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Nuovi servizi di igiene per Ortigia

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IGM

Raccolta imballaggi ore 13-14,30

Conferimento rifiuti ingombranti dalle ore 21 Raccolta porta a porta entro le ore 9

Fondato e diretto da Pino Guastella Siracusa, 18 maggio 2013

Redazione - Amministrazione - Pubblicità - Via Re Ierone II°, 96 - Tel./Fax (0931) 1853377 Spedizione in abbonamento annuale gr. II E. 150,00 - Semestrale E. 75,00 E-mail: diariodoc@virgilio.it

Per il cane munitevi di paletta e sacchetto

ANNO XXX - N. 17 - Euro 1,55

MAFIA E VOTO DI SCAMBIO. Il 25 giugno dovranno presentarsi davanti al Gup Cosentino anche l’ex deputato regionale Nunzio Cappadona, l’ex assessore comunale Luigi Antonio Giunta, l’ex consigliere comunale Carmelo Trovato e 8 esponenti dei clan “Bottaro-Attanasio” e “Nardo”

Infiltrazioni mafiose: chiesto il rinvio a giudizio dell’ex sindaco di Augusta Il Pubblico Ministero Andrea Ursino ha chiesto il rinvio a giudizio dell’ex sindaco di Augusta Massimo Carrubba e dell’ex deputato regionale dell’Udc Nunzio Cappadona per concorso esterno in associazione mafiosa e brogli elettorali. Oltre per i due esponenti politici il magistrato della Procura distrettuale antimafia ha cbiesto il rinvio a giudizio per altre dodici persone, alcune delle quali legate al clan mafioso di Siracusa “BottaroAttanasio” e alla cellula i Augusta del gruppo mafioso Nardo di Lentini. La richiesta di rinvio a giudizio riguarda Nunzio Cappadona, Salvatore Minniti, Emanuele Gambuzza, Maurizio Carcione, Salvatore Alescio, Francesco Falco, Tullio Tedesco, Massimo Carrubba, Luigi Antonio Giunta, i fratelli Sergio e Tony Ortisi, Fabrizio Blandino, detto Jimmy, Marcello Ferro e Carmelo Trovato. I quattordici imputati dovranno presentarsi il 25 giugno prossimo davanti al Giudice del’udienza preliminare, dottoressa Cosentino, cui spetta la decisione se accogliere o meno la richiesta avanzata dal Pubblico Ministero Ursino. Nel fascicolo sono inserite due indagini (Segue a pagina 12)

Massimo Carrubba, Nunzio Cappadona, Fabrizio Blandino, Maurizio Carcione

Comparsi davanti al Gip del Tribunale di Catania, Cosentino, i 18 arrestati dai Carabinieri a Cassibile si sono avvalsi della facoltà di non rispondere

Mafia, Linguanti e soci fanno scena muta Troppo corposa l’ordinanza di custodia emessa dal Gip, dottoressa Cosentino, zeppa di episodi, circostanze, intercettazioni, pedinamenti, osservazioni, dichiarazioni di pentiti, per poter rispondere alle domande. Meglio astenersi dall’aprire la bocca - hanno in blocco pensato i diciotto arrestati dai Carabinieri - i quali, anche in considerazione del divieto d’incontro con i rispettivi difensori, hanno opportunamente scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. D’altra parte, come avrebbero potuto compiutamente difendersi i diciotto arrestati dal momento che l’incontro ravvicinato con il Gip è avvenuto a distanza di 48 ore dalla notifica della copia della corposa ordinanza cautelare, costituita da oltre duecento pagine? Non solo era pressochè impossibile leggere e meoirizzare le oltre 200 pagine di ordinanza custodiale, ma anche quando avessero deciso di circoscrivere la lettura alle prime pagine, nelle quali sono elencati tutti i capi d’imputazione, gli indagati sarebbero entrati immediatamente in confusione poichè sono quasi una cinquantna i reati contestati dal Pubblico Minitero Luigi Lombardo, sostituto procuratore alla Procura distrettuale antimafia di Catania. Saranno allora i difensori dei diciotto arrestati a leggere l’ordinanza e redarre la prima memoria da allegare alla richiesta di revoca della misura coercitiva da inviare all’attenzione del Tribunale del Riesame di Catania. Già sono all’opera in tal senso l’avvocato Giambattista Rizza, che difende Antonino Linguanti, il cosiddetto capo della banda da lui costituita a Cassibile, l’avvocato Domenico Mignosa, che assiste sia l’ex pugile Salvatore Battaglia che il veccho esponente della criminalità organizzata Nunzio Salafia, anche se quest’ultimo in questa inchiesta deve solo rispondere di un tentativo di estorsione ai danni di un produttore di piante e fiori, l’avvocato Junio Celesti, che assiste i fratelli Salvatore e Massimo Galiffi e Francesco Campanella e gli altri legali chiamati a dare l’assistenza legale ai diciotto arrestati. Usciamo dalle carceri di Bicocca e Piazza Lanza, dove sono stati rinchiusi quasi tutti gli arrestati, e dal carcere di Agrigento, dove è detenuto l’ex pugile Salvatore Battaglia, andiamo a vedere come si è arrivati all’operazione denominata “Knoch out”. Il Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Siracusa, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 18 persone ritenute responsabili, a vario (Segue a pagina 6-7)

Antonino Linguanti, Ignazio Buffa, Francesco Campanella e Emanuele Cappello

Giuseppe D’alterio, Antonino Fabio, Giuseppe Floridia e Mirko Giacona

Massimo Galiffi, Salvatore Galiffi, Vincenzo Morale e Giuseppe Olanda

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Sabato 18 maggio 2013

I due siracusani, giudicati con il rito abbreviato, sono stati riconosciuti colpevoli dell’estorsione al titolare di un’autocarrozzeria

2 anni e 10 mesi a Barresi, 2 anni e 4 mesi a Capodieci

A conclusione del processo celebrato con il rito abbreviato il Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Catania, dottoressa Catena, ha riconosciuto colpevoli del reato di tentata estorsione ai danni di Marco Tringali, titolare di un’autocarrozzeria, Salvatore Barresi e Giuseppe Capodieci e ha inflitto al primo la pena di due anni e dieci mesi di reclusione e al secondo due anni e quattro mesi di reclusione. Il Gup ha escluso l’aggravante di cui all’articolo 7 contestata dal Pubblico Ministero Andrea Ursino ad entrambi gli imputati e cioè di avere agito per conto e nell’interesse del sodalizio mafioso Santa Panagia. Nonostante sul conto di Barresi in particolar modo ci fossero le dichiarazioni accusatorie del pentito Davide Vinci, che lo addita come affiliato al gruppo mafioso, il Gup non ha ritenuto sussistente l’aggravante dell’articolo 7. In sede di requisitoria il Pubblico Ministero Ursino, nel pronunciarsi per la condanna dei due imputati alla sbarra, aveva sollecitato il Gup d’infliggere la pena di cinque anni e quattro mesi di reclusione al Barresi e tre anni e sei mesi di reclusione al Capodieci. La Difesa dei due imputati, l’avvocato Matilde Lipari per il Barresi e l’avvocato Junio Celesti per il Capodieci, si è battuta per la esclusione dell’aggravante di cui all’articolo 7 sostenendo che non sono state esibite le prove idonee a dimostrare l’appartenenza di Barresi e Capodieci all’organizzazione criminale denominata Santa Panagia, e di dare credito alla versione fornita dallo stesso Barresi che ha ammesso di avere tentato di spillare del denaro al titolare dell’autocarrozzeria per proprio tornaconto personale e non nell’interesse del gruppo mafioso. A Capodieci e Barresi si contesta di avere chiesto al signor Marco Tringali la somma di mille euro a titolo di una tantum e quattrocento euro al mese come “contributo” per aiutare le famiglie degli affiliati al gruppo Santa Panagia ristretti nelle patrie galere. La vittima della tentata estorsione si rivolse immediatamente alla Squadra Mobile e, grazie alla sua collaborazione, gli agenti incastrarono il Barresi ed il Capodieci l’11 febbraio del 2012, arrestandoli. Dopo aver inizialmente dichiarato di essersi rivolto al

Giuseppe Capodieci e Salvatore Barresi titolare dell’autocarrozzeria per chiedere un preventivo corrisposti dal signor Marco Tringali se li sarebbero in relazione ad un incidente d’auto cui sarebbe incorso divisi da buoni amici per soddisfare le rispettive esigenil Barresi, e negato di avergli avanzato delle richieste di ze, smentendo ogni destinazione dei fondi alle famiglie pizzo, sia il Capodieci, che aveva fatto da intermediario degli appartenenti al clan Santa Panagia, attualmente in tra il suo complice nella tentata estorsione ed il titolare carcere. Se qualcuno dei due all’inizio ebbe a parlare dell’autocarrozzeria, sia appunto il Barresi hanno reso di clan Santa Panagia lo ha fatto per millantato credito, ampia e circostante confessione, anche se entrambi ossia per intimorire il titolare dell’autocarrozzeria e spinhanno tenuto a sottolineare che i soldi eventualmente gerlo in tal modo ad accogliere le loro richieste di pizzo.

Oltre cento operatori e studiosi di diritto partecipano al corso di specializzazione in diritto penale internazionale

25 professori ed esperti di caratura internazionale all’Isisc Oltre cento operatori e studiosi di diritto provenienti da cinquantacinque università e da quarantacinque Paesi di tutto il mondo, a partire da lunedì 20 saranno a Siracusa all’Isisc, l’Istituto superiore internazionale di scienze criminali di Siracusa, per i lavori del tredicesimo corso di specializzazione in diritto penale internazionale per giovani penalisti. L’annuale appuntamento di formazione e approfondimento è promosso dall’Isisc in collaborazione con la Scuola di Studi Internazionali Avanzati dell’Università Johns Hopkins, l’Associazione Internazionale di Diritto Penale (Aidp), il Centro Irlandese di Diritti Umani presso l’Università Nazionale d’Irlanda, la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo, il Dipartimento di Giurisprudenza della Middlesex University e l’Osservatorio Permanente sulla Criminalità Organizzata (OPCO). La tematica affrontata quest’anno, durante i dieci giorni del corso, sarà il futuro del diritto penale internazionale nell’era della globalizzazione. Oggigiorno, difatti, la globalizzazione pone nuove sfide, minando già alla base quegli assunti su cui l’ordine internazionale si è sempre

Direttore Responsabile PINO GUASTELLA Registrazione del Tribunale di Siracusa N. 1 del 26.6.1989 Pubblicità inferiore al 70% Redazione Tel./Fax 0931/1853377 3382772409 MEDITERRANEO Tipografia - Editrice via Montegrappa, 159 96100 Siracusa

fondato: la convinzione stessa che azioni compiute da uno Stato sovrano entro il proprio territorio non influenzino la realtà esterna. Ciò ha giustificato quell’ampia libertà di cui gli Stati hanno goduto finora rispetto alle restrizioni internazionali. La globalizzazione ha inoltre rafforzato il ruolo e l’importanza degli attori non statuali nell’affrontare questi problemi. L’insieme di tutte queste problematiche comporta la necessità di nuove istituzioni, meccanismi e processi più adatti ad affrontarle. Alle quattordici sessioni di lavoro assisteranno ben centodieci operatori e studiosi di diritto provenienti da cinquantacinque Università e da quarantacinque Paesi di tutto il mondo, dall’Australia al Chad, dall’Argentina alla Finlandia. Il Presidente dell’ISISC, Professore M. Cherif Bassiouni, coordinerà il corso con la partecipazione di altri venticinque professori ed esperti di caratura internazionale. La fase iniziale di insegnamento frontale sarà seguita da un “workshop”, nel quale i partecipanti lavoreranno divisi in gruppi. Ogni gruppo dovrà confrontarsi su uno scenario ispirato a crisi umanitarie a

tualmente in corso nel mondo. Alla fine del workshop, i gruppi presenteranno le proprie soluzioni a tali situazioni di crisi sulla base di quanto appreso durante il corso. Lunedì 20 maggio, alle ore 9.30, a dare il benvenuto ai partecipanti vi saranno il presidente dell’Isisc, M. Cherif Bassiouni e il Procuratore Generale della Corte di Appello di Catania, S.E. il Giudice Giovanni Tinebra.

Candidati al Comune di Siracusa 9 e 10 Giugno 2013 1) Castagnino Salvatore 2) Leone Giuseppe detto “Peppe” 3) Accolla Marianna 4) Agosta Salvatore 5) Albanese Gennaro detto “Emanuele” 6) Alota Fabio 7) Arena Federica 8) Astorino Mariella 9) Attardo Salvatore 10) Bargaballo Federica 11) Barone Stefania 12) Catinello Paola 13) Denaro Guglielmo detto “Roberto” 14) Distefano Giovanni 15) Fazzina Francesco 16) Fichera Giuseppe detto “Piero” 17) Fresta Mario 18) Geraci Salvatore 19) Giannì Simona 20) Guido Francesca 21) Interlando Nunzio

22) Ivaldi Maria Giuseppina 23) La Braca Elena 24) Lorefice Salvatore 25) Maltese Bruno 26) Moscuzza Alfredo 27) Napoli Giuseppe 28) Nobile Angela 29) Papalia Elisabetta 30) Rinaudello Giuseppina 31) Salerno Vincenzo 32) Testa Luciano 33) Vinciullo Maria Adriana 34) Xibilia Salvatore 35) Zapparata Alessandro 36) Nitto Maria 37) La Mesa Paolo 38) Giacchi Francesco 39) Tomaino Sergio 40) Rossitto Domenico

SINDACO: EZECHIA PAOLO REALE

Sabato 18 maggio 2013

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All’interno della borsa di Luigi Catinello gli agenti del Commissariato di Priolo hanno rinvenuto 5 dosi di marijuana

Arrestato giovane per detenzione di droga

In una borsa custodiva della droga e per questo è accusato del reato di detenzione ai fini di spaccio. A finire nella rete della giustizia un diciannovenne. Si tratta di Luigi Catinello, che veniva notato dalla Polizia a bordo di un’autovettura sulla quale, oltre a lui viaggiavano altri due suoi coetanei. I poliziotti, accortisi dei movimenti sospetti fatti dai tre occupanti, intimavano l’alt al conducente della macchina e lo invitavano a scendere dal mezzo. Analogo invito veniva rivolto agli altri due passeggeri della macchina. Gli agenti del Commissariato di Priolo Gargallo prima controllavano i documenti di identificazione del conducente e degli altri

due passeggeri e subito dopo decidevano di sottoporli a perquisizione. E proprio durante la perquisizione corporale di Luigi Catinello e della borsa di sua proprietà gli agenti rinvenivano cinque involucri di marijuana del peso complessivo di 5,4 grammi. La sostanza stupefacente era nascosta all’interno della borsa, assieme ad un bilancino elettronico, alla somma di 80 euro in contanti e a un coltellino intriso di hashish. Per Luigi Catinello scattavano le manette, mentre gli altri due giovani, trovati in possesso di una modica quantità di stupefacente, sono stati deferiti alla Prefettura quali consumatori di droga. F.G.

Nicola Ferla è stato centrato dai proiettili durante la festa dell’Ascensione

Floridia, 42enne ucciso a colpi di pistola

Domenica sera, in via Papa Giovanni XXIII, a Floridia, un uomo è stato ucciso a colpi di pistola durante i festeggiamenti in onore dell’Ascensione. La vittima si chiamava Nicola Ferla, noto alle forze dell’ordine. Il killer ha esploso i colpi di pistola nel momento in cui venivano sparati i fuochi d’artificio per la festa al fine di non richiamare l’attenzione dei passanti e dei residenti della via. Il Ferla, raggiunto alla testa, è stato trovato riverso sul volante dall’autovettura, una fiat tipo nera, da un passante cui era sembrato che l’au-

tomobilista fosse stato colto da un malore. Quando il personale del 118 è arrivato sul posto ha scoperto che l’uomo era morto e che il decesso era stato causato da colpi di pistola che gli erano stati esplosi contro. Sul posto si sono recati immediatamente i Carabinieri della tenenza di Floridia per le indagini del caso. Il magistrato di turno presso la procura della repubblica, Andrea Palmieri, ha disposto l’autopsia sul cadavere del Ferla, che è stata effettuata presso l’obitorio del cimitero, dal medico legale Francesco Coco.

Due anni per Giovanni e Alessandro Vizzini

Lite di Via Cappellini: assolto Andrea Iacono

Il Giudice Unico del Tribunale di Avola, Francesco Scollo, ha pronunziato nel pomeriggio la sentenza sulla lite verificatasi il primo febbraio scorso nella via Cappellini di Pachino. Secondo la ricostruzione della Polizia si era trattato di una vera e propria violenta aggressione ai danni di quattro vicini di casa, operata dai fratelli Andrea e Ivan Iacono e Giovanni ed Alessandro Vizzini, che erano stati tutti arrestati poco dopo i fatti. I quattro giovani avevano poi ottenuto dal Gip gli arresti domiciliari in occasione della convalida dell’arresto. Nei loro confronti il Pubblico Ministero, Marco Bisogni, aveva disposto la direttissima. Mentre per Ivan Iacono l’avvocato Luigi Caruso Verso aveva chiesto il giudizio abbreviato e l’imputato era stato assolto con sentenza del Giudice Monocratico Giuseppe Tripi in data 27 febbraio, per gli altri tre il giudizio è proseguito nelle forme ordinarie. Le dichiarazioni delle stesse persone offese, poi, avevano ridimensionato la portata dei fatti. Infatti, a seguito delle precisazioni fatte dalle parti offese la vicenda non appariva più come un’aggressione preordinata, ma come una lite esplosa improvvisamente per ragioni di vicinato, escludendo, a precisa domanda del difensore di Andrea Iacono, avvocato Paolo Caruso Verso, che questo imputato avesse partecipato alla lite. Nell’udienza di oggi il rappresentante della pubblica accusa, De Benedictis, ha chiesto la condanna degli imputati Giovanni e Alessandro Vizzini a due anni e sei mesi di

I fratelli Alessandro e Giovanni Vizzini e Andrea Iacono reclusione ciascuno e quella di Andrea Iacono (già nel frattempo scarcerato) a due anni e quattro mesi di reclusione. Gli avvocati Giuseppe Gurrieri e Franca Auteri, difensori dei fratelli Vizzini hanno chiesto l’assoluzione dei loro assistiti per aver agito in stato di legittima difesa ed in subordine il minimo della pena. Per Andrea Iacono, il difensore Paolo Caruso Verso, ha chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto, rinunciando alle richieste subordinate. Il Giudice Scollo, accogliendo in pieno le richieste del giovane penalista, ha assolto Andrea Iacono con la formula richiesta. Nei confronti dei fratelli Vizzini ha pronunciato sentenza di condanna alla pena di due anni di reclusione, concedendo la sospensione condizionale ad entrambi e ordinando l’immediata scarcerazione dei due ragazzi.

Secondo i Carabinieri l’omicidio potrebbe essere avvenuto domenica 12 maggio tra le 23 e le 24.

Mortale incidente sulla rampa tra la 193 e la 114

Muore all’istante un ciclista tamponato da una Toyota

Mortale incidente ieri mattina sulla rampa che dalla 193 s’immette sulla statale 114. Una ragazza di 20 anni, V.L., residente ad Augusta, al volante di una utilitaria Toyota, ha tamponato un ciclista, Luigi Raiti, 53 anni, di Priolo, sposato e padre di due figli. L’uomo, cadendo per terra, pur avendo il casco protettivo alla testa, ha battuto violentemente il capo ed è morto all’istante. Così ha dichiarato il medico legale Corrado Cro, dopo aver effettuato l’ispezione sul cadavere. Vani si sono rivelati i tentativi di rianimare il malcapitato ciclista da parte del dottor Gino Grandi, giunto sul posto dell’incidente con l’ambulanza del 118. Il corpo dell’uomo è stato condotto all’obitorio in attesa delle decisioni del Pubblico Ministero Caterina Aloisi se fare effettuare l’autopsia oppure no. La ragazza, ancora sotto shock, verrà sicuramente denunciata a piede libero per omicidio colposo. I Carabinieri e la Polizia Stradale giunti sul posto stanno cercando di ricostruire la dinamica dell’incidente e soprattutto se sia stata una distrazione della guidatrice della Toyota la causa del tamponamento.

Nella Casa di reclusione di Brucoli si è concluso il corso diretto da Patrizia Maiorca

“Una finestra sul mare” per i detenuti

Al carcere di Brucoli si è concluso uno speciale corso riservato ai detenuti. Loro che non hanno l’acqua potabile tutti i giorni hanno invece preso parte con entusiasmo e viva partecipazione ad un corso che li quasi fatti tuffare nell’azzurro mare. Questo corso ha avuto un’istruttrice di primo livello, Patrizia Maiorca, figlia del campione del mondo Enzo, già senatore della Repubblica. “Una finestra sul mare” era intitolato l’originale corso. Ecco le sensazioni e le motivazioni addotte da Patrizia Maiorca a conclusione del corso. “Perché una finestra sul mare? Questo l’obiettivo del mio corso di apnea a secco per i detenuti del carcere di Brucoli. Vorrei attraverso le mie lezioni aprire per loro una finestra sul mare... Durante la ventilazione, fatta ad occhi chiusi, li invito a rilassarsi ed a sentire l’aria che penetra in loro, il torace che si allarga completamente e questo respiro che li purifica. Inoltre li esorto a visualizzare un’immagine di mare di superficie o profondità, a seconda del proprio vissuto, per loro piacevole. Immagine che dovranno continuare a raffigurare nella propria mente durante l’apnea. Obiettivo del corso: attraverso l’apnea conoscere meglio se stessi ed i propri limiti, attraverso la respirazione sentire il proprio corpo, dominare l’ansia ed imparare a ricavarsi uno spazio di libertà interiore: una finestra sul mare”.

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Sabato 18 maggio 2013

In Corte d’Assise va avanti il processo a carico del cassibilese e dell’ex pugile chiamati in causa dal pentito Sebastiano Troia quali autori materiali degli omicidi di Salvatore Bologna e Salvatore Giacona, strangolato il primo e freddato con alcuni colpi di pistola il secondo

Proiettati i filmati degli incontri tra il Linguanti e il Battaglia

Nell’aula di Corte d’Assise, giovedì 9 maggio è stata effettuata la proiezione d’un filmato in aula durante l’udienza relativa al processo che vede imputati, per l’omicidio di Salvatore Giacona, Antonino Linguanti e l’ex pugile Salvatore Battaglia, rispettivamente difesi dall’avvocato Giambattista Rizza e dall’avvocato Domenico Mignosa. La visione del filmato realizzato dai Carabinieri ha consentito ai giudici della Corte d0Assiste (presidente, Maria Concetta Rita Spanto; a latere, Stefania Scarlata) di assistere agli incontri tra i due imputati, che avvenivano a casa del Linguanti. Le immagini televisive, effettuate dai Carabinieri a seguito del pentimento di Sebastiano Troia, stanno a testimoniare la conoscenza fra il cassibilese e l’ex pugile Battaglia, nonostante Antonino Linguanti, sentito in dichiarazioni spontanee, si è premurato a fare capire ai giudici che gli incontri con il Battaglia non fossero da mettere in relazione ad attività illecite. Linguanti, che è collegato con l’aula di Corte d’Assise in videoconferenza dal carcere di Bicocca di Catania, ha detto di non trovare nulla di strano nelle immagini proiettate dal momento che non si vedono solo lui e il Battaglia, ma anche altre persone fra cui dei loro parenti. Gli appuntamenti a casa sua – ha spiegato il Linguanti – si susseguivano in quanto lui e il Battaglia hanno lo stesso hobby: quello per le moto antiche e moderne. Presenti in aula i due agenti che effettuarono le videoriprese: l’ispettore Benedetto Bollaci e il maresciallo Carmine Ruggero. Dopo la proiezione del filmato, la Corte ha deciso di rinviare il processo all’udienza del 5 giugno prossimo, data in cui verranno ascoltati alcuni testimoni del Pubblico Ministero Luigi Lombardo, sostituto procuratore presso la Procura distrettuale antimafia di Catania. L’ex pugile Salvatore Battaglia e Antonino Linguanti sono accusati, il primo come esecutore materiale, ed il secondo come mandante dell’omicidio del ventottenne Salvatore Giacona, che tra il 31 marzo ed il 1° aprile 2009, venne ucciso a colpi di arma da fuoco e il cui corpo fu poi dato alle fiamme.  Linguanti e Battaglia sono finiti alla sbarra in seguito alla chiamata in correità effettuata nei loro confronti da Sebastiano Troia, per anni braccio destro del Linguanti, e che, appreso di essere finito nel mirino dei Carabinieri che lo stavano indagando per mafia e altri delitti, si presentò spontaneamente la mattina del 10 aprile 2009 davanti al comandante della Stazione dell’Arma di Cassibile, che stava facendo colazione in un bar, e gli manifestò l’intenzione di voler collaborare con la giustizia. Per dimostrare di aver molto da dire contro esponenti della malavita cassibilese, Sebastiano Troia si autoaccusava degli omicidi di Salvatore Bologna, ex reggente per Cassibile del clan Aparo-Trigila-Nardo, e di Salvatore Giacona, avvenuti il primo nel lontano mese di febbraio del 2002 ed il secondo la notte tra il 31 marzo ed il primo aprile 2009. Il Troia, vuotando il sacco, chiamava in causa come mandante-complice nell’uccisione di Bologna il Linguanti e come mandante ed esecutore materiale dell’omicidio Giacona il Battaglia. Il Troia ha raccontato che il Bologna fu strangolato dal Linguanti, che usò come cappio uno spezzone di filo elettrico strappato da un ventilatore, mentre lui aveva immobilizzato la vittima. Il cadavere del Bologna fu poi condotto e scaricato in fondo ad un cavalcavia e prima di andarsene gli assassini legarono i piedi del morto ammazzato e gli infilarono alla  testa una busta di plastica. Riguardo all’omicidio del ventottenne Salvatore Giacona, il pentito ha detto che ad avere decretato la sua morte è stato il  Linguanti e che ad eseguire l’omicidio sono stati lui stesso e il Battaglia. Il pentito ha precisato, però, che a compiere il delitto è stato il Battaglia, usando una pistola calibro 7,65 poi fatta ritrovare dal Troia. Secondo la gola profonda, non appena il Giacona, al volante della propria autovettura, una Y10, arrivò all’appuntamento che gli aveva dato proprio il Troia, prima ancora di scendere dal veicolo, veniva freddato con numerosi colpi di pistola. Una volta accertato il decesso del giovane, il Battaglia si poneva alla guida della macchina e si recava in una contrada diversa da quella in cui era avvenuto il delitto, mentre il Troia lo seguiva a bordo dell’auto dell’ex pugile. Giunti sul posto, il Battaglia cospargeva della benzina sull’auto e sul corpo del Giacona e quindi appiccava il fuoco. Per dimostrare di essere un testimone attendibile il Troia conduceva nella zona della Fonte Ciane i Carabinieri i quali, seguendo le sue indicazioni, da una fossa scavata nel terreno preldevano una b usta di plastica all’interno della quale era riposta, avvolta in un panno, la pistola utilizzata per uccidere Giacona. Su disposizione del Pubblico Ministero Luigi Lombardo venivano sottoposti al test del Dna il Linguanti, il Battaglia e Giuseppe Melluzzo, titolare dell’autofficina presso la quale lavorava l’ex pugile. Gli accertamenti si concludevano negativamente per il Linguanti ed il Melluzzo, mentre davano esito positivo per

Antonino Linguanti e Salvatore Battaglia il Battaglia. Infatti sulla busta di plastica sono stati rile- plastica e del panno da lui usato per tergersi il sudore vate le impronte digitali del Battaglia e sul panno tracce dalla fronte o per asciugarsi le mani, ben consapevole di sudore compatibili con il suo Dna. A seguito degli ac- com’era che avrebbero trovato le sue impronte digitali certamenti balistici e del Dna, sono stati arrestati il Lin- e le tracce del sudore. Troia, intanto, è stato processato guanti e il Battaglia, poi rinviati a giudizio, nonostante con il rito abbreviato, e, dopo aver ribadito la sua conentrambi si siano sempre dichiarati estranei ai due delitti. fessione in ordine agli omicidi di Salvatore Bologna e Addirittura il Battaglia, ora detenuto nella Casa cir- Salvatore Giacona, è stato condannato a poco più di 14 condariale di Agrigento, ha detto chiaro e  tondo di es- anni di reclusione. Contro Linguanti e Battaglia si sono sere vittima di una diabolica macchinazione del Troia, costituiti parte civile i genitori e i fratelli di Salvatore sostenendo che quest’ultimo, come cliente dell’offi- Giacona, assistiti dall’avvocato Ezechia Paolo Reale. cina Melluzzo, si sarebbe appropriato della busta di F.G.

Intervento dei militari della Capitaneria di Porto in contrada Campolato

Sequestrato un pontile abusivo in cemento armato

Augusta. Un pontile in cemento armato è stato sequestrato dalla Capitaneria di Porto a Brucoli. Era abusivo. A seguito di specifica segnalazione, i militari sono intervenuti in località Campolato dove hanno individuato la presenza di alcuni operai impegnati nell’esecuzione dei lavori di ripristino di un pontile di cemento armato prospiciente alcune villette presenti in zona, senza la prevista autorizzazione rilasciata dalla Regione Siciliana. La Capitaneria di Porto ha proceduto quindi al sequestro dell’intera area oggetto dei lavori e a deferire alla Procura della Repubblica di Siracusa il sig. S.P., classe 1955 di Catania, per il reato di ef-

fettuare lavori sul demanio marittimo senza averne la concessione prevista dalla legge. L‘attività di polizia marittima rientra nell’ambito dei compiti istituzionali del Corpo delle Capitanerie di Porto ed è finalizzata a prevenire, ed eventualmente reprimere, la realizzazione di manufatti abusivi sul demanio marittimo, oltre a garantire il rispetto delle norme poste a tutela ambientale e paesaggistica. A tal proposito, la Capitaneria di Porto di Augusta mantiene alta l’attenzione su tale problematica, con continue e costanti ispezioni lungo le coste del Compartimento Marittimo di Augusta; esso si estende dalla Penisola Magnisi fino alla foce del fiume Simeto.

Sabato 18 maggio 2013

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Alla sbarra siedono i boss Nello Nardo e Aldo Ercolano, l’ex killer Umberto Di Fazio, ora collaboratore di giustizia, ed i lentinesi Giuseppe Giampapa e Ciro Fisicaro, quest’ultimi 2 accusati pure del tentato omicidio di Francesco Marino

Omicidio di Corso, ‘U masculuni: slitta al 22 maggio la requisitoria Davanti ai giudici della Corte d’Assise di Siracusa (presidente, Maria Concetta Rita Spanto; a latere, Stefania Scarlata), giovedì mattina ha avuto luogo l’ennesima udienza che vede alla sbarra il pentito Umberto Di Fazio, il boss di Lentini Sebastiano Nardo, il suo luogotenente Giuseppe Giampapa, l’ergastolano Ciro Fisicaro, componente anche lui del clan Nardo, e Aldo Ercolano, braccio destro del clan Santapaola, tutti ala sbarra per difendersi dall’accusa di omicidio aggravato ai danni di Francesco Corso e il Giampapa e il Fisicaro anche di tentato omicidio ai danni di Francesco Marino. Nell’udienza di giovedì 9 maggio erano in programma la requisitoria del Pubblico Ministero Andrea Ursino e le arringhe difensive in favore del pentito Umberto Di Fazio e del lentinese Giuseppe Gianpapa.  Ma per il solito problema riconducibile alla traduzione degli imputati, e nella fattispecie del lentinese Giuseppe Giampapa, sono state rinviate sia la requisitoria del Pubblico Ministero Ursino, sostituto procuratore alla Direzione distrettuale antimafia di Catania, sia le arringhe difensive degli avvocati Vincenzo Guarnera e Franco Passanisi. Causa il ritardo accumulato dalla scorta addetta alla traduzione dell’imputato, la Corte ha deciso di sciogliere le due riserve incamerate nella scorsa udienza relative al confronto fra i pentiti Vincenzo Piazza e Umberto Di Fazio,  chiesto dall’avvocato Sebastiano Sferrazzo, in qualità di difensore di fiducia dell’ergastolano Ciro Fisicaro. La Corte ha detto no al faccia a faccia tra l’ex killer al soldo del clan Santapaola, appunto il catanese Di Fazio, e l’ex esponente del clan Nardo, appunto il Piazza, ora collaboratore di giustizia, ma ha deciso di acquisire l’interrogatorio reso a suo tempo da Angelo Marino, fatto bersaglio di ben due attentati a colpi di pistola in cui rimase praticamente illeso o quasi. L’uomo, adducendo timori per la propria incolumità fisica, aveva cercato di non presentarsi davanti alla Corte d’Assise e quando ha finalmente risposto alla convocazione ha risposto in maniera evasiva e opponendo sempre la rituale frase “non ricordo” a quasi tutte le domande che i difensori degli imputati gli rivolgevano per ricostruire compiutamente entrambi gli episodi delittuosi commessi ai suoi danni ed in particolar modo il tentato omicidio del quale sono chiamati a risponderne il Giampapa e il Fisicaro. La Corte ha poi deciso per l’acquisizione del verbale contenente l’interrogatorio dal Marino e le sommarie informazioni da lui stesso rese negli anni degli attentati, il primo nel 1992 ed il secondo nel 1993. La prossima udienza è prevista per il 22 maggio alle ore 10. In quell’occasione, se non avverranno ulteriori imprevisti, sarà illustrata la requisitoria del Pubblico Ministero Ursino e subito gli avvocati Guarnera e Passanisi potranno svolgere le rispettive arringhe difensive in favore del Di Fazio il primo e del Giampapa il secondo. L’intero processo, c’è da ricordare, nasce dalla morte

I lentinesi Nello Nardo, Giuseppe Giampapa, Ciro Fisicaro violenta di Francesco Corso ucciso a pochi metri di distanza dalla sua villetta di Agnone Bagni. Era il luglio del 1989. Francesco Corso, vicino al clan “Nardo” di Lentini, assieme alla famiglia risiedeva in una villa per passarvi le vacanze estive. Era proprio qui che l’uomo, detto “ masculuni”, veniva ferito a morte da alcuni spari d’arma da fuoco. Sei colpi furono scaricati su quel corpo dal killer che si era nascosto ed appostato nei dintorni. La vittima stava tornando a casa con la sua vettura ed ebbe appena il tempo di scendere dalla stessa per esser quindi trucidato. Nessuno seppe capire chi fosse stato sul momento, neppure la consorte che pare fosse in cucina dall’altro lato dell’abitazione. La donna trovò il marito esanime e in una pozza di sangue. Fu l’ultimo giorno di vita per “masculuni” dedito alla consumazione di reati contro il patrimonio. La motivazione della sua condanna a morte è da ricercare – secondo i collaboratori di giustizia, grazie alle cui rivelazioni sono stati incriminati i mandanti, i fiancheggiatori ed i mandanti dell’omicidio Corso – nella mancata osservanza della vittima ai ripetuti inviti a non compiere colpi banditeschi e ladreschi

Nuovi appuntamenti con la rassegna promossa dal Teatro Stabile di Catania e dalla Libreria Mondadori Diana

Rigillo, Rossini Dipasquale: terna di ospiti a “Doppia Scena”

Catania. Prestigiosa terna di artisti a “Doppia scena”, il ciclo di incontri promosso in sinergia dal Teatro Stabile di Catania e dalla Libreria MondadoriDiana, che ospita gli eventi nel megastore di via Umberto. All’appuntamento, fissato per martedì 7 maggio alle 17,30 a sono intervenuti Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini, coppia prestigiosa del panorama teatrale nazionale, protagonista in questi giorni al Verga del dramma “Erano tutti miei figli” di Arthur Miller, allestimento di punta del cartellone del Teatro Stabile di Catania. A introdurre gli interpreti, come di consueto, il direttore del Teatro, Giuseppe Dipasquale, questa volta anche nelle vesti di regista del dramma milleriano, mentre la compagnia al completo era accanto al pubblico in sala. La conversazione è stata coordinata dalla giornalista Caterina Andò. Un’occasione imperdibileper un faccia a faccia con autentici beniamini del pubblico e, soprattutto, per approfondire con loro i brucianti interrogativi civili e sociali che veicola un testo teatrale ombreggiato da colorazioni noir, com’è quello di Miller, pubblicato nell’immediato dopoguerra. Proposto nella traduzione italiana firmata da Masolino D’Amico, “Erano tutti miei figli” è in scena alla sala Verga fino al 19 maggio. Accanto a Rigillo e alla Rossini, sua compagna sulla scena e nella vita, agiscono Ruben Rigillo e Silvia Siravo, insieme a Filippo Brazzaventre. Il mattatore Lello Arena ospite di “Doppia Scena”

“CapitanFracassa” ha raccontato la forza vivificatrice e seduttiva del teatro Face to face con Lello Arena, ospite di “DoppiaScena”, il ciclo di incontri promosso in sinergia dal Teatro Stabile di Catania e dalla Libreria Mondadori Diana, che giovedì 9 maggio, alle 17.30, ha ospitato l’evento nella sede di via Umberto I. Il popolare comico è in queste settimane a Catania, applauditissimo “Capitan Fracassa” all’Ambasciatori fino al 19 maggio. La commedia, frutto di interessante contaminazione tra il romanzo d’appendice di Théophile Gautier e i canovacci di Francesco Andreini, è stata riadattata dal regista Claudio Di Palma, che sigla un allestimento di punta realizzato dal Teatro Stabile di Catania in coproduzione con Bon Voyage e il XLVI Festival Teatrale di Borgio Verezzi. Approdato nella città etnea dopo una tournèe nazionale di successo, Lello Arena è stato protagonista anche a “Doppia scena”. Come di consueto, con l’intervento del direttore del Teatro, Giuseppe Dipasquale, con il coordinamento della giornalista Caterina Andò. Giunto al sesto rendez-vous della stagione 2012/2013, il ciclo di approfondimenti si riconferma imperdibile appuntamento, affollato dal pubblico che accorre a incontrare i suoi beniamini: viaggio nei meandri della mise en scene e del suo backstage, raccontati in prima persona da chi il palcoscenico lo vive e di cui respira la polvere. Caterina Rita Andò

in danno di persone “protette” dal clan Nardo. Contro il Corso sono stati compiuti più di un attentato ma sistematicamente i killer di volta in volta incaricati di dare la morte a ’U masculuni, avevano sistematicamente fallito per cui, secondo la ricostruzione dei pentiti, Nardo si sarebbe rivolto ad Ercolano, braccio destro del boss di Cosa Nostra della Sicilia orientale Nitto Santapaola, che gli avrebbe messo a disposizione un sicario di provate capacità professionali quali era da intendere Umberto Fazio fino a prima di iniziare la sua collaborazione con la giustizia. A differenza degli attentati commessi ai suoi danni in precedenza, nel luglio del 1989 Francesco Corso fu centrato in pieno da numerosi proiettili sparati in rapida successione da Umberto Fazio, la cui carriera di killer fu poi spezzata dai tanti collaboratori di giustizia che sono fuoriusciti dalla cosca mafiosa Santapaola. Lo stesso Fazio ha poi emulato coloro che lo avevano accusato e divenendo collaboratore di giustizia si è tramutato in un accanito accusatore dei suoi ex datori di lavoro. F.G.

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Sabato 18 maggio 2013

Mafia, Linguanti e soci fanno scena muta titolo del delitto di cui all’art. 416 bis c.p. per aver partecipato all’associazione per delinquere di tipo mafioso denominata clan “Linguanti” di Cassibile, riconducibile alla figura egemonica di Antonino Linguanti, finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di delitti contro la persona (come gli omicidi), contro la libertà morale (come la violenza privata), contro il patrimonio (estorsioni e danneggiamenti), nonché all’acquisizione in modo diretto e indiretto del controllo di attività economiche – sia lecite che illecite (quali la collocazione e gestione di apparecchi elettronici da intrattenimento e per il gioco d’azzardo) – sul territorio di Cassibile, con l’aggravante del carattere armato dell’associazione, in ragione della disponibilità di armi; del delitto di cui all’art. 74 D.P.R. 309/90 per essersi associate tra loro al fine di acquistare, detenere, trasportare, vendere o comunque cedere a terzi sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e marijuana; del delitto di cui agli artt. 81 cpv., 110 c.p. e 73 DPR 309/90 per avere in concorso tra loro acquistato, detenuto, trasportato, venduto o comunque ceduto a terzi sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e marijuana. La misura della custodia in carcere è stata applicata nei confronti di Antonino Linguanti, 48 anni, residente a Cassibile, già detenuto; Giuseppe Floridia, 34 anni, residente a Cassibile; Antonino Fabio, 45 anni, residente a Cassibile; Leonardo Vicario, 29 anni, residente a Cassibile; l’ex pugile Salvatore Battaglia, 40 anni, già detenuto; l’esponente di spicco della criminalità organizzata già appartenente al clan Urso e poi al clan Aparo, Nunzio Salafia, 63 anni, giù detenuto; Salvatore Galiffi, 36 anni, domiciliato a Vittoria in provincia di Ragusa; Massimo Galiffi, 26 anni, residente a Cassibile; Mirko Giacona, 27 anni, residente a Cassibile, fratello del morto-ammazzato Salvatore; Ignazio Buffa, 23 anni, residente a Cassibile; Francesco Campanella, 25 anni, residente a Siracusa; Emanuele Cappello, 22 anni, residente a Siracusa. Agli arresti domiciliari sono stati invece posti Giuseppe D’Alterio, 29 anni, residente a Cassibile; Vincenzo Agricola, 27 anni, residente a Cassibile; Giuseppe Olanda, 25 anni, residente a Cassibile ma già detenuto per altro; Paolo Sciuto, 37 anni, residente a Cassibile; Armando Selvaggio, 27 anni, residente a Cassibile e Vincenzo Morale, 45 anni, residente ad Avola. Le indagini svolte, con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia, dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Siracusa, in seguito alle quali è scattata l’operazione antimafia e antidroga denominata “KNOCK OUT”, prendono l’avvio dal rinvenimento, in data 3 aprile 2009, nei pressi della contrada San Domenico di Cassibile, di un’autovettura completamente bruciata all’interno della quale si trovava il cadavere carbonizzato di Salvatore Giacona. La tipologia del delitto (il ragazzo risulterà essere stato ucciso a colpi d’arma da fuoco) e dell’occultamento/distruzione del cadavere indirizzavano da subito le indagini verso l’ambiente criminale locale, in cui il morto ammazzato era inserito. Le attività investigative, attuate in particolar modo con l’utilizzo di ausili tecnici, sono state pertanto svolte nei confronti di tutti quei personaggi che, a vario titolo, risultavano aver avuto rapporti di frequentazione con Salvatore Giacona, tra i quali Salvatore Galiffi, Giuseppe Floridia, Sebastiano Troia e Antonino Linguanti, quest’ultimo pluripregiudicato per reati gravi e reduce dall’espiazione di una lunga detenzione per l’omicidio di Corrado Dugo, avvenuto nel lontano 1989. Ulteriori investigazioni sono state indirizzate nell’ambito familiare del Giacona, con particolare attenzione per il fratello Mirko, anch’egli gravato da precedenti penali. La svolta decisiva nelle indagini è maturata la mattina del 10 aprile 2009, quando, presso la Stazione Carabinieri di Cassibile, si presentava Sebastiano Troia, il quale confessava di essere uno degli esecutori materiali dell’omicidio del Giacona, dichiarandosi pronto a rivelare l’identità dei mandati e dell’altro esecutore materiale. Iniziava così la collaborazione del Troia con la Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, che consentiva l’avvio di una complessa attività investigativa volta ad acquisire gli elementi probatori di riscontro, che hanno permesso di fare definitiva luce sull’omicidio del Giacona e delineare altresì l’esistenza in Cassibile di un’associazione mafiosa facente capo al cartello “NardoAparo-Trigila” e di un’altra organizzazione finalizzata al traffico di stupefacenti ad essa collegata. Fino agli anni 2000-2001, i molteplici interessi dei clan mafiosi della provincia di Siracusa (il traffico di sostanze stupefacenti, le estorsioni, la gestione dei macchinari video-giochi) sono stati ripartiti secondo una suddivisione ben precisa, che ha visto il clan Trigila di Noto operare nel centro abitato di Cassibile con propri esponenti, tra i quali i fratelli Sebastiano e Salvatore Bologna, mentre il clan siracusano “Bottaro-Attanasio” operare nella zona balneare di “Fontane Bianche”, dove ha gestito le varie attività illecite, tra cui in particolare quelle estorsive (a

strutture ricettive, balneari e di divertimento). La genesi del clan mafioso facente capo ad Antonino Linguanti corrisponde ad una data ben precisa, il 5 febbraio 2002, quando in Cassibile veniva consumato l’omicidio di Salvatore Bologna, esponente del clan “Trigila”, in nome e per conto del quale egli fino ad allora aveva gestito tutte le attività illecite in Cassibile. A seguito dell’omicidio, i fratelli dell’ucciso Sebastiano e Francesco, anch’essi elementi di spicco del cartello “Aparo-Nardo-Trigila”, decidevano di divenire collaboratori di giustizia, svelando così l’ambito criminale in cui era inserito il congiunto e indirizzando le indagini nei confronti dei probabili autori dell’omicidio. Le dichiarazioni rese dai fratelli Bologna determinavano l’apertura di un procedimento presso la Direzione Distrettuale Antimafia a carico di Antonino Linguanti e di Sebastiano Troia. Ma gli elementi di prova allora raccolti, in assenza di sufficienti riscontri probatori, venivano giudicati insufficienti, cosicché il procedimento veniva momentaneamente archiviato. Il fatto nuovo che consentiva di far luce su tale delitto interveniva il 10 aprile 2009, quando, a seguito della commissione dell’omicidio di Salvatore Giacona, sopraggiungeva la collaborazione di Sebastiano Troia, il cui contributo si rivelava immediatamente di fondamentale importanza, oltre che in ordine all’omicidio del Giacona, anche in ordine all’omicidio del Bologna, perché il Troia, a differenza dei fratelli Bologna, disponeva di notizie certe ed incontrovertibili in ordine ai due omicidi, avendovi egli stesso preso parte. Per tali due omicidi è attualmente in corso, dinanzi alla Corte di Assise di Siracusa, nei confronti di Antonino Linguanti, mentre l’ex pugile Salvatore Battaglia viene accusato di aver eseguito l’omicidio del Giacona. Per i due omicidi già è stato giudicato con rito abbreviato il pentito Sebastiano Troia, condannato a 14 anni di reclusione, grazie alla particolare attenuante che gli è stata concessa dal Gup del Tribunale di Catania in quanto collaboratore di giustizia. Proprio il Troia, con le sue puntuali dichiarazioni accusatorie, consentiva agli inquirenti di ricostruire nei dettagli l’omicidio di Salvatore Bologna, il cui cadavere era stato rinvenuto il 9 febbraio 2002 nella contrada Manghisi di Noto. Il Bologna, attirato in una trappola, fu aggredito e immobilizzato dal Troia, all’interno di una villa messa a disposizione da un commerciante di Cassibile a Antonino Linguanti, e quest’ultimo, dopo aver strappato da un ventilatore lo spezzone di filo della corrente elettrica, lo utilizzò come cappio per strangolare l’esponente del clan Trigila. Il cadavere fu poi condotto sotto un cavalcavia e gli assassini gli misero alla testa una busta di plastica e gli legarono le caviglie per simulare un incaprettamento. Dagli elementi di prova acquisiti risulta che, tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000, il paese di Cassibile venne assoggettato al controllo mafioso del clan “Aparo-Nardo-Trigila”, che si serviva sul luogo di un “responsabile”, individuato prima in Sebastiano Bologna e poi, dopo l’inizio della latitanza di questi, nel fratello Salvatore. Compito del “responsabile” del clan era quello di gestire tutte le attività illecite e di versare poi i relativi proventi nelle casse del sodalizio mafioso. In Cassibile, caratterizzata da un discreto sviluppo economico grazie ad una fiorente economia agricola, storicamente gli interessi criminali si sono concentrati soprattutto nel settore delle estorsioni a commercianti e piccoli imprenditori locali. A tale insidioso reato poi, si affiancava più di recente il business della collocazione di macchinette video-poker e il sempre presente spaccio di sostanze stupefacenti. Tuttavia, dalle dichiarazioni dei collaboratori di Giustizia risulta che, a partire dal 2000-2001, i fratelli Bologna iniziavano a gestire in modo autonomo le attività illecite, senza rispettare la loro dipendenza dal clan e senza versare gli illeciti profitti nelle casse dello stesso. Per tale ragione, essendo Sebastiano Bologna latitante, veniva decisa l’eliminazione di Salvatore. L’omicidio di quest’ultimo fu deciso dai vertici del clan “Aparo-Nardo-Trigila”, che intesero sostituire il Bologna, quale “responsabile” di Cassibile, con un uomo più fidato, individuato in Antonino Linguanti. Costui, pur essendo allora detenuto in espiazione della pena, (19 anni di reclusione inflittigli per la commissione dell’omicidio Corrado Dugo), fruiva di frequenti permessi-premio. In tali occasioni rientrava a Cassibile e, anche in vista della sua prossima attesa scarcerazione, iniziava a far sentire il suo spessore criminale e ad intraprendere, con il supporto di alcuni suoi uomini fidati, la gestione – per proprio conto ed autonomamente - di alcune estorsioni in danno di commercianti del luogo, per poi espandersi anche nel settore della collocazione e gestione di macchinette video-poker. Veniva così a porsi in contrasto con i fratelli Sebastiano e Salvatore Bologna. Il Linguanti si proponeva allora al clan Aparo-NardoTrigila come uomo fidato, idoneo a prendere il posto

dei Bologna, spalleggiato in ciò dai suoi rapporti con Nunzio Salafia, esponente storico della mafia siracusana, divenuto reggente del clan “Aparo” a Floridia e noto con l’appellativo di “patriarca”, per il suo ruolo di vertice nella criminalità organizzata della provincia di Siracusa. A quel punto, la decisione di eliminare Salvatore Bologna diveniva inevitabile. Il Linguanti veniva così Giuseppe Agricola autorizzato dai vertici del clan ad eliminare il rivale ed a prenderne il posto nell’organigramma criminale del territorio. Nel frattempo organizzava intorno a sé un gruppo di sodali con i quali portava avanti le attività criminose, anche durante il residuo periodo di carcerazione che doveva scontare, interrotto da frequenti permessi-premio. In definitiva, l’omicidio del Bologna sancisce la nascita e l’ascesa di un nuovo gruppo mafioso in Cassibile, diretto da Antonino Linguanti e legato al cartello mafioso “Aparo-Nardo-Trigila”. Come visto, estremamente indicativo della forza e della pericolosità del clan è l’assassinio di Salvatore Giacona, uno degli affiliati originariamente più vicini al Linguanti. Le indagini compiute avevano una svolta determinante a seguito della collaborazione di Sebastiano Troia, il quale dopo aver dichiarato informalmente di aver partecipato personalmente all’omicidio del Giacona, conduceva i Carabinieri in Contrada Fonte Ciane di Siracusa, ove faceva rinvenire una busta di plastica trasparente, contenente all’interno, avvolta in un panno di colore blu, quella che egli indicava essere la pistola servita per commettere il delitto. Nelle successive dichiarazioni a verbale, il Troia, autoaccusandosi di aver preso parte alla commissione del delitto, riferiva nel dettaglio sulla fase preparatoria dell’omicidio, sul movente, sui mandanti, sugli esecutori, sulle fasi esecutive del delitto (in località Sant’Elia) e sul luogo ove il corpo senza vita del Giacona era stato trasportato (località San Domenico) con la sua stessa autovettura e lì dato alle fiamme. In breve, il pentito indicava quale mandante dell’omicidio il Linguanti e quale esecutore materiale l’ex pugile Salvatore Battaglia. Il pentito si autoaccusava di avere partecipato al delitto e alla distruzione del cadavere del povero Giacona, e, riguardo il movente, lo indicava nell’attività di spaccio posta in essere dalla vittima al di fuori delle direttive del clan. Le dichiarazioni del Troia venivano integralmente confermate dagli accertamenti medico-legali, secondo i quali il Giacona era stato prima ucciso mediante almeno due colpi d’arma da fuoco e successivamente dato alle fiamme. Gli accertamenti balistici davano un ulteriore riscontro di compatibilità tra l’arma fatta rinvenire dal collaboratore ed i bossoli repertati sulla scena del delitto. Determinanti circa la responsabilità del Battaglia sono state le analisi svolte sull’arma e sulla busta di plastica e la maglietta che la avvolgevano. Sulla canna della pistola (segue a pagina 7)

Sabato 18 maggio 2013 (segue da pagina 6)

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Mafia, Linguanti e soci fanno scena muta

Nunzio Salafia, Paolo Sciuto, Armando Selvaggio, Leonardo Vicario e Salvatore Battaglia gli esperti dei Carabinieri del Ris di Messina hanno rin- razioni in ordine al fatto che si era trattato di un tentati- ne di Giuseppe Floridia, Emanuele Cappello, Mirko venuto tracce di sangue riconducibile al Giacona, sulla vo di estorsione ideato da Antonino Linguanti e attuato, Giacona, Massimo Galiffi, Ignazio Buffa, Francesco busta di plastica sono state rilevate diverse impronte pa- con l’ausilio di Nunzio Salafia, da Salvatore Giacona e Campanella, tutti associati del gruppo, e l’assistenza di pillari riconducibili al palmo della mano destra di Salva- Giuseppe Floridia, hanno trovato pieno riscontro nelle Giuseppe D’Alterio, l’addetto al trasporto ed al confezionamento della sostanza, di Vincenzo Agricola e tore Battaglia, mentre sui ritagli della maglia sono state acquisizioni probatorie compiute all’epoca dei fatti. Ulteriore episodio estorsivo ascrivibile al clan diret- Armando Selvaggio, in qualità di spacciatori e, infine, rinvenute tracce del suo DNA. Tra le molteplici attività illecite svolte dal clan diretto to dal Linguanti è l’estorsione posta in essere nel 2007 di Vincenzo Morale, in qualità di fornitore. Lo stupeda Antonino Linguanti un posto di sicuro rilievo hanno ai danni di un negozio di abbigliamento sito in Cassibi- facente (cocaina, hashish e marginalmente marijuana) avuto le estorsioni in danno degli operatori commerciali. le. Esecutore materiale di tale estorsione risulta essere veniva approvvigionato a Catania, Siracusa e per un certo periodo anche ad Avola. In particolare, le attiviL’affermazione del Linguanti sul territorio, in luogo stato l’indagato Antonino Fabio. Anche di tale episodio ha parlato il collaboratore tà intraprese dopo l’omicidio di Salvatore Giacona – e dei fratelli Bologna, richiese subito una serie di azioni violente. Infatti, la morte del Bologna aveva indotto le Troia, trovando pieno riscontro nelle acquisizioni pro- attuate mediante intercettazioni telefoniche, ambientali, video riprese, servizi di osservazione e riscontri sul diverse vittime delle estorsioni a ritenere di essersi libe- batorie compiute all’epoca dei fatti. Altro caso di pizzo è quello attuato nel giugno del campo – hanno mostrato l’esistenza di una “rete princirate dal giogo mafioso. È questa la ragione per la quale a partire dal 2002, nel territorio di Cassibile, si aveva modo 1999 contro un panificio. Proprio in quella data pres- pale”, il cui responsabile era appunto Salvatore Galiffi, di assistere ad una serie di danneggiamenti e minacce a so la Stazione Carabinieri di Cassibile, il titolare di un ed una “rete secondaria” che ha cercato di rendersi infini evidentemente estorsivi, ordinati dal Linguanti ed at- panificio denunciava che, recandosi nell’abitazione di dipendente, con a capo Mirko Giacona (dopo la morte tuati dai componenti dell’omonimo clan, volti a piegare campagna, aveva avuto modo di notare che la porta di del fratello Salvatore), collaborato da Giuseppe Olanda le vittime dei fratelli Bologna ed i nuovi esercenti alle so- ingresso era stata attinta da diversi colpi d’arma da fuo- e Paolo Sciuto. In conseguenza a tale aspirazione, inpravvenute “esigenze” della nuova “gestione”. Il modus co. Solo dopo essere stato sentito nuovamente dai Ca- tollerabile agli occhi di Salvatore Galiffi, scaturivano operandi era caratterizzato da una procedura consolidata. rabinieri nel corso della presente indagine, l’esercente forti contrasti, concretizzatisi nell’incendio dell’autoVeniva dapprima posta in essere la minaccia, costitui- ammetteva di essere stato contattato telefonicamente, vettura di Mirko Giacona, nelle violente percosse nei ta dalla collocazione di bottiglie di benzina o cartucce all’epoca, da un ignoto interlocutore, il quale gli aveva confronti di Paolo Sciuto e nelle minacce di morte nei di pistola davanti l’esercizio commerciale, di carcasse richiesto, a titolo estorsivo, il pagamento di 30 milioni confronti di Giuseppe Olanda. Per ciò che concerne la rete principale, la figura di animali davanti la residenza, l’esplosione di colpi di di lire. Il pentito Troia ha parlato anche di tale estorsioarma da fuoco all’indirizzo del negozio o dell’abitazio- ne e le sue dichiarazioni sono state ampiamente riscon- di “fido” collaboratore veniva ricoperta da Emanuele Cappello, con il quale il Salvatore Galiffi adottava ne, l’incendio di mezzi. Contestualmente venivano effet- trate dai Carabinieri. Un altro episodio estorsivo rivelato dal Troia, trova criptiche procedure e stratagemmi per le consegne deltuate telefonate anonime con il suggerimento di cercarsi “l’amico buono”, a cui seguiva la visita degli incaricati riscontro nella denuncia di un titolare di tabaccheria in la sostanza stupefacente: una per tutte gli squilli conda parte del Linguanti. La vittima veniva avvicinata nei Cassibile, presentata nel maggio del 2006. L’esercen- venzionali con il cellulare che celavano accordi prepressi dell’esercizio di proprietà e gli veniva richiesto di te riferiva di aver rinvenuto, la mattina del 20 maggio ventivamente presi. Intermediari di rilievo risultavano “aggiustare la situazione“, attraverso il pagamento di una 2006, il cadavere di un animale morto appeso al can- poi Ignazio Buffa, Mirko Giacona, Giuseppe Floridia e somma una tantum di alcune migliaia di euro e di una cello della sua villetta. Esponeva inoltre di aver prece- Francesco Campanella. Da un certo momento in poi la quota fissa mensile variabile tra i 150 e i 700 euro. Spes- dentemente ricevuto sull’utenza fissa della sua abita- fiorente attività illecita consentiva a Salvatore Galiffi so le intimidazioni venivano poste in essere poco prima zione una telefonata anonima, con la quale un ignoto di incassare rilevanti somme di denaro e non potendo dell’arrivo del Linguanti in occasioni di licenze e per- interlocutore gli suggeriva di cercarsi “un amico buo- fare tutto da solo e non fidandosi di affidare a terzi i messi premio conseguiti quando stava scontando la con- no”, facendogli intendere che avrebbe dovuto pagare la compiti di una certa importanza, decideva di farsi codanna per l’omicidio Dugo, in modo tale da fornirgli un “protezione mafiosa” per il suo esercizio commerciale. adiuvare dal fratello Massimo Galiffi, fornendogli i Non solo di estorsioni e di omicidi ha parlato il pen- primi rudimenti del mestiere, a cominciare dalla tenuta alibi ed allo stesso tempo dargli la possibilità – una volta presente – di interessarsi per la risoluzione del problema. tito Troia. Ma anche del business del gioco d’azzardo. di una sorta di registro (la contabilità), dove venivano Per talune di queste estorsioni, a seguito delle denun- E non poteva essere diversamente. Oltre alle estorsioni, annotate le somme provento dello spaccio della droga, ce delle vittime, furono arrestati gli esecutori materiali gli illeciti profitti delle associazioni mafiose passano naturalmente in maniera criptata, avvalendosi di sigle dalla Procura della Repubblica di Siracusa. Grazie alle sovente attraverso la gestione ed il controllo della col- e riferimenti. dichiarazioni del pentito Troia oggi gli inquirenti sanno locazione degli apparecchi da intrattenimento e per il chi sono i responsabili delle tentate estorsioni in danno di gioco d’azzardo negli esercizi pubblici. Anche nella frazione di Cassibile la gestione e la collocazione di tali una macelleria e in danno di una pizzeria. Gli elementi di prova acquisiti consentono di afferma- apparecchi elettronici è stata sempre appannaggio del re che tali tentativi di estorsione, posti in essere alla fine gruppo criminale egemone: i Bologna prima ed il Lindel 2003 ai danni di una macelleria e di un bar-pizze- guanti dopo. In proposito, il collaboratore di Giustizia ria, sono stati ordinati e disposti da Antonino Linguanti Pierpaolo Vasquez, già noleggiatore di apparecchiatunell’ambito della strategia criminale del clan da lui diret- re video-poker, dichiarava, nel corso di un’udienza del to. Gli elementi di prova mostrano in queste estorsioni processo “Game Over”, che aveva potuto collocare le come il defunto Salvatore Giacona e Giuseppe Floridia proprie macchinette in Cassibile solo grazie al consenerano gli incaricati dal Linguanti di prendere i contat- so e all’intervento di Antonino Linguanti. Le investigazioni sono state inoltre incentrate su ti con i commercianti. Le dichiarazioni del Troia su tali estorsioni sono state riscontrate, nel corso della presente una sala giochi, all’interno della quale erano installate indagine, da un dialogo intercettato ove proprio Giusep- delle macchinette video-poker, sita nella via Nazionale pe Floridia ammette di avere posto in essere molte rapine di Cassibile, gestita da un’associazione senza scopi di ed estorsioni per conto del gruppo criminale di appar- lucro, ove Leonardo Vicario, Salvatore Battaglia e Saltenenza. Significativa risulta la lamentela del Floridia vatore Galiffi risultano rispettivamente presidente, vice secondo il quale al Giacona non avrebbe dovuto essere presidente e segretario. I riscontri investigativi consentivano di dimostrare stata riservata una morte così cruenta, visto che “era una cosa sempre nella FAMIGLIA NOSTRA”, che apparte- che il circolo gestito da Leonardo Vicario e Salvatore neva cioè, come lui stesso e il Troia, al medesimo grup- Battaglia e nascondeva, di fatto, gli interessi del Linpo criminale, ossia quello diretto da Antonino Linguanti. guanti. E infatti, nel giugno del 2010, venivano interAll’epoca dei fatti si accertò che il Floridia si era rivolto cettati vari dialoghi (sia presso l’abitazione del Linal titolare di uno degli esercizi commerciali intimandogli guanti che presso il carcere ove era detenuto Salvatore di pagare 150 euro al mese. Alla richiesta del titolare del Battaglia), il cui contenuto risultava decisivo al fine di motivo di tale pretesa, il Floridia aveva risposto: “Perché dimostrare che la sala giochi era di fatto controllata e riconducibile al Linguanti, al quale spettava una quota devono campare le famiglie”. Altra tentata estorsione su cui si è fatta luce è quella dei proventi. Ogni organizzazione mafiosa oramai ha il pieno posta in essere in danno di un negozio di piante. A rivelare la tentata estorsione è il pentito Sebastiano controllo del traffico delle sostanze stupefacenti. E Troia il quale ha riferito di un altro tentativo di estorsione dalle investigazioni è emerso che il settore del traffico posto in essere dal clan diretto dal Linguanti, in danno degli stupefacenti in Cassibile è stato gestito in prima di un negozio di piante nel giugno del 2003. Le dichia- persona da Salvatore Galiffi, con l’attiva collaborazio-

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Sabato 18 maggio 2013

Intervista al candidato sindaco della lista “Progetto Siracusa” il quale dichiara che “Nei momenti difficili di una comunità le persone che hanno maturato esperienza hanno il dovere morale di mettersi al servizio della propria città”

Reale: “Non basta avere le mani pulite, bisogna servirsene”

“A cosa serve avere le mani Pulite se le tieni in tasca” Con questa frase di Don Milani il candidato a Sindaco di Siracusa Ezechia Paolo Reale, della lista civica “Progetto Siracusa”, vuole lanciare un messaggio ai propri concittadini: “Non basta avere le mani pulite, bisogna servirsene, bisogna fare qualcosa per la collettività altrimenti quelle mani da pulite diventano sporche. Diventano sporche della sofferenza di coloro che non aiutiamo con le nostre azioni” - Da cosa è nato il progetto della lista civica che rappresenta? “E’ nato dalla constatazione che i partiti tradizionali non hanno più la capacità di dare risposte ai bisogni della città, sono incartati nei loro meccanismi, utili solo a se stessi, come stanno dimostrando le vicende politiche nazionali dei giorni scorsi”. - In questi anni Lei ha ricoperto importanti cariche nazionali e internazionali: direttore dell’ISISC, componente dell’ONU, assessore all’urbanistica, Avvocato cosa l’ha spinta a candidarsi come Sindaco di Siracusa? “Credo che nei momenti difficili di una comunità, le persone che hanno maturato per meriti o per fortuna, delle esperienze che possono essere utili, hanno il dovere morale di mettersi al servizio della propria città. Credo di avere maturato delle esperienze che possono essere molto utili in questo momento storico alla mia città ed ho pensato che fosse giusto e doveroso tentare di dare una mano ai miei concittadini utilizzando queste mie esperienze”. - Quali i progetti impellenti intendete realizzare con il vostro movimento? “La prima priorità è quella di ristrutturare integralmente la macchina amministrativa, rendendola vicina al cittadino, liberandola dalla burocrazia come oggi si

L’avvocato Ezechia Paolo Reale presenta. Altra priorità immediata è quella di dare sollievo al disagio sociale. Disagio che sta esplodendo. Le persone hanno diritto ad una vita equa, una vita corretta, una vita soddisfacente e noi abbiamo il dovere e la necessità d’intervenire prima possibile verso le fasce sociali più deboli”. - Quali progetti avete in cantiere per i giovani? “In tal senso il nostro programma è molto ricco e innovativo. Non si deve guardare con gli occhi del passato alla ricerca di singoli posti ma si deve creare una rivoluzione digitale, una possibilità ai nuovi mestieri che consenta una quanto più ampia possibile entrata nel mondo del lavoro,

delle fasce sociali soprattutto più giovani. I giovani sono la ricchezza della comunità. Se noi non creiamo gli spazi necessari e sufficienti per l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, la città è destinata a morire”. - Come coordinerà il suo ruolo di direttore dell’’ISISC? “Nell’Istituto ho un ruolo importante ma è un’attività volontaria, ho solo un rimborso spese. Cercherò di non lasciare l’Isisc, naturalmente avrò un ruolo minore, sarò sostituto da qualche altra persona ma sarò sempre legato da un punto di vista scientifico alle mie attività internazionali”. - Il suo impegno con L’Onu? “Il mio impegno con L’Onu nella maggior parte dei casi è relativo alla mia attività nell’Istituto di Scienze criminali. Chiaramente le volte che sono stato chiamato dal Ministero degli Esteri per comporre le delegazioni diplomatiche italiane su uno specifico campo che è quello della Corte Penale Internazionale dove io farò di tutto per dare risposta non solo alla mia città ma anche alla mia Nazione continuando a fare parte della delegazione nazionale”. - Nello specifico come ha agito? “Ho agito specificamente in tutti questi anni in un settore particolare che è quello della Corte Penale Internazionale. L’istituzione della Corte che a un livello internazionale in questo momento all’Aja persegue e punisce i crimini di guerra, i crimini contro l’umanità e il genocidio. E’ un grosso passo avanti per la giustizia penale internazionale ed il mio contributo è un granellino di pochissimo conto rispetto al lavoro fatto da tutte le nazioni in più di vent’anni. Questo granellino si trova nella costruzione di questo importante Istituto ed io ne vado fiero ”. Adelaide Pandolfo

La V Sezione Penale ha annullato con rinvio l’ordinanza emessa dal Tribunale di Viterbo con cui era stata rigettata la richiesta del detenuto siracusano di applicazione della continuazione tra la sentenza per l’estorsione all’Irish Pub e quella per violazione della sorveglianza speciale

La Cassazione accoglie il ricorso scritto da Alessio Attanasio

A dispetto di quanti torcevano il naso i quali ritenevano che non fosse capace di scrivere con una terminologia tecno-giuridica il ricorso da inviare alla Suprema Corte di Cassazione, Alessio Attanasio ha invece brillantemente superato la prova che si era prefisso di sostenere scrivendo di proprio pugno l’atto con cui contestava l’ordinanza emessa dal Tribunale di Viterbo, con la quale gli era stata rigettata la richiesta di vedersi applicare la continuazione tra la sentenza per l’estorsione all’Irish Pub e quella per la violazione della misura della sorveglianza speciale. Le lagnanze di Attanasio illustrate nel ricorso sono state ritenute fondate dai giudici della V Sezione Penale della Suprema Corte i quali hanno annullato con rinvio l’impugnata ordinanza del Tribunale di Viterbo. Ecco di seguito la motivazione addotta dalla Corte di Cassazione sull’accoglimento del ricorso presentato da Alessio Attanasio. “Alessio Attanasio ha presentato il ricorso per violazione di legge in riferimento all’art.627 co. cpp, avverso l’ordinanza 117 2011, emessa dal tribunale di Viterbo, in sede di rinvio, a seguito della sentenza della prima sezione di questa Corte del 4 febbraio 2011, con la quale era stata annullata l’ordinanza del 14 gennaio 1010 dello stesso tribunale di rigetto della richiesta, ex art. 671 cpp, di applicazione della continuazione, tra il reato di estorsione e il reato di violazione degli obblighi della sorveglianza speciale, oggetto di diverse sentenze di

condanna. Secondo il ricorrente l’impugnata ordinanza ha rigettato la richiesta di applicazione della continuazione utilizzando gli stessi argomenti ritenuti carenti dalla Suprema Corte. L’Attanasio ha rilevato che il giudice aveva fondato il rigetto della richiesta di applicazione della continuazione sugli stessi argomenti utilizzati nell’ordinanza annullata, precisando che: a) nella sentenza del 18 Maggio 2005 (e non 24 Maggio 2004, cfr cert. penale) della Corte di appello di Catania (irrevocabile il 3 Luglio 2004) per il resto di reato di estorsione in danno dell’Irish Pub di Siracusa era emerso che il proprietario aveva affermato che gli era stato imposto dall’Attanasio di effettuare l’istallazione nel locale di alcuni videopoker, poco prima del Natale 2000; b) la violazione degli obblighi di sorveglianza speciale era avvenuta il precedente 15 dicembre, così come emerge dalle sentenze del 28 Febbraio 2005 e del 13 Febbraio 2002 (i cui resti sono stati unificati dallo stesso tribunale di Viterbo); c) il resto di inosservanza degli obblighi è quindi prodromico rispetto all’estorsione. Il ricorso merita accoglimento. La sentenza del 4 Febbraio 2011 della prima sezione di questa Corte aveva rilevato che delle due sentenze dell’autorità giudiziaria di Catania, una riguardava la condanna a 4 anni di reclusione per violazione degli obblighi di sorveglianza speciale, commessa 15 Dicembre 2000; l’altra riguardava la condanna a 8 anni di reclusione per un’estorsione commessa alcuni giorni dopo, poco prima del giorno di Natale. La Suprema Corte aveva annullato l’ordinanza perché il tribunale: a) non aveva preso in considerazione l’allegazione difensiva relativa alla finalizzazione della violazione degli obblighi, commessa il 15 dicembre, rispetto all’estorsione, commessa in tempo di poco successivo; b) non aveva esaminato l’intreccio temporale e modale tra diversi fatti già riconosciuti in continuazione, nell’ambito delle diverse condanne a cui si riferivano le istanze del ricorrente. Il tribunale di Viterbo ha richiamato le sentenze a cui si riferisce la sentenza della Suprema Corte e ha affermato che dalla loro lettura ha affermato che non suscitano elementi fattuali tali da poter ritenere che le condotte dell’Attanasio possano rientrare nella disciplina della continuazione. Ha quindi esaminato il secondo profilo indicato dal giudice di legittimità, sia pure in modo parziale e generico, e ha ignorato il primo e determinante profilo, riguardante l’allegazione del ricorrente secondo cui sussiste uno stretto collegamento temporale e funzionale della

violazione dell’obbligo di sorveglianza commesso il 15.12.2000 rispetto all’estorsione di poco successiva. In entrambi i punti l’ordinanza ha eluso quindi il dovere di giustificare il proprio convincimento secondo lo schema motivazionale esplicitamente enunciato nella sentenza di annullamento. L’ordinanza va quindi annullata con rinvio al tribunale di Viterbo per il nuovo esame. PQM: annulla l’ordinanza impugnata e rinvia al tribunale di Viterbo -giudice dell’esecuzione- per nuovo esame”.

Sabato 18 maggio 2013

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Alla vista dei Carabinieri il pregiudicato catanese Alfio Cavallaro ha cercato di disfarsi della sostanza stupefacente

Rosolini, arrestato uno spacciatore sorpreso con 25 grammi di cocaina Un catanese è stato ammanettato con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Si tratta di Alfio Cavallaro, 42 anni. L’uomo, già conosciuto per reati contro la persona, armi e droga, è finito nella rete dei Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Noto, che, unitamente ai militari della Stazione di Rosolini, lo hanno ammanettato in flagranza di reato nel pomeriggio di giovedì 9 maggio. La cosa che faceva insospettire gli inquirenti era il fatto che Cavallaro, pur risiedendo a Catania, era stato visto in parecchie occasioni nel centro urbano di Rosolini. Proprio questa sua continua presenza in città induceva i Carabinieri ad effettuare degli accertamenti sul suo conto anche in considerazione del fatto che il catanese non era arrivato in paese per svolgere un’attività lavorativa. Durante mirati controlli dei documenti di riconoscimento i Carabinieri avevano modo di apprendere dalla banca dati che Alfio Cavallaro avesse sul groppone numerosi

precedenti penali alcuni dei quali peraltro relativi alla detenzione e allo spaccio di sostanze stupefacenti.. Sul conto del catanese i Carabinieri iniziavano ad effettuare dei discreti servizi di appostamento e di osservazione che sono proseguiti fino nel pomeriggio del 9 maggio, quando appunto, rotti gli indugi, gli investigatori hanno deciso di chiedergli conto e soddisfazione sui suoi soggiorni a Rosolini. Era proprio in quel momento che tutti i nodi venivano al pettine dato che Alfio Cavallaro, quando ha visto sbucare da ogni angolo della piazza Carabinieri in divisa e in borghese, tentava di disfarsi d’un involucro. Il gesto non sfuggiva alla vista degli investigatori che immediatamente raccattavano l’involucro all’interno del quale erano custoditi 25 grammi di stupefacente tipo cocaina. Alfio Cavallaro veniva ammanettato e, causa i suoi precedenti specifici e per altri reati, è stato rinchiuso nella Casa circondariale di Cavadonna. F.G.

Alfio Cavallaro

Giuseppe Mazzone nascondeva nella propria abitazione una pistola, un fucile e numerose munizioni

Palazzolo, in manette un “armaiolo” abusivo E’ stato condotto in carcere il cinquantaseienne Giuseppe Mazzone, residente a Palazzolo, in quanto accusato di detenzione illecita di armi e munizionamento. L’arresto del Mazzone, noto per reati contro la persona, avveniva a seguito d’una perquisizione domiciliare. Erano i Carabinieri della Stazione di Palazzolo Acreide ad avere eseguito un controllo capillare presso la sua abitazione poiché, da fonti degne della massima considerazione, avevano avuto riferito che il Mazzone possedesse delle armi. La soffiata si rivelava azzeccata poiché i Carabinieri hanno rinvenuto all’interno dell’abitazione una pistola calibro 7,65 con matricola abrasa e un fucile semiautomatico calibro 20, anch’esso con matricola abrasa. Inoltre sono state rinvenute alcune scatole contenenti 96 pallottole per pistola calibro 7,65, 19 cartucce per fucile da caccia e materiale vario per la ricarica e il confezionamento di munizionamento da caccia. F.G.

Il luogo di aggregazione e di ritrovo, ubicato in Via Reno, nel quartiere di San Focà, dispone di una sala prove e incisione ed è attrezzata di apparecchiature musicali all’avanguardia

Priolo, aperto il Centro musicale giovanile

dei corsi di apprendimento, rivolti a praticanti musicisti, chitarristi, animatori turistici, deejay e cameraman. In una società in cui la crisi dei valori impera, rischiando di convogliare le nuove generazioni in un vortice oscuro d’inedia, il “Centro musicale giovanile” mira ad attirare i ragazzi verso pratiche di vita sana, basate sulla socializzazione, sull’interazione e sulla promozione di interessanti svaghi artistici e musicali.

Aperto a Priolo Gargallo il “Centro musicale giovanile”, luogo di aggregazione e di ritrovo, realizzato per dare la possibilità ai nostri ragazzi di potersi esprimere liberamente attraverso l’arte musicale. Il valido progetto educativo – formativo, mira a favorire un cambiamento culturale e sociale del territorio, che valorizzi le potenzialità ed il ruolo dei giovani nella società, quali soggetti attivi ed fondamentali leve per lo sviluppo del territorio. Il Centro, sito in via Reno, nel quartiere di San Focà, dispone di una Sala prove e incisione completamente insonorizzata e attrezzata di apparecchiature musicali tutte all’avanguardia, la seconda creata in paese dopo quella sorta, presso la scuola “Orazio Di Mauro”, grazie al progetto regionale “Mediterraneo Crew”. Il “Centro musicale giovanile”, promosso dall’associazione “Spectacula” e voluto fortemente dall’attuale Amministrazione comunale, consentirà a numerosi cantanti, band e realtà musicali del territorio di potersi esibire gratuitamente, dopo regolare prenotazione. “L’idea del progetto – ha evidenziato il sindaco di Priolo Gargallo, Antonello Rizza - è quella di creare un punto di aggregazione, che possa dare la possibilità ai giovani

priolesi, ma, anche ai meno giovani, di avere a disposizione un locale attrezzato in maniera opportuna per dilettarsi nell’arte musicale. Credo, infatti, che la musica sia un formidabile collante e che possa fornire la possibilità ai giovani di interagire attraverso un linguaggio comune. Siamo riusciti, dunque, a trasformare dei locali inutilizzati da tempo in un laboratorio di idee e di arte, in cui far esibire gratuitamente le nostre realtà musicali. Sussiste nel progetto l’idea di valorizzare le capacità dei giovani, mettendo a loro disposizione degli strumenti e dei luoghi adeguatamente attrezzati, con l’intento di pensare alle future generazioni, volgendo prima un occhio al presente”. Una rilevante prerogativa progettuale sarà la multimedialità, in quanto tutte le performance musicali e didattiche potranno essere lanciare, in tempo reale, sul web, fornendo così la possibilità ai giovani talenti priolesi di vedere estese, in ogni parte del globo terrestre, le proprie capacità sonore, godendo, al contempo, dell’opportunità di poter interagire e confrontarsi con tutti i possibili amanti del genere musicale. Inoltre, allo scopo di impegnare i giovani attraverso pratiche didattiche, che li distolgano da abitudini fuorvianti, saranno attivati

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Sabato 18 maggio 2013

Fermata da due uomini con casco in testa e picchiata in Via Italia mentre si recava al lavoro. Messaggi di solidarietà dal mondo politico e sindacale

Aggredita la dirigente delle Politiche Sociali

Un gravissimo episodio ai danni di una donna si è verificato in prossimità di Via Italia, traversa di Viale Santa Panagia sul quale stanno ora indagando gli uomini della Digos della Questura siracusana. Due uomini, entrambi col volto coperto dal casco, in sella su una moto, hanno affiancato l’autovettura guidata dalla signora Rosaria Garufi, dirigente del servizio delle Politiche Sociali ed Istruzione del Comune di Siracusa, intimandole di fermare e di scendere dal veicolo. Quando la donna ha eseguito le intimazioni ricevute, i due motociclisti le hanno fatto l’incontro e, urlando come degli ossessi, hanno cominciato a strattonarla e malmenarla. La dirigente comunale, aggredita mentre stava recandosi sul posto del lavoro, è stata trasportata all’ospedale dove i medici del Pronto Soccorso l’hanno medicata e poi dimessa con una prognosi di 15 giorni. Sulla vicenda sta indagando la Digos al fine di individuare gli autori dell’aggressione e i motivi che li hanno indotti a malmenare la funzionaria comunale. Dichiarazioni di ferma condanna per il vile gesto commesso dai due violenti centauri e messaggi di convinta e sincera solidarietà alla signora Garufi sono stati rivolti dall’ex sindaco Roberto Visentin, dal deputato nazionale del Pd onorevole Sofia Amoddio, dal deputato regionale del Pdl onorevole Vincenzo Vinciullo, dalla federazione provinciale del Partito Democratico, dal candidato sindaco del Pd e del centrosinistra Garozzo e dal mondo della società civile. L’ex sindaco Visentin dichiara: “L’aggressione subita questa mattina dalla dirigente del settore politiche sociali e pubblica istruzione del Comune di Siracusa, Rosaria Garufi, è un atto vile ed inqualificabile che colpisce una donna rispettabile e competente che tanto ha dato all’amministrazione comunale in termini non solo professionali ma anche umani. Alla dottoressa Garufi, con la quale ho ben lavorato negli anni del mio impegno come Sindaco della città, vanno il mio pieno sostegno e la solidarietà, oltre che l’invito a non mollare ed anzi ad impegnarsi ancor di più al servizio della collettività. Sono certo che questo grave attentato all’incolumità fisica e morale della dottoressa Garufi è un episodio isolato su cui le forze dell’ordine faranno presto luce. Devo comunque esprimere la mia sincera preoccupazione rispetto ad un clima di generale tensione sociale che potrebbe generare incomprensioni ed un pericoloso scarica barile, mettendo così a repentaglio la serenità di chi onestamente e con competenza è al servizio delle fasce più deboli della popolazione”. “La crisi sociale, che ha investito anche Siracusa, non può e non deve giustificare il disumano atto perpetrato ai danni della dott.ssa Rosaria Garufi, dirigente del servizio politiche sociali ed istruzione del Comune di Siracusa” sostiene Giancarlo Garozzo, candidato sindaco a Siracusa alle elezioni amministrative di giugno 2013 per il centro sinistra. “A lei va tutta la mia solidarietà unita agli auguri di pronta guarigione”. “Sono sicuro che la Digos della Questura di Siracusa troverà presto i colpevoli”. “E a questi ultimi – conclude Garozzo – che hanno compiuto tale nefandezza ritenendo che la violenza sia l’unica soluzione ai problemi che ciascuno vive, rivolgo l’invito alla riflessione: abbiamo strumenti e strategie pacifiche per risolvere anche le situazioni che sembrano inestricabili. Bisogna imparare a confidare in quanti, avendo a cuore il bene di tutti, ricoprono ruoli dirigenziali e amministrativi”. “La gravità dell’episodio che ha visto la Dott.ssa Rosaria Garufi vittima di un vile agguato non è tollerabile”. Così l’On. Sofia Amoddio, membro della Commissione Giustizia della Camera e della Giunta per le Autorizzazioni a Procedere. “Siracusa non può permettere che i suoi dirigenti pubblici vengano malmenati per strada in agguati che hanno le caratteristiche del regolamento di conti”. Quello che è accaduto alla Dott.ssa Garufi, a cui va tutta la mia solidarietà, lascia sgomenti. L’emergenza sociale che viviamo ogni giorno a Siracusa non può e non deve sfociare in atti di violenza gravi e gratuiti. Auspico – prosegue l’Anodico – che gli inquirenti facciano luce sull’accaduto e che i protagonisti della campagna elettorale abbassino notevolmente i toni dello scontro. “Un augurio di pronta guarigione per la Dott.ssa Garufi”. “Piena solidarietà alla dirigente dei servizi sociali del comune di Siracusa Sara Garufi, vittima di una brutale aggressione – dichiara Salvo Sorbello responsabile nazionale per la famiglia dei Comuni italiani - Nessun disagio sociale giustifica atti vili e violenti. Piena solidarietà alla dottoressa Garufi ed a tutti i dirigenti del Comune, che non possono essere lasciati soli”. La solidarietà del commissario straordinario, Alessandro Giacchetti: “A nome mio e di tutto il personale comunale – dichiara – manifesto incondizionata solidarietà alla dirigente, che ho avuto modo di apprezzare per la serietà, la correttezza e la professionalità. Si è trattata di un’aggressione in piena regola, ancor più vile perché rivolta contro una donna sola mentre si recava a svolgere il proprio dovere. Un’aggressione incivile e che non può trovare giustificazione alcuna. Siamo

preoccupati e daremo agli investigatori la massima collaborazione. L’amministrazione comunale – prosegue il commissario straordinario Giacchetti – agisce secondo criteri di legalità e rispettando i diritti di tutti, a partire dai settori più deboli della popolazione. Mentre ci accingiamo ad entrare nel vivo della campagna elettorale, faccio appello al senso di responsabilità di ciascuno, affinché si evitino strumentalizzazioni di ogni genere”. Il Sindaco e l’Assessore al Welfare del Comune di Canicattini Bagni, Paolo Amenta e Marilena Miceli, esprimono piena solidarietà alla Dirigente dei Servizi Sociali del Comune di Siracusa, d.ssa Rosaria Garufi, vittima stamane di una vile aggressione e condannano ogni atto di violenza. «Il disagio che sta colpendo fasce della popolazione – hanno detto Amenta e la Miceli – non può tradursi in atti di violenza, soprattutto nei confronti di funzionari che lavorano per arginarlo. La situazione di crisi è globale, servono interventi economici per arginarne la crescita, e non certo atti intimidatori o di violenza. Siamo vicini alla dottoressa Rosaria Garufi, Dirigente con grande senso del dovere e grande senso di responsabilità di fronte ad un disagio sociale che non investe la sola città di Siracusa, ma l’intera provincia e l’intero Paese». La dichiarazione del coordinatore di Siracusa Democratica Gianluca Scrofani: “Quanto accaduto nei confronti della responsabile dei Servizi sociali del Comune, Rosaria Garufi, è un segnale gravissimo che deve scuotere le coscienze di tutti: amministratori in primo luogo. Siracusa Democratica condanna con forza il gesto di violenza nei confronti della dottoressa Garufi, vittima di un’aggressione mentre si recava nel suo ufficio dove da anni lavora occupandosi di questioni delicate come i servizi sociali. Nell’apprendere che le sue condizioni di salute sono buone, a lei va tutta la nostra solidarietà e vicinanza. Accogliamo l’appello del commissario straordinario del Comune, il prefetto Alessandro Giacchetti, che invita tutti i candidati al senso di responsabilità in questa fase della campagna elettorale che sta per entrare nel vivo affinchè la triste vicenda non possa essere strumentalizzata da alcuno. Di certo, resta il senso di amarezza per un gesto deplorevole che condanniamo e che ci spinge a riflettere sull’esigenza di una politica vicina, davvero, alla gente, specie alla più bisognosa”. La segreteria cittadina ed il gruppo consiliare del Pd al Comune di Siracusa esprimono solidarietà alla dott.ssa Rosaria Garufi dirigente dell’assessorato politiche sociali e culturali del Comune di Siracusa, stamani vilmente aggredita, mentre stava recandosi sul posto di lavoro. Un atto di così grave portata è senza dubbio da condannare senza attenuati di alcun genere. Non è possibile tollerare, in una comunità che si dica civile, che taluni possano pensare, qualunque sia la ragione, di porre in essere comportamenti improntati ad una così sconfinata inciviltà e, peraltro, nei confronti di chi quotidianamente e con grande professionalità si occupa per conto del Comune della cura e della tutela dei più deboli e bisognosi. Il Pd di Siracusa ed il suo gruppo consiliare auspicano un particolare impegno da parte delle forze dell’ordine, affinchè i responsabili possano essere individuati ed assicurati alla giustizia ed affinchè tali atti possano non ripetersi mai più. L’On. Vincenzo Vinciullo, Vice Presidente Vicario della Commissione ‘Bilancio e Programmazione’ all’ARS e il dottor Michele Mangiafico, Presidente del Consiglio Provinciale di Siracusa, esprimono la loro più sentita vicinanza e affettuosa solidarietà alla dott.ssa Sara Garufi, Dirigente del Comune di Siracusa, vittima, questa mattina, di un vile atto di intimidazione: “Abbiamo conosciuto la dott.ssa Garufi – hanno continuato Vinciullo e Mangiafico – quando era stata assunta al Comune di Siracusa, in quanto vincitrice di concorso, e ne abbiamo sempre apprezzato le capacità, le competenze e l’umanità. Spiace – hanno concluso Vinciullo e Mangiafico – dover constatare che, ormai, il malessere sociale è così diffuso e grave da spingere a queste azioni da condannare in maniera assoluta ma che, allo stesso tempo, ci devono invitare a riflettere e incitare ad assumere atteggiamenti sempre più responsabili e di assoluta comprensione dei problemi di tutte le fasce sociali e, in particolare, di quelle meno fortunate”. “La brutale aggressione alla dirigente del settore Politiche sociali del Comune di Siracusa, Rosaria Garufi è un gesto ignobile e preoccupante”. Lo dicono le parlamentari regionali del Partito Democratico, Mariella Maggio ed Antonella Milazzo dichiarano: “L’aggressione di ieri ha colpito una dirigente impegnata nella tutela della buona amministrazione e della legalità. Siamo certe che Rosaria Garufi continuerà a lavorare con la stessa determinazione di sempre rispondendo con l’impegno e la coerenza ai bisogni dei cittadini”. “Condanniamo fermamente il vile atto di violenza subito ieri dalla nostra iscritta Dirigente del Comune di Siracusa - Dott.ssa Rosaria Garufi - Siamo ancora increduli per l’increscioso episodio di violenza commesso da parte di balordi violenti nei confronti della dirigente. Speriamo che la procura della repubblica di Siracusa e le forze

Rosaria Garufi dell’ordine facciano presto chiarezza sulla vicenda che in ogni caso va fortemente condannata senza se e senza ma. Vogliamo esprimere fortemente come comparto CGIL Fp provinciale e regionale la nostra più profonda solidarietà, alla quale si è aggiunta la solidarietà della CGIL FP Nazionale nella persona della segretaria Rossana Dettori e di tutta la RSU CGIL FP dell’amministrazione comunale di Siracusa, in maniera unanime condanniamo con fermezza i vili atti di violenza nei confronti della dirigente. Un atto gravissimo che chi la eseguito vuole probabilmente lanciare un segnale di destabilizzazione ed intimidazione verso le istituzioni del territorio e verso tutti coloro che all’interno dell’amministrazione comunale svolgono giornalmente con dovizia e grande senso di responsabilità il proprio dovere sia nella massima legalità che nella massima trasparenza proprio come la dirigente aggredita Dott.ssa Garufi. Un atto bestiale e un crimine efferato e brutale come questo va fortemente condannato e non può avere alcuna giustificazione da parte di nessuno anche da chi possa pensare di trovare giustificazioni nel contesto di crisi e di bisogni sociali del momento, dove le richieste di aiuto da parte di fette di popolazione indigente sono sempre più intensi e numerosi. Riteniamo che occorra una forte coesione sociale e di tutte le istituzioni capace di dare una risposta forte e incisiva per fermare questi atti di violenza inaudita. Esprimiamo come organizzazione sindacale CGIL FP tutta la nostra solidarietà alla dott.ssa Garufi a difesa della sua persona per il suo trasparente modo che ha sempre mostrato nell’operare e a difesa della legalità e affinchè qualsiasi atto di intimidazione non possa minare il regolare operato delle istituzioni”. La nota di solidarietà è a firma del Segretario Regionale Generale Cgil Fp, Michele Palazzotto, del Segretario Provinciale Generale Cgil Fp, Franco Nardi, del Segretario Provinciale Cgil Fp, Matteo Latina e della Rsu Cgil Pp del Comune di Siracusa. Solidarietà è stata espressa anche dall’on. Stefania Prestigiacomo del Pdl: “E’ dalla giornata di oggi che bisogna stare accanto alla dottoressa Garufi e a quanti, come lei, svolgono quotidianamente il loro servizio nelle Istituzioni con professionalità e onestà. Nel giorno di un’aggressione così vile, bisogna condannare gli autori di un simile gesto che non trova alcuna giustificazione. Si tratta di un episodio grave che non può essere tollerato, ma soprattutto non può essere dimenticato il giorno dopo. Nei prossimi giorni telefonerò alla dottoressa Garufi per esprimerLe la mia vicinanza. Come dirigente del servizio politiche sociali, rappresenta le Istituzioni sul territorio. Quelle Istituzioni che vanno sempre difese, soprattutto contro l’inciviltà generata probabilmente da un clima di tensione. E’ innegabile che dal territorio arrivano segnali evidenti della crisi sociale, ma sono convinta che in Italia il nuovo Governo sta gettando i presupposti per una risalita. Chiederò alle forze dell’ordine un ulteriore sforzo per garantire sicurezza nel territorio ed incolumità a chi opera correttamente: bisogna individuare presto gli autori dell’aggressione, persone che vanno isolate perché la violenza non può essere mai la soluzione”.

Sabato 18 maggio 2013

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Angelo Collura è accusato di tentato omicidio e di detenzione, porto e ricettazione di una pistola

Il Gip lascia in carcere il pistolero di Pachino

Pachino. A tempo record gli agenti del Commissariato di Pachino hanno risolto il giallo del ferimento di un avventore della sala giochi sita in Via XXV Luglio. Le manette sono scattate ai polsi di Angelo Collura, 26 anni, incastrato da elementi probatori di notevole spessore quale autore del tentato omicidio avvenuto lo scorso 8 maggio in danno di un uomo di 48 anni, di cui la Polizia non ha reso note le generalità. Il Collura è stato fermato giovedì scorso dalla Polizia a conclusione delle febbrili indagini avviate immediatamente dopo il tentato omicidio. A quanto è dato sapere nei confronti del Collura sono raccolti indizi gravi e precisi che lo inchioderebbero. I fatti di cui il giovane è accusato si sono verificati a Pachino all’interno d’una sala giochi. Erano le 14.50 quando squillava il telefono del locale Commissariato avvertendo dell’episodio di sangue. Gli agenti arrivavano nel posto indicato dove apprendevano che qualche momento prima un uomo era stato raggiunto da un colpo d’arma da fuoco. Un individuo, secondo le ricostruzioni operate dagli inquirenti, era entrato all’interno della sala giochi di via XXV luglio e aveva sparato alla vittima designata. Ad affiancare il killer armato di pistola, una seconda persona, che ancora non è stata identificata. Subito dopo aver ferito l’avventore della sala giochi il pistolero e il suo complice, entrambi con il volto coperto, si  dileguavano prima del sopraggiungere dei poliziotti. La vittima dell’attentato, invece, dopo le prime cure, veniva trasportata con l’elisoccorso all’ospedale Cannizzaro di Catania, dove è stata ricoverata in corsia ma a dire dei sanitari non è in pericolo di vita. Da quel momento scattavano le ricerche dei responsabili del fatto. Grazie all’attendibilità dei testimoni oculari, sia quelli presenti nella sala giochi sia quelli che sostavano davanti al bar da cui è partita la telefonata al centralino del Commissariato, gli investigatori sono riusciti a individuare un casolare,sito in contrada Cugni, ove hanno rinvenuto le chiavi di un’auto. In particolare, l’attività investigativa, condotta senza soluzione di continuità, permetteva l’esatta individuazione dell’autovettura compatibile con le chiavi rinvenute nel casolare di contrada Cugni, ovvero una Ford Fiesta di colore nero e, dunque, l’identificazione certa del Collura. In specie, gli investigatori, esperiti molteplici tentativi, intorno alle ore 19.40 dell’8 maggio, recatisi in via Pelligra,  notavano la predetta autovettura parcheggiata ove insiste il domicilio del Collura. Dopo aver azionato il telecomando, gli indicatori di direzione lampeggiavano e l’autovettura si apriva. A questo punto, i due operatori di Polizia, raggiungevano il primo piano dell’abitazione di Via Pelligra e vi trovavano il Collura. Perquisito in modo oculato l’appartamento, gli agenti rinvenivano alcuni oggetti di sicura rilevanza per il prosieguo delle indagini sul conto del Collura. E  precisamente: il sottopedana di uno scooter Piaggio Modello Typhoon d  colore blu scuro, presumibilmente riverniciato, trovato all’ingresso dell’abitazione e opportunamente sequestrato; una tuta di colore nero lacerata all’altezza del ginocchio della

Angelo Collura gamba sinistra, posta all’interno di un porta biancheria e un pacchetto di sigarette marca Diana tipo rosse. Gli operatori di polizia, col pretesto di perquisire la sua autovettura, invitavano a prendere le chiavi  il Collura  il quale veniva visto mentre prelevava una chiave posta sopra il frigorifero. Facendo gli indifferenti i poliziotti attendevano il Collura e poi in sua compagnia scendevano al piano terra, dove l’uomo, azionando il telecomando, apriva la portiera della propria auto. A quel punto il Collura veniva accompagnato in Commissariato per gli accertamenti investigativi, essendo emersi nei suoi confronti elementi gravemente indiziari in ordine al tentato omicidio dell’avventore della sala giochi. Tra l’altro il Collura, messo a conoscenza del rinvenimento delle chiavi dell’autovettura di sua proprietà da parte degli agenti di Polizia, mal celava un certo nervosismo.  Altri significativi elementi che inchiodano il Collura sono rappresentati dal  rinveni-

mento della carena rinvenuta nell’abitazione di via Pelligra, coincidente e combaciante con uno dei pezzi dello scooter rinvenuti nel casolare abbandonato e dalla tuta lacerata all’altezza della gamba sinistra, rinvenuta nel porta biancheria della casa di via Pelligra, compatibile con le ferite lacero contuse riscontrate dal personale operante sul Collura, nel corso della perquisizione. La rilevanza oggettiva di tali elementi conduceva alla ragionevole conclusione di accusare il Collura del tentato omicidio e di condurlo in carcere, su disposizione del Pubblico Ministero Andrea Palmieri, il quale ha ritenuto sussistenti i pericoli di fuga e di inquinamento delle prove paventati dagli investigatori del Commissariato di Pachino qualora l’uomo fosse stato lasciato in libertà. Si è svolta questa mattina, davanti al Giudice delle indagini preliminari Michele Consiglio, con la presenza del Pubblico Ministero Andrea Palmieri, l’udienza di convalida del fermo di polizia giudiziaria adottato la notte tra mercoledì e giovedì nei confronti di Angelo Collura, 26 anni assistito dall’avvocato Giuseppe Gurrieri. All’esito dell’udienza di oggi il GIP ha ritenuto di convalidare il fermo di Polizia Giudiziaria nei confronti di Collura Angelo, accusato di tentato omicidio a danno di Francesco Sgandurra e di detenzione e porto di arma da fuoco. Il GIP ha applicato la misura della custodia cautelare in carcere, ritenendo sussistenti gli indizi di colpevolezza a carico dell’indagato e le esigenze cautelari del pericolo di reiterazione del reato e del pericolo di fuga. Nel corso dell’udienza, il Pubblico Ministero ha consegnato al Giudice per le Indagini Preliminari ulteriore materiale probatorio, che consiste nei rilievi scientifici sino ad ora raccolti sia sulla scena del crimine che sul luogo in cui è stato rinvenuto il ciclomotore completamente distrutto dalle fiamme. L’indagato si è avvalso della facoltà di non rispondere, preferendo rilasciare dichiarazioni spontanee. Per il difensore dell’indagato, a prescindere della riferibilità dell’azione in capo a Collura o in capo ad altro soggetto, sta a monte in quanto, vi sono elementi certi, come le dichiarazioni della parte offesa, che fanno propendere per la totale mancanza di volontà omicidiaria. Secondo quanto dichiarato da Sgandurra, anche se lui non lo specifica, il colpo sembrerebbe essere partito accidentalmente mentre quest’ultimo veniva a contatto con l’aggressore. Ne è ulteriore prova il fatto che è stato esploso un singolo colpo e che, sempre secondo le dichiarazioni di Sgandurra, l’aggressore, si è dato a precipitosa fuga dopo l’esplosione del colpo di arma da fuoco, quasi a dimostrare il fatto che lo stesso aggressore fosse stato colto di sorpresa dal fatto che fosse partito il colpo. A tutto ciò si aggiunga che dai referti medici emerge chiaramente che Sgandurra, tuttora ricoverato all’ospedale Cannizzaro di Catania, non si è mai trovato in serio pericolo di vita. E’ quasi certo che l’avvocato Giuseppe Gurrieri farà ricorso innanzi al Tribunale della libertà dove -come il penalista afferma con cauto ottimismo- “si avrà il modo ed il tempo di esaminare più approfonditamente la vicenda”. F.G.

Massimiliano Iacono ha ucciso a colpi di forbice il proprio padre nel mese di dicembre del 2012

Il parricida sarà sottoposto a perizia psichiatrica

Massimiliano Iacono Il Giudice delle indagini preliminari Michele Consiglio ha conferito l’incarico alla psichiatra Valeria Rubino di sottoporre a perizia psichiatrica Massimiliano Iacono, chiamato a rispondere dell’omicidio del padre Carmelo. La dottoressa Rubino avrà il compito di verificare le facoltà mentali del quarantaduenne al fine di capire se sia in grado d’intendere e di volere e quindi di

seguire le fasi del processo a suo carico per potersi adeguatamente difendere dalle gravissime accuse cui è chiamato a rispondere.. Il giudice ha inoltre stabilito di nominare l’avvocato Pane, del Foro di Firenze, quale amministratore di sostegno del parricida. Il perito ha chiesto 60 giorni di tempo. Il Giudice Consiglio ha rinviato al 16 luglio l’illustrazione della perizia psichiatrica da parte della psichiatra Valeria Rubino. L’omicidio di cui accusato Massimiliano Iacono risale al mese di dicembre 2012. Era precisamente giorno 9 quando una casa del centro di Noto si macchiava completamente del sangue del papà di Massimiliano. Carmelo Iacono cadeva esanime sotto i colpi inferti da un’arma da taglio impugnata dal figlio. A dare l’allarme in quella famigerata sera furono i vicini di casa preoccupati per le urla che udivano provenire dall’appartamento dell’anziano. Sul posto intervennero subito i carabinieri della stazione di Noto che però constatarono la morte di Carmelo Iacono riverso in una pozza di sangue. Nessuna traccia del figlio che si era già allontanato. Una fuga che era durata molto poco perché l’omicida veniva trovato, in apparente stato confusionale, aggirarsi a piedi per le vie della cittadina. L’uomo, portato in caserma, faceva le prime ammissioni sulle proprie responsabilità raccontando d’aver afferrato la forbice colpendo più volte il congiunto. Sul momento, gli approfondimenti su Massimiliano Iacono, portarono gli inquirenti a conoscenza del fatto ch’egli soffrisse da tempo di problemi di natura psichiatrica e avesse in passato sofferto di depressione. F.G.

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Sabato 18 maggio 2013

Infiltrazioni mafiose: chiesto il rinvio a giudizio dell’ex sindaco di Augusta

Sergio Ortisi

Marcello Ferro

Toni Ortisi

portate avanti dai Carabinieri del Reparto Operativo del Comando provinciale di Siracusa: la prima è riconducibile all’operazione antimafia e antidroga denominata “Terra Bruciata”, con retata effettuata il 13 novembre 2007 contro gli esponenti del clan “Bottaro-Attanasio”; la seconda, invece, riguarda l’operazione antimafia e antidroga denominata “Morsa” a carico di tutti i “picciotti” augustani facenti parte del clan Nardo di Lentini. In questa inchiesta in cui sono coinvolte le quattordici persone, tra cui appunto l’ex deputato regionale dell’Udc Nunzio Cappadona, che si è presentato senza successo anche alle Regionali del 28 ottobre dello scorso anno nel listino di Nello Musumeci presidente, e l’ex sindaco di Augusta, Massimo Carrubba, indicato dal Partito Democratico ed eletto in una lista di centrosinistra, i Carabinieri del Reparto Operativo e il sostituto procuratorr Andrea Ursino hanno accertato gravissime irregolarità nella conduzione dell’Amministrazione comunale di Augusta, per aver il sindaco in particolar modo consentito ad esponenti dell’organizzazione criminale di infiltrarsi e condizionare l’attività della pubblica amminisrazione. Le risultane delle indagini coordinate dalla Procura distrettuale antimafia ed eseguite sul campo dai Carabinieri hanno indotto il Consiglio dei Ministri a sciogliere il Comune di Augusta per infiltrazioni mafiose. Pesantissime sono le ipotesi delittuose contestate a Carrubba e all’ex deputato regionale Cappadona, nonchè agli altri dodici imputati tra cui l’ex assessore comunale Luigi Antonio Giunta. Nei confronti dei politici vengono ipotizzati i reati di concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio con l’aggravante di avere agevolato i clan “Bottaro-Attanasio” e “Nardo” di Lentini. Infatti, a Nunzio Cappadona, al tipografo Salvatore Minniti e al fondatore del panificio “Marconi” Emanuele Gambuzza, da quasi un anno trasferitosi a Malta, vengono contestati entrambi i reati e asseritamente “Cappadona, prima candidato alle elezioni per il Consiglio comunale di Siracusa del giugno 2004 e poi candidato alle elezioni regionali del maggio 2006, ottenuto da Minniti e Gambuzza - esponenti di spicco dell’organizzazione mafiosa “Bottaro-Attanasio”, la promessa di procurargli voti alle suddette elezioni in cambio della promessa di erogazione di denaro. In particolare il Cappadona pattuiva con Minniti e Gambuzza, in cambio del loro appoggio alle elezioni sia Amministrative che alle Regionali, il paga-

mento della somma di sessantamila euro e successivamente di altre somme di denaro. Nunzio Cappadona, nel tentativo di conquistare lo scranno a Palazzo dei Normanni, non ha fatto affari soltanto con gli esponenti del clan “Bottaro-Attanasio”, ma ha pure avuto contatti con gli esponenti della cellula mafiosa di Lentini riconducibile al clan Nardo. Imnfatti, i magistrati della Procura distrettuale antimafia gli contestano una seconda ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa per avere, quale candidato alle elezioni regionali dell’aprile 2008, ottenuto da Maurizio Carcione, ex dirigente del Partito Democratico e al tempo stesso esponente di spicco del clan mafioso Nardo di Lentini, la promessa di procurargli voti in cambio della promessa di erogazione di denaro. In particolare il Cappadona, servendosi della mediazione di Salvatore Alescio, pattuiva con il Carcione, in cambio del suo impegno a procurargli voti, il pagamento della somma di euro 4000 da erogare allo stesso Carcione ed ai suoi complici individuato in Francesco Falco, ex braccio destro del defunto boss di Augusta Sebastiano Pandolfo, ucciso da un killer solitario alla Villa comunale nel lontano 1989, e Tullio Tedesco. In particolare l’accordo prevedeva di consegnare mille euro per il Carcione ed euro 1500 ciascuno per il Falco e Tullio Tedesco. Successivamente a tale accordo il 6 aprile 2004 l’Alescio (servendosi del di di lui figlio Concetto) faceva pervenire al Cascione, al Falco e al Tedesco la somma di 1500 euro, che veniva poi ripartita in parti eguali tra i tre. Che sono tutti indagati per associazione mafiosa e voto di scambio assieme all’ex deputato regionale Nunzio Cappadona. E veniamo all’ex sindaco di Augusta Massimo Carrubba e all’ex assessore della sua Amministrazione Luigi Antonio Giunta. I magistrati della Dda contestano a Carrubba e Giunta il reato di concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio per avere agevolato, pur non facendone parte, gli esponenti di Augusta del clan Nardo alle elezioni comunali di Augusta, svoltesi nel giugno del 2006 (il Carrubba quale candidato sindaco, il Giunta quale candidato al Consiglio comunale di Augusta), accordandosi con Sergio Ortisi, Toni Ortisi, Fabrizio Blandino, Marcello Ferro e Maurizio Carcione, tutti notoriamente esponenti del suddetto clan mafioso, ottenendone l’appoggio nella competizione elettorale e l’ausilio nella raccolta di consensi e di voti, fornendo

in cambio loro: già prima e durante la campagna elettorale l’impegno (manifestato in seno ai ripetuti contatti personali e telefonici), una volta eletti, ad attivarsi - mediante la strumentalizzazione dell’attività politica e delle proprie pubbliche funzioni di amministratori della stessa area politica - per fare ottenere l’affidamento (diretto o in subappalto) della esecuzione di lavori pubblici, la stipula di vantaggiosi contratti con la pubblica amministrazione, concessioni, licenze, finanziamenti, posti di lavoro in favore dei partecipanti al sodalizio criminoso, di persone ad essi contigue e di imprese ad essi riconducibili; e in particolare il rilascio in data 16 aprile 2007, a Maurizio Carcione di una licenza per la somministrazione al pubblico di bevande (anche alcoliche) ed alimenti relativamente al chiosco di proprietà dello stesso; la deliberazione della Giunta Municipale in data 16 aprile 2008, con la quale veniva deciso che il Comune di Augusta stipulasse un contratto di locazione con Rosa Greco, moglie di Giuseppe Tabita, persona contigua a Fabrizio Blandino, avendo ad oggetto un immobile di proprietà della predetta; dopo l’elezione a sindaco di Carrubba e la nomina del Giunta alla carica di assessore comunale ai Lavori Pubblici Inoltre si afferma che Carrubba e Giunta avrebbero assicurato agli esponenti della cellula mafiosa di Augusta un filo diretto extra-istituzionale tale da rafforzare il loro prestigio e la loro capacità operativa nerl settore dei lavori pubblici, garantendo ai medesimi l’accesso alle informazioni relative ai lavori da svolgersi nei comune di Augusta. E si afferma che il Carrubba, a fronte di tali impegni elettorali, avrebbe nominato assessore comunale della giunta da lui presieduta all’avvocato Gioacchino Aiello, suocero di Marcello Ferro; l’affidamento in diretto, in data 1° luglio 2008, alla ditta “3V di Vincenti R. & M. snc”, di Renzo Vincenti, factotum di Fabrizio Blandino; dei lavori per l’adeguamento e messa in sicurezza di alcuni locali del Comune di Augusta; la stipulazione in data 22 dicembre 2008 del contratto di locazione tra il Comune di Augusta e e la signora Rosa Greco; l’affidamento diretto in data 19 ottobre 2009, alla ditta “3V di Vincenti R.&M. snc” di Renzo Vincenti dei lavori per la collocazione di una porta antipanico in locali comunali in contrada Delle Forche; affidamento diretto in data 19 gennaio 2010 all’impresa edile di Maurizio Carcione dei lavori per manutenzione straordinari dei bagni della scuola “Giovanni Pascoli” di Augusta; l’autorizzazione in data 3 settembre 2010 alla ditta “Trecci”, appaltatrice dei lavori di manutenzione straordinaria della Scuola Principe di Napoli di Brucoli, a subappaltare i lavori per un importo di euro 53 mila alla ditta Stile Costruzione srl di Graziano Pandolfo, imprenditore contiguo a Maurizio Carcione e Fabrizio Blandino. Carrubba Massimo, Luigi Antonio Giunta, Sergio Ortisi, Toni Ortisi, Fabrizio Blandino, Marcello Ferro e Maurizio Carcione sono anche indagati per il reato di voto si scambio. Infine i magistrati della Dda di Catania contestano il reato di voto di scambio aggravato a Carmelo Trovato e Toni Ortisi. Si contesta nel capo d’imputazione che il Trovato per ottenere a proprio vantaggio il voto elettorale in occasione delle elezioni Amministrative cui era candidato quale consigliere comunale offriva e prometteva a Toni Ortisi l’assegnazione di lavori pubblici, con l’aggravante di avere agevolato e favorito il clan Nardo operante in Lentini ed Augusta, di cui l’Ortisi è affiliato. Il fatto si è verificato in Augusta in epoca antecedente e prossima al giugno 2008.

Sabato 18 maggio 2013

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Al Cineteatro “Odeon” di Palermo la rappresentativa priolese, diretta dal M° Maria Carmela De Cicco, ha riscosso un notevole successo

La Corale dell’Unitre di Priolo al “5° Festival dei Cori di Sicilia”

La corale dell’Università delle Tre Età di Priolo Gargallo si è recata, gli scorsi 4 e 5 maggio, alla volta di Palermo, per prendere parte al prestigioso “Festival dei Cori di Sicilia”. La kermesse canora, giunta oramai alla sua quinta edizione, quest’anno è stata organizzata dall’Università delle Tre Età di Bagheria la quale, attraverso le eclettiche capacità della sua presidente, Antonella Miloro Nasca, ha contribuito a perpetuare, con dovizia ed efficacia, un appuntamento tanto sentito dagli associati e dai molteplici simpatizzanti. La corale priolese partecipa al prestigioso evento per il secondo anno consecutivo, spinta dall’entusiasmo della sua presidente, giorn. Maria Luisa Vanacore, che ha sempre stimolato la crescita del gruppo vocale e creduto che questo potesse divenire la punta di diamante dei vari corsi che nella nota Università vengono tenuti. L’importante evento, realizzato anche grazie alla disponibilità della Provincia Regionale di Palermo – Assessorato al Turismo – e del Comune di Bagheria, ha dato ancora una volta la possibilità ai soci dell’UniTre e ai loro familiari di vivere un’esperienza unica nel suo genere, che favorisce indimenticabili momenti di socializzazione e condivisione, conditi da un sano spirito di competizione. All’evento canoro, che si è tenuto domenica 5 maggio presso il Cineteatro “Golden” di Palermo, hanno preso parte diverse corali siciliane: dell’UniTre di Gela, diretta dal maestro Salvatore Grimaldi; dell’UniTre di Noto, diretta dal maestro Cesare Rosa Calamaro; dell’UniTre di Santa Croce Camerina, diretta dal maestro Paolo Nativo; dell’UniTre di Augusta, diretta dalla maestra Maria Grazia Morello, con al piano il maestro Marco Gigli; dell’UniTre di Priolo Gargallo, diretta dalla maestra Maria Carmela De Cicco, con al piano la maestra Cunegonda De Cicco; dell’UniTre di Modica, diretta dal maestro Orazio Baglieri, con al piano il maestro Giorgio Cannizzaro; dell’UniTre di Pachino, diretta dal maestro Maurizio Di Pietro; dell’UniTre di Niscemi, diretta dal maestro Davide Maddiona; dell’UniTre di Canicattì, diretta dai maestri Maria Teresa Guarneri e Armando Lo Brutto; dell’UniTre di Catania, diretta dai maestri Angela Curiale e Giovanni Raddino; dell’UniTre di Bagheria, diretta dal maestro Tonin Tarnaku, con al piano la talentuosa giovane maestra Rajna Karkjieva. I coristi dell’UniTre di Priolo Gargallo hanno ben figurato, riscuotendo un notevole successo e una standing ovation conclusiva, accompagnata da applausi scroscianti

dell’intera platea, che si è levata in alto senza esitazioni. La giovanissima corale nostrana, infatti, ha sbalordito i presenti, attraverso una performance degna di nota, che ha ben tenuto testa anche alle rappresentative più navigate, le quali vantano anni di consolidata esperienza alle loro spalle. La straordinaria esibizione è frutto dell’intenso e certosino lavoro espresso, volontariamente e gratuitamente, dalla docente di Canto corale, prof.ssa Maria Carmela De Cicco, la quale è alla guida del Corso presso l’UniTre di Priolo solamente da quest’anno accademico. La maestra De Cicco, attuale direttore artistico del Coro polifonico europeo “Giuseppe De Cicco”, nonché docente di Esercitazioni corali presso l’Istituto musicale “Privitera” di Siracusa, non si è risparmiata, mettendo a disposizione della novella corale priolese tutta la propria esperienza in campo, provata da un corposo e prestigioso curriculum al suo attivo. I coristi dell’UniTre di Priolo: Bruno Bagnara, Chiara Barone, Pasquale Blanco, Sebastiana Carrubba, Vincenzo Carrubba, Giuseppa Cravè, Salvatore Di Mauro, Giuseppe Failla, Giuseppina Failla, Stefania Fichera, Girolamo Gaudesi, Rita Gagliano, Salvatore Grassia, Rosalba Greco, Sergio Ingala, Valeria Jelaque, Vincenza Lombardo, Antonio Maieli Diaz, Antonino Pittalà, Giovanna Quattrocchi, Anna Salamone, Maria Teresa Santaera, Giuseppa Santamaria, Grazia Statello, Salvatore Tilotta, Maria Luisa Vanacore e Rocco Vitali, hanno allietato il pubblico presentando un repertorio appartenente, in parte, al folclore nostrano, che si è rivelato di non facile interpretazione, in quanto musicalmente impegnato, ma, estremamente indovinato. Il programma infatti comprendeva: “Balla balla Bambineddu”, della Melodia tradizionale siciliana (arr. M. C. De Cicco), “a bedda Matri”, della Melodia tradizionale siciliana (arr. C. De Cicco) e “Viva il vino spumeggiante” del celebre

compositore W. Amadeus Mozart. A conclusione della splendida vetrina canora, il presidente dell’UniTre Vanacore ha portato agli astanti i saluti istituzionali da parte del sindaco di Priolo Gargallo, Antonello Rizza, che non ha potuto presenziare per impegni assunti precedentemente, ma, ha omaggiato l’UniTre ospitante, Bagheria, con un bel piatto in ceramica artistica priolese. “Un traguardo che ci ripaga di tanto impegno – ha dichiarato soddisfatta la presidente dell’UniTre priolese, ins. Maria Luisa Vanacore - e che rappresenta il segno della continuità del nostro operare in modo costruttivo, al fine di creare aggregazione attraverso la cultura, la quale è anche musica e canto, linguaggi dei sensi, che generano crescita e fanno fiorire i più alti valori. Ringrazio il mio direttivo e la docente di Letteratura e Comunicazione, dott.ssa Paola Catanzaro, per il prezioso aiuto fornito nel realizzare tutto ciò”. Sabato 4 maggio, prima di prendere parte alla kermesse canora domenicale, il corposo gruppo priolese, composto da 35 unità, si era trattenuto in quel di Palermo per visitare alcune magnificenze del periodo normanno, che il capoluogo siciliano offre. Grazie alle attente spiegazioni del docente del Corso di Storia dell’Arte dell’Università delle Tre Età priolese, dott. Gianluca Agrusa, gli allievi sono rimasti meravigliati nell’assaporare da vicino la maestosa Cattedrale Metropolita palermitana, la pregiata Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, conosciuta come “La Martorana”, la garbata Chiesa di San Cataldo e la bella Chiesa di San Francesco d’Assisi, sita presso l’omonima piazza, in cui essi hanno anche sostato per saggiare le prelibate tipicità culinarie dell’“Antica Focacceria San Francesco”. Il gruppo ha pernottato presso un sontuoso e confortevole hotel, sito in località Santa Flavia, a pochi chilometri dallo splendido golfetto di Bagheria. Gianluca Agrusa

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Sabato 18 maggio 2013

La donna ha riferito di non avere pagato la fornitura di un carico di legna per 300 mila lire e l’imputato ha confermato, sostenendo di non aver preteso la restituzione del denaro a causa delle difficoltà economiche della sua debitrice

Delitti del presunto mostro: Aurora Franzone e Giuseppe Raeli concordano su tutto Nella mattinata di mercoledì ha avuto luogo l’ennesima udienza del processo che vede quale unico imputato Giuseppe Raeli, presunto mostro di Cassibile, accusato d’una lunga sfilza di omicidi e tentati omicidi, accaduti fra gli anni Novanta e fino al mese di marzo del 2004. Dinnanzi i giudici della Corte d’Assise di Siracusa (presidente, Maria Concetta Rita Spanto; a latere, Stefania Scarlata), sono stati esaminati alcuni testimoni citati dai Pubblici Ministeri Antonino Nicastro e Claudia D’Alitto, tra cui l’appuntato Antonio Bonomo. Il graduato dei Carabinieri ha parlato dell’intervento che fece il 31 luglio del 2003 alle 22, su disposizione della centrale operativa, assieme al carabiniere Gennaro Paone. Bonomo in quella serata si recava presso l’abitazione dei coniugi Tinè, una villetta in zona Fontane Bianche, da dove era partita a segnalazione d’una sparatoria. Arrivato sul posto con il collega, trovava Katia Tinè, la figlia, che chiedeva aiuto poiché ferita al fianco destro in quanto raggiunta da alcuni pallini di piombo. L’appuntato prestava i primi soccorsi alla donna e nel frattempo constatava il decesso dei suoi genitori. I due anziani coniugi Sebastiano Tinè, 65 anni, e la moglie Giuseppa Spadaro , 58 anni, erano stati raggiunti a morte da alcune fucilate mentre stavano prendendo il fresco della sera nella loro abitazione balneare. Di seguito Bonomo, racconta alla Corte, d’essersi spostato verso il cancelletto piccolo della villetta dove trovava tre bossoli calibro 12 da fucile da caccia.

Terminata questa testimonianza, sempre nella mattinata di mercoledì, i Pub blici Ministeri hanno esaminato l’assistente capo Irene Panepinto della Polizia Scientifica di Palermo che a suo tempo aveva comparato i tre bossoli esplosi dal fucile, presumibilmente di marca “Breda”. I rappresentanti della pubblica accusa hanno quindi chiamato a deporre la signora Aurora Franzone in merito all’incendio della propria auto, posteggiata vicino alla sua casa, verificatosi nel giugno del 2002. In quell’occasione la vettura andava completamente distrutta. La donna ha parlato anche dell’episodio del 12 febbraio 2004 quando alle tre del mattino udiva uno scoppio. Nonostante il rumore, al quale non dava troppo peso, Aurora Franzone non si alzava dal letto continuando a dormire. Quando la mattina si alzava per accompagnare la figlia a lavoro, subito vedeva un buco alla finestra del soggiorno. Era una fucilata i cui pallini avevano colpito anche la trave. Aurora Franzone, nel corso del suo intervento di fronte alla Corte, ha parlato anche dei suoi rapporti con Giuseppe Raeli, dicendo di conoscerlo da molto tempo. La donna ha riferito che l’anziano imputato le aveva portato più volte la legna a casa e nelle ultime due occasioni lei non aveva saldato il suo conto pari alle vecchie 300 mila lire. La donna ha anche detto che Raeli non le chiese mai quel denaro indietro piuttosto lo fece la di lui moglie. L’udienza si è conclusa con le dichiarazioni spontanee rese da Giuseppe Raeli. Il presunto “mostro di

Giuseppe Raeli Cassibile”, assistito dagli avvocati Giambattista Rizza e Ugo Ziccone, sostituito dall’avvocato Stefano Rametta, ha asserito di non aver mai chiesto le 300 mila lire alla Franzone dato che ne comprendeva le difficoltà economiche in cui la donna versava. La Corte ha aggiornato il processo al prossimo 29 maggio per l’esame ed il controesame altri testi dei Pubblici Ministeri. Saranno ascoltati i marescialli Ficara, Pistritto e Sapia. F.G.

Davanti al Gip Alessandra Gigli si è svolto l’incidente probatorio per i 4 aguzzini di 25 migranti

Sequestrati e nutriti a pane e ricotta Su richiesta del Pubblico Ministero Antonino Nicastro si è svolto davanti al Giudice delle indagini preliminari Alessandra Gigli l’incidente probatorio del procedimento che vede indagati in stato di arresto i siracusani Pietro Paradiso, 24 anni e Raffaella Lampo, 33 anni, il primo agli arresti domiciliari, la seconda detenuta al carcere di Piazza Lanza di Catania; ed il marocchino Hamed Nadel Baik, 30 anni e l’egiziano Mohamed Salem, 33 anni, il primo detenuto al carcere di Cavadonna ed il secondo latitante, accusati di sequestro di persona di 25 extracomunitari, tutti di nazionalità egiziana, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di riduzione in stato di schiavitù dei malcapitati cittadini arrivati dall’Egitto a bordo di un grosso peschereccio il 16 febbraio scorso. I migranti furono fatti sbarcare precipitosamente nei pressi della costa siracusana, nel tratto di mare tra Cassibile e Fontane Bianche. L’equipaggio del peschereccio, avendo avvistato un elicottero, decise di fare scendere i venticinque passeggeri egiziani e si diede a precipitosa fuga, riuscendo a fare perdere ogni traccia I migranti invece furono “soccorsi” dai quattro indagati, i quali, prima li condussero a Fontane Bianche, ospitandoli in una villa, e poi, nottetempo, li trasferirono in contrada

Mottaua, dove sono stati rinchiusi all’interno di un casolare di pertinenza, a quanto pare, dell’imprenditore siracusano Pietro Paradiso. E in quel casolare i venticinque migranti sono stati di fatto tenuti “prigionieri” e nutriti a pane e ricotta, in una situazione igienica assai precaria, finchè due di loro sono riusciti ad eludere la vigilanza dei loro aguzzini e dato l’allarme, una volta fermati da una volante della Polizia di Stato che li aveva intercettati e blòccati a Fontane Bianche. Con l’arrivo della Polizia in contrada Mottaua, i migranti sono stati liberati e rifocillati e quindi sono stati ospitati in un centro di prima accoglienza per extracomunitari. Subito dopo, anche grazie alle circostanziate dichiarazioni rese dai due migranti, ora protetti in una località riservata come testimoni di giustizia, sono stati arrestati tre aguzzini, mentre il quarto è riuscito a rendersi uccel di bosco. Nel corso dell’incidente probatorio, durato oltre tre ore, i due testimoni dell’accusa hanno raccontato con dovizia di particolari il loro calvario e quello vissuto dai restanti connazionali e hanno specificato che i loro carcerieri non intendevano liberarli poichè pretendevano del denaro, senza però specificare quale fosse l’importo a ciascuno chiesto per le “spese di mantenimento” e di “alloggio” sia nella villetta di

Operazione della Guardia di Finanza a Città Giardino

Videogiochi illegali: il Gip ordina 5 arresti

I militari della Guardia di Finanza,in esecuzione ad una misura cautelare ai domiciliari, hanno arrestato Vittorio Di Natale, i suoi due figli Carlo e Osvaldo e i loro dipendenti Alessandro D’Amico e Alessandro Grassia in quanto accusati di associazione a delinquere, truffa telematica ai danni dell’erario e riciclaggio. Ad emettere i provvedimenti restrittivi è stato il Giudice delle indagini preliminari Vincenzo Panebianco su richiesta del Pubblico Ministero Giancarlo Longo. Il Gip ha inoltre emesso la misura cautelare dell’obbligo di presentazione presso il comando provinciale della Guardia di Finanza nei confronti di tre donne. Si tratta di Raffaella Genovese, moglie di Vittorio Di Natale e madre di Carlo e Osvaldo Di

Natale, di Maria Piazzese, moglie di Carlo Di Natale e di Veronica Tiralongo, dipendente della famiglia Di Natale. Gli arrestati e gli indagati a piede libero hanno nominato difensori di fiducia gli avvocati Giuseppe Brandino e Carmelo Zappulla. La notizia delle misure cautelari agli arresti domiciliari e dell’obbligo di presentazione è avvenuta ad opera dei militari della Guardia di Finanza nella mattinata di lunedì 13 maggio. I reati contestati a tutti gli indagati sono stati accertati nel 2011, quando appunto gli investigatori della Guardia di Finanza inoltrarono alla Procura della Repubblica un dossier nel quale sottolineavano che, attraverso dei marchingegni, gli indagati avevano manomesso il congegno installato per legge sui videogiochi mediante il quale sono controllati dall’Ente statale sugli apparecchi automatici al fine appunto di evitare di investire e introitare somme esorbitanti. Grazie ai marchingegni installati nei videogiochi i noleggiatori dei videogiochi e i loro dipendenti avrebbero eluso il controllo dell’ente dello Stato e soprattutto avrebbero raggirato non solo l’erario ma anche i giocatori che, inseguendo vincite di una certa rilevanza, avrebbero scialacquato nelle macchine da gioco della società dei Di Natale, con sede a Città Giardino, ingenti somme di denaro. Entro cinque giorni gli indagati saranno condotti a palazzo di giustizia per essere sottoposti a interrogatorio di garanzia.

Fontane Bianche sia nel casolare di contrada Mottaua. I due indagati siracusani sono difesi il Paradiso dall’avvocato Ettore Randazzo, la Lampo dagli avvocati Umberto e Matilde Di Giovanni, il marocchino Baik dall’avvocato Angelo De Melia e il latitante d’ufficio dall’avvocato Paolo D’Orio.

Sabato 18 maggio 2013

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Nello scorso fine settimana i visitatori sono stati accolti dal direttore avvocato Antonello Forestiere

Augusta, ha riaperto i battenti il Museo della Piazzaforte Augusta. La Commissione Straordinaria per il Comune di Augusta e il direttore del Museo della Piazzaforte hanno mantenuto l’impegno assunto con la cittadinanza di rendere fruibile il sito culturale nel quale sono custoditi prezionsi cimeli. Da sabato 11 maggio i visitatori hanno potuto accedere nelle sale del Museo poste al piano terra del Municipio. Quindi, come usuale, il Museo è rimasto aperto anche la domenica. La riapertura del Museo è scaturita al termine di una serie di produttivi e cordiali incontri improntati alla massima disponibilità e spirito di collaborazione tra il direttore del Museo avv. Antonello Forestiere e la Commissione Straordinaria per il Comune di Augusta. Un’apposita convenzione è stata siglata martedì pomeriggio scorso in Comune tra la Commissione Straordinaria, il Museo della Piazzaforte rappresentato dal Direttore e la Sezione. di Augusta dell’Associazione Nazionale Carabinieri, rappresentata dal presidente tenente Giovanni Giallongo. Quest’ultima, con pronta e lodevole disponibilità, assicurerà negli orari di apertura la sorveglianza dell’androne principale al fine di impedire l’accesso ai piani superiori del Municipio; i locali espositivi saranno come sempre custoditi dai Ccllaboratori onorari del Museo; sarà invece la Polizia Municipale ad assicurare la materiale apertura e chiusura del Municipio il sabato e la domenica nelle ore di apertura al pubblico del Museo. Superati agevolmente pertanto i piccoli ostacoli burocratici e operativi che ancora ostavano alla riapertura del Museo che così torna a potere essere visitato dal pubblico. Nel periodo estivo ci sarà una inevitabile variazione d’orario, anche in ragione delle già verificate esigenze poste dal clima e dal periodo feriale: nei mesi di luglio e settembre (sino a sabato 14) il Museo sarà aperto sol-

tanto il sabato dalle ore 18.00 alle ore 20.30; ad agosto sarà chiuso; da metà settembre in poi riprenderà la normale apertura mattutina di sabato e domenica. Poiché il mercoledì mattina, come usuale, è il giorno che il museo dedica da sempre alle visite delle scuo-

le che ne facessero richiesta, è previsto che giorno 15 c.m. alcune classi del liceo “Megara” cittadino con i loro docenti, saranno le prima scuola a varcare nuovamente la soglia del Museo per una visita guidata. F. A,

L’Associazione Lamis ha inviato una lettera al governatore Crocetta e a tutti i deputati regionali

Appello urgente per la salvaguardia del Castello Svevo

Augusta. L’associazione Lamis, facendosi portavoce di altre associazioni locali, ha inviato al presidente della Regione, Crocetta, e a tuttii deputasti locali che siedono all’ASRS, un appello urgente permettere in sicurezza il castello svevo di Augusta, un tempo tetro carcere, ora monumento “regalato al mare”, come già osservammo oltre 25 anni fa, dagli schermi di Telemarte, realizzando un video intitolato, appunto,. “Una fortezza regalata al mare” Risponderà qualcuno e, soprattutto, interverrà qualcuno per evitare un disastro annunciato, come quello del Rivellino “Quintana”, caduo in mare nel marzo scorso? Intanto, Vi proponiamo il testo dell’appello urgente. Giorgio Càsole. Spett.le Presidente, Egregi Deputati, l’associazione Lamis Onlus di Augusta (SR), in rappresentanza di un coordinamento di associazioni culturali e naturalistiche denominato “PartecipAgire”, di cui fanno parte anche le associazioni Natura Sicula Augusta, Marilighea Augusta, Gruppo spontaneo donne e mamme, Sloq, Studenti non indifferenti, scrive per denunciare lo stato di gravissimo abbandono di cui soffre il Castello Svevo, monumento simbolo della nostra città. Il Castello Svevo di Augusta è un complesso di fortificazioni il cui nucleo centrale, voluto da Federico II di Svevia, risale alla prima metà del XIII secolo e le cui parti esterne, invece, sono state erette durante la dominazione spagnola nel XVI e nel XVII secolo. Un monumento che ha attraversato molte delle principali epoche della storia siciliana. Dalla fine del XIX secolo fino alla fine degli anni ’70 la struttura è stata utilizzata come carcere per poi essere chiusa e resa non più fruibile per diversi decenni, nel corso dei quali sono stati effettuati degli interventi parziali di restauro che non hanno affrontato il problema principale della struttura, vale a dire la sua stabilità. In diverse occasioni associazioni ed esperti della materia hanno denunciato la precarietà statica del Castello, chiedendo che le autorità competenti intervenissero con urgenza per evitare il crollo dei bastioni e di parte del complesso. Le associazioni e i cittadini che fanno parte di “PartecipAgire” nella primavera del 2012 hanno dato vita a diverse iniziative di sensibilizzazione sul problema e hanno provveduto a redigere una lettera rivolta ai soggetti competenti nei diversi livelli di governo, dalla Commissione europea alle istituzioni locali, allo scopo di richiedere un intervento urgente di conservazione e di valorizzazione del complesso monumentale. Quelle lettere furono accompagnate da oltre 500 schede, compilate da altrettanti cittadini, contenenti pensieri, suggerimenti, idee, commenti sul nostro Castello, a testimonianza del grande legame che intercorre tra i

cittadini di Augusta e il maniero federiciano. A quelle missive non abbiamo mai avuto risposta. Nessuna delle istituzioni da noi contattate ha mai ritenuto opportuno rispondere a una legittima e propositiva istanza proveniente dai cittadini di Augusta e, come ovvia conseguenza, nessun intervento è mai stato effettuato. Purtroppo, alcune settimane fa, è accaduto quello che tutti noi temevamo. Lo scorso 3 marzo, infatti, una porzione del Rivellino Spagnolo, struttura coeva dei bastioni, che sorregge il ponte principale di ingresso alla città di Augusta è crollata in mare sollevando un’ondata di sdegno e di profonda costernazione nella nostra comunità. Ci rivolgiamo, quindi, a tutti voi per rinnovare alle istituzioni che ci rappresentano l’invito ad intervenire con grande urgenza per la conservazione e la valorizzazione di questo sito monumentale, sul quale l’intera comunità dei cittadini di Augusta ripone grandi speranze per la propria rinascita.

Patteggia pena di due anni e otto mesi

Ha patteggiato la pena di due anni e otto mesi di reclusione più una multa pari a 666, 66 euro. Tale sorte è toccata a Fabio Baglieri, 37 anni. L’uomo – difeso dall’avvocato Giuseppe Gurrieri – in concorso con più persone di cui solo due note alla giustizia - costringeva un lavoratore d’un’azienda agricola a consegnargli la cifra di 3.500 euro in contanti. I fatti accadevano a Noto e Pachino fra il 13 e il 25 ottobre del 2011. L’indagine venne avviata a suo tempo dai Carabinieri di Rosolini che fecero luce su alcune estorsioni. F.G.

Violò i domiciliari: rimane in carcere Resta in carcere un ventiduenne siracusano, finito a Cavadonna per evasione dagli arresti domiciliari. Si tratta di Salvatore Bianca, 22 anni, per il quale stamani il Gip presso il Tribunale di Siracusa, Patricia Di Marco, ha confermato la misura della custodia presso la Casa circondariale di Cavadonna, già precedentemente disposta dal Pubblico Ministero Andrea Palmieri. Il giovane, difeso dall’avvocato Donato Di Mauro, era risultato non presente nella sua abitazione ad un controllo della Polizia Di Stato. Evadendo i domiciliari, dunque, era finito in carcere luogo dove, a causa della decisione del giudice, resterà. F.G.

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Sabato 18 maggio 2013

Inviperiti 1200 azionisti che si sono rivolti al Tar. La sospensiva sarà discussa il 29 maggio

La BCC di Siracusa “venduta” alla BCC di Pachino

La crisi economica non sta colpendo soltanto le aziende e le famiglie ma anche le banche, che, malgrado siano state salvate dal fallimento, almeno quelle più grandi, dalla Banca europea, nella stragrande maggioranza non prestano più soldi e non accolgono le richieste di mutuo avanzate dalla clientela. Istituti di credito quindi in gravissima difficoltà su tutto il territorio nazionale, ma anche in campo locale dove ce n’è uno che addirittura ha fatto precipitare nel baratro i soci fondatori e gli azionisti, i quali, nel giro di pochissimi mesi, si sono ritrovati in mutande poichè le loro azioni sono state considerate carta straccia. Questo è quanto sta accadendo agli azionisti della Banca di Credito Cooperativo - Banca di Siracusa, con sede in Via Senatore Di Giovanni. La banca siracusana è stata inopinatamente venduta a zero euro al Credito Cooperativo di Pachino. Contro la decisione del commissario straordinario, nominato dalla Banca d’Italia e dalla Federazione delle Banche di Credito Cooperativo di tutt’Italia, sono insorti i 1200 soci e azionisti della Banca di Credito Cooperativo - Banca di Siracusa - che si sono rivolti al Tar di Catania per ottenere la sospensiva e per costringere la banca acquirente di Pachino a sborsare i soldi da ciascuno corrisposti per venire in possesso di quote sociali e azioni nel momento in cui fu fondata la piccola banca siracusana. Prima di rivolgersi al Tar i 1200 soci ed azionisti della banca siracusana avevano inviato una lettera-diffida al Commissario Straordinario Roberto Pasquale Santemassimo, subentrato al consiglio di amministrazione dell’istituto di credito di Via Senatore Di Giovanni, affinchè sospendesse l’operazione di cessione a zero euro alla BCP di Pachino, e di convocare l’assemblea dei soci

cui illustrare la situazione patrimoniale della banca, in particolare verificare lo stato di sofferenza in cui versava ed eventualmente proporre agli azionisti se fossero intenzioni a immettere nuove risorse per ricapitalizzare le perdite. Una proposta ragionevole - almeno secondo l’opinione dei soci che avevano firmato la lettera-diffida inviata al commissario straordinario ma anche al Credito Cooperativo di Pachino, alla Banca d’Italia, alla Regione Siciliana, alla Federazione nazionale delle Banche di Credito Cooperativo, poichè la totalità dei 1200 azionisti aveva manifestato l’intenzione di voler mettere mano al portafoglio e ricapitalizzare le perdite con denaro fresco per complessivi due milioni e settecentomila euro. Nessuno degli Enti destinatari della lettera-diffida si è però degnato di rispondere e nemmeno il Commissario Santemassimo ha ritenuto opportuno di convocare l’assemblea degli azionisti, quanto meno per togliersi lo sfizio di verificare se rispondessero al vero oppure no le intenzioni manifestate da coloro che dicevano di essere pronti a versare nelle casse della banca quasi tre milioni di euro per dare un taglio alle perdite. Davanti al silenzio di tutti gli enti che avrebbero potuto sospendere la vendita della banca, i 1200 soci ed azionisti non hanno potuto fare altro che inoltrare per via urgente il ricorso al Tar di Catania, con la richiesta di sospensiva della vendita al Credito cooperativo di Pachino. Il ricorso verrà esaminato dai giudici del Tar di Catania all’udienza del 29 maggio. In attesa del responso dei giudici amministrativi però i 1200 soci ed azionisti dovranno loro malgrado assistere impotenti all’acquisizione da parte del Credito Cooperativo di Pachino della banca da loro fondata, nella quale hanno investito non meno di cinque milioni di euro. Per i 1200 investitori siracusani la “vendita” a zero euro della loro banca ai pachinesi signicherà soprattutto un danno economico di ingente portata, in quanto ognuno di loro perderà il denaro sborsato nel 2005, anno di nascita della banca siracusana, per acquistare le azioni e permettere la costituzione del capitale sociale. Soldi che hanno consentito di fare penetrare nel tessuto sociale ed economico della città la banca, che nel biennio seguente all’anno di fondazione ha fatto registrare una serie di dati molto interessanti. Dall’anno in cui anche il nostro Paese arranca per la crisi economica, la banca ha iniziato a perdere terreno e ha accumulato delle passività di una rilevante entità anche in considerazione del mancato introiti di fidi e prestiti fatti a beneficio di imprenditori e operatori economici. La Banca d’Italia ha messo sotto amministrazione controllata la banca di Via Senatore Di Giovanni e successivamente l’ha commissariata,

dando carta bianca al commissario Santemassimo che, appunto, ha deciso di venderla al Credito Cooperativo di Pachino. Lunedì 20 maggio, la banca di via Senatore Di Giovanni riaprirà i battenti non più con la scritta “banca di Siracusa”, ma con il logo di Credito Cooperativo di Pachino. Ci sarà un nuovo direttore e forse saranno nuovi anche i dipendenti. Per gli undici bancari ingaggiati dall’ex Consiglio di Amministrazione della ex Banca Credito Cooperativo, banca di Siracusa, è stato trovato un accordo tra il Credito Cooperativo di Pachino con le organizzazioni sindacali: alcuni di loro continueranno a lavorare nella sede aretusea, altri invece saranno smistati tra la sede centrale di e filiali dell’istituto esistenti nei comuni a sud della provincia. Quindi, pronti al via. Ma se il 29 maggio il Tar dovesse accogliere la richiesta di sospensiva, che cosa accadrà? Al momento opportuno, ne sapremo di più.

Elezioni per il Consiglio comunale Si vota il 9 e il 10 Giugno 2013

Gli alunni degli istituti comprensivi “Corbino” e “Costa” hanno visitato il restaurato Forte Vittoria e della rada di Augusta

Concluso il progetto “Il Faro, un cono di luce fra due mondi” Augusta. Con la visita guidata del restaurato Forte Vittoria e della rada di Augusta, si è concluso ufficialmente. giovedì 9 maggio, il progetto del liceo “Mègara” “Il Faro, un cono di luce fra due mondi”, rivolto non soltanto agli alunni dello stesso istituto, ma a quelli di altre istituzioni scolastiche. Alla visita, guidata da Luca Di Giacomo, hanno partecipato, infatti, gli alunni degli istituti comprensivi “Corbino” e”Costa”, di Augusta, che hanno concorso con elaborati di vario tipo. Oltre alla dirigente scolastica del “Mègara”,Castorina, erano presenti i docenti Pirrucello, referente del progetto stesso, Castro, Cusumano, Di Venuta, C. Patania e F. Solano, del “Mègara” e Ritunno e Suppo, rispettivamente della “Corbino” e della”Domenico Costa”, che hanno accompagnato i loro alunni, quasi tutti per la prima volta in visita al Forte Vittoria, intitolato alla moglie del governatore spagnolo Garsia deToledo, cui è intitolata l’altra fortificazione posta al centro del porto , quale presidio contro le scorrerie dei pirati che allora infestavano il Mediterraneo. Durante la visita del forte Vittoria, possibile grazie all’intervento dell’Autorità portuale di Augusta, le delegazioni scolastiche hanno ricevuto la gradita visita degli ammiragli Abbamonte e Di Capua, rispettivamente direttore dell’arsenale militare e comandante della flottiglia corvette e del capitano di vascello Giuseppe Barbera, comandante di Maribase-Augusta. Non meno interessante per i ragazzi la visita dell’ampia rada, grazie alla collaborazione del Gruppo barcaioli. Per i ragazzi è stata “una bellissima esperienza perché non capita spesso di visitare questi luoghi”, hanno riferito entusiasti Gabriele Valenti e Fabio Visdentini della I C –scientifico. G. C.

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Dal 2004 sono consigliere del quartiere Akradina e ho ricoperto il ruolo di presidente, vice presidente e dedico molta attenzione al settore sociale.


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