurgical Saint Damien, che offre servizi gratuiti ai malati provenienti dall’area nord del Madagascar su di un territorio che si sviluppa per 250 km a nord di Ambanja sino alla città di Diego Suarez (Antsiranana) e per 200 km a sud sino alla città di Antsohihy. Il Centro Medico, che opera in

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un bacino d’utenza di circa 500.000 persone, tratta circa 60.000 pazienti l’anno, con 15.000 ospedalizzazioni, 30.000 esami di laboratorio, 3.000 interventi chirurgici di cui il 10% sono interventi cesarei. All’interno della struttura, oltre a padre Stefano, lavorano 9 medici (2 generici, 4 chirurghi, 2 dentisti e 1 pediatra) e 3 anestesisti di origine malgascia, 28 infermieri, 7 persone amministrative e 66 di supporto. Secondo il Ministero della Sanità della salute del Madagascar si calcola che se nella regione venisse meno l’attività del centro si avrebbero circa 1.000 morti in più ogni anno nella zona di riferimento del Centro Medico. Il 21 febbraio 1994 Padre Stefano Scaringella fonda l’Associazione Hafaliana di Ambanja con lo scopo di supportare l’attività di educazione e assistenza medico-sanitaria alla popolazione locale, di formazione di personale locale alle attività sanitarie e di sostegno all’infanzia abbandonata. Padre Stefano ha riaperto nel 2003, grazie ad un finanziamento della C.E.I., una scuola per infermieri, frequentata da 150 studenti malgasci. Gli studenti conseguono un diploma statale. E’ proprio per questo progetto che Hafaliana ha richiesto i PC al BITeB. Lo Stato Malgascio si fa carico unicamente del pagamento degli stipendi dei docenti. Tutto il resto, libri, quaderni, penne e matite, banchi e attrezzatura scolastica in genere, sono finanziate da padre Stefano. E’ desiderio del padre, per rimanere al passo con i tempi, di dotare la scuola di un numero di un computer sufficienti a soddisfare le esigenze di studio e di connessione a internet degli studenti. I primi 10 computer sono arrivati il mese scorso ad Ambanja e si sta procedendo alla loro istallazione. E’ possibile immaginare quale gioia abbiano provato gli studenti al ricevimento dei computer!

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Bari: un “quartiere” in movimento Intervista ad Angelo Villani, coordinatore del progetto “San Paolo Social Network” Angelo Villani è coordinatore di un importante progetto per il rilancio di un quartiere disagiato della periferia di Bari: il San Paolo. Un progetto innovativo e “inatteso”. Si dibatte ormai da tempo in Italia sul tema della responsabilità sociale delle imprese: come valuta la relazione tra profit e Non Profit da questo punto di vista? Il tema della responsabilità sociale delle imprese (CSR) è di difficile decifrazione in Italia. Forse anche a causa della crisi economica e delle difficoltà che le imprese stanno vivendo ormai da diversi anni, sembra che negli ultimi tempi sia in qualche modo retrocesso sullo sfondo. La ragione è che forse in Italia il concetto è stato declinato più sotto forma di aiuto solidaristico delle imprese alle persone in difficoltà che mettendo in luce la sua vera natura di strumento per promuovere lo sviluppo armonico e complessivo delle comunità in cui le stesse imprese operano. La CSR, in sostanza, è stata vista più come una forma sui generis di “riparazione” che come un “investimento” lungimirante nella collettività di cui anche l’impresa fa parte. Le teorie economiche, però, dimostrano che le imprese che superano meglio le fasi negative di mercato sono quelle che conservano la propria capacità di investire nell’innovazione e nello sviluppo. Nel caso della CSR, l’investimento di cui parliamo è nell’innovazione sociale, nella ricerca di modelli di partecipazione, di inclusione, di superamento delle barriere che non permettono a gruppi o a singoli cittadini di godere dei propri diritti, manifestare e coltivare il proprio talento, raggiungere gradi di istruzione superiore o beneficiare di servizi di qualità più elevata. Un luogo con una collettività più coesa, con migliori servizi e istruzione, con più elevato tasso di legalità, è tendenzialmente un posto in cui anche le imprese lavorano meglio e più proficuamente. In questo scenario - parlo in termini generali - il Non Profit italiano sconta spesso una scarsa organizzazione dovuta a mezzi economici limitati e a una visione parziale del proprio ruolo. Abbiamo inseguito in Italia - per varie ragioni, anche culturali - una rappresentazione “pauperistica” e scarsamente manageriale del Non Profit. Anche la visione generale ne ha risentito: le imprese sono spesso percepite (e si percepiscono) come finanziatori, piuttosto che come soggetti partecipi di un cambiamento che resta possibile solo se condiviso. Si pone più attenzione sul fatto di dare e di ricevere che sulla ideazione di strategie comuni per progredire insieme. Le eccezioni più significative sono rap-

presentate da quei casi in cui le imprese non si limitano a finanziare, ma si offrono come soggetti attivi per promuovere attraverso le proprie competenze, risorse umane, idealità, un cambiamento generale del contesto in cui operano. Il progetto San Paolo Social Network (SPSN) è attivo da circa un anno. Qual è il suo significato e la sua potenzialità per una città come Bari? SPSN è un laboratorio urbano di grande interesse, che si sta proponendo come qualcosa di innovativo e - in una certa misura - di inatteso. E’ un insieme integrato di 54 diverse azioni rivolte alla comunità del quartiere San Paolo di Bari, uno dei più complessi della città, finanziato dalla Fondazione con il Sud con l’intento di promuovere lo sviluppo locale in alcune specifiche aree dell’Italia meridionale. Il progetto agisce integrando le azioni di welfare più tradizionali con attività più innovative, che puntano decisamente sulle nuove tecnologie e sulla comunicazione come vettore di inclusione e di emancipazione dal bisogno. L’idea è quella di non replicare all’infinito servizi che già esistono, ma di promuovere l’auto-organizzazione dei cittadini per raggiungere migliori livelli di aggregazione, istruzione, educazione, occupazione e benessere. Il progetto nasce da una partnership molto estesa di 31 soggetti pubblici e privati, cosa di per sé già abbastanza rara per il nostro contesto. In questi mesi, però, SPSN sta dimostrando una forza di attrazione e inclusione non comune: grazie alla partecipazione dei cittadini e al confronto con il Terzo Settore, dal progetto stanno gemmando in continuazione iniziative e collaborazioni non previste, attività nuove e ulteriori che rappresentano una dimostrazione di come basti poco ad una

comunità viva per trovare strade autonome di crescita e di risposta ai bisogni comuni. Quando abbiamo progettato questo intervento ci siamo chiesti più volte se non eravamo forse un po’ troppo ambiziosi: oltre 50 azioni per 5.000 utenti ci sembravano un traguardo difficile da raggiungere. Siamo stati fortunatamente smentiti dai fatti. Cito un solo dato esemplificativo, per spiegarmi: il progetto prevedeva la creazione del primo orto sociale del quartiere, per promuovere l’aggregazione di bambini, famiglie, anziani e per porre il tema dell’alimentazione e del rispetto dell’ambiente e della legalità. Lo abbiamo inaugurato lo scorso 22 maggio, con una bella giornata di festa. Quello che non ci aspettavamo era di ricevere numerose richieste da cittadini, parrocchie, interi condominii, che ci hanno proposto di diventare promotori di altri orti: alla fine, ne abbiamo messi in cantiere altri tre entro la fine dell’anno e dall’orto sociale siamo passati a concepire un progetto diverso, quello dell’orto diffuso da affidare all’organizzazione e alle cure di gruppi di cittadini che vogliono contribuire in prima persona a migliorare la vivibilità del proprio quartiere. Qual è il ruolo della tecnologia in un progetto come il vostro? Tra le collaborazioni più felici e rilevanti, maturate quando il progetto era già stato avviato, c’è quella con il Banco Informatico, con il quale abbiamo stabilito un rapporto stabile e straordinariamente costruttivo: quasi tutta la dotazione tecnologica della sede del nostro progetto è fornita dal BITeB. Inoltre, lo scorso febbraio abbiamo ospitato un incontro di promozione delle attività del Banco, per la prima volta in Puglia. La tecnologia è per noi un fondamentale strumento di inclusione, poiché essa permette di

comunicare, di affacciarsi al mondo, di comprenderlo un po’ meglio. Permette anche a tutti di partecipare al progetto valutandone i risultati, di esercitare il diritto di critica e di controllo sul nostro operato. Non c’è sviluppo possibile senza democrazia e partecipazione. Non c’è democrazia senza controllo e senza trasparenza. La tecnologia ci aiuta anche in questo: nell’essere trasparenti e nel porci nelle condizioni di essere giudicati e valutati da tutti coloro che vogliono farlo. Quali sono le prossime tappe del progetto e quale evoluzione avete in mente? Il progetto è ormai a regime e sta seguendo pienamente la tabella di marcia. Sappiamo che la sfida più importante che ci aspetta è quella di non sparire alla sua conclusione, ma di trovare idee e risorse per la sua prosecuzione. Per farlo, abbiamo la necessità di confrontarci con un contesto sociale ed economico che mette i Comuni nella sostanziale impossibilità di investire risorse: siamo in una fase in cui intravediamo una forma di “welfare senza Stato” abbastanza preoccupante. Senza rinunciare all’esercizio di critica rispetto a questo tipo di scelte politiche, dobbiamo però nel frattempo immaginare in fretta forme nuove e creative che vengano dal basso. Una di esse, quella che ci sembra la più ragionevole ed attuabile nel breve periodo, è di creare una o più imprese sociali che finanzino le attività di SPSN con i loro proventi e la creazione di una fondazione di comunità. La fondazione finanzierebbe e gestirebbe le attività sociali e sarebbe finanziata dai proventi delle attività imprenditoriali. Stiamo discutendo di questa possibilità con i cittadini del quartiere e prevediamo di arrivare ad una sua compiuta definizione entro l’estate.

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SPECIALE CONVEGNO ROMA - 9 LUGLIO 2012

Lunedì 9 luglio, presso la Sala Mappamondo della Camera dei Deputati a Roma, si è svolto un convegno dal titolo “La Tecnologia Solidale”. Organizzato dal deputato Antonio Palmieri, dal Banco Informatico Tecnologico e Biomedico e da Techsoup, in collaborazione con l’associazione culturale “Il cortile”, il club “L’inguaribile voglìa di vivere” e Techeconomy.it, il convegno ha visto la partecipazione di numerosi operatori del settore. Nel corso della prima sessione “Non Profit e imprese tecnologiche: un’alleanza che fa crescere tutti” sono intervenuti: Stefano Sala, Presidente BITeB; Roberta Cocco, Direttore CSR Microsoft; Dara Wrestling, Vice President Development TechSoup Global; Angelo Villani, Responsabile Progetto San Paolo Social Network; Maria Cristina Farioli, Director Business and Innovation Development IBM e Saverio Tridico, Direttore Affari Pubblici e Legali Vodafone Italia. In seguito, ha aperto la seconda sessione “La tecnologia solidale possibile: esperienze e iniziative che migliorano la vita”, Mario Calderini, Consigliere del ministro dell’Istruzione, Coordinatore del gruppo di lavoro Smart Communities nella cabina di regia per l’Agenda Digitale. A cui sono seguite le relazioni di: Roberto Scano, International Webmasters Association, Consorzio W3C; Stefano Epifani, Fondatore e Chief Editor Techeconomy.it; Gian Battista Parigi, Presidente Centro per la Cooperazione Internazionale dell’Università di Pavia; Roberto Bonu, Presidente Web Italia onlus; Ivan Venturi, Presidente Ticonblu; Roberto Vitali, Villagefood.it, Roberto Basso e Fabrizio Trentin, Fondatori Shinynote.com. I lavori si sono conclusi con l’intervento di Antonio Tajani, Vicepresidente della Commissione europea e commissario europeo per l’industria e l’imprenditoria.

La tecnologia solidale va in Parlamento

Idee, storie, provocazioni dal mondo Profit e Non Profit. Perchè anche la politica può fare la sua parte

Il BITeB e TechSoup, un incontro che ha dato ottimi frutti

Com’ è nato il convegno

Il racconto di come è nato il Banco Informatico Tecnologico e Biomedico affascina sempre l’ascoltatore della prima ora e – confesso – un po’ di emozione la regala anche a chi lo conosce quasi a memoria. L’intervento post calamità della società diretta da Stefano Sala presso un grosso cliente, il salvataggio dati da migliaia di pc, il dono dell’hardware ormai non più in uso; poi l’incontro di Sala con un missionario in Perù e la scintilla: posso mandare questi pc ai giovani che studiano in quel Paese. Tutto è cominciato così e oggi il BITeB può dire, non senza un pizzico d’orgoglio, di aver risposto a un bisogno di migliaia e migliaia di organizzazioni. E di averlo fatto puntando sempre all’eccellenza, perché “il lavoro nel Non Profit deve tendere alla perfezione come nel Profit, dando prodotti che lascino a bocca aperta che li riceve”. Che cosa chiede il BITeB alla politica? “Siamo in tempi di crisi e ci sono poche risorse finanziarie” ha detto Sala. Lo Stato spesso non riesce a comprare i pc nuovi alle scuole. Perché allora non rifornirle con i computer ricondizionati dal BITeB, risparmiando così risorse da destinare ad altri scopi? La solidarietà non è fatta solo di denaro, ma anche di beni e servizi. Nel 2010 il BITeB ha lanciato in Italia il programma di donazione TechSoup che consente di ottenere hardware e software di Cisco, Microsoft, Symantec e Sap solamente con un rimborso spese pari al 4% del valore commerciale dei prodotti . Il mondo di TechSoup è stato descritto con grande efficacia da Mrs. Dara Westling, Vice President di TechSoup Global, che ha reso l’idea di come le nuove

Il Convegno “Tecnologia Solidale” di Roma nasce, come ha premesso lo stesso On.Palmieri, dalla casualità e da una amicizia. Non è infrequente che amici si incontrino sotto casa e si dicano i fatti personali che accadono nella propria professione. Anche in questa occasione due amici, anzi, due amici e vicini di casa, raccontandosi della propria vita professionale, hanno immaginato una possibile azione comune. Entrambi appassionati di tecnologia, hanno pensato che fosse giunto il momento di porre il tema della “tecnologia solidale” in modo più adeguato alle attuali cicostanze. Si parla di crisi, si dicono tante cose su come superarla. In quella occasione l’avventura del Banco Informatico (BITeB) e l’azione di Palmieri nella commissione parlamentare che si occupa di Agenda Digitale potevano risvegliare un dibattito. E ancora: mostrare una diversa opportunità presente nel nostro mercato, che poteva da subito trovare ampia utilità alla vita del Terzo Settore. Il Non Profit fatica a vivere con tanti tagli di bilancio nella Pubblica Amministrazione. Poteva però attraverso una testimonianza, o un complesso di iniziative dall’Italia e dall’estero verificare che ci sono opportunità inesplorate. Ad esempio il Network Techsoup, o siti dedicati alla raccolta fondi. Ed infine le molte inziative di Responsabilità Sociale di Aziende multinazionali. Così, da una semplice constatazione, si è passati alla verifica della fattibilità. Il Convegno di Roma nasce in questo modo. Bruno Calchera

tecnologie, soprattutto di comunicazione, stiano cambiando velocemente (in meglio) la vita di tutti, anche delle persone più povere che erano rimaste escluse da innovazioni precedenti: un esempio per tutti è il telefono cellulare, che diversamente dal fisso è oggi accessibile davvero a tutti gli strati di popolazione, anche nei Paesi meno sviluppati. Nel mondo ci sono 10 milioni di organizzazioni Non Profit, ha spiegato la Westling, che contribuiscono al prodotto interno lordo mondiale per il 5% circa, una cifra davvero rilevante. Ben 175mila di queste organizzazioni hanno beneficiato dei prodotti tecnologici offerti da TechSoup in 39 Paesi, attraverso 70 partner donatori. Particolare impulso hanno dato Microsoft e Cisco, ma tutte le aziende più importanti del settore IT sono partner, anche se non in tutti i Paesi dove TechSoup è presente. In Europa, TechSoup è cresciuta molto negli ultimi anni, arrivando a presidiare 17 Paesi attraverso partners locali, e con 2 uffici di rappresentanza in Polonia e nel Regno Unito. Tutti gli operatori si confrontano costantemente attraverso incontri mensili, naturalmente…virtuali. Il 2013 sarà per TechSoup l’anno decisivo per testare le potenzialità del cloud computing nell’universo Non Profit. E’ già in corso una ricerca i cui risultati saranno diffusi a breve, ma per l’Italia, ha anticipato la Westling, si è rilevata una predisposizione superiore alla media europea. Il nostro Paese che conta già 500 beneficiari di prodotti e 1500 realtà accreditate a ricevere.

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SPECIALE CONVEGNO ROMA - 9 LUGLIO 2012

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Il messaggio di Maurizio Lupi, Vice Presidente della Camera dei Deputati.

“Desidero ringraziare il collega ed amico on. Antonio Palmeri e BITeB per aver organizzato questo convegno. Un impegno imprevisto mi impedisce di essere presente ad aprire i vostri lavori, ma ho voluto ugualmente inviare un mio breve saluto. A dire li vero, più che di un saluto si tratta di un plauso e di un ringraziamento. Se penso a quanto della nostra vita quotidiana sia cambiato da quando ho iniziato assieme ad Antonio Palmieri la mia avventura Parlamentare nel 2001 rimango incredulo. Le nuove tecnologie, la rapidità dello sviluppo cui abbiamo assistito lascia davvero senza fiato. Al contempo, specie oggi sperimentando in prima persona alcuni strumenti come i social network, mi accordo di quanto e quanti subiscano la tecnologia rimanendone schiavi, o peggio percorrendo una deriva che porta ad una paradossale perdita di libertà ed aumento della omologazione. L’assenza di giudizio, di capacità critica sono spesso descritti come originalità e sincerità di fondo. Ma non lo sono. La tecnologia è uno strumento e come tale va presa. Non rappresenta certo uno scopo! Ciò che da tempo memorabile sta facendo l’on. Palmieri è quindi ancor più prezioso, sia nello studio sia nell’applicazione delle nuove tecnologie alla vita politica, senza mai perdere la capacita di giudizio, di critica e consapevole dei tanti pregi, ma anche dei limiti che le nuove tecnologie fanno registrare. Con il convegno di oggi compite un ulteriore passo, che ha elementi paradigmatici di ciò che la politica deve svolgere. La presentazione di esperienze, di casi, di modelli nei quali possa emergere il “lato B” dell’Agenda Digitale deve esse letto come la più importante azione sia di informazione sia di vera politica. Evidenziare che attraverso la tecnologia solidale sia possibile rendere migliore la vita di persone in difficoltà non è quindi un “affare privato”, ma rappresenta il primo e principale compito della politica. La ricchezza di esperienza, di cittadini che si adoperano per risponde in prima persona ad un bisogno che incontrano è qualche cosa di cui chi ha la responsabilità della cosa pubblica non può non tenere conto. Mi auguro che davvero quella di oggi sia una tappa di un percorso che, se pur ricco di ostacoli, possa essere senza sosta.” SEGUE

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Non Profit e imprese tecnologiche: un’alleanza che fa crescere tutti Roberta Cocco, Direttore CSR di Microsoft Italia, ha spiegato come l’attività di Responsabilità Sociale d’Impresa di Microsoft è strettamente connessa al business: aiutare attraverso la tecnologia. Microsoft fa il suo mestiere, proporre tecnologia utile; per far sì che la tecnologia stessa diventi attivatore di progetti sociali, chiede aiuto a organizzazioni partner sul territorio, sia Profit e Non Profit. Dopo la grande occasione dell’NGO DAY Microsoft ha dimostrato la sua profonda attenzione al tema della Responsabilità Sociale attraverso la donazione di software alle Non Profit. Un programma ambizioso che trova già testimonianze.Un esempio per tutti: la formazione per il reinserimento al lavoro di persone escluse. Secondo Maria Cristina Farioli, Director Business and Innovation Development IBM Italia, è importante dare non solo la tecnologia, ma anche le competenze necessarie a usare la tech ricevuta in dono. In proposito, per il centenario di IBM, nel 2011, a ogni dipendente nel mondo è stato chiesto di donare ore di volontariato a iniziative Non Profit, raccogliendo 3 milioni e 200 ore. “Mi sta molto a cuore citare un’iniziativa particolare, il “world community grid” ha raccontato la Farioli. “I pc degli uffici aziendali sono inutilizzati nel momento in cui ogni dipendente è in pausa per bere il caffè o per il pranzo. La capacità di calcolo inutilizzata è stata catturata, trasformata in un’unica capacità e messa al servizio di progetti Non Profit (ad esempio la ricerca su neuroblastoma infantile) che necessitano di molti calcoli. Un milione e 700mila pc sono stati collegati a questa community”. Secondo Saverio Tridico, Direttore Affari Pubblici e Legali di Vodafone Italia, “mettere la sostenibilità al centro della politica industriale significa sempre di più attingere alle risorse professionali dell’impresa. Per Vodafone, a 10 anni dalla nascita della Fondazione Vodafo-

ne Italia, e con oltre 60 milioni di euro investiti a favore dell’inclusione sociale, questo significa mettere la nostra tecnologia e la nostra esperienza al servizio dei bisogni sociali. Come nel caso del progetto Vodafone Angel che garantisce soccorso immediato alle donne vittime di stalking. L’Agenda Digitale – ha concluso Tridico - rappresenta un’opportunità di far confluire le esperienze delle imprese con un più ampio interesse collettivo, con uno sguardo di lungo periodo, per dotare il Paese di un’infrastruttura di telecomunicazioni moderna e per superare il divario digitale, anche culturale”. Tutte d’accordo le tre aziende Profit intervenute, sul fatto che nel sociale non bisogna essere concorrenti ma alleati. E alla politica le aziende chiedono soprattutto una cosa: aiutare il Terzo Settore a convogliare le buone pratiche locali in iniziative comuni e condivise. Un esempio? Un programma di recupero attrezzature informatiche a livello nazionale, che faccia convergere le iniziative locali fornendo standard operativi comuni. Angelo Villani, responsabile del progetto San Paolo Social Network, ha fatto ben comprendere come una risposta attuale ai bisogni delle persone in difficoltà non possa prescindere dall’uso dell’ informatica, sia per insegnare competenze (dalla grafica 3d alla radio digitale), sia per rendere trasparenti tutte le iniziative, utilizzando il web. Da un anno e mezzo il progetto San Paolo Social Network è attivo in un quartiere difficile di Bari, dove ha coinvolto 31 realtà, pubbliche e private. E’ il riscatto di un territorio che trova nella coesione di realtà non lucrative lo strumento nel quale la popolazione troverà spazio per rinnovare fatti e situazioni di umanizzazione di cui il popolo sente il bisogno. Si tratta di scolarizzazione, di formazione e di ricerca di occupazione. Ma anche di attività commerciale e di socializzazione di spazi comuni.

SPECIALE CONVEGNO ROMA - 9 LUGLIO 2012 Agenda digitale e solidarietà, come la tecnologia migliora la vita delle persone

FINE

Il Governo è stato rappresentato all’incontro da Mario Calderini, consigliere del Ministro dell’Istruzione e coordinatore del gruppo di lavoro Smart Communities nella cabina di regia per l’Agenda Digitale, il programma che all’interno delle linee guida europee dovrà potenziare le risorse tecnologiche italiane, soprattutto di comunicazione. Il Governo, ha spiegato Calderini, ha scelto di concentrare quasi tutte le risorse sul progetto “smart cities”, ovvero città intelligenti, con l’obiettivo di mettere i cittadini in condizione di muoversi e utilizzare al meglio i servizi del territorio, grazie all’informazione sulla loro esistenza, sul loro funzionamento ed accessibilità. L’obiettivo sarà perseguito innanzitutto con due bandi di ricerca dedicati alle imprese, alle pubbliche amministrazioni, ma anche a persone singole, che finanzieranno progetti di innovazione sociale. Gli spunti su cui lavorare non sono mancati nella seconda sessione dell’incontro, che ha visto “sfilare” numerose proposte da parte degli esponenti della società civile. Roberto Scano, rappresentante dell’ International Webmasters Association e del Consorzio W3C, nonché tra i pionieri dell’accessibilità sul web, ha fatto notare che pur in presenza di tante belle iniziative in giro per l’Italia, magari premiate e pluripremiate, manca un soggetto che le renda visibili a tutti permettendo così di replicarle e innescare progetti di cambiamento generalizzati: e questo soggetto non può essere che la politica. La pubblica amministrazione, ancora oggi, usa troppo la carta, il telefono e troppo poco il web per comunicare con i cittadini: forse perché non è ancora evidente quale beneficio derivi dal cambiare strumento. Stefano Epifani, docente universitario e fondatore di Techeconomy.it, ha parlato provocatoriamente di “sociale per la tecnologia, anziché tecnologia per il sociale” nel senso che in Italia la tecnologia è ancora troppo poco diffusa per poter diventare strumento di solidarietà. Prima di tutto, dunque, bisogna diffondere la tecnologia in sé, ma con in mente un’idea precisa di quale Italia vogliamo per i nostri figli. La generazione oggi adulta è l’unica a poter capire le potenzialità della tecnologia, perché ha vissuto senza; i nostri figli, “nativi digitali”, ne sono utenti abili, ma spesso inconsapevoli”. Anche il Terzo Settore, pur meritevole ed entusiasta nel proprio agire, fatica a lasciarsi pervadere dalla conoscenza, dall’innovazione, ha fatto notare Roberto Basso, fondatore di Shinynote. com, sito di crowd funding, ovvero di raccolta fondi popolare attraverso il web. “Con la nostra iniziativa proviamo a portare nel Terzo Settore le logiche partecipative del web 2.0 e a far capire quanto siano utili: su Shinynote, infatti, ogni progetto sociale meritevole può conquistarsi prima l’interesse, poi la fiducia delle persone, fino a convincerle a investire il proprio denaro per sostenerlo. E perché non raccogliere, oltre che soldi, pc ricondizionati o software, attraverso il BITeB?” Un altro esempio interessante di come l’innovazione possa servire una buona causa sono i videogiochi cosiddetti “seri”, ideati da Ivan Venturi, presidente della società Ticonblu.

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Sono videogiochi divertenti ma a tema etico: invece del calcio o delle corse in moto, simulano situazioni educative: cittadinanza stradale, commercio equo e solidale, trattamento della dislessia, quest’ultimo destinato agli insegnanti. Roberto Vitali, persona disabile egli stesso, ha presentato il sito VillageForAll.it, ovvero il turismo accessibile controllato e verificato di persona:. Non solo per chi è in carrozzina, secondo uno stereotipo troppo diffuso, ma anche per gli anziani e le famiglie con bimbi piccoli. Un tema sempre sottaciuto e che rivela un tipo di cultura innovativa. La verifica è fondamentale: ad esempio, gli scivoli per disabili non sono tutti uguali: quelli corti e ripidi come un passo carraio valgono molto meno. “Noi non valutiamo solo un albergo, ma un contesto di vacanza: trasporti, spiaggia, ristoranti e così via” ha precisato Vitali. “Essere veramente accessibili aprirebbe alle strutture turistiche un grande mercato: 27 milioni sono i clienti potenziali in Europa. Dunque in questo caso la responsabilità sociale porterebbe anche business”. Ultima testimonianza della sessione, il racconto di Gian Battista Parigi, presidente del Centro per la Cooperazione Internazionale dell’università di Pavia, nonché chirurgo pediatrico di grande esperienza, forte fruitore di attrezzature informatiche e biomediche del BITeB. La cooperazione, nel futuro dell’Europa, dovrà essere intelligente, sostenibile e inclusiva: sostenibile, soprattutto, significa donare attrezzature gestibili in contesti molto diversi dal nostro, ad esempio, dove spesso manca l’energia elettrica o quella che è disponibile non è sufficiente ad alimentare apparecchiature troppo potenti. Fondamentale, seguire gli interventi in loco, fino a rendere completamente autonomi i beneficiari. “A Bukavu in Congo – ha raccontato Parigi - avevamo donato 40 pc all’università 4 anni fa: ebbene, 34 sono ancora in efficienza, un risultato entusiasmante per l’Africa. Questo grazie all’intensa formazione che abbiamo organizzato per gli studenti”.

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La conclusione di Antonio Tajani, Vice Presidente della Commissione Europea

Dopo i ringraziamenti all’on. Antonio Palmieri per aver organizzato l’evento, l’intervento di Tajani è iniziato rispondendo alla domanda posta dal prof. Epifani, “che tipo di società vogliamo?” prendendo a riferimento gli obiettivi dell’Europa per l’economia sociale. “Il mercato in questa visione è un mezzo per promuovere la persona, uno strumento per fare politica sociale a favore dei cittadini. Qual è la strategia europea? Siamo in presenza di una nuova rivoluzione industriale, i cui assi portanti sono tre: lo spazio, la green economy, il turismo. Galileo, il sistema satellitare europeo, dal 2014 comincerà a offrire servizi concreti alle persone. Entro il 2020 saranno operativi 30 satelliti. La tecnologia solidale è parte di questa rivoluzione e non dimentichiamo l’impatto che ha sull’occupazione, perché si traduce in beni e servizi prodotti da imprese. Pensiamo ad esempio all’innovazione sociale legata all’invecchiamento, o al turismo accessibile, per ricollegarmi a un tema che è stato trattato oggi. O ancora il settore delle cosiddette tecnologie abilitanti, dedicate in altre parole al benessere delle persone, come i sistemi diagnostici sempre meno invasivi o le terapie sempre più mirate. Tutte queste innovazioni devono essere valorizzate tenendo sempre presente, come riferimento imprescindibile, la centralità della persona umana”. In chiusura, l’on. Palmieri ha ricordato il forte impegno per raggiungere al più presto una normativa che assicuri lo svolgimento del programma dell’Agenda Digitale, dando appuntamento a tutti gli intervenuti alla seconda edizione del convegno “Tecnologia Solidale” prevista per il mese di febbraio del prossimo anno per raccogliere i risultati del lavoro svolto da ciascuno per aumentare la diffusione del lato “B”, vale a dire il lato buono, dell’Agenda Digitale .

TESTIMONIANZE

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Sempre più protagonisti con la Responsabilità Sociale d’Impresa Intervista a Francesco Benvenuto, Responsabile Relazioni Istituzionali e Civic Council Leader di Cisco Italia. Le soluzioni Cisco costituiscono la base per un’ infrastruttura di rete sicura ed elastica. Abbiamo voluto chiedere a Francesco Benvenuto la concezione ed i progetti di Cisco nella CSR.

Donation bay band

Come potreste definire la Responsabilità Sociale d’impresa? CSR per noi di Cisco e’ restituire attenzione al territorio che ci ospita sotto forma di solidarietà, volontariato, condivisione delle competenze e rispetto dell’ ambiente. Qual è il valore della Responsabilità Sociale d’impresa per CISCO? E’ una delle priorità di Cisco. La rete di persone può moltiplicare l’impatto di ogni singola azione positiva a favore degli altri. Ci impegniamo nella CSR a favore della comunità con la stessa passione e impegno che dedichiamo ai nostri clienti e mettiamo a disposizione del terzo settore la nostra rete di competenze e relazioni. Quali sono i progetti che ritenete particolarmente interessanti nel campo della CSR? In Cisco Italia e’ attivo un Civic Council composto da circa 40 volontari, su una popolazione di circa 700 colleghi. Il Civic Council coordina attività di solidarietà e volontariato e promuove la cultura digitale, coinvolgendo molti dei nostri colleghi e condividendo molte proposte che arrivano da loro stessi. Abbiamo adottato circa 20 Onlus che ospitiamo nella nostra casa digitale della CSR www.donationbay.it dove tutti possono registrarsi. Il sito funziona come una banca del tempo, dove gli utenti registrati possono offrire un servizio, la cui remunerazione diventera’ una donazione per una delle Onlus presenti nel sito o dove e’ possibile effettuare anche una semplice donazione. Nei confronti del terzo settore operiamo come volontari offrendo del tempo ma anche mettendo a disposizione le nostre competenze tecnologiche per migliorare le loro infrastrutture e supportarli nell’adozione di soluzioni di collaborazione. Ci sta molto a cuore la promozione della cultura digitale. Oltre 100 colleghi, in due anni scolastici, hanno incontrato più di 15.000 bambini delle classi IV, V elementare e I media, oltre 1200 genitori e 500 insegnanti, per dialogare sull’uso sicuro di Internet e dei Social Media. Abbiamo esteso gli incontri educativi anche ai ragazzi delle ultime classi delle scuole superiori, ne abbiamo ospitati in un anno oltre 500 presso la nostra sede di Vimercate con l’obiettivo di far conoscere l’azienda e rispondere a loro domande sulle professioni del futuro. Abbiamo inoltre una partnership, di cui siamo molto orgogliosi, con il Museo Nazionale della Scien-

A scuola di Internet

za e della Tecnologia di Milano per la promozione della divulgazione scientifica. Un altro ambito in cui siamo particolarmente attivi è la promozione della sostenibilità ambientale, in particolare condividendo pratiche che riducano l’impatto delle nostre attività quotidiane. In questo la tecnologia è di grande aiuto, consentendoci ad esempio di limitare gli spostamenti di lavoro grazie a strumenti di collaborazione che permettono di lavorare insieme rimanendo nei propri uffici o anche a casa. Coinvolgiamo in questa filosofia anche i nostri clienti e i partner. Quest’anno, per l’Ora della Terra del WWF, abbiamo promosso una settimana “libera da viaggi di lavoro”, in cui noi, il nostro cliente Amplifon e i nostri partner Dimension Data Italia ed Elmec ci siamo impegnati a usare al massimo la collaborazione online: in cinque giorni lavorativi abbiamo evitato 468 spostamenti nazionali e internazionali, evitando 99,6 tonnellate di emissioni di Co2. Abbiamo infine una Rock Band, la Donation Bay Band, formata da colleghi che suo-

nano per beneficenza in occasione di feste presso le nostre Onlus oppure in eventi privati il cui incasso viene devoluto in beneficenza, sempre ad una delle Onlus che conosciamo bene.

Volontariato a Villa Paradiso

CSR e profitto sono compatibili? Le aziende che producono profitto hanno il dovere di generare programmi validi di CSR. Quando la CSR e’ voluta dalla comunita’ dei colleghi per realizzare obiettivi concreti e tangibili, proposti dai colleghi stessi, e’ anche un piacere. Lavorare per un’azienda che da’ gli strumenti e la flessibilita’ per organizzarsi nel fare del bene, ci fa sentire piu’ coinvolti e protagonisti e dunque piu’ responsabili nella gestione del business. Come giudicate la partnership con TechSoup Italia? Siamo molto contenti di lavorare in partnership con TechSoup per orientare le Associazioni del Terzo Settore che seguiamo nel dotarsi di strumenti idonei per aumentare la loro produttività.

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TESTIMONIANZE

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Contribuire a colmare il divario digitale L’intervento di Marco Riboli, Vice President e General Manager di Symantec EMEA Southern Region In tutto il mondo, scuole, biblioteche e le organizzazioni senza scopo di lucro di ogni tipo affrontano la sfida continua di favorire il massimo impatto sociale con minimi costi. E mentre questa realtà ha dato vita ad una creatività e ad una innovazione senza precedenti tra gli imprenditori sociali, rende anche difficile il processo decisionale quando i budget sono ristretti. Di fronte alle sfide economiche, una delle carenze più diffuse per le ONG sono quelle tecnologie indispensabili per gestire le proprie operazioni. Le licenze software, in particolare, possono risultare inaccessibili per organizzazioni in crescita ma ancora sotto-finanziate che devono quindi rinunciare all’efficienza e ad una sicurezza adeguata. Ad esempio, un’organizzazione potrebbe avere più utenti che condividono un numero limitato di postazioni di lavoro come alternativa all’acquisto di licenze aggiuntive, limitando in tal modo la produttività e l’efficacia. Per questo motivo, Symantec è molto attiva nella donazione di software per portare benefici su larga scala per gli stakeholder di tutto il mondo Non Profit. Infatti, in qualità di unico canale principale di Symantec di donazioni filantropiche, le donazioni di software hanno rappresentato quasi 20 milioni di dollari nell’anno fiscale 2012, ovvero circa l’83% dei contributi di beneficenza della società. Gran parte di questo successo è attribuibile alla crescente collaborazione dell’azienda con TechSoup Global, il partner di Symantec per le donazioni di software Non Profit. Dal 1987, TechSoup si è dedicata a mettere in collegamento le organizzazioni benefiche di tutto il mondo con la tecnologia, le risorse e le conoscenze necessarie a queste organizzazioni per operare al massimo delle loro potenzialità. Grazie alla propria rete di donatori, TechSoup ha sostenuto più di 175.000 organizzazioni non governative con oltre 8,7 milioni di donazioni di prodotti di tecnologia. La collaborazione di Symantec con TechSoup è attiva anche in Italia e anche nel nostro Paese è possibile acquistare, per le organizzazioni Non Profit i prodotti Symantec (www.techsoup.it). Alcuni esempi di attività senza scopo di lucro sostenute da TechSoup e Symantec, includono: • Opportunità sociali ed educative per i giovani a rischio. • Ricerca di lavoro e stesura di curriculum per i membri delle comunità svantaggiate. • Corsi di formazione su tecnologia e sicurezza nel web per gli anziani. • Disaster-response e sforzi di ricostruzione. • Lezioni di informatica e di programmazione per contribuire a sviluppare la prossima generazione di professionisti della tecnologia. Molti dei partner Non Profit di TechSoup sono aziende technology-oriented che stanno contribuendo a colmare il “divario digitale “ che spesso accompagna la disuguaglianza economica. Questo lavoro rafforza il pool globale di talenti IT disponibili per il reclutamento.

Marco Riboli

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Nell’anno fiscale 2012, il programma di donazioni di Symantec ha raggiunto e sostenuto le esigenze tecnologiche delle quasi 20.000 organizzazioni non governative in 23 Paesi. I destinatari del software hanno potuto scegliere due programmi necessari, con un massimo di 100 licenze all’anno. Symantec Endpoint Protection e Norton Antivirus sono stati quelli più richiesti, con un margine significativo. Inoltre, nel corso dell’ultimo anno fiscale, Symantec ha dato il suo quarto contributo annuale di 50.000 dollari direttamente a TechSoup per la capacity-building, la ricerca del prodotto e le attività di formazione. Guardando all’ anno fiscale 2013, Symantec prevede di espandere il suo programma di donazione di software in cinque nuovi paesi a sostegno continuo di TechSoup Global e dei principi di uguaglianza digitale.

TESTIMONIANZE

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“La più grande risorsa del pianeta? L’energia umana” 3.000 partner locali in 98 paesi per individuare soluzioni durature alla povertà e all’ingiustizia. É la filosofia di Oxfam Oxfam è una delle più importanti organizzazioni non governative a livello mondiale. Finalità e obiettivi in una intervista a Marta Pieri, Corporate Partnership manager della filiale italiana. Di cosa si occupa la vostra realtà? Oxfam è una delle più importanti confederazioni internazionali nel mondo specializzata in Programmi di sviluppo: lavoriamo per aiutare le persone a migliorare le loro condizioni di vita, fornendo loro sostegno e risorse adeguati, favorendo processi di sviluppo sostenibili nel lungo periodo; interventi di emergenza: portiamo acqua, servizi igienico-sanitari e rifugi alle popolazioni vittime di conflitti e disastri naturali. E quando l’emergenza è finita, sosteniamo la ricostruzione fino al ritorno alla normalità. Campagne di opinione e sensibilizzazione: pubblichiamo analisi e organizziamo eventi di informazione per influenzare le politiche che causano la povertà e l’ingiustizia globale. Quali sono i principi che ispirano Oxfam? Oxfam oggi collabora con 3.000 partner locali in 98 paesi per individuare soluzioni durature alla povertà e all’ingiustizia. Oxfam Italia, che ha aderito nel 2010 alla confederazione internazionale Oxfam, nasce dall’esperienza di Ucodep, organizzazione non governativa italiana da oltre 30 anni impegnata con passione e professionalità per migliorare le condizioni di vita di migliaia di persone povere nel mondo e dare loro

il potere e l’energia di costruirsi un proprio futuro, di controllare e orientare la propria vita, di esercitare i propri diritti. Crediamo infatti che la più grande risorsa del nostro pianeta sia l’energia umana. Ed è questa energia che cerchiamo, liberiamo e sosteniamo. Per trasformarla in cibo, salute, acqua, istruzione, diritti concreti e dignità della persona. Come Oxfam Italia lavoriamo direttamente in 20 paesi del mondo per contribuire a garantire mezzi di vita sostenibili, il diritto all’acqua, la salute e l’istruzione, il rispetto dei diritti umani nelle crisi umanitarie, il diritto alla partecipazione, all’ascolto e la solidarietà. Vogliamo un mondo in cui tutte le persone abbiano accesso ad una sana alimentazione, ad un’abitazione, un lavoro e un degno compenso per le loro fatiche. Un mondo in cui scuole, ospedali e acquedotti funzionino e siano accessibili a tutti. Un mondo in cui tutti, possano godere della necessaria protezione e assistenza in caso di

Marta Pieri

conflitti e disastri naturali. Un mondo in cui ogni persona partecipa in modo attivo alla vita sociale, economica e culturale della propria comunità. Un mondo in cui cittadini, istituzioni, imprese e organizzazioni internazionali lavorano insieme, ciascuno secondo le proprie possibilità, per il bene delle proprie comunità e per un pianeta sano da consegnare ai propri figli.

ci permetterà di mettere le postazioni dei nostri 180 operatori, nelle condizioni migliori per operare anche con sistemi avanzati come appunto Office 365. Senza la donazione di TechSoup, l’investimento da parte nostra sarebbe veramente difficile. Può fare un esempio di un progetto concreto reso possibile dalla donazione di TechSoup? Grazie alla collaborazione con Microsoft e TechSoup, Oxfam Italia sta sviluppando un sistema di gestione dei documenti e dei processi interni che permetterà grande risparmio di tempo e risorse. Questo avrà un forte impatto nella nostra efficacia e potremo per esempio rendere conto ai nostri donatori in modo più completo e rapido dell’utilizzo dei fondi. Non solo potrà aumentare l’effettiva quota dei fondi destinati al singolo progetto, ma sarà più semplice raccontare cosa stiamo facendo e i risultati che stiamo ottenendo, rendendo il donatore sempre più partecipe ed informato.

Quali sono stati i vantaggi che avete riscontrato dalla tecnologia ottenuta attraverso il programma di donazione TechSoup? Attraverso il programma di donazione TechSoup per il momento abbiamo ricevuto licenze per sistema operativo Windows a prezzi assolutamente non comparabili con il reale valore di mercato. Stiamo però collaborando con Microsoft per un progetto molto ambizioso, attraverso l’utilizzazione di Office 365 e quindi di Sharepoint per la gestione di tutte le nostre attività. Il supporto di Techsoup

Quale è il vostro augurio per il nostro lavoro? TechSoup svolge un ruolo importante nel contesto del Non Profit, spesso ancora poco conosciuto. Ci piacerebbe che grazie al vostro supporto molte realtà, anche piccole, possano continuare a crescere e a migliorare le proprie attività. Vi auguriamo che possiate individuare bisogni sempre più specifici da diventare il punto di riferimento del settore … Insomma, vi auguriamo di avere così tanto successo che … Babbo Natale vi manderà il suo curriculum!

TESTIMONIANZE

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Emergency, per una cultura di pace Intervista ad Alberto Almagioni, responsabile Sistemi Informativi della organizzazione umanitaria

Di cosa si occupa la vostra realtà? EMERGENCY è un’organizzazione umanitaria fondata in Italia nel 1994 per portare cure medico-chirurgiche gratuite e di elevata qualità alle vittime della guerra, delle mine antiuomo e della povertà. In questi 18 anni, siamo intervenuti in 16 Paesi dove abbiamo costruito, equipaggiato e gestito 7 ospedali, 4 centri di riabilitazione, 5 centri pediatrici, 66 posti di primo soccorso e centri sanitari, un centro di maternità, un centro di cardiochirurgia. Attualmente lavoriamo in Afghanistan, Iraq, Repubblica Centrafricana, Sierra Leone e Sudan e siamo presenti anche in Italia con due poliambulatori a Palermo e Marghera e due ambulatori mobili per garantire cure gratuite a migranti, stranieri e poveri. Quali sono i principi che ispirano Emergency? Emergency promuove una cultura di pace e l’affermazione dei diritti umani. Emergency interviene con iniziative umanitarie a favore delle vittime civili dei conflitti e delle conseguenze sociali come fame malnutrizione, malattie, assenza di cure mediche e istruzione. Gli interventi di Emergency sono mirati alla costruzione e alla gestione di strutture sanitarie come ospedali, cliniche, centri di riabilitazione e di primo soccorso. La formazione del personale in loco, per rendere le strutture funzionalmente autosufficienti, è al contempo una delle attività più importanti nell’intervento di Emergency Quali sono stati i vantaggi che avete riscontrato dalla tecnologia ottenuta attraverso il programma di donazione TechSoup? La tecnologia è per Emergency uno strumento che concorre al perseguimento delle finalità dell’associazione. Emergency utilizza almeno il 90% delle proprie risorse economiche direttamente sul campo. Nel 2010 l’inci-

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denza dei costi amministrativi e di gestione è stata del 6,19% del budget: questo vuol dire che le risorse economiche disponibili per la crescita tecnologica dell’associazione sono molto limitate. La possibilità di accedere con un budget limitato a software e tecnologie altrimenti troppo onerose ha come ulteriore conseguenza la possibilità di semplificare e rendere più efficienti le risorse IT dell’associazione. Può fare un esempio di un progetto concreto reso possibile dalla donazione di TechSoup? Grazie al software di Microsoft messo a disposizione da TechSoup abbiamo effettuato la migrazione del nostro sistema di posta elettronica e collaborazione. Il sistema precedentemente era basato su un singolo server Zimbra. Il progetto ci ha permesso di implementare una struttura Microsoft Exchange 2010 in alta affidabilità con due server clusterizzati. Oltre a costituire un netto risparmio sui costi di gestione e manutenzione, questa soluzione garantisce un ottimo livello di integrazione e di affidabilità che nel contesto del lavoro quotidiano di Emergency. Quale è il vostro augurio per il nostro lavoro? Abbiamo trovato in TechSoup un partner importante per lo sviluppo tecnologico della nostra associazione, per questo ci auguriamo che il vostro lavoro permetta a un numero sempre maggiore di realtà del Non Profit di approfittare di questa occasione di crescita e di “aggiornamento”. Speriamo anche che questo tipo di esperienza possa convincere molte altre aziende che si occupano di tecnologia a partecipare al programma di TechSoup mettendo i propri prodotti al servizio del Terzo Settore.

EVENTO

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Solidarietà e innovazione

Un po’ fredda la sala – climatizzata all’americana -, molto caldi, invece, i temi sul tappeto. La scarsità di risorse pubbliche per il Non Profit, ma allo stesso tempo la consapevolezza che bisogna percorrere strade nuove con idee nuove, perché la presenza dello Stato, in tutti i settori dell’economia e della società, sarà ridimensionata in modo strutturale. Il messaggio video del Ministro per la Cooperazione, Andrea Riccardi, ha invitato a riscoprire la solidarietà all’insegna dell’innovazione, confermando in sostanza il concetto appena espresso. Riccardi ha sottolineato un aspetto molto importante della tecnologia al servizio della solidarietà: la trasparenza. “Le tecnologie informatiche stanno cambiando anche il modo di fare cooperazione” ha detto il professor Riccardi. “La Rete e i social network favoriscono il controllo cittadino sulle iniziative di cooperazione, rendono visibili i giudizi dei beneficiari degli interventi e le intenzioni dei donatori, diffondono rapidamente le nuove idee”. Roberta Cocco, da gennaio 2012 direttore responsabilità sociale di Microsoft Italia, ha condiviso le esperienze di digitalizzazione che portato avanti in questi mesi, in una tavola rotonda con cinque realtà significative del Terzo settore: Oxfam, Ciessevi Milano, Cooperativa Solidarietà e Servizi, Fondazione Francesca Rava, Emergency. Di queste, Ciessevi, Solidarietà e Servizi e Fondazione Rava hanno ricevuto tecnologia attraverso TechSoup Italia. In generale, dal confronto di esperienze è emerso

NGO Day: è l’incontro annuale di Microsoft con il mondo del Terzo Settore. Organizzato in collaborazione con BITeB e TechSoup Italia, raccoglie centinaia di organizzazioni Non Profit. uno spiccato interesse delle organizzazioni verso i programmi che permettono di condividere risorse in sicurezza, anche nei contesti geograficamente dispersi come nel caso delle Ong. Un caso interessante è l’uso di Sharepoint, applicazione contenuta nella suite Office Professional Plus di Microsoft, uno dei prodotti di punta veicolati da TechSoup Italia. La cooperativa Solidarietà e Servizi, attiva da 30 anni nei servizi socioassistenziali a disabili e persone svantaggiate, ha sviluppato grazie a Sharepoint il progetto “Piattaforma”, uno spazio di condivisione di informazioni e risorse, riservato per ora ad alcuni operatori, ma che sarà esteso a tutti, in futuro anche a soggetti esterni (es. ASL), con le dovute tutele della privacy degli utenti. Emergency, la nota organizzazione umanitaria che offre cure mediche gratuite nelle zone di guerra, ha invece ottimizzato la posta elettronica attraverso Microsoft Exchange 2010, con una soluzione ibrida, in parte residente, in parte “cloud”, ospitata su infrastruttura esterna, per gestire al meglio l’operatività in tutte le aree geografiche (attualmente, 6 Paesi) nei quali

Emergency è presente. L’interesse per le soluzioni di cloud computing era molto alto nel pubblico, ma l’incontro non ha soddisfatto appieno il bisogno di capire che cosa sia veramente questa “nuvola tecnologica”, ancora per molti un oggetto misterioso. Nella seconda parte della mattinata Stefano Sala, fondatore e presidente del BITeB, ha raccontato una storia lunga ormai nove anni, che ha visto il Banco Informatico crescere da semplice “piattaforma” di raccolta e donazione di computer usati a ciò che è oggi, una struttura al servizio del Non Profit con servizi articolati: hardware e software nuovi, tecnologie ricondizionate sia informatiche sia biomediche, consulenza e formazione agli utenti, fino alla divulgazione culturale con la nuova rivista “Responsabilità Sociale & Tecnologia Solidale”. Il tema della cooperazione Profit-Non Profit è stato oggetto di un’altra tavola rotonda tra imprese, istituzioni e associazioni, con il contributo di Artsana, Pubblicità Progresso, L’Orèal Italia, Comune di Milano, Università Bocconi, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza. Molto stimolante il dibattito su quale debba essere

Roberta Cocco oggi il ruolo del settore pubblico, chiamato a orientare più che a gestire i servizi. L’orientamento però non deve diventare, a nostro parere, pianificazione dall’alto delle attività svolte dalle organizzazioni Non Profit: queste devono restare libere di incontrare i bisogni che intercettano, dando corso a una spinta ideale di grande valore, anche se si esprime su un piccolo territorio. A conclusione della giornata, gli esperti Microsoft si sono messi a disposizione dei partecipanti per informare, chiarire dubbi, discutere questioni aperte. Un momento importante anche per il Banco Informatico, per capire quali sono le esigenze più sentite dai nostri beneficiari e progettare nuove iniziative di supporto al loro lavoro.

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COOPERAZIONE

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Lombardia – Palestina: un gemellaggio di speranza L’impegno di CBM Italia per sconfiggere la cecità Un ponte tra l’Italia e la Palestina per dare una speranza di guarigione a tanti malati e disabili che vivono in una terra dove l’assistenza sanitaria è ancora un miraggio per la maggior parte della popolazione. A lanciarlo è stato il centro di riabilitazione di Betlemme Basr (Bethlehem Arab Society for Rehabilitation) insieme a CBM, l’organizzazione internazionale che da più di un secolo opera per sconfiggere le forme evitabili di cecità e di disabilità fisica e mentale nei Paesi in Via di Sviluppo. Il BASR offre servizi alla popolazione palestinese nei territori occupati e nella regione di Gaza, oltre che nei campi profughi. Nel 2004 sono stati intrapresi i primi passi verso la realizzazione di una clinica per curare e assistere le persone affette da ipovisione. Dal 2005 CBM ha sviluppato con il BASR un piano quinquennale per sostenere i servizi di oftalmologia e audiologia e fornire servizi di screening, terapia e chirurgia per vari tipi di disabilità. Il progetto ha anche favorito dal 2009 il gemellaggio tra i Dipartimenti di audiologia e otorinolaringoiatria e quello di oftalmologia del BASR con l’Ospedale di Varese Fondazione Macchi, grazie al sostegno della Regione Lombardia. Il gemellaggio prevede da una parte periodi di formazione a Bet-

lemme da parte dello staff di Varese al personale del BASR, dall’altra periodi di lavoro dei medici palestinesi presso l’Ospedale di Varese. Grazie all’esperienza maturata al fianco dei medici italiani, il BASR oggi sta diventando il primo e unico ospedale di tutta la Palestina a trattare alcune patologie - soprattutto dell’orecchio medio ed esterno che colpiscono ampie percentuali sia di bambini che di adulti. Una notizia promettente se si considera che la maggior parte dei pazienti palestinesi, non avendo la possibilità di spostarsi in Israele, Egitto o Giordania, rischia la sordità o problemi irreversibili al naso in quanto la malattia, se non curata, si cronicizza. Non è stato così per il giovane Suhaib, 12 anni, che un paio di anni fa è stato il primo bambino operato di timpanoplastica in tutta la Palestina. L’eccezionale intervento è stato eseguito dal dottor Guglielmo Romano, dell’ospedale Macchi di Varese, proprio nelle strutture del Basr di Betlemme. Il gemellaggio è importante anche per la formazione dei medici palestinesi, come testimonia il primario Otorino del Basr, dottor Jamil Qumsieh. “Dal 1997 – ci ha raccontatao – non avevo più avuto occasione di aggiornarmi, per questo l’esperienza a fianco dei colleghi di Varese mi è stata estremamente utile”.

BITeB e CBM Italia: Onlus insieme La collaborazione fra il BITeB e CBM Italia Onlus è nata nel 2010 con l’invio del primo microscopio operatorio al Basr. Fin dall’inizio si è trattato di un’attività importante all’interno del progetto di gemellaggio tra la Fondazione Macchi di Varese e l’ospedale Basr. L’obiettivo del gemellaggio, infatti, non è solo quello di migliorare la qualità dei servizi resi ai pazienti palestinesi nel campo delle disabilità dell’udito, del naso e della gola, ma è anche quello di migliorare le attrezzature necessarie per le operazioni chirurgiche. Il progetto tra il Basr e l’ospedale Macchi, tuttora in corso, è promosso dalla Regione Lombardia e, grazie all’iniziativa regionale “Dall’ospedale agli ospedali”, la struttura palestinese ha ricevuto un microscopio operatorio che viene utilizzato dal team medico del dipartimento di otorinolaringoiatria per operare e curare i pazienti del Basr. Con il microscopio operatorio, supervisionato dagli otorini di Varese che periodicamente visitano il Basr nell’ambito del progetto di gemellaggio, il dipartimento è ora in grado di rispondere alle numerose richieste di cura dei pazienti dall’area. Solo nel 2011, sono stati 52 i pazienti operati dal team me-

dico italiano e palestinese insieme (v. nelle fotografie allegate immagini di bambini operati) La collaborazione tra queste realtà è un esempio di eccellenza della cooperazione sanitaria lombarda. Il circolo virtuoso che si è creato è infatti un esempio di efficienza: il Policlinico di Milano ha dismesso il microscopio, CBM Italia insieme alla Regione Lombardia e il BITeB si sono occupati del suo trasferimento in Palestina e infine, l’ospedale Basr di Betlemme ha potuto valorizzare al massimo lo strumento utilizzandolo all’interno di un progetto già avviato con l’ospedale di Varese. Oggi CBM Italia sta continuando ad utilizzare il servizio offerto dal BITeB per equipaggiare le strutture sanitarie dei suoi progetti di cooperazione internazionale. Attualmente è in corso la dismissione di alcune attrezzature e mobilio da ospedali lombardi, che saranno indirizzate a due progetti: nella Repubblica Democratica del Congo, presso la Clinica oculistica dell’Università di Graben (Butembo) e in Uganda, presso l’ospedale CoRSU di Kampala, l’ospedale ortopedico pediatrico per la cura delle disabilità fisiche.

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COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

“Dall’Ospedale agli Ospedali” Il progetto di Regione Lombardia che consente di riutilizzare, per fini umanitari, il patrimonio dismesso dalle aziende sanitarie

Il progetto e la sua realizzazione Regione Lombardia ha ritenuto sin dal 2001 che il patrimonio mobiliare dismesso dalle aziende sanitarie lombarde, qualora funzionante potesse essere riutilizzato a fini umanitari, con priorità verso i paesi in via di sviluppo e per tale motivo con la legge regionale 10/2001 ne organizza la gestione, attraverso un percorso di attuazione che si è evoluto nel tempo. Dal 2001 al 2007 Fino al 2007 la Regione, per facilitare l’incontro tra la domanda e l’offerta dei beni dismessi dalle aziende sanitarie lombarde - ma ancora funzionanti -, ha fornito attraverso un sito dedicato lo strumento ideale per consentire la richiesta dei beni e la loro assegnazione. Il sito “beni dismessi” ha reso disponibili, a favore dei soggetti (beneficiari) individuati dalla L.r. 10/2001, ovvero Croce Rossa Italiana, Caritas, ONG, quei beni dismessi dalle aziende sanitarie (espositori) come attrezzature, apparecchiature elettromedicali, arredi sanitari, che, attraverso un progetto di cooperazione dedicato, potessero raggiungere i Paesi in Via di Sviluppo (PVS). Il sito è stato disattivato alla fine del 2007.

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Dal 2011 ad oggi Regione Lombardia attraverso un nuovo bando per la gestione dei beni dismessi nel triennio 2011-2013, ha aggiudicato ancora al BITeB l’esecuzione del progetto (DGR n. IX/990 del 15.12.2010 e DDG Sanità n. 13627 del 24.12.2010 - DDG Sanità n. 3876 del 2.05.2011). Oltre al mantenimento del livello di assegnazione dei beni dismessi ai beneficiari richiedenti va segnalato come nel primo anno del nuovo bando il sito dei beni dismessi www.benidismessi.it sia stato notevolmente potenziato ed innovato, anche nella veste grafica, diventando operativo in rete da gennaio 2012. Il nuovo sito semplificato e reso molto più agevole nell’utilizzo sia per gli espositori sia per i beneficiari sta permettendo il raggiungimento di obiettivi ancora migliori rispetto a quelli raggiunti nel periodo di durata del vecchio bando. Da un’intervista rilasciata dal Dr. Carlo Corti, responsabile dei progetti internazionali della Direzione Generale Sanità di Regione Lombardia, si evince come lo scopo principale del progetto, studiato ad hoc per garantire sistematicità e persistenza nel tempo, fosse quello di permettere e facilitare la nascita o la crescita di strutture ospedaliere operanti in contesti di povertà con costi nulli o molto limitati attingendo alla tecnologia, dismessa ma funzionante, delle Aziende Ospedaliere lombarde. Il Dr. Corti si è detto soddisfatto dei risultati raggiunti nel primo biennio considerato il trend in crescita delle dismissioni solidali e con il nuovo bando Regione Lombardia ha inteso dare continuità al progetto e soprattutto permettere un’intensificazione delle attività legata anche all’imminente trasferimento dell’Ospedale di Bergamo che renderà disponibile una notevole quantità di beni.

Dal 2008 al 2010 Nel 2008 la Regione ha voluto innovare la gestione dei beni dismessi non solo fornendo un sito dedicato, ma anche un servizio aggiuntivo agli espositori e ai beneficiari. Attraverso un soggetto terzo - il Banco Informatico tecnologico e Biomedico (BITeB) - con esperienza nel settore dell’assistenza a progetti di cooperazione nei PVS, Regione Lombardia ha permesso di raggiungere diversi obiettivi molto utili ai beneficiari quali: l’esame delle reali necessità e la rispondenza delle richieste ai bisogni; l’effettiva opportunità di trasferimento dei beni in un’ottica costi benefici e di gestione con particolare riguardo all’installazione, all’alimentazione elettrica, alla manutenzione e alla reperibilità delle parti di ricambio e del materiale di consumo; la gestione logistica per imballaggi, spedizioni e sdoganamenti in loco; gli interventi di ripristino funzionale se opportuni e la raccolta di informazioni sulle apparecchiature volte a garantire l’utilizzo e la manutenzione delle stesse; la ricerca di beni non ancora esposti sul sito ma in fase di dismissione dalle aziende ospedaliere. Anche gli espositori hanno potuto raggiungere, grazie all’attività svolta dal personale qualificato del BITeB, diversi obiettivi quali la sicurezza di donare beni con una funzionalità residua; l’estrazione di parti di ricambio per i beni non perfettamente funzionanti; il supporto tecnico per la corretta e omogenea identificazione e classificazione dei beni sul sito; la pianificazione delle dismissioni e del conseguente invio ai beneficiari richiedenti minimizzando i tempi di giacenza presso le strutture e i conseguenti costi; gli interventi di manutenzione conservativa, se necessari, nelle more di una futura richiesta dei beni. Regione Lombardia ha selezionato il BITeB, che opera con le due divisioni - Informatica e Biomedica - per la gestione dei beni dismessi, inizialmente per il periodo luglio 2008-giugno 2010, successivamente prorogato fino al 31dicembre 2010 (DDG Sanità n. 4493 del 5.5.2008 e DGR n. 293 del 14.07.2010), attraverso la pubblicazione di un bando di cofinanziamento per la selezione di un progetto “pilota” dal titolo “Dall’Ospedale agli Ospedali”, per consentire alle strutture sanitarie e assistenziali dei PVS l’accesso a tecnologie e beni dismessi dalle aziende sanitarie lombarde. (Delibera di Giunta Regionale n. VIII/5975 del 5.12.2007 e Decreto del Direttore Generale Sanità n. 16863 del 31.12.2007). L’ampia adesione al progetto, dovuta ad un’attività costante di promozione dello stesso sia nei confronti degli espositori sia dei beneficiari, ha portato nel periodo di attuazione a donare più di 6.570 beni sanitari tra arredi, apparecchiature e strumentazione/accessori, per un valore di € 1.957.663,00, destinati a 32 PVS appartenenti all’ Africa, Europa dell’Est, Medio Oriente, Sud America e Caraibi.

Viene anche rimarcato come le difficoltà iniziali del progetto, legate a meccanismi da armonizzare, siano ormai superati grazie alla percezione del “messaggio” da parte del management e delle Ingegnerie cliniche delle Aziende Ospedaliere lombarde. Un esempio del successo di questo “messaggio regionale” sono le dismissioni degli ospedali di Vimercate, Como e Legnano che, causa il trasferimento di sede, hanno permesso il recupero di una serie di attrezzature destinate all’allestimento di un’unità di terapia intensiva coronarica presso l’ospedale di Malindi in Kenya. Concludendo Corti si augura un progressivo aumento della fluidità nelle attività di cooperazione internazionale nonché un incremento della comunicazione relativa all’esito delle donazioni nei Paesi in via di Sviluppo, che possa ulteriormente motivare e incentivare gli ospedali lombardi a valorizzare in chiave solidale le apparecchiature da dismettere. Un’analisi dell’attività relativa al nuovo bando per il periodo aprile 2011 – febbraio 2012 indica una sostanziale costanza della cooperazione internazionale con quasi 800.000 € di beni donati e 12 nuovi progetti in fase di esecuzione.

4/2011 - 2/2012 beni dismessi e riutilizzati (euro per area) 13.200,00; 2%

Africa 229.700,00; 29%

Europa est 551.620,00 69%

Sud America e Caraibi

4/2011 - 2/2012 beni dismessi e riutilizzati (euro per genere)

113.660,00; 14%

100,00; 0%

450,00; 1.000,00; 0% 0% 36.950,00; 5%

Abbigliamento ospedaliero Accessorio/strumentazione Apparecchiatura Arredo

642.360,00; 81%

Dispositivo medico Strumento

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ESPERIENZE

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Un ospedale proprio in “Gamba”

L’associazione Amici di Pietro Gamba, operaio diventato medico per un desiderio insopprimibile di aiutare i bisognosi, ha costruito un ospedale moderno ed efficiente a tremila metri di altezza. In una delle zone più povere ed emarginate della Bolivia

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Ringrazio il BITeB di esistere e di essersi organizzato per l’invio di materiali dismessi da ospedali ancora in buona condizione di funzionamento. E’ una buona iniziativa per attrezzare e mantenere l’aggiornamento delle attrezzature degli ospedali che , con un po` di pazienza e con molta passione possono vedere questo appoggio, trasformarsi in possibili grandi miracoli nell’aiutare gli altri nel bisogno e risolversi.

Dopo un buona parte della vita qui in Bolivia, costruendo e abbellendo sempre meglio l’ospedale e il suo funzionamento con la ricerca di attrezzature che ci aggiornano, sento che si costruisce anche in questo senso una storia da raccontare. La prima difficoltà identificata restando sul posto è stata la mancanza di luce e acqua, giunte in sequenza dopo tre e cinque anni . Con l’arrivo della corrente elettrica si è potuto pensare alle pompe per pompare acqua e migliorare il rifornimento di acqua potabile ad ogni casa. Questo ha significato per me pensare all’Ospedale, alla possibilità di poter vedere una radiografia fatta sul posto che è stata realizzata nell’89 con un portatile donatomi dall’Ospedale di Bergamo. Con la radiografia si è sviluppata una piccola improvvisata sala chirurgica, accanto all’attuale nostra cucina che al tempo era la sala per riunire le infermiere . Al tempo (1990) quando qui si è eseguito il primo intervento chirurgico che era un’ernia inguinale strozzata, seguita poi da un volvolo intestinale per Chagas e da una cesarea, ricordo che dall’Italia erano partiti i primi container con materiale che serviva per l’installazione idraulica, con scaldabagni per riscaldare l’acqua fredda delle nostre altitudini e un motogeneratore per non lasciarci al lume di candela nelle emergenze notturne. Iniziammo così ad organizzare il laboratorio, la sala parto e l’emergenza tenendo alcuni letti di degenza. Dopo l’arrivo della corrente elettrica, arrivò un’ antica macchina portatile per i raggi X, e un antico elettro bisturi dismesso e ancora funzionante con un tavolo operatorio e vario materiale per il laboratorio. Che strane coincidenze; una suora dell’Ospedale di Faido (Svizzera ) dove ero stato per la mia prima pratica ospedaliera, (ora smantellato), prima della mia partenza mi regaló un microscopio già usato dicendomi “vedrai che ti servirà“. E ha avuto ragione! Mia moglie è biochimica e devo dire che l’appoggio del laboratorio è sempre stato una forte spalla di sostegno per le nostre diagnosi mediche. Siamo partiti con l’emoglobinometro di Shali, che misurava l’emoglobina senza bisogno d corrente o di spettrofotometro per calcolare le anemie. Oggi in laboratorio usiamo il Coulter che è un conta- cellule sofisticato. Il progresso porta anche inconvenienti con nuove attrezzature sempre più sofisticate e costose con apparecchiature che funzionano con una targhetta magneti-

Dott. Pietro Gamba

ca che calcola il numero di esami senza tener conto del consumo dei reattivi. Lo stesso si è rivelato in altre macchine, come anestesia, che usano un Cd che avvia il programma. Rovinato il Cd la macchina è ferma. Inconvenienti tecnici di questo tipo ne abbiamo avuti e risolti parecchi. A volte ritrovare la soluzione o riparare i difetti con mezzi poveri e con persone che non conoscono le sofisticate invenzioni, diventa una vera sfida. Una sfida che porta qui il progresso tecnologico e che migliora la prestazione per quanti vogliamo servire . Come l’autoclave che abbiamo ritirato dal BITeB, per migliorare la nostra sterilizzazione che per anni ha funzionato ma ora, necessariamente, la mettiamo anche noi fuori uso per l’insicurezza e i disguidi che ci arreca ogni giorno. Dicevo l’ultima autoclave arrivata dal BITeB, è veramente un gioiellino, con un cervello elettronico sofisticato che fa il programma e stampa ogni fase ed ogni passaggio che esegue la sterilizzatrice. Prima di capire perché non andava, abbiamo dovuto metterci molto impegno,

tempo e passione per giungere con soddisfazione al risultato. Non riuscivamo a vedere il ciclo terminato perché nell’ultima fase si interrompeva nell’aereazione. Non abbiamo trovato tecnici specifici della stessa ditta dell’autoclave che siano venuti in aiuto, ma tanti ci hanno dato una mano per la risoluzione dei problemi. Abbiamo capito che la nostra pressione atmosferica, per i tremila metri d’altura, fa variare il normale funzionamento della macchina, tarata per la pianura. E abbiamo trovato accorgimenti e adattazioni , anche se con fatica, per giungere allo stesso risultato dell’autoclave come è stata concepita. Dopo aver letto la recente notizia del primo intervento di Palermo realizzato unicamente dal robot Leonardo da Vinci, costato quindici anni di esperienza e prove, penso a quando arriverà il tempo della dismissione del robot per il soppravvento di nuove tecnologie e a qualcuno toccherà la donazione del Leonardo. Forse a quel tempo, per le dismissioni occorrerrà pensare, oltre alle attrezzature non più a norma o superate, anche al tecnico

specifico che accompagni l’appropriata installazione e funzionamento. Non credo ritorneremo indietro all’emoglobinometro di Shali e non ci abitueremo a vivere ancora con la candela e senza la corrente elettrica! Dai raggi, siamo passati alla Tac e risonanza, per avere migliori immagini con più precise diagnosi. In questi posti anche una radiografia può salvare una vita e fare il miracolo! Il mondo progredisce sempre meglio lasciando indietro quanto i primi hanno usato come nuovo e come novità. Nella mia famiglia sono il primo di nove figli, di cui tre fratelli sei sorelle. Subito dopo me, viene mio fratello meno fortunato, minore di un anno e tre mesi al quale sono sono toccati scarpe e vestiti già usati da me. In questi posti poveri, mi sento a volte come il secondo fratello che attende l’arrivo di quanto precedentemente usato dl primo fratello, con la speranza che non sia troppo consumato. Un sentito ringraziamento e saluto per ben continuare . Dott. Pietro Gamba

CSR SUL WEB

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Una Buena Esperanza in Ecuador Pietre Vive Onlus si occupa di solidarietà internazionale dal 2003. Tutti i progetti hanno il loro fondamento nell’opera missionaria di Monsignor Dario Maggi, che vive nel Paese sudamericano dal 1992 ed è oggi vescovo di Ibarra Pietre Vive è una fondazione nata grazie all´assistenza sanitaria di base prestata gratuitamente da alcuni medici presso i locali della parrocchia diventati ambulatori e dispensario farmaceutico. Per mezzo della consulenza specialistica e della collaborazione del personale medico e paramedico dell´Ospedale di Treviglio (Bergamo) che si reca periodicamente in Ecuador per seguire i programmi ed indirizzarne gli aiuti, la Fondazione ha iniziato ad estendere la sua attività, in particolar modo nelle zone rurali integrandosi con il progetto AEDI. Oltre ai programmi iniziati 6 anni fa per il controllo dei parassiti intestinali che sono una delle maggiori cause di morte infantile, per garantire l´assistenza sanitaria di base da 6 anni nelle vaste zone rurali si è attivata una rete di agenti di salute che, opportunamente formati e guidati dai medici della Fondazione, sono diventati il riferimento sanitario in ogni villaggio. Per i casi più complessi esistono dei subcentri di salute dislocati nel territorio. Pietre Vive contribuisce al reperimento di farmaci ed apparecchiature mediche. Con lo scopo di ridurre le tragiche percentuali di mortalità neonatale e materna dal 2006 si intende promuovere una gravidanza sicura e prevenire le complicazioni durante il parto formando e dotando di attrezzature adeguate le levatrici locali e organizzando un sistema di trasporto per le urgenze ostetriche e Pediatriche all’Ospedale più vicino. Il progetto, gestito dalla Fondazione e finanziato in parte dalla Regione Lombardia, vede coinvolti Pietre Vive e l´ospedale di Treviglio, l’ONG “Nuovi spazi al servire” nonché la direzione provinciale di Manabì del Ministero di Salute. Fra le iniziative delll’associazione va ricordata la costruzione del dispensario di Pascules (Ecuador). Il Club Lyons di Lovere, in partnership con l’Associazione Pietre Vive, ha realizzato un importante intervento sanitario nella città di

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Guayaquil, la più popolosa città dell’Ecuador. Nel paese sudamericano l’assistenza sanitaria pubblica è gravemente carente per cui la Chiesa locale ed altre organizzazioni non governative suppliscono questa mancanza fornendo, tramite propri presidi ambulatoriali, prestazioni sanitarie a basso costo o gratuite. Guayaquil è la città economicamente più importante in Ecuador e come tutte le città sudamericane, ha un centro moderno (sul modello delle città americane ed europee) ma anche una periferia degradata, costituita da quartieri poveri e sovraffollati. Per venire incontro alle esigenze sanitarie della popolazione più bisognose di queste aree l’Arcidiocesi ha costruito una rete di sessanta dispensari, un ospedale ed una clinica per day hospital. Un popoloso quartiere (Pascuales, 50.000 abitanti) risultava però scoperto e per questo motivo Mons. Maggi, arcivescovo ausiliario della Diocesi di Guayaquil, ha chiesto aiuto alla Associazione Pietre Vive ed agli amici del Club Lyons di Lovere. La richiesta era di costruire un dispensario medico anche in questo quartiere, dove la popolazione era costretta a rivolgersi a medici privati o a sobbarcarsi lunghi trasferimenti all’interno della città. I Lyons di Lovere hanno accettato la sfida organizzando, nel corso del 2008 e del 2009, una raccolta fondi a livello provinciale con l’iniziativa “Stampe per l’Ecuador”, un’asta di litografie d’autore che ha consentito di ricavare circa 45.000 € che sono stati utilizzati per la costruzione del dispensario. Contemporaneamente Pietre Vive ha provveduto a fornire le attrezzature sanitarie necessarie, richiedendo l’assegnazione di apparecchiature dismesse da cliniche e ospedali tramite l’Associazione BITeB. Il BITeB è una organizzazione autorizzata dalla Regione Lombardia che raccoglie le attrezzature dismesse dagli ospedali lombardi, le cataloga, le controlla e le mette a disposizione delle organizzazioni

che ne fanno richiesta per la successiva donazione ai Paesi in via di sviluppo. La costruzione del dispensario è stata ultimata nel Giugno 2010 e la struttura è subito entrata in funzione. Il Presidente del Club Lyons Lovere (Dr. Tino Consoli) e il Presidente di Pietre Vive onlus (Dr. Paolo Del Poggio), accompagnati dalla Dr.ssa Gloria Pianon del reparto ostetricia dell’ Ospedale di Treviglio, si sono recati in Ecuador per inaugurarla. La cerimonia è avvenuta davanti alla Chiesa di Pascuales, ubicata accanto al nuovo dispensario ed in presenza delle autorità locali. Il dispensario consiste in una serie di ambulatori specialistici (Medicina generale, Chirurgia, Ostetricia-ginecologia, Pediatria, Ortopedia, ORL, Traumatologia ed Oculistica), un laboratorio analisi ed un mini-servizio di Radiologia. É stato inoltre dotato di una piccola sala operatoria per gli interventi di chirurgia minore e di una farmacia nella quale i pazienti possono acquistare a basso costo i farmaci prescritti durante le visite. Le prestazioni saranno gratuite solo per i più indigenti mentre gli altri pazienti dovranno pagare un ticket di 2 $ per visita, cifra molto inferiore rispetto a quanto dovrebbero pagare se si rivolgessero a medici privati (circa 20 $). L’attività è iniziata a luglio con un “open day” nel quale le prestazioni sono state eseguite gratuitamente. A settembre è previsto l’arrivo dall’Italia di altre attrezzature sanitarie, tra le quali un ecografo ed un mammografo, che consentirà di iniziare anche in Pascuales lo screening per la diagnosi precoce del carcinoma mammario.

ESPERIENZE

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Autogrill Per il dopo-caffè andiamo tutti al Giardino Botanico I punti vendita HMSHost, presenti nell’aeroporto internazionale di Tampa in Florida, hanno stabilito una partnership con il Giardino Botanico della University of South Florida per il recupero dei fondi di caffè, da destinare al compostaggio. Saranno circa 45mila i pounds di fondi di caffè che quest’anno, grazie alla collaborazione con la University of South Florida, eviteranno di essere trasportati in discarica. Nutrizionisti in azienda per la formazione dei dipendenti A inizio 2011, presso la sede italiana di Autogrill (Milano), è stato avviato il progetto benessere “Buon per me”, una campagna di educazione alimentare strutturata in incontri con esperti, rubriche online sulla intranet aziendale e programmi personalizzati con la possibilità di richiedere una visita presso la sede in orario di lavoro con la nutrizionista. Questo percorso ha avuto un’applicazione concreta con la realizzazione nel ristorante aziendale di menu bilanciati combinati ad hoc per le diverse esigenze, in linea con le indicazioni della piramide alimentare italiana.

Bayer Bere consapevole e guida responsabile: realizzato il film “Asfalto Rosso” Un progetto di comunicazione che ha il Patrocinio della Regione Lombardia. Partner dell`iniziativa: Fondazione Umberto Veronesi, Virgin Radio, Comunità di San Patrignano, Associazione Familiari e Vittime della Strada, UCI Cinemas. L’Onu stima più vittime sulla strada che per l’Aids e ha indetto il decennio di iniziative per la sicurezza stradale. “Con Asfalto Rosso intendiamo stimolare il senso di responsabilità e autonomia decisionale nei giovani, allo scopo di prevenire gli incidenti stradali, principale causa di morte tra gli under 40, promuovendo una guida sicura e un bere corretto e consapevole”, ha dichiarato Daniele Rosa, direttore Corporate Communications del Gruppo Bayer in Italia e co-autore del soggetto. I bambini e il Pianeta. I bambini del mondo disegnano l’ambiente L’impegno del Gruppo per l’ambiente si concretizza sia in nuove tecnologie produttive volte a ridurre le emissioni di gas serra delle proprie attività e in prodotti innovativi in grado di dare un contributo diretto al risparmio e alla conservazione delle risorse naturali, sia in iniziative tese a sensibilizzare bambini e adulti sulle tematiche ambientali. Per coinvolgere le future generazioni Bayer in Italia organizza mostre itineranti sul territorio nazionale dei disegni provenienti dalla International Children’s Painting Competition on the Environment, iniziativa promossa a livello globale dalla casa madre in collaborazione con UNEP.

Gruppo Credito Valtellinese Internet Saloon, una scuola dedicata ai senjor per imparare a navigare in internet e a usare il computer Nato in forma sperimentale nel 2000, negli anni Internet Saloon si è configurato come una grande e innovativa esperienza nel campo socio-culturale in qualità di scuola stabile di Internet e di informatica per la fascia di età ultra-cinquantenne; nel 2010, undicesimo anno di attività, erano attivi sette Internet Saloon con circa 10.500 posti-corso e oltre 16.000 posti per le esercitazioni successive nelle apposite “palestre”. Per l’anno 2011-2012 le sedi attive sono 3: Milano, Sondrio e Catania.

Gruppo HERA Filonido: A Bologna il quarto asilo nido interaziendale del Gruppo Hera Filonido è frutto di un percorso realizzato dalla Regione Emilia-Romagna con il Comune di Bologna e alcuni enti/imprese tra cui il Gruppo Hera. Con l’asilo nido di Bologna, dopo Cesena, Imola e Ravenna, prosegue l’impegno di Hera per favorire la conciliazione degli impegni familiari con quelli di lavoro dei propri lavoratori: 58 i posti complessivamente disponibili. 5 i figli dei dipendenti del Gruppo Hera ospitati dall’asilo. “Mi Muovo elettrico”. L’Hera della mobilità elettrica in Emilia Romagna Dopo la sigla, a dicembre 2010, del protocollo d’intesa con Enel e i Comuni di Bologna, Reggio Emilia e Rimini, la Regione Emilia-Romagna a marzo 2011 ha siglato un patto con Hera S.p.A. ampliando la rete dei Comuni coinvolti nel piano “Mi Muovo elettrico”. I progetti pilota previsti dal programma “L’Hera della mobilità elettrica in Emilia-Romagna”, hanno visto l’installazione delle prime “colonnine” di ricarica per auto elettriche a Bologna, Imola e Modena a settembre 2011. 40 le infrastrutture innovative previste per la ricarica dei veicoli elettrici destinati al trasporto di persone e di merci, da installare in sede sia pubblica sia privata.

Donazioni alle Onlus: si può detrarre di più E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale la legge 6 luglio 2012 n. 96: dall’attuale 19% si passa al 24% per l’anno 2013 e al 26% a decorrere dall’anno 2014, quote equiparate a quelle per le erogazioni liberali ai partiti. Sulla Gazzetta Ufficiale del 9 luglio 2012 n. 158 appare la Legge 6 luglio 2012 n. 96 “Norme in materia di riduzione dei contributi pubblici in favore dei partiti e dei movimenti politici, nonché misure per garantire la trasparenza e i controlli dei rendiconti dei medesimi. Delega al Governo per l’adozione di un testo unico delle leggi concernenti il finanziamento dei partiti e dei movimenti politici e per l’armonizzazione del regime relativo alle detrazioni fiscali”. L’entrata in vigore del provvedimento è fissata per il prossimo 24 luglio 2012 È dunque ufficiale: a partire dal 2013 le donazioni alle onlus saranno detraibili in una quota più alta di oggi ed equiparata a quella per le erogazioni liberali ai partiti.

Terna Il sole per l’acqua: progetto di RECOSOL in Niger L’associazione ReCoSol - Rete dei Comuni Solidali del Piemonte ha avviato in Niger il progetto “Il sole per l’acqua”: l’obiettivo è quello di sviluppare l’orticoltura al femminile grazie a sistemi di pompaggio dell’acqua irrigua alimentati con pannelli solari. L’attività è stata coordinata da dipendenti di Terna che ha contribuito all’iniziativa anche mettendo a disposizione di ReCoSol proprio materiale dismesso. Premio Terna per l’Arte Contemporanea. Un esempio di successo imprenditoriale e culturale. Il Premio Terna per l’Arte Contemporanea è giunto quest’anno alla sua quarta edizione, rinnovando il Protocollo d’Intesa triennale con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali finalizzato alla promozione e alla valorizzazione dell’arte contemporanea italiana e con l’obiettivo di far emergere l’eccellenza e la creatività degli artisti, con particolare attenzione ai giovani. Un grosso sostegno all’arte da parte di Terna, in un periodo in cui il settore culturale e artistico italiano ha bisogno di partnership tra operatori pubblici e privati per condividere l’impegno nella crescita del Paese. Per iscriversi basta cliccare www.premioterna.com entro lunedì 1 ottobre 2012.

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Responsabilita' sociale e tecnologia solidale n.4-5, anno I, Luglio-Agosto 2012