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Reinhard Kleist

HABANA UN VIAGGIO A CUBA

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«Perché proprio Cuba?» «Perché è un paese molto interessante in questo momento», così rispondevo agli amici che mi rinfacciavano di essere un nostalgico della rivoluzione o di essere irrimediabilmente attratto dall’immagine sdolcinata di quel paese. «Perché Fidel Castro si è dimesso e questo segna un cambiamento in uno degli ultimi avamposti del socialismo, una spina nel fianco del Nord America.» Inoltre, il nome ha sempre avuto per me un suono accattivante: sapeva di avventura, nostalgia di paesi lontani, gioco d’azzardo, declino. Ma questo preferivo tenerlo per me. Sentivo l’urgenza di farmi un’immagine di quel paese e della sua gente. È davvero tutto così difficile come si legge sempre sui giornali, oppure Cuba è un posto affascinante come mi raccontano entusiasti gli amici dopo i loro viaggi? E com’è cambiata davvero la situazione dopo il ritiro di Fidel Castro? Infine, volevo partire per un viaggio verso Cuba anche per documentarmi per il mio nuovo lavoro, la biografia del lider maximo, per respirare l’aria nelle strade del paese e viverne l’atmosfera, visitare i luoghi della rivoluzione e capire ciò che si nasconde dietro le immagini emblematiche di questi giorni. Negli ultimi mesi mi ero preparato: ho frequentato corsi di spagnolo, letto pile di libri sulla storia di quel paese, contattato l’ambasciata di Cuba a Berlino (sono stati tutti molto gentili), parlato con cubani in esilio, raccolto indirizzi e conosciuto persone i cui amici mi hanno invitato all’Avana. La partenza era prevista per il marzo del 2008: sono salito sull’aereo per L’Avana con un sacco di dubbi in testa e di progetti. Mi aspettavano quattro settimane a Cuba...

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L’Avana, 9 marzo 2008 Quando guardo la città dal balcone per la prima volta, la mattina del giorno successivo al mio arrivo, L’Avana è ancora restìa a mostrarsi. In lontananza vedo le onde infrangersi violente sul lungomare, creando grandi fontane dietro le case. Cerco di fissare in uno schizzo le prime impressioni della vista mozzafiato dall’appartamento dei miei amici sul Paseo.

Il mio umore si concilia con il tempo grigio: nonostante l’emozione e la gioia dell’attesa, sono un po’ avvilito. Mi manca il mio compagno, che è dovuto restare a casa a Berlino, e non so ancora esattamente come affrontare il grande, attesissimo blog dall’Avana che il mio editore ha aperto sul suo sito. Gestire un diario di viaggio su internet da Cuba si preannuncia più difficile di quanto pensassi.

Beh, nel centro della tavola ci voleva un punto più scuro.

Ah, ah... è come se tu avessi già capito che quella è la sede della Seguridad interior!

Come faccio a spedire il materiale?

Puoi usare il mio computer, ma abbiamo solo l’intranet.

Perché hai disegnato l’edificio al centro tutto nero? Intranet è una rete di comunicazione interna che consente l’accesso unicamente ai siti di istituzioni cubane e agli indirizzi ufficialmente consentiti.

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Si possono inviare messaggi solo attraverso programmi di posta elettronica come Outlook, mentre non si ha accesso a servizi di posta elettronica come Hotmail.

Mi incammino verso il centro. Ho portato con me la mia macchina fotografica, il mio blocco di schizzi, le matite, una bottiglia d’acqua e, non ultimo, un bel po’ di buoni consigli.

Il socialismo, oddio! Fa’ attenzione!

E da un hotel? Lì c’è la connessione internet.

Meglio di no, è troppo caro. Un’ora costa 6 CUC... è quasi mezzo stipendio. Un comic? Là di cose comiche ce ne sono ben poche!

Ah, il socialismo...

lo

Però racconti anche cose positive sul nostro paese!

no L a mi p ag a insegnante di s

Sui libri

... guarda un po’ che aria tira!

All’ambasciata di Cuba

Il mio redattore Dalla casa dei miei amici costeggio l’Avenida de los Presidentes verso il centro, passando accanto a grandi manifesti che ritraggono Fidel Castro.

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SULLE STRADE DELL’AVANA

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Pagine precedenti: sull’Avenida Simón Bolívar.

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L’incrocio davanti all’hotel Habana Libre.

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Il quartiere cinese di Barrio Chino.

Traffico sul Prado.

A destra: il FOCSA, il piÚ grande edificio dell’Avana.

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Le prime volte che cammino per L’Avana mi sento soffocare: il rumore continuo, l’aria pregna di odore di benzina e di fuliggine che nemmeno la brezza marina riesce a smorzare, le grida e il bisbiglìo della gente che discute, organizza e contratta incessantemente, la musica e i clacson insistenti: tutto si unisce in una cacofonia che intorpidisce i sensi. Ma dopo pochi giorni cedo anch’io al fascino della frenetica vita sulle strade, molto diversa da quella della mia Berlino.

Davanti all’Habana Libre.

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