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mensile - anno diciotto - numero due - febbraio 2014

ISSN 2039-0262

ITALIA

Fashion editorial special guest Dj Luca Dorigo

MODA a/i 2014-15 HEIRLOOM Martina lenci CREATIVITÀ Sprout ARTE le città

editoriale

L

Mutilati nell’orgoglio e nel corpo

a vicenda dei due marò italiani è scandalosa. Sono due anni che i nostri fucilieri sono bloccati in India e le ipotesi sulla loro sorte restano varie, sconcertanti e traballanti. Scriviamo queste righe molti giorni prima dell’udienza fissata per il 30 gennaio dal tribunale di New Delhi, mentre ritorna attuale, nuovamente, l’ipotesi della pena di morte per i due fucilieri. Inconcepibile. Che cosa, fino a oggi, ha impedito allo Stato italiano di richiedere l’immediato ricorso in sede internazionale? Questo tira è molla tra Roma e New Delhi non fa altro che gettare fango sul nostro Paese, sulla nostra identità, sul nostro spirito di patriottismo. La verità è che noi italiani, dell’amor di patria, ce ne facciamo un baffo. Del resto come possiamo essere orgogliosi di uno Stato e di un governo che ci spremono come olive? Che ci lasciano allo sbaraglio e all’uso e consumo delle banche internazionali? Che hanno portato la tassazione a livelli insostenibili? Gli ultimi due governi, poi, si sono scagliati, come api sul miele, sui beni immobili (Imu prima e ora Tarsu) e le rendite finanziarie. “Caro” e vecchio mattone, sei diventato una spina nel fianco. È ovvio, con questo giochetto l’India vuol dimostrare il proprio potere sul resto del mondo e, al contempo, si concede il lusso di umiliare internazionalmente il nostro Paese. E i nostri politici che fanno? Nulla! O meglio, sono troppo impegnati a sperperare i soldi pubblici. Le inchieste degli ultimi mesi non fanno altro che gettare altra benzina sul fuoco. Gli scandali si ripetono e rincorrono da Nord a Sud. L’ultima, purtroppo solo in ordine di tempo, offesa morale vede protagonista la Sicilia. Per tutta risposta che cosa fanno i capigruppo isolani dell’Ars, il Parlamento siciliano? Hanno deciso di aumentarsi lo stipendio di 1.160 euro al mese. Gli indagati addebitano sul conto dello Stato: cene, valigie di lusso, auto, festini, viaggi, Spa, abbonamenti a periodici, vasetti di Nutella, giochi per bambini… insomma, di tutto e di più. E ancora di più. Non ci credete? Giusto per fare alcuni esempi: Salvatore Ladu del Pd (Regione Sardegna) ha addebitato 10.500 euro per l’acquisto di trenta pecore e un vitello. Renzo Bossi della Lega (Regione Lombardia) 22.000 euro circa per chewing gum, caramelle, acqua, caffè, salatini, Red bull, sigarette, birra. Roberto Boniperti dell’ex Pdl (Regione Piemonte), una caldaia, un congelatore, un frigorifero, una lavatrice e un televisore; pari ad un importo imprecisato. E via discorrendo. Ci hanno tolto i calzini e sfilato le mutande… Tra poco ci chiederanno di venderci un rene. Anzi, per dirla tutta, l’hanno già fatto. Ma, per l’esattezza, bisogna precisare che la proposta non arriva da un nostro politico, ma da due economisti (guarda caso) statunitensi. Uno è addirittura un premio Nobel. A parte le dichiarazioni scioccanti e visto che un economista, osannato dalla cronaca statunitense, ha gia fatto abbastanza danni all’Italia, la categoria non si offenderà se non esultiamo di simpatia nei loro confronti. Dalle colonne del Wall Street Journal, Gary Becker e Julio Elias, attraverso un dettagliato articolo ricco di dati economici che spaziano dal periodo medio di attesa, al costo di una terapia dialitica, osannano l’intenzione di promuovere un mercato ufficiale di organi. I due non si sono solo limitati a questo, ma addirittura hanno stabilito il costo del rene. La cifra stimata si assesterebbe tra i 15.000 ed i 25.000 dollari. È inevitabile: il meccanismo malato di chi acquista, anche in questo caso, supererà la soglia dell’immaginabile… varrà di più la cornea di un uomo bianco o quella di un uomo nero? Di una donna o di un bambino? Di un omosessuale o di un ebreo? Agghiacciante. Una medesima riflessione, scrivono gli autori, dovrebbe essere sviluppata anche per gli altri organi Vi rendete conto? Mutilati nell’orgoglio prima e nel corpo dopo, sarebbero in molti che per disperazione si sottoporrebbero a tali interventi. Senza dubbio troppi. È questo ciò che ci aspetta. Già se ne parla, il passo è breve. Del resto, forse, tutto ha un prezzo, basta mettersi d’accordo. O più semplicemente basta non arrivare a metà mese. Salvatore Paglia

N . 0 2 F E B B RAIO 2 0 1 4 cover Photo by Roberto Chiovitti Styling by FT Model Dj Luca Dorigo Maglia lana Bikkembergs   Costume B Idol   Calze American Apparel   Boots Tom Rebl editrice Gemeco sc - via Emile Chanoux, 22/24 10026 Pont Saint Martin (AO) gestione editoriale Sedit sc direttore editoriale Calogero Urruso direttore responsabile Luciano Mantelli direttore Salvatore Paglia pubbliche relazioni Jean Paul Bianco biancoagency@gemeco.it iniziative speciali Massimo Giusio pubblicità Tel. +39 329.8622268 info@gemeco.it impaginazione e grafica Michele Alberti redazione Fax 02 91390360 redazionelui@gemeco.it stampa Starcom Printing srl - Nova Milanese (MB) pubblicazione mensile Reg.Trib. di Milano N. 169 - 03/2000 hanno collaborato a questo numero: Alessandro Rizzo, Alexia Mingarelli, Andrea Vittorio Romagnoli, Claudio Marchese, Cristiano Fabris, Hamilton Moura Filho Desivel, Luigi Iannaccone, Marco Daverio, Michele Di Chello, Riccardo di Salvo Lui Magazine è distribuita gratuitamente (0,10 euro) nei locali e nelle attività gay friendly di tutta Italia e Costa Azzurra Abbonamenti Per abbonarsi a Lui Magazine (11 numeri annui) è sufficiente inviare 50 euro a mezzo bollettino postale sul C/c 26781286 intestato a Gemeco scrl specificando nella causale “abbonamento a Lui” e specificando da quale numero desiderate che l’abbonamento abbia inizio. La rivista verrà recapitata mensilmente a mezzo posta in busta chiusa, sigillata e anonima. Lui Magazine non è responsabile per la qualità, la provenienza o la veridicità delle inserzioni. La direzione di Lui sì riserva il diritto di modificare, rifiutare o sospendere un’inserzione a proprio insindacabile giudizio. L’editore non risponde per eventuali ritardi o perdite causate dalla non pubblicazione dell’inserzione. Non è neppure responsabile per eventuali errori di stampa. Gli inserzionisti dovranno rifondere all’editore ogni spesa eventualmente da esso sopportata in seguito a malintesi, dichiarazioni, violazioni di diritti, ecc. a causa dell’annuncio. L’apparizione di un modello sulla copertina o sulle pagine del giornale non costituisce implicazione relativa al suo orientamento sessuale. Il © delle immagini è di proprietà degli autori. L’editore rimane a disposizione per gli eventuali accordi di pubblicazione che non è stato possibile definire. I dati forniti dai sottoscrittori degli abbonamenti e quelli degli inserzionisti vengono utilizzati esclusivamente per l’invio del giornale e la pubblicazione degli annunci e non vengono ceduti a terzi per alcun motivo.

il prossimo numero in distribuzione ad inizio marzo 2014

sommario

06

YOUNG DESIGNER Heirloom by Martina Lenci

18

COVER Dj Luca Dorigo

32

società Droghe leggere, situazioni pesanti

42

TENDENZE Non chiamatelo lilla!

43

CREATIVITà 72

MODA A/I 2014/2015: L’uomo del prossimo inverno

FASHION 74

MODA 06

TEATRO 96

YOUNG DESIGNER 18 COVER 32 4

ARTE “Le città”, mostra di Alberto Garbati

52

motori Confort da prima classe

53

Creatività Sprout

72

FASHION Oh boys!

74

PERFORMANCE Nicola Mette

84

TEATRO Enrico Beruschi

96

essenze d’elite

OUD Mona di Orio Unconventional parfum

C

redibilità, eleganza e lusso sono la combinazione di aggettivi che meglio descrivono la filosofia della maison Mona di Orio. Uno stile di creazioni che riportano l’olfatto alle glorie della profumeria degli anni ‘20 e ‘30. OUD appartiene alla collezione “Les Nombres d’Or – Exclusive”. Le note di OUD , che ci investono di un’aura sontuosa, si alternano tra note animali, cuoiate, legnose e balsamiche. L’eau de Parfum Intense si apre con Elemi delle Filippine, Mandarino verde di Calabria e Petigrain del Paraguay, lasciando spazio poi al vibrante Patchouli dell’Indonesia, Nagarmotha dell’India, legno di cedro dell’Atlas e Ambra grigia. Il processo profumiero di OUD termina con l’Assoluta di Osmanto della Cina e l’essenza di Oudh del Laos, amalgamato con miele, albicocca e gelsomino per stemperarne la dirompenza.

È proprio questa preziosa resina a caratterizzare l’intera fragranza: L’Oudh infatti era tradizionalmente riservato a dei e maestà per il suo costo e per la sua rarità. OUD viene proposto in flaconi da 100ml, nella versione Roll-on da 5ml o ancora nella versione travel set in un cofanetto contenente 3 roll-on da 10ml. La casa di profumeria ha base ad Amsterdam ed è stata fondata nel 2004 da Mona di Orio, che ha avuto l’onore di lavorare al fianco del famoso maestro profumiere Edmond Roudnitska. Tutte le fragranze sono prodotte in Francia, ponendo precisa attenzione a manifattura e qualità delle materie prime. OUD, un profumo non convenzionale, esperienza di pura raffinatezza con tocco mistico ed enigmatico che ci trasporta ai confini delle mille e una notte. Michele Di Chello

5

MODA

A/I 2014/2015

Milano Bottega Veneta Ci piacciono il giubbettino di pelle che avvolge la vita e l’attenzione che il designer ha rivolto all’outewear.

L’uomo del prossimo inverno

Le collezioni uomo per l’autunno-inverno 2014/2015 sono appena concluse, a colpi di passerella i brands hanno fatto sfilare le loro creazioni nelle città simbolo della moda. Ecco le proposte che ci hanno particolarmente colpiti. Milano Tom Rebl Alta sartorialità e sperimentazione con contaminazioni culturali e contrasti. I tagli asciutti e i tessuti naturali si mescolano a materiali hi-tech di chiara identità contemporanea. Degno di attenzione.

Milano Andrea Pompilio Il rigore e la disciplina, tipici della vita militare, si lasciano stravolgere ed evolvere dagli abbinamenti, le sovrapposizioni e i dettagli inaspettati. Fondere per creare, un plauso!

Milano Antonio Marras Degno di un plauso l’omaggio che il designer ha fatto al padre sarto, declinato attraverso le stampe e le fotografie sapientemente riportate su camicie, maglie e pantaloni. Milano Philipp Plein Lo stilista punta sui capi spalla dalle molteplici lavorazioni e combinazioni. Il suo cowboy noir metropolitano indossa biker foderati di visone, il bomber con il collo ben pronunciato e coperte da nativo americano. Fascino e mistero.

Milano Calvin Klein Adoriamo il fit oversize declinato alle forme classiche.

Milano Julian Zigerli Rappresenta il giusto mix tra capi tecnici di alta qualità e lo sviluppo di nuove stampe. Parole d’ordine: amore, colore, positività e un tocco di humor, tra praticità e  tendenza. Divertente.

Milano Frankie Morello Un Uomo assolutamente controcorrente dai look variegati e non convenzionali. Divertente il cappellino a visiera che diventa una maschera.

Parigi Dior Homme Originale il design dissonante ottenuto giocando con i diversi tessuti gessati e le diverse spaziature tra le linee. Il classico gessato si rinnova! Interessante, in contrasto, la pioggia di pois che si posa su l’intero outfit e sugli accessori.

Milano Versace Decisamente provocatoria la collezione della Medusa. Il suo uomo non ha paura di apparire e di essere ciò che è: una celebrazione alla personalità e alla libertà totale dell’individuo ampliamente caratterizzata dalle diverse proposte. Libertà!

Milano Dsquared2 Voglia di denim. Il duo Dean e Dan ci conquista con il più classico dei tessuti: il jeans. Cuciture, tagli, applicazioni e sfumature risaltano senza appesantire le linee. Milano Missoni Indiscusse protagoniste del suo look sono le maxi mantelle che ricordano immediatamente delle avvolgenti, calde e morbide coperte in patchowork. Avvolgente e tenero.

Parigi Givenchy Grandi volumi e tocchi di colore hanno come base il profondissimo nero. L’elemento cromatico senza forma e i motivi dall’animo incerto illuminano ed incuriosiscono.

Milano Iceberg La camicia layering (lunga, in chiffon e a volte semitrasparente) è una costante. Spunta con disinvoltura sotto felpe, giacche e pullover. Assolutamente piacevole.

Milano Salvatore Ferragamo Linee asciutte e ben definite, giochi di righe e colori si mescolano accuratamente senza mai rubarsi la scena. Il corto e il lungo si alternano tra giochi di sovrapposizioni, di tinte e tessuti, palesi o appena accentuati. Giochi di stile.

Milano Prada Outfits perfetti per il guardaroba maschile: pantaloni rilassati ma dal taglio fit, camicie in seta e giacche a due bottoni. Tavolozza dei colori egregia: azzurro, viola marrone, ruggine, rosso e grigio si sposano perfettamente fra loro senza eccessi. Très chic! Londra Burberry Prorsum Incanta lo stile da romantico pittore cosmopolita, protagonista dell’intera collezione.

Fashion Story photos by MANZ-첫 STYLING by EDA HURTADO

Photos by: Manz-Ú Styling by Eda Hurtado Mua & Hairstyle: Giovanna Conti Rossini & Fatima Ferrini Models: Davide Clivio, Mariela Garriga, Caitlin Pollard @ The Fashion Model Milano Special thanks to Grand Hotel Villa Castagnola - Lugano

Heirloom

by Martina Lenci

YoUNG deSiGNer

Martina lenci e noi: la conoscenza

eccoci di nuovo alla nostra rubrica. in questo numero vi faremo conoscere la nostra quinta designer: la giovane Martina lenci. la conoscenza, o più esattamente, la scoperta di Martina, la facciamo attraverso le nostre assidue ricerche: questa volta ci soffermiamo sul Polimoda di Firenze, spostandoci subito dopo in un’altra città, dove Martina lenci si diploma e sviluppa la propria prima collezione.

Perchè l’abbiamo scelta

la scelta di Martina e della sua collezione è determinata dalla grande ricerca che l’artista, guardando e facendosi raccontare, è riuscita a far intuire immediatamente nel suo lavoro. d’impatto sicuro è la classicità che viene interrotta da aspetti estremamente moderni. Si intuisce dai capi come la designer abbia curato tutti i minimi particolari, senza lasciare spazio a errori. la collezione è il progetto finale, la tappa di un percorso, quello scolastico e formativo, in cui la creatività dà vita a questa eccezionale dimostrazione di conoscenze. Presentata nel Polimoda Fashion Show del 2013, la collezione intitolata “Heirloom” è, infatti, esempio del percorso svolto nell’ultimo periodo: la tradizione sartoriale e il cartamodello storico fanno da base a tagli contemporanei, con capi dai contorni netti e precisi. il concept è una mescolanza di elementi provenienti da mondi differenti, legati però da un sottile filo logico: i dorati Mourning Jewels dell’epoca vittoriana (gioielli di lutto che venivano dati ai familiari dei defunti: spesso questi gioielli erano costituti, oltre che dai soliti materiali, oro, argento e pietre preziose, da fili di capelli dei cari defunti). da qui l’uso di capelli intrecciati che compaiono nei revers e sui cappotti. i capelli sono la parte più organica e importante della ricerca e si ritrovano negli accessori e nei colli. la loro lucentezza è allo stesso tempo gioiello brillante e tessuto liscio, che contrasta con la compattezza degli altri supporti e colori. il tutto si incontra con un’artista contemporanea che sfrutta il sale, elemento caro nel rito funebre giapponese, per creare immense installazioni da cui sono state ricavate le stampe, che invadono giacche e cappotti. la collezione a/w “Heirloom” nasce dalla voglia di unire l’amore per i dettagli e i codici dell’eleganza più classica a un concetto di moderno lifestyle. “Heirloom” è adatta all’uomo deciso ed elegante, che ami donare una punta di eccentricità al suo stile. le linee guida della collezione prendono ispirazione dal mondo dell’inghilterra vittoriana, culla di numerose innovazioni tessili e di fogge, ma allo stesso tempo gelosa custode di tradizioni conservatrici. la spiritualità è parte integrante del concetto, che include un approfondito studio sul cartamodello clericale e religioso del periodo, dal quale sono state stilizzate alcune linee base. importantissima la ricerca svolta sul cartamodello dell’epoca, utile a definire forme, tagli, finiture che si sono integrati con una sostanziosa ricerca su capi contemporanei, unita a uno studio dell’esigenze del business-man moderno e a un’attenta riflessione sui tessuti e sulla praticità di tagli e accessori. Un twist contemporaneo è inoltre aggiunto dall’osservazione e dalla rielaborazione delle opere di due straordinari artisti emergenti, che graficamente e concettualmente rispecchiano il mood di “Heirloom”: toyin odutola, che ritrae uomini e donne coperti di fasci scuri e lucidi, simili a ciocche di capelli, e Motoi Yamamoto, che crea immense installazioni disegnando sul pavimento con granelli di sale, elemento chiave del rito funebre da cui Martina ha ricavato lo spunto per le stampe, che invadono giacche e cappotti.

19

YoUNG deSiGNer

il percorso formativo

Nata a lucca, terminate le scuole superiori si trasferisce a Firenze dove si iscrive al Polimoda, frequentando il corso di Fashion design. appassionata di moda maschile, la sua prima collezione, progetto del secondo anno, è un geometrico mix tra workwear e sportswear, contaminato nelle forme e nei colori da un’ispirazione storica di fine 1600 e da un collettivo di artisti spagnoli che creano installazioni eco-sensibilizzanti con luci led. Caratterizzata da una forte attenzione per il riutilizzo di materiali, la collezione è interamente realizzata con fibre naturali e materiali di recupero, tra cui il PVC riciclato dai teloni dei camion. Nell’estate tra il secondo e il terzo anno frequenta un corso intensivo di cartamodello e cucito, dove, sotto la guida di un esperto sarto, si appassiona alle tecniche sartoriali artigianali per abiti da uomo. inizia così un percorso mirato ad unire la classicità dei metodi manuali con forme e concepts contemporanei, per creare un prodotto innovativo ma, allo stesso tempo, sempre a contatto con la tradizione artigiana. attualmente vive a roma, dove si è trasferita per uno Stage di sartoria presso l’atelier Valentino, con il desiderio di consolidare la propria esperienza artigiana, nonché di mettersi alla prova con l’Haute Couture da donna.

Art Direction: Alexia Mingarelli Photos: Sara Pellegrino Make-up: Selene Martelli Location: Teatro Alba, Roma

Alexia Mingarelli

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Wearin’ Sensuality photos by Mario Caponi STYLING by Vanessa Pesolilla

Skirt Black Blessed Blouse dolce & gabbana Shoes Jimmy Choo Earrings Moschino Turbant givenchy

Pants Black Blassed  Fur Zara  belt Versace  handpiece bracalet and earrings Nastygal 

dress Black Blessed  belt and earrings Versace  shoes Casadei

Jacket and skirt blackblessed Bodychain opeless liNgerie earringstop shop

pants blackblessed top la perla chain Superlatives shoes Jimmy choo

Photos by Mario Caponi (www.mariocaponi.com) Styling by Vanessa Pesolilla (ssuperlatives.tumblr.com)  Make up & hair: Silvia Gerzeli  Models: Erika Aurora Location: Hotel Valadier - Roma (www.hotelvaladier.com)

Total outfit Jean Paul Gaultier  Neckless notyourdolls  belt H&M 

I’ve seen that face before photos by Roberto Chiovitti STYLING by FT MODEL DJ Luca Dorigo

 Giacca Tom Rebl  Pantaloni Gaetano Navarra

Giacca JeaN PaUl GaUltier Camicia Carlo PiGNatelli Harness rUdY d

Maglia lana BikkeMBerGS Costume B idol Calze aMeriCaN aPParel Boots toM reBl

intimo Bikkembergs 

Gilet e necklace Tom Rebl Intimo Bikkembergs

Tuta in pelle Belstaff

Total look Tom Rebl 

Pantaloni Gaetano Navarra Camicia e cravatta Carlo Pignatelli Harness Rudy D 

SoCietà

Droghe leggere, situazioni pesanti libero o non libero?

N

egli ultimi tempi anche in italia si inizia a dibattere in maniera seria (se per ‘seria’ intendiamo ‘non oziosa’) in merito alla depenalizzazione e addirittura alla liberalizzazione delle cosiddette ‘droghe leggere’, che, alla fine, sono rappresentate dai derivati della cannabis (cannabinoidi). Premettiamo serenamente che, se questo dibattito in italia è uscito dall’oziosità in cui era immerso prima, è solo e soltanto perché ciò è avvenuto prima in america, e , di nuovo, premettiamo altrettanto serenamente che in america il dibattito si apre, sempre, quando si è di fronte ad evidenze plateali, e, dobbiamo dire, questo approccio pragmatico-realista, non ci dispiace, o , almeno, lo troviamo più onesto di tanto moralismo a priori che ci appartiene e che di razionale (e di conseguenza di ‘morale’) non ha assolutamente nulla: sempre bisogna guardarsi dagli ‘ismi’. i fatti sono, nel complesso, abbastanza chiari: i cannabinoidi non causano più danni alla salute di quelli che causano altre sostanze per il fatto che vengono assunte fumandole; gli effetti sulla psiche sono sfumati, e quindi non c’è pericolo di perdita dei ‘freni sociali’, e, cosa molto importante, in effetti queste sostanze possono lenire le sofferenze causate sia da certe malattie che dagli effetti collaterali di certe terapie. Per lo scienziato, non esiste droga leggera o droga pesante: esistono sostanze che hanno effetti sul corpo (e quindi sulla psiche). tali effetti dipendono dalla quantità, dalla modalità di somministrazione, dalla cronicità della somministrazione stessa e dal soggetto che le assume. Per il cittadino, invece, è giusto essere intellettualmente più clementi, e ragionare in termini più adatti alle riflessioni quando diventano ‘riflessione della massa’. Morirò? diventerò un tossicodipendente? la mia vita prenderà una deriva criminale? Poiché, parlando dei cannabinoidi, la risposta a tutte queste domande è ‘no’, almeno se si pensa agli effetti diretti di queste sostanze, possiamo parlare in ‘politichese’ (linguaggio adatto alla massa) e dire che una certa sostanza è ‘leggera’ nel senso di non troppo impegnativa nel suo inserirsi nella quotidianità e nel tessuto sociale. in italia, la riflessione intorno all’argomento è ulteriormente facilitata anche dal bisogno di rendere le carceri meno affollate: uno dei modi per farlo, è quello di non considerare più ‘reato’ certi atti che sono criminali ora, rendendoli moralmente accettabili prima, leciti poi. Pensiamo che, in linea di massima, la direzione che prenderà il nostro Paese sarà quella che prenderanno gli Stati Uniti, come sempre è accaduto dalla fine della seconda guerra mondiale in poi. eventuali moralismi verranno messi a tacere dall’evidenza della quotidianità nel suo mostrarsi, e dal fatto che lo ‘status quo’ non è vulnerabile certo all’attacco di uno spinello. Se proprio vogliamo fare della morale (non del moralismo), speriamo in un corretto informare, soprattutto nell’ottica della prevenzione di danni non causati dall’uso dei cannabinoidi ma dai comportamenti che si possono avere sotto la loro influenza (guida di veicoli, prestazioni con macchinari etc.) così come già accade con l’alcool. Ci auguriamo, lungi dal pretendere di aver dato delle risposte definitive ad un dibattito che durerà probabilmente, prima di esaurirsi, almeno altri 10 anni, di aver almeno proposto un punto di osservazione alternativo rispetto a quello che si usa quando genericamente si parla di ‘droga’. Andrea Vittorio Romagnoli

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TENDENZE

Non chiamatelo lilla!

18-3224 Radiant Orchid: Pantone svela il colore del 2014

è

appena nato e già porta sulle spalle una pesante eredità. Dopo un 2013 all’insegna del verde smeraldo, che ha letteralmente stregato i designers di mezzo mondo, fa il suo ingresso il Radiant Orchid, la nuance del 2014 eletta da Pantone. La tonalità prescelta è stata raggiunta attraverso la combinazione di sfumature di fucsia, viola e rosa. La mission? Ricreare la sfaccettatura intrigante e poliedrica dell’orchidea. Per raggiungere l’intensità desiderata, che la natura custodisce gelosamente, è stato aggiunto un maggior grado di splendore. L’intento è quello di rendere evidente la freschezza e la passionalità che questa tinta nasconde. È per merito di questo candido bagliore che al colore è stato aggiunto il termine “Radiant”, vocabolo che nella sua totalità rafforza in modo indiscutibile l’innata brillantezza. È circa un decennio che l’azienda statunitense con le sue scelte influenza in modo piuttosto esplicito il mercato legato all’interior design, al make up, alla moda… e proprio per questo motivo siamo certi che il Radiant Orchid sarà presto il protagonista indiscusso di molti look ed outfit. Quella di quest’anno è innegabilmente una tonalità che avvolge nel suo insieme il panorama del mondo femminile, ma, accostato con classe e senza eccedere, potrà senza dubbio essere il fiore all’occhiello del guardaroba maschile. È trapelato che diversi stilisti come Emerson da Jackie Fraser - Swan, Juicy Couture e Yoana Baraschi, stanno incorporando Radiant Orchid nelle loro prossime collezioni, mentre è più che ovvio che molte delle linee di cosmesi strizzeranno l’occhio alla particolare e seducente gradazione. Leatrice Eiseman, direttore esecutivo di Pantone Color Institute ®, dichiara: “Il Radiant Orchid è nato per incuriosire l’occhio e stimolare la fantasia e l’immaginazione; inoltre ispira fiducia ed emana gioia e gran benessere”. Il procedimento con il quale Pantone decreta ogni anno il color trend del momento è frutto di innumerevoli studi che spaziano tra varie tematiche e toccano diverse realtà: l’industria dell’intrattenimento e dei film, gli artisti in erba, le opere d’arte, le località turistiche più visitate, l’andamento economico e sociale. E queste sono solo una parte degli elementi che, nel corso dell’anno, sono tenuti sotto la lente d’ingrandimento dall’azienda. Avete tre possibilità per decifrare l’elemento cromatico: attraverso il codice alfanumerico 18-3224, per nome (Radiant Orchid) o più semplicemente definendolo il colore Pantone del 2014, ma per cortesia non chiamatelo lilla! c. u.

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SCOUT GIRL photos by Fabio Bozzetti STYLING by Myriam Belviso

Maglione in lana e gonna con ricami Ottavia Vianson

Copricapo, giacca e vestito stampato Ottavia Vianson

Giacca e pantalone Ottavia Vianson, t-shirt vintage, scarpe con platform in camoscio stylist own

Giacca in pelle stylist own, camicia in seta vintage, gonna con ricami Ottavia Vianson

Copricapo Ottavia Vianson, giacca in pelle Belluomo, t-shirt stylist own, maxi pochette Mymi Menople, gonna con ricami Ottavia Vianson

Giacca da uomo MedVedEva, maglia in lana e gonna con ricami Ottavia Vianson, t-shirt vintage, scarpe con platform in camoscio stylist own

Photos by: Fabio Bozzetti - Fashion Stylist: Myriam Belviso - Model: Yuval @ 2daymodel - MUA: Elena Belousova - Hair: Rosario Gualtieri

arte

“Le città”

Mostra di Alberto Garbati a cura di Hamilton Moura Filho Desivel

a

ndare oltre ha una miriade di significati, ma è nell’arte che il concetto esplora e affonda le più solide radici ed è proprio qui che l’espresso e l’inespresso hanno una valenza tanto equivoca quanto basilare. assolutamente rapportata a una sensibilità personale, l’opera nel suo insieme ci permette di darle un personalissimo significato e/o una lettura diversa o compatibile con ciò che l’artista voleva trasmettere. la pittura di alberto Garbati ha proprio la caratteristica di accompagnarci attraverso i suoi dipinti all’interno di un viaggio che ha sì come meta il mondo e la quotidianità, ma spazia attraverso delle profondità in grado di permettere a chi guarda di andare oltre a ciò che volutamente è stato messo in primo piano. Questa finestra sul mondo, che lascia intuire la vita senza mai manifestarla, è caratterizzata da alcuni elementi riconducibili all’esistenza e alla presenza umana. il giornale su una poltrona, un bicchiere di vino appoggiato su un tavolino o più palesemente le luci accese che si affacciano oltre il vetro di un finestrino di un auto o da un vetro di un appartamento, sono tutti elementi che nella forma rappresentano la presenza del soffio vitale. Gli elementi architettonici, veri protagonisti delle opere e punta di diamante dell’artista nonché architetto, risaltano in tutto il loro splendore attraverso le forme geometriche e i materiali come il cemento o il mattone. Non mancano i riferimenti architettonici storici perfettamente amalgamati nel concetto urbanistico moderno e assolutamente riconducibili alle bellezze odierne. altro elemento collante è il tempo, inteso come agente atmosferico. il cielo cupo sottolinea in modo marcato l’elemento gotico della città quasi a voler rivendicare una sorta di rivalsa di Madre Natura contro l’urbanizzazione aitante. la mostra “le Città” di alberto Garbati, a cura di Hamilton Moura Filho desivel, è un viaggio che parte dal Brasile attraverso una selezione di circa 20 opere, e si propone come un attento e curioso sguardo alla vita, in grado di dialogare sinergicamente con le città del mondo e di ritornare al mondo con la consapevolezza del progresso architettonico brasiliano. s.p.

l’autore

dopo il liceo artistico e gli studi di architettura al Politecnico di Milano, a partire dagli anni ’80 e ’90 alberto Garbati si è dedicato alla regia delle più importanti sfilate di moda in italia e all’estero (quando la moda era spettacolo) e alla progettazione di eventi. il rapporto con personaggi del calibro di Versace, Moschino, Valentino, Cavalli, Gattinoni, laura Biagiotti, Vivienne westwood e tanti altri ha influenzato la sua creatività, unendo l’architettura alla moda e all’arte e stimolando la ricerca di tecniche innovative Ha curato la regia di donna sotto le stelle a roma, con rai e Mediaset. Per un lungo periodo ha diretto le sfilate di “Pitti filati” e di “alta roma”, nonché diverse scenografie per convention quali Mercedes Benz, Ford, Black & white a San Paolo e Camel. attualmente si dedica al lavoro di architettura e alla creazione pittorica.

Le ciTTÀ mostra di Alberto Garbati a cura di Hamilton Moura Filho Desivel

Galleria Cândido Portinari | Palazzo Pamphilj Piazza Navona 10 | Roma Dal 14 febbraio al 7 marzo 2014 dal lunedì al venerdì ore 11 - 17. Apertura straordinaria sabato 15 e domenica 16 febbraio ore 11 - 19 INGRESSO LIBERO info: eventos.roma@itamaraty.gov.br - Tel. 06.68398456 52

MOTORI

Confort da prima classe

Da Milano a Palermo Citroën Grand C4 Picasso 2.0 HDi

C

itroën con la Grand C4 Picasso, in controtendenza rispetto a uno dei principali competitor (Renault), ribadisce la volontà di presidiare il segmento delle grandi monovolume. Con tali premesse, abbiamo deciso di percorrere l’Italia da nord a sud utilizzando autostrade, statali, strade costiere e passi di montagna; il tutto in soli 4 giorni no stop, dandoci il cambio alla guida e apprezzando questa grande viaggiatrice Citroën. Esternamente la variante Grand C4 Picasso rispetto alla tradizionale Picasso si differenzia per un passo più lungo (2,84 m), 7 posti e un diverso stile esterno nella fiancata e in coda. Spiccano nel design gli archi del tetto che partono alla base del parabrezza e che si spingono fino all’inedita coda, che accompagna l’allungamento dello sbalzo posteriore e il conseguente incremento dello spazio per i bagagli: ora arriva a 645 litri con la terza fila di sedili non utilizzata. Questo valore può inoltre crescere fino a 700 litri se le tre poltroncine vengono avanzate al massimo, sfruttando l’escursione record in senso longitudinale (15 cm) di questi sedili. A bordo, molto di quanto ci circonda è preso a prestito dalla sorellina più corta: a cominciare dal cruscotto totalmente digitale, un display a colori di 12” personalizzabile nell’aspetto e nelle funzioni, al quale si aggiunge un touch screen di 7” nella plancia (quest’ultimo dedicato alle funzioni di bordo e alla navigazione). L’abitacolo è ricco di soluzioni intelligenti e di numerosi portaoggetti. C’è solo l’imbarazzo della scelta, fra il vano illuminato nella plancia (con prese jack, USB e 220 V), quelli sotto i sedili anteriori e quelli nei pannelli porta.

Non mancano reti nel bagagliaio e tavolini ripiegabili sugli schienali dei sedili anteriori o le tre poltrone della seconda fila, singole e scorrevoli indipendentemente l’una dall’altra. Inoltre, l’esemplare da noi provato aveva anche gli interni in pelle e tessuto con funzione massaggio e la seduta allungabile per quella di destra. E’ inutile dire che questa Citroën a nostro giudizio rappresenta il meglio della categoria per confort di viaggio. Oltre ai sedili, alla silenziosità del propulsore, si unisco le sospensioni che senza essere cedevoli, rispondono con dolcezza anche sulle asperità pronunciate. Ma i pregi non terminano qui. Il confort si apprezza anche nell’ultima fila dei sedili tanto che gli occupanti (anche adulti di taglia XL), possono accomodarsi senza problemi e viaggiare non accartocciati e addirittura rinfrescati dalle bocchette del climatizzatore proprie. Su strada, abbiamo guidato il turbodiesel 2.0 BlueHDi abbinato all’automatico a sei marce, un robotizzato,che pur piacevole nell’uso si è dimostrato un po’ lento in particolar modo sulle statali dell’Appennino dove si apprezza maggiormente la stabilità dell’auto, senza certamente cercare vezzi sportivi. Molto apprezzabile invece lo sterzo leggero e pronto, aiuta moltissimo nelle manovre o nel traffico cittadino dove gli ingombri esterni si fanno sentire. Il consumi necessitano di una lettura specifica: in ambito autostradale e viaggiando nei limiti la Grand C4 Picasso si dimostra per nulla assettata e riesce a percorrere più di 20 Km con un litro di carburante. La situazione si ribalta il città dove il traffico e il peso dell’auto non ci fanno andare oltre i 12 km con un litro di carburante. Infine un cenno alla dotazione di serie molto completa che in parte giustifica il prezzo di 33.100 euro e dove spiccano il “clima” automatico,  la chiave elettronica e l’utile telecamera di retromarcia. Cristiano Fabris

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Dolls recovery shop photos by Diana Lapin STYLING by Antonio Catanzaro

Dress Antonio Catanzaro

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Giulia (left): dress Antonio Catanzaro shoes Casadei accessories stylist’s own jewellery Kenzo Tatiana (right): dress Antonio Catanzaro shoes Prada

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Giulia (left) dress Antonio Catanzaro shoes Moschino jewellery Kenzo bag Accessorize accessories stylist’s own Tatiana (right): dress Antonio Catanzaro shoes Casadei jewellery Kenzo accessories stylist’s own bag Accessorize

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Tatiana (left): shirt & pants Antonio Catanzaro shoes Moschino accessories stylist’s own Giulia (right): top & pants Antonio Catanzaro shoes Casadei accessories stylist’s own jewellery Kenzo

Photos by Diana Lapin (www.dianalapin.com) Stylist & fashion designer: Antonio Catanzaro Wardrobe & Accesories: Antonio Catanzaro, Casadei, Kenzo, Moschino, Accesorize Make up artist: Franci Cherry Hair stylist: Andrea Carola Colombara Models: Giulia Diletta @ Flash Model Management Tatiana Raducanu @ Blu Fashion Model Agency

CreatiVità

“Sprout”

…e da una matita nasce un fiore!

Per fare l’albero ci vuole il seme, per fare il seme ci vuole il frutto…” così scriveva Gianni rodari nella nota canzone. Ma oggi il testo andrebbe rivisitato in “…per fare il seme ci vuole una matita…”. tranquilli, non stiamo delirando, ma parliamo di “Sprout”, la matita che diventa pianta. l’idea della green-pencil è nata da un gruppo di studenti del Mit (Massachusetts institute of technology) che hanno deciso di mettere in pratica un metodo molto originale per dare nuova vita alle matite prima di essere definitivamente gettate. “Sprout” si presenta come una semplice matita in legno di cedro come quella che utilizziamo tutti i giorni per disegnare o scara-

bocchiare durante le riunioni di lavoro, ma grazie ai semi contenuti in una capsula posta alla sua estremità, può essere piantata nel terreno. l’utilizzo è piuttosto semplice: quando la matita ha svolto appieno la sua funzione, diventando ormai troppo piccola per continuare ad essere utilizzata, basta capovolgerla e piantarla in un vaso con della terra e innaffiarla, affinché la capsula contenente i semi si deteriori iniziando così la germinazione. Unico intoppo: “Sprout” non conosce la differenza tra innaffiamento accidentale o intenzionale. Una volta bagnata, la germogliazione è inevitabile. Quindi se avete come molti l’abitudine di mordicchiare e masticare la parte superiore della vostra matita, probabilmente “Sprout”

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CreatiVità

potrà essere un ottimo strumento per disfarsi di questa pessima abitudine. da premettere: “Sprout” è interamente non-tossico!! Serve una settimana, giorno più giorno meno, affinché, innaffiando una volta al giorno, vengano alla luce delle piantine. ebbene si, la bizzarria di “Sprout” non ha limiti. Sono diverse infatti le varietà di semi che possono essere contenute nelle matite. dal basilico alla menta, ma anche rosmarino, salvia, timo, peperoncino e calendula. l’idea è semplice eppure d’impatto. Ha già conquistato artisti, ecologisti e bambini di diverse età, che hanno saputo apprezzare l’arte del riciclo e della natura. Sembrerebbe che “Sprout” stia “piantando” le basi per un futuro ecologico, e forse a breve altri ricercatori proporranno soluzioni simili. tra le voci più gettonate una gomma da cancellare contenente semi. Ma dove è possibile acquistare “Sprout”? “Sprout” si presenta in confezioni da otto ed è disponibile su amazon al prezzo di $ 19.95 (circa quindici euro). Luigi Iannaccone

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OH BOYS! MODA PAMELLA PERIN BEAUTY MAX ARAÚJO PRODUZIONE DAVID FERNANDES AND ADRIANA S. REALIZZAZIONE OFFICEIMSHOOT

ph. THIAGO MARTINI in alto da sinistra: HUGO BOSS UNDERWEARS All look ZARA MENN Shirt basic bershka uomo and HUGO BOSS causalwear Black legging BRESHKA Models: Patrick Rangel @ 40 Graus Models Raphael Aidar @ Way Model Management Pedro Albuquerque @ Agency Models Sandro Rabelo @ 40 Graus Models

in basso da sinistra: Black moleton ZARA MAN Black dress american apparel and fox fur HUGO BOSS UNDERWEAR Legging AHA UNDERSUIT Models: Gabriel Loureiro @ 40 Graus Models Danny Alves Special Guest Robert William & Rafael Lourenรงo @ 40 Graus Models

ph. by DANNY ALVES

Nivea in shower body and Aha legging Model: Sandro Rabelo @ 40 Graus Models

ph. THIAGO TRINDADE

AHA undersuit black legging Model: Robert William @ 40 Graus Models

ph. CARLA REICHERT

ROCHET MEN urban jewellery Rings purchased in Ipanema Beach Models: Raphael Aidar & Pedro Albuquerque @ Way Model Management/ Agency Models

ph.THIAGO TRINDADE

Underwear CALVIN KLEIN, CAVALERA, LUPO Models: Sandro Rabelo, Gabriel Loureiro & Rafael Lourenรงo @ 40 Graus Models

ph. SIMONE FRANSISCO

Underwear trifil slip and tank top BREAD & BOXERS Model: Rafael Lourenテァo @ 40 Graus Models

ph. ISABELA CATテグ

Underwear HUGO BOSS and hat purchased in Corcovado area Model: Robert William @ 40 Graus Models

ph. THIAGO MARTINI

DANNY WEAR BLACK DRESS AMERICAN APPAREL AND FOX FUR Model: Pedro Albuquerque @ @ Agency Models Danny Alves Special Guest

ph. THIAGO MARTINI

BURBERRY brit for men Model: Patrick Rangel @ 40 Graus Models

ph. THIAGO TRINDADE

Undersuit legging AHA Model: Sandro Rabelo and Rafael Lourenรงo @ 40 Graus Models

ph. ISABELA CATテグ

T-shirt ZARA MEN Model: Raphael Aidar @ Way Model Management

ph. DANNY ALVES

Underwear NAUTICA Model: Patrick Rangel @ 40 Graus Models

ph. Simone Fransisco

Black moleton Primark London Uk Model: Raphael Aidar @ Way Model Management Tattoo @ Gabriel Oliveira

ph. THIAGO MARTINI

Underwear HUGO BOSS Black legging BRESHKA Long john BM UNDERWEAR Black moleton ZARA MAN Models da sx: Robert William, Sandro Rabelo, Patrick Rangel, Rafael Lourenรงo, Gabriel Loureiro @ 40 Graus Models

PERFORMANCE

Nicola Mette

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Quando la performance diventa azione sui diritti sessuali aver cantato un inno alla Vergine Maria nella cattedrale di Mosca per chiedere la caduta di Putin, e che per questo solo fatto sono state tenute in prigione per diversi mesi. Pavlensky parla di minoranze perseguitate, soprattutto le persone LGBT: espressione che si richiama alla lunga tradizione russa, che vede, anche in piena epoca sovietica, artisti esprimersi attraverso la performance art. Un gruppo di artisti negli anni 70 inaugurò quello stile che passò alla storia come Sots-art, erede in formato russo della Pop-Art, di forte rottura, di grande impatto visivo e performativo: due soldati sovietici si baciano sotto la neve in una desolante taiga. L’opera è stata censurata non solo dal potere sovietico, ma anche nel 2008 dal Ministro degli Esteri russo, che ne vietò l’esposizione alla Maison Rouge di Parigi. In Russia troviamo un’infinità di performer artist che si esibiscono per denunciare una situazione di violazione di diritti universali e civili, e per questo chiamati anche situazionisti: per esempio, i Voinà (Guerra), un movimento di artisti anarchici, che si identifica nella famiglia di Oleg e Koza (la capretta) e che disegnarono nel 2010 in notturna un enorme pene su un ponte levatoio di San Pietroburgo, tale da mostrarlo all’atto della sua apertura al palazzo dei servizi segreti russi, posto di fronte, ricalcando le orme del celeberrimo britannico Bansky. In Italia la performance art è anche critica verso la condizione delle persone LGBT, discriminate a livello legislativo e lavorativo. Molti di questi performers si rifanno molto all’estetica di Marina Abramovich, riprendendone quella forza e quel carattere delle rappresentazioni, che evidenziano una sofferenza dell’autrice in prima persona, comunicando quel pathos, spesso presente nel rapporto di coppia, in un pericoloso gioco tra vita e morte. In Nicola Mette, artista sardo, componente della nota Galleria Giuseppe Frau, la performance diventa azione: comunicare direttamente alle persone, senza filtri e mediazioni, denunciando quegli episodi insostenibili presenti nel Paese. L’artista si sente ferito dai tanti soprusi, ingiustizie e da una società malata. “Liberté, egalité et sexualité” è una delle performance più rappresentative di Mette, che ha visto il coinvolgimento di persone di diversa nazionalità e orientamento sessuale: una denuncia rispetto all’assenza del diritto al matrimonio, previsto in Italia sol-

a Russia di Sochi 2014, cittadina siberiana che ospiterà le Olimpiadi Invernali, è sotto i riflettori: denunce da parte di organizzazioni per i diritti civili e dichiarazioni di alcuni presidenti, dal francese Francois Hollande allo statunitense Barak Obama, che annunciano la loro assenza il 7 febbraio, giorno dell’inaugurazione, “per impegni precedentemente presi”. Formule diplomatiche esprimono imbarazzo a rappresentare il proprio Paese in un contesto che vede applicata la norma contro la “propaganda di rapporti non tradizionali”, denominata “norma anti gay”. Le proteste si sono avvicendate in Russia, dove la legislazione repressiva nei confronti delle persone LGBT, contrariamente a quanto richiesto da diverse organizzazioni e stati, non sarà sospesa nei confronti di atleti, giornalisti e funzionari, che saranno presenti durante le Olimpiadi di Sochi, anche se provenienti dall’estero. Tra queste proteste, diverse performances di artisti hanno voluto esprimere in modo diretto il proprio dissenso verso un ordinamento che persegue le persone LGBT, e che legittima forme di una loro persecuzione, spesso violente e aggressive. La performance art nasce come genere negli anni sessanta, sotto il nome di “happening”, trovando degni seguaci in rottura con un passato, la cui poetica aveva visto precedenti nei Dadaisti, che si esibivano in un connubio tra estetica e contenuto artistico, decantando le poesie. La performance si avvia in un percorso di denuncia nei confronti di determinate situazioni, sociali, politiche o culturali, di forte disagio, dalla violazione di diritti al sostegno di cause umanitarie: una forma più incisiva, che riesce a mettere insieme l’aspetto performativo, recitativo, con l’aspetto estetico, di forte impatto e coinvolgimento sul pubblico, destinatario principale del messaggio della performance.  Ricordiamo il noto artista performer russo, Pjotr Pavlensky, che si è inchiodato i testicoli nella Piazza Rossa, davanti all’edificio che è espressione del potere, il mausoleo in cui è custodita la salma di Lenin. Pavlensky si era cucito la bocca, in ricordo degli internati e perseguitati nei lager nazisti. Un parallelismo lo possiamo ipotizzare, pensando alla persecuzione delle Pussy Riot, le ragazze, musiciste e femministe, imprigionate solamente per

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PERFORMANCE

tanto per una certa categoria di persone, eterosessuali, e per una certa categoria di amori. In questa azione performers si sposano con l’artista, dotati di un bouquet, lanciato in varie stazioni strategiche: a Roma, dove è stata eseguita lo scorso anno, il Campidoglio, sede del Comune di Roma, Montecitorio, sede del potere istituzionale e, infine, il Vaticano, sede della Chiesa, contraria a considerare persona umana un omosessuale. Una denuncia dell’accoglienza fatta dal pontefice emerito, Benedetto XVI, alla presidente del Parlamento ugandese, prima firmataria della legge che penalizza l’omosessualità, prevedendone la pena capitale, ha visto Nicola Mette esibirsi in un bacio “di Giuda” dato alla statua raffigurante lo stesso pontefice, realizzata da lui stesso. Nicola Mette non può raccontarsi se non in riferimento alla sua terra di origine, la Sardegna, con cui ha un complesso rapporto: lo vediamo rispondere ad attacchi omofobi verbali direttamente subìti, attraverso un’azione, in cui il tipico costume sardo è stato vestito dai performers, cambiando, però, i ruoli: i maschi vestivano gli indumenti tipici delle donne sarde, e viceversa. Tutto questo aveva un significato simile alla performance “Liberté, egalité et sexualité”, toccando i luoghi dell’archeologia dell’isola che narrano di sessualità: da Tamuli dove ci sono sei betili, pietre sacre, tre fallici e tre mammellari, a Bosa, dove viene svolto un carnevale con falli giganteschi; concludendo con i celeberrimi nuraghi, dove ha origine tutta la storia sarda. Alla performance si sono aggiunte delle maschere sarde: la filonzana, uomo travestito da vedova in nero, a cui l’autore ha posto un bouquet in mano invece della consueta forbice col filo; i boe e i merdules, uomini vestiti da animali: l’uomo diventa la bestia, allusione a una brutalità primitiva, chiara denuncia delle violenze sessuali, tra cui l’omo-transfobia. Mette ha stravolto, così, i costumi della Sardegna, la cultura sarda, riadattandola all’arte contemporanea: fruizione che ha espresso una forte critica, provocando lo spettatore. Infine, non scordiamo l’azione tenutasi a Verona in occasione del convegno promosso dal sindaco Tosi, con il sostegno dell’arcivescovado, a favore dell’omofobia, identificando l’omosessuale come persona malata e, quindi, da curare. In questo convegno è stata manifestato il consenso alle leggi repressive e persecutorie promosse dalla presidenza russa di Putin: tutto questo ha indotto l’artista a organizzare una performance di denuncia, usando i vestiti di Romeo e Giulietta, simboli storici della città scaligera, cambiando, come fatto in Sardegna, i ruoli. Ritorna con forza il tema del matrimonio egualitario, acquisendo maggiore impatto pubblico attraverso il bacio tra un uomo vestito da Giulietta e un eccezionale Romeo in costume da ballerino russo: il riferimento è piuttosto diretto, sul balcone della shakespeariana casa di Giulietta. L’indeterminatezza sessuale è la spinta poetica che porta Nicola Mette a interpretare l’amore oltre quegli steccati che tendono a disgiungere il senso romantico da quello narcisistico: la diversità diventa parte integrante di un percorso narrativo che ci porta a considerare il senso assoluto dell’amore stesso, andando fuori da quei canoni imposti della proiezione delle proprie aspettative verso l’altro, desideri, quasi, che promanano da noi, alienandoci dalla conoscenza dell’altro in quanto persona. In futuro Mette non esclude di rappresentare artisticamente azioni con l’effetto psicosociale derivante dalla discriminazione omo-transfobica, sotto l’aspetto universale della natura dell’uomo nella sua complessità, in rapporto con la collettività in cui si inserisce: la forza della sua poetica, che si traduce in un’accusa, sempre provocatoria e arguta, di grande qualità estetica, si indirizzerà verso casi più specifici, tra cui il difficoltoso percorso che porta al cambio di sesso e le problematiche esistenziali e sessuali delle persone LGBT, non tralasciando cenni sul potere spesso avverso o, nei migliori dei casi, noncurante delle condizioni di questi soggetti. Alessandro Rizzo

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Challange, silk & soul photos by GIOVAN BATTISTA D’ACHILLe fashion designer: Silviya Yosifova Dimitrova

Photos by Giovan Battista D’Achille Fashion designer: Silviya Yosifova Dimitrova Models: Joseph, Gianluca, Saverio

TEATRO

Marco Daverio: autore teatrale e direttore artistico di commedie musicali in Italia e Francia è attualmente Responsabile Progettuale del Balletto di Milano. Da diversi anni associa l’attività artistica all’impegno nel sociale e alla difesa dei diritti civili. E-mail: marco.daverio@fastwebnet.it

Scelti per voi...

In questa rubrica vengono segnalati alcuni spettacoli che possono interessare i lettori appassionati di prosa, musica, opera e balletto

Rivista

La Bohème, Ne me quitte pas, La vie en rose e altri ancora… indimenticabili melodie che fanno da sottofondo musicale a momenti di danza ora ironici, ora romantici, sempre spettacolari. Firma le coreografie e la regia Adriana Mortelliti mentre gli artisti fanno tutti parte del Balletto di Milano, una delle principali compagnie italiane di danza, riconosciuta dal Ministero della Cultura e dello Spettacolo. Divertimento e livello artistico assicurato. Il lavoro coreografico, concepito in una successione di quadri indipendenti, gioca con gli stereotipi culturali suggeriti dai classici della canzone francese superandoli e, perdendo ogni connotazione geografica, diventa sfondo di passioni universali alle quali fanno eco le contaminazioni della poesia urbana contemporanea. In un luogo apparentemente non ben definito, in un’atmosfera ora rarefatta e nostalgica, ora giocosa ed ironica che ciascuno spettatore può percepire secondo una propria emotività, i danzatori “raccontano” storie di tutti i giorni. Storie che parlano d’amore e di indifferenza, di incontri e di solitudine, di amicizia e di sentimenti. Di emozioni... www.teatrodimilano.it

A Milano e in tutta la Lombardia sono una tradizione teatrale ormai storica che da anni fa il tutto esaurito ad ogni replica battendo il record stagionale di incassi. Da un paio di stagioni sono approdati anche a Roma nientemeno che al Teatro Sistina dove raccolgono lo stesso travolgente successo. Stiamo parlando dei Legnanesi, la compagnia dialettale fondata nel 1949 da Felice Musazzi, autore di oltre una trentina di lavori comici in dialetto lombardo, che presenta ogni anno un nuovo allestimento o ne rivisita uno dal vasto repertorio. Il genere è quello della rivista e la caratteristica fondamentale, oltre al vernacolo legnanese, è che le parti femminili sono tutte interpretate da uomini “en travestì”. Scomparsi Musazzi e Barlocco, interpreti delle prime donne “vedette” della compagnia, la popolana Teresa e la figlia Mabilia, le redini sono oggi saldamente tenute da due degni eredi: Antonio Provasio e Enrico Dalceri. A Milano tornano a grande richiesta al Teatro Nazionale per tutto il mese di febbraio con lo spettacolo “La scala è mobile”. La vis comica è quella di sempre e la trama fa da spunto per le ennesime peripezie della famiglia Colombo: la terribile Teresa con la figlia zitella Mabilia e il marito ubriacone Giovanni. “Basta, non ce la facciamo più, ormai da anni la crisi ci attanaglia – si sfoga la Teresa - e sulle coste albanesi sono già stati avvistati i primi gommoni carichi di Italiani!”. La storia continua, la crisi avanza, e l’unica soluzione sembra quella di emigrare, inseguendo il “sogno americano”: la famiglia Colombo e le donne del cortile partono alla conquista degli Stati Uniti. Sarà la prima volta in aeroporto: tra check-in, boarding pass e scale mobili ne combineranno di tutti i colori, e, alla fine, riusciranno a partire. Tornati dall’America, la situazione – ahimè - non è migliorata: stress, guai e ancora guai, neanche l’ombra di un euro, anzi, addirittura più squattrinati di prima, la Teresa e la Mabilia dovranno affrontare anche l’esaurimento nervoso del Giovanni e assistere il malato che finirà ricoverato in un ospedale psichiatrico: fra pazzia, deliri e ancora tante risate la famiglia Colombo sarà ancora una volta protagonista di momenti di esilarante comicità tra imprevedibili situazioni grottesche. Come sempre l’unica a continuare a sognare per sfuggire alle difficoltà di ogni giorno sarà la Mabilia che diventerà prima Regina del “blu dipinto di blu”, omaggiando il grande Modugno, e quindi fantasticherà su Hollywood, Broadway e la commedia americana, per finire, in grande stile, circondata da splendidi cadetti al ballo delle debuttanti. www.teatronazionale.it

One Man Show

Dopo i “cinepanettoni” Christian De Sica fa il botto anche in teatro con il nuovo musical “Cinecittà” che sarà ancora a Milano ad inizio febbraio per poi proseguire a Napoli e a Torino. Lo spettacolo è diretto da Giampiero Solari e racconta irresistibili momenti di vita vissuta, monologhi poetici sulle figure nascoste che rimangono sempre dietro le quinte, divertenti gag su provini, sugli attori smemorati, sul doppiaggio improvvisato. Canzoni evergreen e musiche dal vivo per l’Orchestra diretta da Marco Tiso, nuove affascinanti coreografie di Franco Miseria per il Corpo di ballo. Il rapporto fra Cinecittà e Christian De Sica è profondo già da prima della sua nascita grazie al padre Vittorio e alla madre Maria Mercader. Christian cresce a Cinecittà prima da adolescente accompagnando il padre, poi con i primi piccoli ruoli per approdare agli Studi da attore affermato. Ha così vissuto la profonda trasformazione di Cinecittà che da tempio assoluto del cinema ha dovuto adeguarsi e accogliere le telecamere della TV. Christian De Sica ha attraversato in maniera trasversale la Città del Cinema: da bambino ha visto girare per casa i mostri sacri del nostro cinema prima e quelli dell’epopea dei kolossal di Hollywood sul Tevere poi. è cresciuto con Rossellini e i suoi figli e ha sposato la sorella di Carlo Verdone. Nella sua vita professionale ha partecipato a decine di film da protagonista, raccogliendo, nella quasi totalità, grandissimo successo. ”Sono un saltimbanco, mi sento un attore, uno showman, un commediante. Uno che canta, recita, balla. Quando si fa questo mestiere, si dovrebbe saper fare tutto.” Al suo fianco nello spettacolo la brava Daniela Terreri, artista poliedrica e completa. www.teatrocolosseo.it

Balletto

Torna al Teatro di Milano uno dei grandi successi internazionali della danza moderna: “Chansons”, uno spettacolo che vede i classici della canzone francese rivisitati con coreografie innovative, divertenti e sentimentali da una compagnia di danza formata da giovani e talentuosi ballerini.

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Spot LIGHT Light SPOT

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Il Teatro di Milano Uomo amabile ed artista unico, sempre pronto alla battuta e un po’ surreale con i suoi abiti eleganti, cravatte vistose e scarpe da tennis, Enrico Beruschi ha oggi residenza artistica al Teatro di Milano dove recentemente ha interpretato il ruolo di Giuseppe Verdi nello spettacolo “W Verdi” dedicato al grande compositore italiano in occasione del bicentenario della sua nascita.

el gergo dello spettacolo spot light indica il riflettore da puntare sull’artista per metterlo in evidenza sulla scena. In questo numero abbiamo scelto un simpatico interprete della commedia e del cabaret italiano: Enrico Beruschi. Chi è? Enrico Beruschi è uno dei volti più noti e amati della televisione italiana degli anni 80. Chi non ricorda Drive In con il suo celebre “E alloooora…” ? Uno dei primi tormentoni nazional popolari. Nel 1979 entra nel mondo del teatro lavorando accanto all’attrice Margherita Fumero, che in seguito sarà importante nell’impersonare la moglie del “povero Beruschi”. L’attività di teatro prosegue per tutti gli anni novanta e duemila con contemporanei e classici fino a che, nel 2007, debutterà anche come regista teatrale. Senza pretendere seriosità eccessive ha sperimentato interpretazione e canto nell’opera lirica, interpretando, tra l’altro, il ruolo del Grillo Parlante ne “Le avventure di Pinocchio”, opera lirica di Antonio Cericola. Il cinema Beruschi entra nel cinema dapprima con piccole parti, approdando successivamente grazie al successo televisivo nelle classiche “commedie all’italiana” degli anni settanta ed ottanta, oltre che in film più impegnati come “Un borghese piccolo piccolo” di Mario Monicelli, abbandonando poi l’attività in questo campo nel corso degli anni novanta dopo un’ottima interpretazione nella commedia “Montecarlo Gran Casinò”. La fiction L’attività televisiva, nella fiction italiana con produzioni come Elisa di Rivombrosa, prosegue anche dopo l’interruzione di quella cinematografica. Nel 2011 torna in televisione come protagonista della sitcom Io e Margherita trasmessa dalla tv lombarda Studio1.

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I LOVE SICILY

La Sicilia e gli scrittori

Riccardo cuor di Sicilia

Visto dal suo coautore Claudio Marchese info@claudiomarchese.it

Lo scrittore di Catania compie 60 anni

“L’incontro fatale” dei due artisti

In una casa – eremo del capoluogo dell’Oltrepo Pavese, estrema periferia della metropoli lombarda è custodita come una reliquia una targa d’argento su sfondo di velluto rosso porpora. Un omaggio dell’ Associazione Culturale Pegaso’s di Catania che Riccardo Di Salvo nel 1999 volle consegnare di persona a Claudio Marchese che abitava e abita ancora in quella casa fatiscente e letargica. Come avvenne l’incontro tra i due autori, lo possono raccontare gli amici e i parenti di Riccardo, quando lo scrittore lombardo arrivò a Catania. Sarebbe un’autentica curiosità intellettuale più che un pettegolezzo da salotto di parrucchiere. Ma nulla meglio dell’arte può sublimare l’ordinaria realtà. Quell’incontro sorridente come il cielo siciliano è narrato nelle pagine del romanzo “Paradisi metropolitani” (Albatros 2011) scritto dai due coautori alcuni anni dopo l’evento mondano del Club catanese e presentato davanti ad un folto pubblico alla Feltrinelli di Catania il 28 settembre 2011. Riccardo Di Salvo nella torrida estate del 1999 era già un ambizioso promotore della cultura dell’autorevole borghesia catanese. Quella che trova ascendenza nel solco dell’Italia unita dall’amore nazional – popolare per le belle arti. Ma anche questa tranche de vie, per usare un’espressione dello scrittore francese Emile Zola è documentata nel romanzo “Sorelle d’Italia” (edizioni libreria Croce 2011), giunto nel 2013 alla seconda edizione riveduta e corretta. Chi era Di Salvo prima dell’”incontro fatale” con Marchese? La risposta è misteriosamente affidata a un altro romanzo degli autori “Cavalli alati” (edizioni libreria Croce 2009) oggi esaurito ma ancor presente nel catalogo dell’editore e in un cortometraggio di ampia diffusione. Sorge a questo punto spontanea una domanda da salotto proustiano “L’arte può essere capace di risvegliare la memoria involontaria?”. Oppure è solo un tatuaggio sulla pelle di due “operai della scrittura” un po’ narcisisti? I due autori in questione lasciano parlare i propri libri. E sono tanti. Scritti tra il 1999 e il 2013. Quindici anni di sodalizio artistico che coincidono con il sessantesimo compleanno dello scrittore di Catania. 9 febbraio 2014.

come me…”, rispose Riccardo con sorniona reticenza. Dopo due mesi si convinse e gli mandò in posta cartacea tre dei suoi racconti pseudoveristi. Claudio li lesse e capì la vena autobiografica di un fine poeta che confessava i propri sogni sullo sfondo di una Catania barocca. Claudio fu contento di poter sposare in prosa i propri racconti con quelli di Riccardo. Ne uscì un mirabile mixage di prosa poetica “Gioielli carnali” (Zoe edizioni 2003) recensito su tutta la stampa nazionale e vincitore del premio internazionale Senigallia 2004 come miglior libro dell’anno nell’ambito della narrativa erotica. Che cosa è cambiato in questi ultimi anni nella coppia letteraria? C’è stato un progressivo affinamento nella scrittura, una crescita di visibilità, grazie alla collaborazione con periodici nazionali e internazionali. Ma c’è anche una novità. La serata dell’addio alle scene che si trasforma in cifra letteraria nel romanzo “Sorelle d’Italia” versione 2013. Da parte di Claudio, si tratta di un addio senza ritorno. Da parte di Riccardo, lo scopriremo nel corso dell’intervista. Diamo quindi la parola allo scrittore stesso, in occasione dei suoi 60 anni. La tua storia letteraria inizia nel 1980, come poeta lirico e ricercatore universitario, mentre Claudio viaggiava sui binari della filosofia, come saggista dal 1979. Che cosa ha fatto scoccare la scintilla della vostra passione letteraria? Senza dubbio la scoperta di una comune passione per la letteratura e il desidero di fondere due esperienze diverse.

Il “poeta del sole” oggi

Nel 2002 una copertina di “LUImagazine” era dedicata al “poeta del sole” Riccardo Di Salvo. Il personaggio compariva sulla terrazza di casa con la veduta del suo mare in lontananza. Vestiva una blouse gialla di pelle e blue jeans. L’eterno sorriso del fauno che non invecchia mai. Quello stesso anno Claudio Marchese, allora socio del magazine milanese, gli propose per divertirsi, di scrivere insieme un libro di racconti erotici. Per convincerlo gli mandò alcuni racconti di un diario libertino scritto in viaggio e rielaborato nella solitudine del suo eremo. “No, non è roba per un poeta del sole

Ti abbiamo visto più volte al Maurizio Costanzo Show. Perché sei stato invitato nel salotto televisivo per eccellenza degli anni Novanta? Per raccontare la mia vita di scrittore e di uomo, senz’altro innovativa per una Sicilia tradizionale.

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K R A D M ROO

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Dopo l’addio alle scene di Claudio, tu che sei più giovane di lui, pensi di rimanere visibile ancora per molto? Rimarrò visibile sempre. Anche il se fisico non dovesse più apparire, la mia penna continuerebbe a scrivere unitamente a quella di Claudio. E lui è d’accordo su questo. E’ giusto dare ancora al nostro pubblico ma soprattutto è giusto esprimere le nostre emozioni anche da vecchi. Non sappiamo i motivi del ritiro di Claudio. Tu credi che la sua decisione sia dovuta al fatto che è più vecchio di te? Niente affatto. E’ solo suo costume. Continuerà a scrivere anche oltre la vita. Contateci! Crediamo che ogni scrittore abbia un unico centro di gravità: la sua stessa scrittura. Tu credi che alla gente interessi se è politicamente corretta, radical chic o radical choc? Io penso che alla gente interessi quello che lo scrittore sa scrivere bene e la sua capacità di emozionare. Sappiamo che si può cambiare partner in tutti i sensi. E’ così anche nel terreno dell’amore? Credi che l’amore sia insostituibile, assoluto? Non saprei identificare tutti i volti dell’amore. Di sicuro quello assoluto, lo identifico nella figura di mia madre e di mia figlia Anna. I tuoi primi 60 anni. Rimpianti e desideri? Rifarei le stesse cose che ho fatto. Spariti orizzonti e barriere, come dice la traduzione di “My Way” memorabile canzone interpreta da Frank Sinatra e riproposta da Patty Pravo, ho vissuto “A modo mio” senza rimpianti. Non ho desideri particolari, se non invecchiare serenamente con tutte le rughe che appariranno sulla mia pelle e continuare a viaggiare per il mondo fino alla fine.

Foto di S. Messina - T. Arancio

Sono nato in un gelido mattino di febbraio Il mio vagito interruppe il silenzio della campagna circostante e riempì di gioia il cuore dei miei genitori Mio padre brindò con gli amici mia madre mi teneva stretto tra le sue bianche braccia Mi affacciavo alla vita come tenera viola che buca la neve per vedere la luce Poi ho volato in alto in alto tra cieli e sceso fino agli inferni dove ho danzato con ciò che è più vero Morto risorto come fenice sempre Riccardo Di Salvo

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Sei stanco dopo una dura giornata di lavoro? Hai fatto troppi sforzi in palestra e adesso hai male alla schiena? Qualche chiletto di troppo? O semplicemente hai voglia di un pò di relax? Penso di poterti aiutare.

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