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notiziario

PERIODICO del Comitato Provinciale Associazione Nazionale Partigiani d'Italia di Reggio Emilia Poste Italiane s.p.a. - Spediz. in abb. post. - d.l. 353/2003/ (conv. in L. 27-02-2004 n. 46) art. 1 - comma 1- DCB - Filiale R.E. - Tassa pagata taxe perçue - Anno XLII - N. 8 di ottobre 2011 - In caso di mancato recapito rinviare all’Ufficio P.T. di Reggio Emilia detentore del conto per restituzione al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa.

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2011

ottobre

03 l© editoriale Ognuno faccia la propria parte Giacomo Notari 04 l© politica La Marcia della Pace 2011 Silvia Prodi 15 l© Primavera silenziosa Quando il Crostolo scorreva per Reggio Massimo Becchi

“CON UNO SGUARDO DIVERSO”

19 l© Cittadinidemocrazia-diritti Ubriachezza nei luoghi pubblici Claudio Ghiretti

sommario Editoriale - Se questa è l’ora, ognuno faccia la propria parte, . di Giacomo Notari ................................................3

LA COPERTINA

Politica - Marcia della Pace 2011, di Silvia Prodi ..............4 - “Sono stato costretto a fare delle ‘spese’ discrezionali”. Intervista a Filippo Ferrari assessore alla Cultura del comune di Poviglio, a cura di Anna Fava .............................................6

Marcia della Pace PerugiaAssisi 2011 (Foto di Alessandro Frignoli)

Estero - Vietnam: il ritorno, di Bruno Bertolaso ................7 Cultura - “Be part of the solution!”, di Fiorella Ferrarini ....9 - La terra infuocata del Nord Africa e la grande lezione per l’Occidente, di Sara Germani .........10 - Isola della Maddalena. Tre giorni “garibaldini” con l’ANPI .......................................................12 Memoria - 67° anniversario della battaglia dello Sparavalle, di Maria Laura Messori . ..................................18 - Ricordate Gladio?, di Antonio Zambonelli .........20 - L’ANPI reggiana al sacrario di Redipuglia, di Riccardo Braglia ..........................................21 - I combattenti partigiani italiani all’estero, Umberto Corradini, a cura di Gaetano Davolio . ..............................22

- Mario Fontanesi. Mio nonno era partigiano, di Alessandro Fontanesi ..................................23 Avvenimenti - Sentieri partigiani 2011, di Gemma Bigi ............4 - Ventoso di Scandiano. L’opera di Vasco Montecchi in memoria dei caduti della seconda guerra mondiale, di Bruno Vivi ....................................................25 Lutti ..................................................................26 Anniversari ......................................................28 I Sostenitori .....................................................34 Le rubriche - Cittadini-democrazia-potere, di Claudio Ghiretti . ..........................................13 - Segnali di pace, di Saverio Morselli .................14 - Primavera silenziosa, di Massimo Becchi ........15 - Opinion leder, di Fabrizio “Taver” Tavernelli .....16 - Conoscere gli altri, di Riccardo Bertani ............17 - Reggio che parla, di Glauco Bertani .................30 - La finestra sul cortile, di Nicoletta Gemmi . ......31 - Strage di Cervarolo al Tribunale dell’Aia: diritti umani o ragion di Stato? I famigliari delle vittime scrivono ai giudici della Corte internazionale . ...........................35

Link a Sentieri partigiani pag. 24

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Spedizione in abbonamento postale - Gruppo III - 70% Periodico del Comitato Provinciale Associazione Nazionale Partigiani d'Italia di Reggio Emilia Via Farini, 1 - Reggio Emilia - Tel. 0522 432991 e-mail: notiziario@anpireggioemilia.it; presidente@anpireggioemilia.it sito web: www.anpireggioemilia.it Proprietario: Giacomo Notari Direttore: Antonio Zambonelli Caporedattore: Glauco Bertani Comitato di redazione: Eletta Bertani, Ireo Lusuardi Collaboratori: Paolo Attolini (fotografo), Massimo Becchi,

Riccardo Bertani, Bruno Bertolaso, Sandra Campanini, Nicoletta Gemmi, Claudio Ghiretti, prof. Enzo Iori, Enrico Lelli, Saverio Morselli, Fabrizio Tavernelli Registrazione Tribunale di Reggio Emilia n. 276 del 2 Marzo 1970 Stampa: Centroffset - Fabbrico (RE) Questo numero è stato chiuso in tipografia il 10-10-2011 Per sostenere il “Notiziario”: UNICREDIT, piazza del Monte (già Cesare Battisti) - Reggio Emilia IBAN: IT75F0200812834000100280840 CCP N. 3482109 intestato a: Associazione Nazionale Partigiani d'Italia - Comitato Provinciale ANPI

Se

, a r o ’ l è questa

editoriale

di Giacomo Notari

ognuno faccia la propria parte...

E’ proprio vero che per i partigiani la Resistenza non finisce mai. Sono più di sessant’anni che questa nostra Associazione resiste con tutte le sue forze alla restaurazione di metodi e leggi che “sanno” di fascismo. Per fortuna non siamo mai stati soli, tanti sono gli anticorpi presenti nella nostra società. Basta ricordare la caccia ai partigiani nei lontani anni Cinquanta; la legge truffa scongiurata con le elezioni del 1953, grazie anche al contributo di due milioni di giovani elettori; l’uccisione di cinque reggiani il 7 luglio ’60 e sono ancora i partigiani a morire assieme ai giovani antifacisti. Ed è cronaca di poche settimane fa l’ennesimo tentativo di dare cittadinanza ai militi di Salò, che combatterono al fianco dei soldati di Hitler contro il nuovo esercito italiano e le formazioni partigiane nelle regioni del nord Italia, macchiandosi di terribili stragi nelle città e nei luoghi più sperduti come Cervarolo e Legoreccio. Così come l’ulteriore tentativo di colpire la nostra Memoria storica, spostando, e quindi svilendo, il significato delle date delle feste storiche del nostro calendario civile, come il 25 Aprile, il 1° Maggio e il 2 Giugno, feste che sono entrate nella nostra tradizione e che sono diventate

un modo di vivere della nostra gente; feste che appartengono non solo all’Italia repubblicana ma all’intera storia dell’Italia unita. Buona è stata la reazione dell’ANPI, dal presidente nazionale avvocato Carlo Smuraglia alle sezioni di base. La raccolta di oltre quattromila firme in pochi giorni a Reggio è stato un grande risultato e la conferma di quanto detto poco sopra. Ricordiamo, poi, la nostra convinta adesione alle lotte per il lavoro svoltesi a maggio e a settembre, il nostro sostegno ai lavoratori della GFE e la partecipazione alla grande marcia per la pace Perugia-Assisi, sforzi che hanno premiato il nostro impegno. Con altrettanto impegno, dobbiamo rintuzzare quel volgare tentativo di destinare risorse delle Stato a tutte le associazioni d’arma, delegando il ministro della Difesa a ripartire e destinare i fondi senza precisare a quali associazioni, secondo la sua più totale discrezionalità. Insomma una forma diversa per equiparare l’associazione dei militi di Salò a chi ha combattuto per la libertà e la democrazia. L’altra proposta infame è quella di

abolire il dettato costituzionale e la legge Scelba che vietano la ricostituzione del partito fascista. E si aggiunga a tutto questo la fantasiosa proposta del deputato Fabio Garagnani di proclamare festa nazionale il 18 aprile 1948 in sostituzione del 25 aprile 1945. Vogliamo ricordare che sono le dittature quelle che festeggiano le proprie vittorie elettorali... Noi non ci arrendiamo, aumenteremo i nostri sforzi e la nostra intelligenza, nella consapevolezza che vinceremo ancora una volta se sapremo coinvolgere tutte le persone e i partiti che nutrono sentimenti democratici e antifascisti. Sappiamo che il paese sta attraversando un momento difficile, ma proprio per questo bisogna uscirne con un indirizzo unitario delle forze politiche sane che fortunatamente sono tante come avvenne nel lontano 1943. Se questa è l’ora, ognuno faccia la propria parte. Giacomo Notari ottobre 2011 notiziario anpi

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politica

Marcia della Pace Perugia-Assisi 2011

CRONACA

di una giornata di partecipazione “sociale mite ed incondizionata…”

“Il bus dell’ANPI il più intergenerazionale del piazzale; bimbi, ragazzi, adulti, un mix casuale, con un impatto confortevolmente eccentrico”.

politica

Perché andare alla marcia della pace? Perché proprio in questo momento? Perché sbattersi partendo alle 4.30 del mattino, fare 24 chilometri a piedi? Fortunatamente dopo lungo meditare sono arrivata alla conclusione che queste sono domande mal poste; l’adesione alla marcia avviene su un piano emotivo, che per definizione si allontana da eccessive razionalizzazioni. E’ un atto pre-politico di partecipazione sociale mite ed incondizionata. Così per lo meno è stato. Per un giorno (lungo lunghissimo giorno) abbiamo sospeso belligeranze usuali (che come sempre partono da sfumature politiche) e ci siamo ritrovati in un flusso calmo e responsabile di persone timidamente contente. Partiamo nel buio; la prima piacevole sorpresa, il bus ANPI, che sfatando le aspettative si trova ad essere il più intergenerazionale del piazzale; bimbi, ragazzi, adulti, un mix casuale, con un impatto confortevolmente eccentrico. Non ero mai stata alla marcia della pace prima d’ora, il mio ultimo viaggio ad Assisi risaliva circa trent’anni fa (ovviamente gita scolastica), quindi non avevo reali riferimenti, a parte l’aspettativa implicita di sfogarmi in una manifestazione collettiva comunque intrinsecamente antireazionaria e quindi antigovernativa (al bando i timori, io aderisco ad ogni petizione, ogni richiesta di referendum, ogni causa che possa contrastare la tracimazione del regime media-fascio-cratico). Mi ha invece un po’ stupito la compostezza del tutto, senza slogan, pochissimi cartelli, in grandissima maggioranza gruppi di persone insieme nel cammino, calme, silenziose nello sconfinato passaggio. Forse la grandezza della manifestazione sta nel riuscire a erigersi attraverso l’enorme quantità di persone e la determinazione nella loro calma, creando una sensazione fortemente alternativa allo stereotipo attuale della società del nostro paese.

Ci sono gruppi di esperantisti (mio bisnonno era esperantista!), federalisti europei (?), frammenti disarmantemente parrocchiali, scouts, scolaresche (anche da Gallipoli); una concretizzazione della pacificità senza compromessi. Nel nostro gruppo si trova anche un collettivo di studenti che autogestiscono progetti di informazione alternativa, un’esperienza interessantissima di autoconvocazione politica, nata dalla necessità di bypassare i media convenzionali e trovare modi di comunicazione critici e complementari. Non è poco in questo periodo storico; il loro portabandiera (letteralmente) è un ragazzo originario del sud, iper-reggiano nell’approccio; per tutta la giornata riserverà momenti di surrealismo alternati ad intuizioni sociali molto interessanti. Il caldo comincia a farsi serio, siamo sotto un solleone tremendo, abbastanza provati, quando attacca la salita verso Assisi; tutti ci troviamo evidentemente in difficoltà, molti boccheggiano; mi viene il dubbio che questo sacrificio fisico non sia che un pellegrinaggio laico di espiazione di peccati altrui, dalle sempre ingiustissime guerre, fino alle contingenti tristezze dai nostri governanti. Forse questa nostra sofferenza può collettivamente generare redenzione? E’ un pensiero evidentemente frutto del solleone stesso, perché con una buona sosta sotto frasche generose, qualche sorso d’acqua, l’umore torna battagliero, e si trova addirittura la forza per entrare in paese cantando bella ciao (tutti quelle che incontriamo si uniscono nel canto). Adesso tutto passa in secondo piano, il ritrovarsi tutti in Assisi è liberatorio e piacevole, si ha qui veramente la sensazione di un compimento collettivo. Possiamo rientrare, soddisfatti.

Nel viaggio ci s’inoltra in discussioni incrociate politico-personali, quando nel mezzo di considerazioni geopolitiche tangenziali il giovane del gruppo ci folgora facendoci notare che l’urgenza attuale è contrastare il narcisismo individualista stile facebook, dove moltissimi suoi coetanei sono individui fortemente slegati dalla ricerca di possibilità di aggregazione e unione sociale (reale, non virtuale). Forse è stato anche questa, la marcia della pace: un enorme atto antinarcisistico, per affermare con una disinteressata azione collettiva un impegno senza compromessi verso una coesistenza umana. Silvia Prodi (foto di Alessandro Frignoli)

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politica

Ferrari o p p i l i F aa Intervist alla Cultura del re assesso Poviglio di comune

Cultura e crisi economica

SONO STATO COSTRETTO” discrezionali “Con la cultura non si mangia” aveva detto il ministro Tremonti qualche mese addietro. Detto fatto! E con le manovre che sono state varate per affrontare la lunga crisi economica (per altro inesistente fino a poco tempo fa per la classe politica che ci governa) la cultura ha pagato il prezzo più elevato.

A poco sono valsi gli appelli di intellettuali, artisti, e tanti amministratori locali che, in un convegno organizzato il mese scorso all’Auditorium di Roma da Federculture. In quell’occasione il presidente Roberto Grossi, ha ribadito che la produzione di beni e servizi culturali in Italia è quasi il 3 percento del PIL nazionale, e afferma amaramente che “se la cultura non è il pane (affermazione tutta da verificare, dico io), dà però lavoro ad oltre un milione e mezzo di persone”. Di tutta questa situazione, chi ne fa le spese più grosse sono la stragrande maggioranza degli enti culturali, tutti quelli cioè che dipendono dai comuni: “In Italia sono pochissime le strutture finanziate e gestite direttamente dallo Stato, come la Pinacoteca di Brera o gli Uffizi. Perché il resto del patrimonio grava direttamente sui comuni. Lasciare inalterata la spesa statale per i FUS, ma tagliare i bilancio dei comuni significa lanciare il sasso e nascondere la mano. L’effetto è lo stesso: mettere i comuni nelle condizioni non poter mantenere l’offerta culturale dell’anno prima” afferma Andrea Ranieri, assessore

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a fare delle “spese

alla cultura della città di Genova. Ne ho parlato con Filippo Ferrari, al suo secondo mandato da assessore alla cultura del Comune di Poviglio: “Nella fase attuale si cercano di salvaguardare prima di tutto i servizi alla persona, e, per rispettare il patto di stabilità non solo si devono ridurre le spese, ma è necessaria una vera e propria riduzione dei capitoli di spesa”. Un calo delle risorse che, solo nell’ultimo anno, corrisponde ad un terzo in meno dello scorso, e la situazione non può che peggiorare. “Sono stato costretto a fare delle scelte, quelle che io chiamo spese discrezionali. Ci sono dei finanziamenti fissi, per intenderci, quelli legati ad associazioni territoriali che, oltre al loro valore culturale, hanno un alto valore sociale, come, ad esempio la scuola di danza o quella di musica, e ci sono le celebrazioni che riteniamo irrinunciabili, cioè il 27 gennaio, giornata della memoria, ed il 25 aprile… e quest’anno si è cercato anche di dare risalto al 150° dell’Unità d’Italia: scrivi che il Governo non ha stanziato nulla per le celebrazioni a livello locale! Quello che abbiamo fatto lo abbiamo finanziato con fondi interni…”. Quasi uno sfogo, quello di Ferrari, ed un grande sforzo per mantenere il livello di proposte culturali dignitoso: “Naturalmente tutte quelle voci legate alla ricerca ed alla promozione storica, letteraria ed artistica dei talenti locali sono state tagliate, oggi c’è la necessità assoluta di ridare impulso alla socialità e questo fa si che fare cultura debba tradursi in un momento ricreativo”.

La soluzione che ha adottato il comune di Poviglio è quella di rivolgersi alle sponsorizzazioni dei privati, non così scontate in tempo di crisi: “Il 2 giugno, per esempio, iniziato con la consegna della Carta Costituzionale ai neodiciottenni (iniziativa consolidata da molti anni nel nostro comune, NdR) e terminata con la Notte della Repubblica, la notte bianca alla sua seconda edizione, che ha portato, nel nostro comune davvero tanta gente, un ottimo risultato insomma, una lunga giornata di festa ottenuta grazie all’aiuto finanziario di tanti privati che ancora credono che fare cultura sia un buon investimento…”. E poi, un doveroso grazie alle singole persone, “I creatori di cultura, quelle persone, cioè, che con una grande disponibilità, mettono in piedi percorsi culturali per la cittadinanza, una per tutte, Mariangela Dosi con i suoi laboratori teatrali mantiene vive relazioni tra le istituzioni ed i singoli cittadini, e lo fa con grande passione…”. Se i giovani costituenti, nell’immediato dopoguerra, hanno inserito nei principi fondamentali della neonata Costituzione un articolo (il 9°) interamente dedicato alla promozione ed alla tutela del patrimonio culturale, proprio perché fare cultura significava il riscatto di un popolo dall’ignoranza e dalla dittatura, oggi è inascoltato anche l’appello del Nobel della Letteratura, Dario Fo “La cultura non è un optional, e senza cultura non c’è popolo”: forse, questo cambiamento, una riflessione, la merita! a cura di Anna Fava

VIETNAM: il ritorno HoChiMinhCity. Bitexco financial tower

Nello scorso anno il numero dei turisti americani in visita al Paese dello zio Ho, sono stati ben 403.930, accolti come invitati d’onore, come se gli anni della guerra fossero scomparsi dalla memoria dei vietnamiti. Quei vent’anni di rabbia ed orrore, terminati nell’aprile del 1975 con la presa di Saigon, sembrano dimenticati come dimenticato, e del quale non si parla più, il duro embargo commerciale, attuato come rivalsa dal gigante USA, battuto dal piccolo nano, mantenuto attivo fino al 1994. Il costante riavvicinamento con l’America è visto da Hanoi come una normale logica economica, dal momento che dall’accordo commerciale siglato nel 2001, gli scambi hanno avuto forti e costanti incrementi. Dal miliardo di dollari del 2000 si è passati dopo dieci anni a 18,3 miliardi con la bilancia commerciale di Hanoi largamente in attivo. Da non dimenticare, inoltre, che gli stretti legami con Washington hanno consentito l’integrazione del Vietnam nel sistema internazionale, il quale nel 2007 è divenuto così il 150° membro dell’organizzazione mondiale del commercio. Con i raggiunti 1.174 dollari di PIL per abitante, il paese asiatico è entrato a fare parte degli Stati a reddito intermedio. Oggi metà della popolazione vietnamita ha meno di 26 anni. La guerra che ha provocato tre milioni di morti e la devastazione di molte regioni del Sud sembra lontana, il sogno americano avanza veloce e vede oggi ben 13.000 studenti frequentanti una università dall’altra parte del Pacifico. Su un blog del sito della INTEL, che sta insediando nella periferia della Ho Chi Minh city, una enorme fabbrica per l’as-

semblaggio di microprocessori, del valore stimato di un miliardo di dollari, si poteva leggere a grandi lettere “Siamo tornati a Saigon!”. L’idillio, peraltro, non elimina qualche forma di risentimento fra i due Paesi, da collegare al ruolo che gli USA vogliono sempre giocare, a difesa dei diritti umani in ogni parte del mondo. Nel corso del 2010 in Vietnam sono state arrestate 24 persone e 14 condannate per avere espresso opinioni contrarie alla linea del partito comunista, situazione questa criticata pubblicamente dall’ambasciatore americano Michael Michalak al quale, peraltro, è stato fatto ricordare polemicamente, come gli americani siano stati parte attiva nelle “rivoluzioni colorate” dell’Europa dell’Est. La diffidenza tuttavia non ostacola l’operazione che sta prendendo corpo in un accordo di cooperazione in materia di energia nucleare a scopi civili. Il mercato vietnamita diverrà in tal modo, un mercato estremamente promettente per le imprese americane, che si troveranno a fornire grandi quantità di attrezzature e tecnologie per la costruzioni delle 13 centrali previste, con una capacità di 16.000 MW, in base ad accordi molto promettenti anche per il Vietnam, che si vedrà inserito in una posizione assai preminente tra i “paesi nucleari emergenti”, che rinunciano a realizzare, al loro interno, impianti per l’arricchimento dell’uranio. A livello strategico, inoltre, il Vietnam è visto dalla potenza statunitense come una pedina importante nel campo della sicurezza e del valore strategico contro lo strapotere esercitato della Cina nella specifica area. Al fine di emanciparsi da Pechino, la diplomazia vietnamita cerca di stipulare accordi con il maggior numero di Paesi possibile, mentre, peraltro ed al tempo stesso, mantenere una relazione privilegiata con il potente vicino. Da parte cinese le reazioni contro la ricerca di Hanoi di stringere alleanze sfavorevoli al vicino, sono talvolta assai dure, tanto che in un editoriale ap-

estero

parso il 17 agosto 2010 sul “Quotidiano del Popolo” organo del partito comunista cinese si dichiarava “Se Cina e Vietnam dovessero arrivare ad uno scontro armato, nessuna portaerei, da qualsiasi Paese provenga, potrebbe garantire la sua sicurezza”. La dura presa di posizione del partito comunista cinese si riferiva evidentemente al contenzioso territoriale, riguardante gli arcipelaghi Paracels e Spratleys occupati nel 1974 dalla Cina, ma rivendicati dal Vietnam, il quale non avendo la forza necessaria per controbattere l’occupazione cinese cerca, l’appoggio di altri Paesi interessati ad un eventuale intervento risolutore. Potrebbe, nel caso specifico, risultare realistico un intervento degli Stati Uniti in appoggio alle rivendicazioni vietnamite? Oggi un tale intervento è da considerarsi decisamente fuori da ogni logica politica, specie se si ricorda che la Cina fu il primo paese a riconoscere l’indipendenza del Vietnam nel gennaio del 1950 e che i rapporti di amicizia e collaborazione nella guerra del Nord di Ho Chi Minh contro gli USA, hanno prodotto 25 anni di perfetto equilibrio strategico tra i due Paesi comunisti. Il 1970, peraltro, ha segnato un momento tragicamente nero fra i due Paesi, momento che ha rotto i rispettivi amichevoli rapporti, con lo scatenarsi di una guerra fratricida. che, facendo decine di migliaia di morti, ha segnato la più profonda crisi nella politica estera dei due Stati vicini. Oggi a trent’anni di distanza, della vicenda non se ne parla più, nè sui giornali, nè sui libri scolastici, nè in nessun documento ufficiale. La classica pietra è calata sulla brutta vicenda, mentre ufficialmente per Pechino tutto va bene così. Gli auspici derivanti dai recenti negoziati tra le due diplomazie appaiono decisamente favorevoli. Può essere possibile, peraltro, che la “tirannia della geografia” continui a condizionare il destino della giovane nazione vietnamita. Bruno Bertolaso

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cultura

MEETING 1000 GIOVANI PER LA PACE.

PACE-LAVORO-FUTURO 23-24 settembre2011, Tavola della Pace, Bastia Umbra (Perugia)

Alla vigilia della Marcia Perugia-Assisi per la pace e la fratellanza dei popoli, dovevano essere mille i ragazzi provenienti da tutta l’Italia che si prevedeva arrivassero a Bastia Umbra per confrontarsi in una specie di grande Università della Pace, un mega-laboratorio politico della società civile dove incontrarsi, condividere le proprie idee, le proprie paure e le proprie speranze di pace. Invece quando sono arrivata a Bastia, rappresentando l’ANPI, insieme a Mirco e Mariangela dell’Istituto Cervi e a una delegazione di alunne del Liceo magistrale “Matilde di Canossa” accompagnate dal prof. Aicardi (che sono ormai diventate un riferimento prezioso per la Tavola della Pace, attraverso l’esperienza di numerosi e fecondi progetti di educazione alla cittadinanza realizzati a scuola, cui anche la nostra associazione ha contribuito) mi sono trovata in un variopinto rumoroso e straordinario via-vai di quattromila ragazzi, che si stavano iscrivendo e cominciavano ad orientarsi nella miriade di proposte di laboratori, seminari, lezioni, animazioni, spettacoli, mostre, docufilm. Mescolati a loro, in un clima di spontaneità e disponibilità, si potevano incontrare nella due giorni Flavio Lotti, Giuseppe Giulietti di Art. 21, Ennio Remondino, don Luigi Ciotti, padre Alex Zanotelli, Marco Pannella, Corradino Mineo, Iacopo Fo, Filippo Grande (Commissario generale Unrwa), ecc. E tanti giornalisti che

intervistavano ragazzi e ragazze come se fossero capi di stato. Il clima di relazione viva e di confronto aperto e gioioso era arricchito da una presenza numerosissima di partecipanti internazionali: dalla Tunisia, dall’Egitto, dalla Palestina, dalla Siria, da Israele, dalla Turchia, dal Kenia, dal Sahara occidentale, dal Marocco, dall’Iraq… Insomma era troppo evidente che non si può costruire pace se non attraverso mente e cuore aperti alla relazione e al dialogo autentici! La mia presenza in quel mondo rumoroso ed elettrizzante era giustificata dal fatto che, dopo due anni di partecipazione come ANPI nazionale alle iniziative della Tavola della Pace, dovevo coordinare insieme al Cervi il laboratorio “Memoria e legalità”, correlato all’adesione dell’ANPI reggiana al gemellaggio di cultura antifascista e antimafia “Radici nel futuro”, firmato il 25 aprile scorso presso il Museo Cervi tra l’Istituto e Libera. Le cinque radici che dovevamo fare individuare ai partecipanti attraverso modalità interattive di conduzione, sono state rappresentate attraverso linguaggi incredibilmente creativi e una atmosfera direi quasi com-movente; erano e sono libertà, legalità, lavoro, memoria e responsabilità. E su questi valori l’ANPI da sempre, dalla sua nascita nel ’44 ad oggi, a partire dai partigiani arrivando agli antifascisti che sempre più spesso si rivolgono a noi come soggetto autorevole, tiene la barra

Alcune foto del Meeting

dritta come “coscienza critica della democrazia”. Accanto a noi il laboratorio sulla non-violenza, definita “una verità innamorata”, quello sulla costruzione della Comunità del Mediterraneo, sul diritto al lavoro, su “Come imparare a insegnare e fare pace a scuola”, sulla necessità di tagliare le spese militari, e poi la lezione su Aldo Capitini che nel ’52 diceva: ”La non-violenza è una persuasione che pervade mente, cuore ed agire, ed è un centro aperto”, e tantissime altre occasioni di confronto. Mi auguro che il prossimo anno partecipino al Meeting e ai Forum che la Tavola organizza molti ragazzi iscritti all’ANPI da tutta l’Italia, per portare il loro impegno in nome della giustizia e della dignità umana, per la necessità di una dimensione etica della politica, da realizzare a partire da noi stessi ma anche da pretendere con forza! Don Ciotti nell’incontro finale ha affermato che la “pace va percorsa, non solo invocata”e che la responsabilità “è la spina dorsale della Costituzione italiana”. L’ANPI applica da sempre la pedagogia della responsabilità, e i ragazzi che prima e durante la guerra hanno lottato contro la dittatura anche attraverso il dono della propria vita ce lo ricordano con una esemplarità che ha la forza del diamante! Fiorella Ferrarini ottobre 2011 notiziario anpi

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cultura

Uguali_Div La terra infuocata del Nord Africa e la grande lezione per l’Occidente Giovani di seconda generazione che hanno vissuto in Italia le rivolte nel nord Africa a confronto con una giovane italiana che era presente in piazza Tahrir durante i giorni dei tumulti Tre giorni di confronto, dibattito e approfondimento importante a Novellara, Correggio e Bagnolo in Piano grazie alla quarta edizione del festival Uguali_Diversi. Quest’anno il tema complesso, ricco e coinvolgente su cui si concentravano le voci dei 27 relatori riguardava la “Terra”: dal filosofo Salvatore Natoli con la sua lettura sul “buon uso del mondo”, al giornalista Davide Paolini e la sua battaglia per le tipicità locali, dalla guerra per le risorse primarie a livello mondiale del prof. Romano Prodi, alla lotta conto la mafia di Tonio dell’Olio di Libera. Parlando di Terra, non poteva inoltre non trovare spazio un congruo dibattito su ciò che sta avvenendo nell’altra sponda del Mediterraneo, ovvero le insurrezioni nei paesi del Nord Africa. “La terra infuocata del nord Africa” era il titolo della tavola rotonda che ha visto confrontarsi Rania

10 ottobre 2011

notiziario anpi

Ibrahim, giovane giornalista di origine egiziana, redattrice per www.yallaitalia. it (blog sulle seconde generazioni), Afef Hagi, psicologa tunisina, anch’essa nel gruppo di Yalla, Abdallah Kabakebbji nato in Siria e fondatore dell’associazione Giovani mussulmani italiani e Azzurra Meringolo, autrice dei Ragazzi di Piazza Tahrir (Clueb 2011), tutti moderati dal prof. Brunetto Salvarani. Dopo la scriteriata campagna militare in Iraq, il Nord Africa ha fatto capire al mondo che la democrazia non si esporta, ma che l’iniziativa per cambiare le cose poteva e doveva essere presa da giovani, istruiti ma senza prospettive, che non avevano nulla da perdere se non la promessa di una vera libertà e democrazia. Rania, che ha seguito dall’Italia gli scontri iniziati il 25 gennaio in Egitto, è ottimista perché in Egitto il 70 percento della popolazione è composta da giovani con meno di trent’anni e che, essendo cresciuti solo nel regime di Moubarak hanno avuto piena consapevolezza di cosa voleva dire fare la fila per il pane, tapparsi la bocca,

organizzarsi nel silenzio o conoscere il carcere. Nelle sue parole c’è una grande carica di speranza per il suo popolo che ora è chiamato alla sfida d’assimilare in poco tempo valori fino ad oggi mai sperimentati e conosciuti come la democrazia e la libertà. Anche Afef non era in Tunisia nei 23 giorni di rivolte che hanno spodestato il regime ventennale di Ben Ali, ma grazie alla diffusione fulminante di ciò che stava accadendo attraverso i social network e telefonini si è resa partecipe nel condividere e divulgare nel mondo quelle immagini. Ora Afef attende con entusiasmo il primo passo verso una vera democrazia. A ottobre tutti i tunisini saranno chiamati a votare i rappresentanti per la costituente che andrà a riscrivere le pagine della nuova Costituzione. Azzurra compie un balzo al 2004 quando internet ha iniziato ad acquisire il suo peso nel dissenso sociale e politico. Durante le sue ricerche universitarie sull’anti-americanismo egiziano si era, infatti, resa conto che era inutile cercare docu-

cultura

versi 2011 menti sui giornali, negli archivi e nell’arte, ma doveva navigare su internet dove giovani protetti dietro a nickname portavano avanti le loro battaglie per la libertà. Nel tempo questi giovani si sono organizzati nel movimento Kifaja (letteralmente Basta! Ne ho abbastanza) sono cresciuti e sono stati i veri e positivi protagonisti di questa ribellione: dissidenti che hanno voluto resistere al potete dittatoriale e ingiusto e donne coraggiose, organizzate e capaci di un pensiero politico molto più complesso di tanti uomini. Ed infine la riflessione di Abdallah che spinge il pubblico a riflettere sul necessario rapporto tra Occidente e questi paesi in fase di rinnovamento. Troppo spesso, infatti, si dice che questi paesi sono incapaci di dividere la politica dalla religione e quindi non in grado di sviluppare una vera democrazia. L’esempio dei siriani in rivolta e degli slogan utilizzati hanno dimostrato invece il loro grido laico nelle piazze e l’attuale volontà di creare movimenti di rivolta civile popolare per manifestare in modo pacifico, non violento e disarmare così il potere militare. La lezione che ci arriva dalle piazze di Tunisi e del Cairo, di Tripoli e di Damasco è quella di pretendere un futuro migliore per tutti, ridefinire le agende politiche internazionali per ottenere condizioni di vita migliori per tutti. In questo i giovani hanno avuto il coraggio di avviare

un nuovo modo di fare politica basato sul libero scambio di opinioni e sulla condivisione di obiettivi comuni, il che certo non è da poco, soprattutto da quelle parti. Tutti gli interventi saranno a breve scaricabili sul sito www.ugualidiversi.org Sara Germani

Nella pagina a fianco: Il pubblico durante l’inaugurazione del festival (foto di Monica Benassi) Sopra: Da sinistra Kabakebbji, Meringolo, Hagi, Ibrahim e Brunetto Salvarani, coordinatore scientifico del festival (foto di Rita Bedogni)

Incontro con il filosofo Salvatore Natoli in Rocca dei Gonzaga (foto di Monica Benassi)

ottobre 2011 11 notiziario anpi

cultura

23-24-25 settembre con l’ANPI Tre giorni sull’Isola della Maddalena

“garibaldini���

Sull’Isola della Maddalena, nei giorni 2324-25 settembre, si è svolta un’iniziativa organizzata dall’ANPI nazionale in collaborazione con l’ANPI della Sardegna.Una quarantina di ragazzi, provenienti da diverse regioni e province italiane, si sono incontrati per la prima volta per conoscere ed approfondire la storia d’Italia attraverso la figura dell’Eroe dei due mondi, Garibaldi. Tre i ragazzi reggiani presenti all’iniziativa, grazie al contributo delle rispettive sezioni ANPI e dell’ANPI provinciale di Reggio Emilia. “L’isola della Maddalena, di Caprera – scrive Ramzi Ben Romdhane, uno dei ragazzi reggiani – sono le terre che intorno al 1860 hanno ospitato Giuseppe Garibaldi l’uomo che ha voluto di più di tutti l’Unità d’Italia. Il Generale, l’uomo che ha dedicato tutta la sua vita a perseguire il suo obbiettivo, unire l’Italia…”. Pubblichiamo le riflessioni di Enrico Orlandini (ANPI Campegine), Luca Lugli (ANPI Guastalla) e Ramzi Ben Romdhane, (ANPI Montecavolo).

Enrico Orlandini

Perché Garibaldi e l’ANPI? Il motivo è semplice: la storia di Garibaldi è la storia di tutti, anche e soprattutto di questa associazione che nella sua importante storia ha sempre portato avanti gli stessi principi che hanno animato l’eroe di Nizza. Uno su tutti l’amore per la libertà: libertà di tutti i popoli oppressi, contro tutti i regimi e le dittature. Chi è antifascista non può non sentirsi attirato da questa figura che con grande coraggio ha dato all’Italia un futuro diverso, così come hanno fatto i nostri partigiani. Questo aspetto, noi ragazzi, lo abbiamo 12 ottobre 2011

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sentito e capito bene: l’importanza dell’iniziativa era grande, tanto quanto il nostro entusiasmo per esserne partecipi. Negli occhi e nelle parole di tutti noi c’era la voglia di realizzare ciò per cui Giuseppe Garibaldi e i partigiani hanno dedicato la loro vita: cambiare le sorti di questo paese. Oggi l’Italia ne ha come allora bisogno. Sono sicuro che noi giovani dell’ANPI sapremo affrontare le sfide dell’oggi e del domani se teniamo ben saldi i principi e i valori che l’eroe dei due mondi aveva nel cuore. La speranza, ma anche la certezza, è che questa bellissima iniziativa sia solo l’inizio di un percorso che ci porterà a dare vita e forza a quella nuova generazione di cui l’ANPI ha bisogno.

Luca Lugli

La “Garibaldeide” è stata un’esperienza altamente formativa. Mi ha dato l’opportunità di approfondire le mie conoscenze su di un personaggio che, a mio parere, è un pilastro della società italiana dell’epoca e, fatto ancor più importante, ho avuto il piacere di incontrare e scambiare opinioni con ragazzi e ragazze provenienti da quasi tutto lo Stivale. Esperienze del genere, bellissime esperienze, le apprezzo molto per il semplice motivo che forniscono un ottimo fulcro su cui appoggiare giovani idee al piano della società. In tre giorni, tra un convegno e una visita, abbiamo avuto molti momenti per esprimerci liberamente e confrontarci su svariati temi d’attualità e non solo. Sono emerse fantastiche idee e ottime opinioni sull’Italia contemporanea; idee e opinioni che porteremo avanti con i vari incontri futuri.

Ramzi Ben Romdhane

L’esperienza delle tre giornate organizzate dall’ANPI Nazionale e ANPI Sardegna, all’isola della Maddalena, di Caprera, ci ha permesso di rivivere e toccare con mano la vita di Garibaldi. Abbiamo visto con i nostri occhi, ricalcato con i nostri piedi e toccato con le nostre mani la vita e gli obbiettivi del generale Garibaldi. L’isola di Caprera dove è tuttora presente il luogo dove ha vissuto il generale con la sua famiglia, perfettamente conservato. […] Non voglio stare qui a spiegarvi la sua vita, perché molti di voi la conoscono e queste cose le sanno. Ma per noi e in particolare per me: il mio paese nativo non è l’Italia ma la Tunisia che tra l’altro intorno al 1830 ha avuto a che fare con Garibaldi. Queste tre giornate ci hanno fatto valorizzare e discutere sul passato e il futuro dell’Italia. L’importanza e la forza di un Paese unito, un popolo unito nella vita sociale e nel mondo lavorativo. Unione che ci permette di affrontare con dignità le difficoltà di questo mondo. Noi giovani, per i quali il diritto all’istruzione pubblica viene sempre a meno. Per i quali l’educazione civica è sparita dalla materie d’istruzione. E’ stata un occasione unica e fondamentale, sicuramente da ripetere su tutti gli aspetti storici dell’Italia. La nostra generazione, che un giorno potrà diventare la classe dirigente dell’Italia, deve e ha l’obbligo di conoscere appieno la storia di questo straordinario Paese. Questo compito, è affidato anche all’Associazione nazionale partigiani d’Italia. Viva l’Italia Unita, Viva la Resistenza!

cultura www.governareggio.it

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ALCOLISMO IN PRIVATO E UBRIACHEZZA IN PUBBLICO

embrava una piaga sociale risanata, un fenomeno esaurito e confinato nell’angolo del disagio personale, invece, purtroppo, non è così. L’alcolismo è tornato. E’ tornato nel privato, ma si manifesta ancor più sotto forma di ubriachezza in pubblico. E’ tornato ad essere una piaga sociale ed umana come prima, forse più di prima, che devasta e spegne, giorno dopo giorno, la vita di centinaia di ragazzi e giovani adulti che si lasciano irretire dall’inganno dell’ebbrezza, da pessime tradizioni e, talvolta, anche da cattivi miti. Da alcuni anni, vi sono luoghi della città che si popolano di ubriachi e si comportano come orde incivili incuranti di ogni regola e obbligo di rispetto nei confronti di chi, in quei luoghi, vive e lavora. Nei luoghi della Movida “l’orda” sono i nostri giovani, mai sazi di alcool e di vita notturna. Una vita notturna che non si svolge più dentro i locali, ma fuori dai locali, sulla strada, in luogo pubblico, in un luogo, cioè, che richiede il rispetto di tutti per le esigenze di tutti, a partire da chi in quella strada abita. Si concede di disturbare fino all’una dopo la mezzanotte? Non basta meglio fino alle due. Si concede fino alle due? No meglio fino alle quattro. Per molti di questi giovani, non è mai il momento di abbandonare la strada e andare a letto e, per la verità nemmeno per i gestori di questi dispensatori illimitati di bevande alcoliche. Ma la città, soprattutto quella storica, pullula di finti bar che vendono alcool. Sono i nuovi negozi di generi alimentari, i kebab, i negozi etnici. Un problema particolarmente visibile è costituito negozi che vendono birra e vodka frequentato da immigrati dell’est Europa. Fatto cento i livello di degrado presente nelle strade di Reggio, il 50 percento è causato dallo stazionamento degli avventori di questi negozi che passano ore e ore a bere quantità inusitate di birra e superalcolici. Tralasciando, in questa sede, le conseguenze sulla salute delle persone e sui costi che

Anche a Reggio è tornata la vecchia piaga si scaricano sul nostro sistema sanitario e sociale, sono questi comportamenti e queste nuove abitudini le cause degli episodi di violenza, d’insudiciamento delle strade e dei portoni, di pubblica indecenza e anche di tensione nelle relazioni sociali e di deterioramento della qualità della convivenza urbana. E’ evidente che come tutti i fenomeni che assumono una dimensione sociale occorre prendere coscienza che bisogna approntare azioni, anche di lungo respiro, in grado di far prevalere non solo la cultura del rispetto per gli altri, ma anche di far capire che l’abuso di sostanze alcoliche, al pari delle sostanze stupefacenti, è prima di tutto una forma di mancanza di rispetto per sé stessi. Tuttavia, i cittadini hanno diritto anche ad una protezione, più immediata e quindi le autorità cittadine, dal Sindaco alle forze di polizia, non possono esimersi dal contrastare questo fenomeno anche con azioni repressive e quindi sanzionatorie. Le ordinanze del Sindaco di divieto di vendita di alcolici dopo le ore 17 adottato per la zona stazione e più recentemente per via Fabio Filzi, vanno in questa direzione. Gli eccessi verificatisi nel Parco Cervi e zona Piazzale Fiume hanno indotto il Sindaco a ordinare non solo il divieto di vendita, ma anche quello di consumare bevande alcoliche per tutte le 24 ore e fino al 31 dicembre prossimo. Se saranno seguiti da azioni di controllo da parte di vigili e forze dell’ordine, sono provvedimenti che possono dare un po’ di sollievo ai residenti e ai fruitori del parco pubblico. Ma, dal punto di vista dell’ordine pubblico e della polizia urbana la questione “ubriachi” richiama l’art. 688 del codice penale

che è pienamente in vigore, ma, da molti anni, sembra essere del tutto dimenticato. Dice l’art. 688 “Chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico è colto in stato di manifesta ubriachezza è punito con la sanzione amministrativa pecunianiare da 51 a 309 euro. ...”. Si evince, pertanto che il reato è stato ridotto a illecito amministrativo, ma rimane pur sempre un comportamento illecito, punibile con una “multa” come il divieto di sosta o la violazione di un accesso. Per giurisprudenza consolidata non è necessario che lo stato di ubriachezza sia accertato mediante esame alcoolometrico del sangue, ma basta che si manifesti esteriormente in modo da rivelare il diminuito stato di controllo del soggetto (come barcollare, dire frasi sconnesse, ecc.) Tale stato può essere evidenziato anche da semplici cittadini. Il fatto deve essere commesso in luogo pubblico o aperto al pubblico. Insomma, un precetto di facile e semplice applicazione. Gli articoli 690 e 691 sanzionano anche il comportamento scorretto da parte dei venditori o gestori dei negozi. Finora, di fronte a cittadini esasperati dai bivacchi, polizia municipale e forze dell’ordine, hanno teso ad alzare gli occhi al cielo e concludere che ben poco potevano fare. Invece, no. Certamente, la sanzione amministrativa non è un modo per sconfiggere il vizio dell’alcool. Ma, in attesa di azioni più efficaci sul fronte culturale e sociale, al fine di salvaguardare il decoro delle strade e la qualità della convivenza urbana, togliere dal cassetto e cominciare ad applicare uno strumento come l’illecito di ubriachezza, potrebbe essere assai utile. ottobre 2011 13 notiziario anpi

PALESTINA ARMI ED ECOLOGIA TEMI SEMPRE CALDI... Di fronte alla deprimente assenza di risultati dell’azione negoziale, di fronte alla ripresa della politica di occupazione israeliana (1.100 nuovi insediamenti previsti a Gerusalemme est), di fronte al patetico immobilismo diplomatico del CD (USA, ONU, UE e Russia), di fronte alle periodiche azioni di guerra (Israele) e di guerriglia (Hamas), per quale motivo non si dovrebbe essere favorevoli alla richiesta di riconoscimento dello Stato di Palestina e alla sua conseguente ammissione quale 194° membro dell’Assemblea delle Nazioni Unite? “E’ giunto il nostro tempo, – ha esclamato innanzi al mondo Abu Mazen – sono qui a nome del mio popolo che chiede solo il diritto a una vita normale”. Una vita normale: troppo per le certe diplomazie occidentali, una inaccettabile che viola il diritto alla sicurezza di Israele che, da parte sua, ha già bollato come irricevibile la richiesta. Per arrivare a – ci dicono all’unisono la portavoce dell’UE Catherine Ashton e un Obama che ha perso per strada antiche convinzioni (appena nel maggio scorso aveva ribadito la necessità di ritorno ai confini del 1967) – la strada è la ripresa del negoziato, il rilancio delle trattative. Ma sì, la vita normale attesa da oltre e 50 anni può aspettare ancora, tra insediamenti nuovi (israeliani) e demolizione di vecchi (palestinesi), tra una occupazione militare e un muro di 760 chilometri, tra 500.000 coloni e più di 500 check points militari, tra centinaia di Risoluzioni ONU inascoltate, tra migliaia di prigionieri politici, vittime e profughi. La richiesta di Abu Mazen, che ha iniziato il proprio iter con l’esame da parte del Consiglio di Sicurezza, troverà sicuramente il veto degli Stati Uniti e probabilmente anche quello di Francia e Gran Bretagna. Resta il coraggio di un gesto con il quale non si intende rinunciare al dialogo, ma piuttosto rilanciarlo partendo da una irrinunciabile esigenza di identità, negata da sempre in nome di una nozione di sicurezza che continua ad essere una scatola vuota. La richiesta di riconoscimento della Palestina come Stato sovrano è la più clamorosa denuncia del fallimento della politica internazionale nell’area: sarà interessante

14 ottobre 2011

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vedere se – in caso di diniego del Consiglio di Sicurezza – Abu Mazen tenterà la carta della sua riproposizione presso la Assemblea Generale ove è sicuro goda di una maggioranza schiacciante. – Ci voleva la crisi economica globale per riportare alla attenzione della politica e quindi dell’opinione pubblica il tema delle spese militari, arrivate nel 2010 a 23 miliardi di euro. Fulminati sulla via di Damasco Niki Vendola, Ignazio Marino e ora anche la CGIL (vedi rispettivi siti web) si sono accorti in particolare dell’esistenza del più grande progetto aeronautico della storia, vale a dire quello dei 131 cacciabombardieri Joint Strike Fighter F-35, oggettini da 130 milioni di dollari l’uno. Un investimento che andrà a conclusione nel 2026 e che di conseguenza condizionerà il bilancio della Difesa anche per gli esercizi precedenti con una previsione complessiva di spesa di circa 20 miliardi di euro (prevedibili aumenti in corso d’opera esclusi). In molti hanno evidenziato quanti e quali investimenti di carattere sociale ed assistenziale, ma ciò che è importante sottolineare è che all’immoralità della guerra e degli strumenti che la rendono possibile viene concesso l’ennesimo sberleffo ai feroci tagli alla spesa pubblica e agli enti locali. C’è chi dice no: “Taglia le ali alle armi”, su www.disarmo.org/nof35 “L’impegno nonviolento per la sicurezza delle donne e il loro diritto a partecipare in pieno al lavoro di costruzione della pace”. Con questa motivazione, il premio Nobel per la pace 2011 è stato assegnato a tre donne: Ellen Johnson Sirleaf, Presidente della Liberia, Leyman Roberta Gbowee, operatrice sociale liberiana già protagonista nella fine della guerra civile nel suo Paese e impegnata nel recupero dei bambini soldato, Tawwakkol Karman, giornalista yemenita e attivista per i diritti civili. Nomi sconosciuti ai più, e che tuttavia per la loro storia ben identificano il bisogno di dare definizione alle terribili contraddizioni del terzo mondo senza il consueto e desolante riscorso alla guerra. Un premio al ruolo delle donne, si è detto, e certamente di questo si tratta. Ed è alle donne va quindi riconosciuto questo purtroppo raro punto a

favore della nonviolenza in mezzo alle decine di conflitti armati attualmente in corso nel mondo. “Questa è la storia di un esercito di donne e di come abbia trovato la limpidezza morale, la perseveranza e il coraggio di alzare la voce contro la guerra e riportare la sicurezza nel Paese“ (dall’autobiografia di Leyman R. Gbowee). – Sconosciuta ai più ma sicuramente anticipatrice dei riconoscimenti del 2011 era anche Wangari Muta Maathai, ambientalista e biologa keniota, prima donna centrafricana a laurearsi nel 1966 e Premio Nobel per la pace 2004 per il suo contributo alle cause “dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace”. Fondatrice del “Green Belt Movement” (Movimento della Cintura verde), la Maathai intraprese già negli anni ’90 una clamorosa campagna di sensibilizzazione verso i problemi connessi al disboscamento e alla desertificazione ed è possibile affermare che grazie al suo contributo sono state piantate in Kenya oltre 40 milioni di piante per combattere l’erosione favorendo, contestualmente, l’accesso al lavoro di migliaia di donne quali “guardaboschi senza diploma”. La crescita del suo movimento fu rapidissima e dal 1986 le iniziative a favore dell’ambiente si allargarono a Tanzania, Uganda, Lalawi, Lesotho, Etiopia e Zimbawe. Più recentemente, il lavoro di Wangari Maathai si era focalizzato sulla situazione dei diritti umani nel suo Paese e per questo era stata diffamata, perseguita, arrestata e picchiata, ma alla fine il suo impegno le aveva consentito di entrare nel Parlamento kenyiota. Critica nei confronti della politica che non decide, non smetteva di sollecitare la responsabilità individuale: “Proteggete la natura con le vostre azioni, il mondo non appartiene a chi possiede il potere politico: chi pratica la raccolta differenziata o decide di piantare un albero ha un’influenza maggiore sulla salute del pianeta di coloro che vengono eletti”. Wangari Maathai è scomparsa il 25 settembre scorso, all’età di 71 anni.

di Massimo Becchi

QUANDO IL CROSTOLO SCORREVA PER REGGIO Il torrente per eccellenza di Reggio, il Crostolo, scorre ormai per pochi mesi all’anno nella parte cittadina, gli altri mesi o è secco o è un rigagnolo. Se una volta passava per il centro storico, da cui il percorso tortuoso di Corso Garibaldi, dando vita alla città, oggi è stato relegato ad un canale di scolo, cementificato nel tratto cittadino e ridotto a una fogna nel tratto che da Cadelbosco porta alla foce. Ma soprattutto dimenticato dai reggiani. Negli anni ’70 e ’80 si fece la scelta di fare convergere nel Crostolo non solo gli scarichi cittadini, depurati dall’impianto di Mancasale, scelta peraltro ovvia e obbligata, anche quelli che da Ciano d’Enza raccolgono buona parte della Val d’Enza, con Bibbiano, Canossa, Montecchio, Quattro Castella, San Polo e Sant’Ilario, oltre a Cavriago fino a giungere all’impianto di Roncocesi dove il depuratore li fa arrivare attraverso la rete scolante al Crostolo. Questo fa sì che la portata del torrente, da Cadelbosco Sopra in poi sia in pratica la somma delle portate scaricate dai due depuratori, acque che non si miscelano se non con una portata ridicola alle acque del torrente, obbligando la Bonifica quasi tutti gli anni ad immetterne nei mesi estivi attraverso il Canale di Secchia, per diluire la concentrazione degli inquinanti e rendere l’aria più respirabile per quelle abitazioni che a Gualtieri e Guastalla si trovano troppo vicino agli argini. I dati di “operazione Po” di Legambiente del 2010 confermano il Crostolo fra gli affluenti più inquinati del Po, al pari del torrente Parma e del fiume Lambro. Dal confronto dei valori rilevati nel periodo 1995-2010, comprensivo delle sei “campagne Po Legambiente”, in generale emergono dei picchi con le maggiori concentrazioni per il Crostolo e l’Enza (forme azotate). I campioni per gli affluenti sono stati fatti in prossimità delle foci, prima comunque dell’immissione in Po. Questi dati non hanno la pretesa di essere esaustivi, e comunque non si possono sostituire alle campagne di monitoraggio di ARPA, ma tuttavia sono molto indicativi dello stato ambientale del Crostolo. E se l’uomo non se ne occupa ecco che la natura trova rimedio: in molti tratti manca del tutto la pulizia degli argini, per cui sono cresciute delle vere e propri selve inestri-

cabili, con alberi nell’alveo, sulle sponde e sulle sommità arginali. Pochi anni fa si gridò alla scandalo in città quando l’AIPO (Autorità interregionale Po) responsabile del torrente fino alla Cassa di espansione di Rivaltella, si mise a pulire il tratto cittadino: come sempre operò senza preallertare gli enti locali e senza pensare che dopo dieci anni di incuria il corso d’acqua era diventato un’area di nidificazione e rifugio di molte specie di mammiferi e uccelli, un’oasi nella città. Così sta accadendo nei tratti della bassa, con la sommità arginale impercorribile, proprio laddove si dovrebbe passare in caso di piena. O non si fanno i lavori o si fanno male e al risparmio. Il risultato è che l’argine che dovrebbe restare pulito per necessità idrauliche in molti tratti è completamente riforestato, mentre non esistono zone rifugio per la fauna selvatica o gli uccelli e il corso d’acqua nella bassa scorre incassato fra due argini altissimi, pensile e rettilineo. La scarsità d’acqua fa il resto: intendiamoci è naturale che un torrente una parte dell’anno sia con poca o senza acqua, ma nel nostro caso è anche dovuto al prelievo che viene fatto nel bacino. Prelievo con regolare autorizzazione, ad uso irriguo, o “spontaneo” per campi da calcio, orti, giardini o piccoli appezzamenti, con il risultato che con piccoli sbarramenti e pompe molti affluenti del Crostolo vengono prosciugati. Non va meglio al Crostolo stesso, con baracche abusive lungo le sponde, orti e abbandoni di rifiuti, che lo punteggiano di pneumatici, Località

autovetture abbandonate, materiali edili ed eternit, cosicché spesso chi lo percorre per amore della natura non può fare a meno di imbattersi in questi elementi che di naturale hanno ben poco. In città addirittura, per favorire il deflusso – accelerando la velocità dell’acqua – si è scelto di cementificarlo per chilometri, opere ora senza manutenzione e ricoperte da una discreta coltre di sedimenti, che hanno fatto diminuire la capienza del letto del fiume, ridotto ad una larghezza di poche decine di metri. Basta andare nella vicina Parma per vedere come il loro torrente abbia un’alveo ben più largo e funga da importante elemento ambientale all’interno della città. Dopo trent’anni di oblio è ora che si torni a parlare del torrente che dava vita alla città.

In alto: Una costruzione abusiva su un greto del Crostolo (12/10/2011) Sotto: Lavori nella Cassa di espansione di Rivaltella (12/10/2011) (foto di Massimo Becchi)

Fosforo totale µg/L

Azoto totale µg/L

Fiume Enza

61,01

4553,95

Torrente Crostolo

763,58

7638,23

Po a Guastalla

92,59

2316,20

Fiume Secchia

127,30

1821,37

Valori espressi in microgrammi/litro

ottobre 2011 15 notiziario anpi

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Se Pa ntie rti ri gi a 2 n

I “SENTIERI PARTIGIANI” APPRODANO A CORREGGIO Un momento dell’incontro a Correggio

Quest’anno l’ultima tappa della lodevole iniziativa di Istoreco “Sentieri Partigiani”, organizzata in collaborazione con l’ANPI, ha avuto come ultima tappa Correggio (in altra parte del Notiziario la cronaca dei Sentieri in montagna).

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n particolare il tratto finale della tre giorni ha avuto come punto di partenza Bagnolo e come punto di arrivo il Parco della Memoria di Correggio. A piedi si è percorso il tracciato della vecchia ferrovia, linea che attraversava le frazioni di Fosdondo, San Prospero luoghi che ancora oggi hanno un forte valore simbolico nella Resistenza locale. Infatti, il territorio è contrassegnato da cippi, riporta alla memoria battaglie, episodi, agguati, fatti. D’accordo con Matthias e Steffen di Istoreco, che hanno curato l’organizzazione, abbiano a nostra volta radunato una delegazione di giovani dell’ANPI correggese che, in forma simbolica, accogliesse i tanti giovani antifascisti tedeschi, austriaci e svizzeri. Ci siamo dunque incamminati a nostra volta percorrendo gli stradelli, i viottoli, per non dire i campi, per incontrare a metà cammino la carovana umana. La nostra sorpresa e l’emozione è stata 16 ottobre 2011

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tanta nel vedere tantissimi ragazzi e ragazze stanchi ma decisamente curiosi di vedere i luoghi di una storia che non hanno vissuto ma che ancora segna una ferita nella storia di due popoli. Quello tedesco e quello italiano. Affamati di cibo per il lungo viaggio, ma altrettanto affamati di sentire le testimonianze dirette dei protagonisti, dei partigiani e delle partigiane. Già, perché una volta arrivati al parco, dove ci si è rifocillati con il menu del bio-bar, a tenere viva l’attenzione dei giovani europei sono state le parole e le memorie di donne, staffette o impegnate nelle brigate, come Giacomina Castagnetti e Giovanna Quadreri che hanno raccontato del ruolo delle donne nella Liberazione. Lucide parole, vive visioni, dignità e coerenza che non possono che fare breccia nei cuori dei giovani antifascisti ancora assettati degli stessi valori di chi allora combatté il nazifascismo: libertà, diritti, ribellione.

A seguire l’intervento del nostro Presidente onorario Avio Pinotti, che è entrato in modo più specifico sugli eventi e le vicende della lotta di liberazione che lo hanno coinvolto. L’attenzione dei presenti è stata costante e questo grazie all’ottimo lavoro di traduzione di Steffen e Matthias e nonostante il caldo, la partecipazione ha avuto come epilogo un ringraziamento sentito da parte dei rappresentanti dei giovani partecipanti a questo vero e proprio viaggio tra i sentieri della memoria. Ultima nota di apprezzamento infine per la capace Banda di Quartiere diretta da Emanuele Reverberi che ci ha accompagnato lungo la strada ed ha allietato il convivio con un repertorio di canzoni partigiane in versione acustico-bandistica. Ora non resta che esplorare il prossimo sentiero.

di Riccardo Bertani

AFORISMI ED EPIGRAMMI SULLA POESIA DEL POETA AVÀRO RASUL GAMZATOV pigrizia, sii sempre attivo”. “La lotta tra i sensi e la ragione dura anche negli anni del comunismo…”. Rasul Gamzatov è, tra l’altro, l’autore della poesia che divenne poi il testo di una delle canzoni più famose in Russia Zhuravli (cicogne), il cui testo parla della seconda guerra mondiale, dove i soldati morti in battaglia non restano sepolti sotto terra, ma come bianche cicogne volano verso le loro case. Aforismi ed epigrammi sulla poesia

Rasul Gamzatov all’età di 43 anni. Fotografia tratta dal settimanale Literaturnaja Rossija, n. 28, 1966

Nel secolo scorso il poeta avàro Rasul Gamzatov (1923-2003), figlio di Zadasa Gamzat, anch’egli noto poeta di lingua avàra, ha rappresentato la massima espressione della moderna poesia del suo popolo. Cresciuto nel fulgore del periodo sovietico, nel 1943, pubblica la sua prima raccolta di versi, dal titolo Ardente amore e bruciante odio ben accolta dalla critica, per le ferventi espressioni di amor patrio e per l’esaltazione del sistema sovietico. Nel 1944 si iscrive al partito comunista, qualche anno dopo, nel 1952, riceve il Premio Stalin per la poesia. A sua volta, nel 1966, Gamzatov fu insignito del premio Lenin, per la sua raccolta di versi Alte stelle pubblicata nel 1962. Nel 1969, a seguito dell’uscita di Il mio cuore sta sui monti una raccolta di versi dove si esalta la vita del nuovo Daghestan sovietico, Rasul Gamzatov riceve il titolo onorario di “Poeta del Daghestan”. Nel 1974, fece seguito anche l’onorificenza di “Eroe del lavoro socialista”, intesa ad onorare la sua grande produzione poetica. Negli anni che segnarono il declino del propagandistico “Realismo socialista”, Gamzatov si dedicò essenzialmente alla letteratura infantile ed alla critica letteraria. Egli, ormai, si era accorto della vacuità apologetica che stava alla base del “Realismo Socialista” e a tal proposito scriveva: “Non conciliarti mai con l’indulgenza e la

Ciò che racconta la vecchia madre di un mio amico poeta Quando era piccolo e ancora non era capace di parlare, io lo capivo in tutto, ma ora che si è messo a declamare sonetti, lo capisco solo quando la smette. Al poeta plagiatore Nel tuo gregge si trovano spesso buoni agnelli, solo che i loro belati mi sembra di averli già sentiti in altre greggi. Ecco di nuovo una richiesta di compenso adeguato al merito. Già lo sappiamo, si tratta della solita richiesta esposta da parte di un mediocre poeta. Solo che i suoi bambini non conoscono i brutti versi scritti dal padre, quindi chiedono ignari quanto i figli di Tolstoj. L’aiuto importuno Ho lodato Omar, ho elogiato Alì, ma io sbaglio a far così, perché non è con gli elogi che si possono aiutare i poeti. La strada della poesia Cercavo di trovare la strada della poesia che mi aveva indicato mio padre, ma per quanto la cercassi stentavo a trovarla, finchè un giorno incontrai un vecchio amico di mio padre, che mi disse: “ Se ti senti poeta, non seguire la via di tuo padre, ma cercati una tua propria strada, perché quella non assomiglia a nessun altra via”. Ciò detto il vecchio sparì nel nulla. Fiumi e parole … Più d’una notte in riva al Caspio ho sentito il Kajal [fiume del Daghestan, N.d.R.] mormorare alle lontane stelle parole a loro impossibili potessero giungere. I miei versi sono tali e quali quei ruscelli:

qualcuno s’arrabbia appena fuori dalla sorgente, senza mai raggiungere il fiume che porta al grande mare… Oh, la gioia di essere poeta Se parlo con la burka / quella subito mi risponde, / se parlo con la zurna / quella non tarda a rispondermi / con il suo suono armonioso. / Se parlo con i monti / quelli sull’attimo mi rispondono / e così fa se parlo con il mare. / Se parlo, loro tutti sono pronti / a rispondermi: la brocca dell’acqua, / il bricco del vino e la pentola/ che bolle sul focolare. / Oh, la gioia d’esser poeta!/ Che si può parlare liberamente / con tutti e di tutto! (Burka, mantello di feltro tipico dei cavalieri caucasici; Zurna, strumento musicale a fiato, molto comune tra i popoli caucasici). Il poeta canta della moglie Tu sei la mia luce, la mia stella / Sol che ti veda, tutto mi splende intorno! / Ma ecco apparire sulla soglia la sua luce, la sua stella: / “Sei ancora qui! – grida allora il poeta – Vattene per carità, / che la tua vista mi toglie l’ispirazione”. / Quando talvolta vado dai miei amici orefici, ammiro la loro maestria / nel saper discernere l’oro dal rame. Magari sapessi anch’io / come loro, distinguere l’oro dal rame, / che stanno alla base dell’intricata matassa delle mie strofe. / Non sarò certo io ad esaltare i miei versi, perché so che la penna è traditrice, / tanto che al posto dei vili / può creare degli eroi. Infatti anche se ho aspirato / a scrivere cose divine, spesso / i miei versi appaiono mendaci / e miseramente arruffati.

Gli Avàri, da non confondere con gli antichi Àvari di origine turca, che chiamano se stessi Maarulal, sono un popolo di stirpe ibero-caucasica di religione islamica. Nel 2002 contavano oltre 700.000 individui, di cui la maggior parte vive nelle regioni montuose della repubblica del Daghestan, ex territorio sovietico, di cui costituiscono il gruppo etnico principale.

ottobre 2011 17 notiziario anpi

memoria

10 giugno 1944

COMMEMORATA la BATTAGLIA dello SPARAVALLE con la partecipazione degli alunni delle terze classi delle Scuole medie di Busana e Felina Il 5 giugno è stata commemorato il 67° anniversario della battaglia dello Sparavalle, avvenuta il 10 giugno 1944. L’appuntamento era nello spiazzo antistante la “Baita d’Oro”, nel territorio a cavallo tra i Comuni di Busana e Castelnuovo ne’ Monti. Il benvenuto ai presenti è stato dato dal presidente dell’ANPI provinciale, Giacomo Notari, che ha ricordato la figura di Camillo Marmiroli Mirko che, recentemente scomparso, ai tempi, diede il suo forte contributo alla battaglia stessa, in qualità di mitragliere. La celebrazione è stata aperta dall’inno nazionale, suonato con grazia e delicatezza dagli alunni della terza media dell’Istituto Comprensivo di Busana. Presenti i rappresentanti di molte amministrazioni comunali della montagna, con i propri gonfaloni, il tutto impreziosito dalla presenza del deputato Maino Marchi Il discorso di apertura quest’anno è stato affidato ad Alessandro Govi, sindaco di Busana, in rappresentanza dei quattro Comuni del Crinale; come ben si sa, questo onore spetta, ad anni alterni, al Sindaco di Busana e di Castelnuovo né Monti. In questo modo sono state così introdotti le presentazioni ed i commenti che gli alunni delle terze classi delle Scuole medie di Busana e Felina avevano preparato in funzione di questo appuntamento. Sono state lette commoventi lettere di Condannati a morte della Resistenza Italiana ed Europea, una poesia di Salvatore Quasimodo Alle fronde dei Salici

ottobre 2011 2011 18 settembre notiziario anpi

e le parole profonde di Pietro Calamandrei. I ragazzi hanno ribadito che, soprattutto quest’anno in occasione del 150° dell’Unità, è avvertito ancora più forte il filo rosso che unisce l’Unità d’Italia alla Lotta di Liberazione, al 25 Aprile, al 2 Giugno e alla nostra Costituzione e che rende le figure di Garibaldi e Mazzini quanto mai attuali e significative. Questi stessi ideali sono stati poi ripresi dall’on. Maino Marchi che ha invitato i presenti a concretizzare i principi della libertà, della partecipazione alla vita civile e politica, della difesa della Costituzione e della parità uomo-donna. Al vicesindaco di Castelnuovo ne’ Monti il compito di concludere la manifestazione con l’ulteriore affermazione della necessità di promuovere e difendere il patrimonio democratico che abbiamo ricevuto in eredità dai nostri padri. Con un gradito e simpatico rinfresco presso i locali della Baita, è stato dato il saluto ai presenti con un arrivederci al prossimo anno. Chi scrive auspica davvero che la presenza di giovani leve a questa e a tutte le altre manifestazioni, possa essere un segnale per mantenere alti e vivi ideali profondi, che il ricordo tenga unite le generazioni grazie ad un denominatore comune e che quanto è stato non sia mai dimenticato, perché, solo conoscendo e rispettando ciò che è avvenuto prima, si può costruire un presente e un domani migliore. Queste non vogliono essere parole retori-

che, fini a se stesse, ma chi scrive, un po’ da idealista e forse sognatrice, continua ancora a credere che in un mondo così vacuo, come quello odierno, dove vige il particolarismo, l’arrivismo e la diffusa non conoscenza, sia fondamentale sensibilizzare le giovani generazioni trasmettendo loro il testimone della memoria e del ricordo. E’ doveroso far riflettere che la vita è fatta non solo di luci, colori o di effimere soddisfazioni, bensì di valori veri, in nome dei quali si può anche immolare la propria vita. Alla società, ma anche tanto alla scuola, è demandato questo gravoso e delicato compito. Qualcuno dei ragazzi che oggi erano presenti, forse un domani potrà ricordare e dire… anch’io c’ero. Maria Laura Messori

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Pagina a fianco: Giacomo Notari e Nello Orlandi In alto: Un momento della commemorazione Al centro: L’on. Maino Marchi In basso: Il monumento

Una poesia di Ildo Cigarini dedicata alla Resistenza Il valore della vita Siedi, ti racconto / di una cantina buia / e di un uomo / con il volto straziato / schiacciato contro un muro. / Siedi / e ascolta le mie parole, / io c’ero. / Io c’ero / con il cuore stanco / dopo una guerra / durata una vita / che ancora bruciava / l’anima della gente. / Sii paziente, / ascolta / il mio racconto./ Lo presero sui tetti, / nelle mani / il fucile ancora caldo / e negli occhi la paura / di chi non ha via di fuga. / Ascolta, / non distrarti, / io l’ho visto il sangue / ancora caldo / bagnare le strade. / Per ogni pugno / al suo viso / la memoria di un amico, / padre, madre, sorella, fratello, / torturati e uccisi. / Ascolta, / io c’ero, / e ad ogni colpo / il suo sguardo / domandava / quando sarebbe finita / la sua breve corsa / dentro la vita. / Non è finita, / si diceva, / non è finita. / Ascolta, / io c’ero / e nei suoi occhi / vidi l’immagine / di anime nere. / Ascolta / Io c’ero. / Non c’è un tempo / che mi possa trattenere, / non c’è luogo / che mi possa contenere, / non c’è storia / che possa dimenticare. / Io c’ero, / ci sono, / ci sarò sempre, / io coscienza inquieta / a ricordare il valore / della vita. (Ildo Cigarini, Tracce. Sotto la cenere ardono vite mai sopite, Gruppo Albatros Il Filo, 2011)

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RICORDATE LA GLADIO?

ECCO COME CERCO’, A REGGIO, DI AGGANCIARE TRE PARTIGIANI COMUNISTI (1954-1957) Gianni A pag. 219 della sua travolgente narrazione imperniata sull’assalto al comando germanico di Botteghe di Albinea (marzo 1945), Matteo Incerti inserisce un’appendice post-liberazione relativa ad uno dei protagonisti, Giovanni Farri, Gianni, comandante dei garibaldini che parteciparono a quell’evento. Si tratta di un episodio capitato a Farri nel febbraio 1957, nella drammatica temperie della repressione sovietica in Ungheria e dei conseguenti gravi problemi di coscienza per tanti militanti comunisti, Farri compreso. Con una misteriosa telefonata da Roma un sedicente “dirigente di un’associazione di reduci antifascisti” fissa un appuntamento con Farri alla stazione ferroviaria di Reggio. Il colloquio tra i due diventa ben presto un’esplicita proposta a Farri, in quanto da poco estromesso dal PCI per il suo dissenso verso la repressione sovietica, di fornire ad una non meglio precisata “organizzazione” informazioni “sulla resistenza e sulla politica di ieri e di oggi”. “Temo che il suo viaggio sia stato vano – rispose Farri –. Soffro molto per l’espulsione dal Pci […] Ma al di là di tutto, al di là della mia ingiusta estromissione, io mi sento un uomo di sinistra e non posso tradire i miei ideali”. Veleno Ora, l’episodio sopra assai sintetizzato da una testimonianza che Incerti ha raccolto da un familiare del compianto Farri, trova una quasi perfetta somiglianza con ciò che accadde, nello stesso periodo, ad Alberto Vanicelli, Veleno, all’epoca segretario provinciale dell’ANPI. Vanicelli è deceduto nel 2006 ma tra alcune carte lasciate figura un dattiloscritto di due cartelle in cui egli stesso racconta una vicenda assai simile. Diverso soltanto l’approccio. L’inviato della “organizzazione” non telefona ma si presenta direttamente a casa di Vanicelli, e dichiara le proprie generalità esibendo un tesserino del ministero della Difesa, Servizio informazioni: Casini Guido, classe 1915, residente a Montefiorino di Modena, maresciallo capo dei carabinieri. Dice di essere in servizio a Reggio da due anni 20 ottobre 2011

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e di esser stato Comandante della Polizia partigiana a Modena. Fa presente a Vanicelli di essere bene informato sul suo conto, anche per via di un fascicolo personale fornitogli dal dott. Caffarri della questura di Reggio. Venendo al dunque gli dice fra l’altro quanto segue: “Il Ministero ha bisogno di avere informazioni precise su quanto avviene negli organismi di destra e di sinistra, ma particolarmente di sinistra. Perciò ha bisogno di una rete di collaboratori” che verrebbero “retribuiti a seconda del rendimento e dovrebbero fornire notizie richieste di volta in volta secondo un apposito formulario”. Promette lauti compensi, prospetta garanzie di sicurezza, se scoperti:l’ambasciata americana provvederebbe all’espatrio dell’informatore e della sua famiglia negli Stati uniti d’America. Dopo qualche altro scambio di battute l’incontro si conclude con una risposta interlocutoria da parte di Vanicelli: “Ci penserò ma non voglio più vederla né qui né fuori di qui. Come posso comunicarle le mie decisioni?”. “A dire di no ero in tempo anche il giorno dopo – commenta in un inciso Vanicelli – intanto avrei avuto il tempo di parlarne al Partito”. E a quanto pare tutto finì là. Sirio Ebbe invece un seguito un analogo approccio avuto da Paride Allegri, Sirio, ex comandante della 76.a Brigata SAP, il quale, avendone “parlato al Partito”, finse di accettare il ruolo di informatore per infiltrarsi in quella rete che anni dopo sarà resa nota come “Gladio”. E’ lo stesso Allegri a scriverne nel suo libro autobiografico Il viaggio di un resistente, a partire da pag. 166. Ad avvicinarlo fu un amico d’infanzia, Faieti Dante, Grillo […] ex partigiano che durante la lotta di liberazione era stato messo nella Questura “come informatore nostro e che era passato, si vede, al servizio segreto di informazione del SIM”, scrive Sirio, che così continua “mi disse che sapeva che io ero in contrasto col Pci” […] mi ha invitato a fare l’informatore”. Finse di doverci pensare qualche giorno. In realtà, d’accordo col segretario della Federazione Onder Boni e con Fausto Pat-

tacini, Sintoni, accettò l’incarico di informatore “per capire quali sono gli infiltrati che ci sono da noi”. Ebbe così il compito di formare una rete di “comunisti ad indirizzo nazionalista all’interno del PCI, tipo quella di Magnani”. Dopo alcuni mesi di avventurosi contatti (dal 1954 alla primavera del 1955) la situazione per Allegri si fece pericolosa, anche perché se i servizi segreti - come venne a sapere – avevano già “piazzato alla Direzione [del PCI nazionale] dei loro uomini e noi mandavamo delle notizie là, potevano ben capire cosa stessi facendo, cioè il doppio gioco […]. Se fossi stato scoperto mi potevano eliminare... Con l’agente dei servizi dissi che non me la sentivo più perché temevo di essere stato individuato dai dirigenti [comunisti] di Reggio”. Erano tempi duri Sono vicende lontane, di tempi duri e caratterizzati da gravi lacerazioni in un mondo spaccato in due blocchi contrapposti. Tempi nei quali la Questura di Reggio, in data 27.06.1956, diramava con Riservata Raccomandata, in doppia busta, un Elenco persone pericolose per l’ordinamento democratico dello Stato iscritte nel C.P.C., residenti nella provincia di Reggio e sottoposte a misure di vigilanza da parte di questo ufficio. L’elenco in questione comprende i nomi di 293 persone, tutte qualificate come “comuniste” e in maggioranza stragrande, aggiungiamo noi, ex partigiani e partigiane. Come Clarice Boni Burini di Cavriago, medaglia d’argento al VM, torturata lungo 4 mesi (gennaio aprile 1945) dai nazisti a Busana e Ciano d’Enza poi a Villa Cucchi dagli sgherri dell’UPI della GNR. O Diano Francescotti (nipote di quel Primo ucciso dai fascisti nel 1921) sapista a fianco di Sirio. Curioso il fatto che esponenti comunisti di primo piano, come Didimo Ferrari Eros, o Walter Sacchetti, non compaiano nell’elenco. Come non vi compaiono del resto quelli di Farri, Vanicelli e Allegri. Da capire anche quale fosse stato il criterio con cui quei 293 nomi vennero scelti tra gli oltre 60.000 iscritti al PCI reggiano. Antonio Zambonelli

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PARTIGIANI ITINERANTI… viaggiando per memorie

L’ANPI reggiana al sacrario di Redipuglia Alcuni esponenti dell’ANPI reggiana si sono recati in Friuli Venezia Giulia per visitare i luoghi del Carso, testimoni silenziosi della prima guerra mondiale. Sulla scorta del precedente viaggio al cimitero americano della seconda guerra mondiale di Colleville-sur-Mer in Francia del Nord, anche in questa occasione è stato reso commovente omaggio agli eroi italiani che hanno combattuto, e che sono caduti, per garantire un futuro di libertà e democrazia a tutti noi. Impresso indelebilmente nella memoria rimarrà il ricordo della giornata passata al sacrario militare nel Comune di Fogliano Redipuglia, dallo sloveno “sredij polije” ovvero “terra di mezzo”, in provincia di Gorizia, nella regione etnicoculturale detta Bisiacaria. Tale sacrario è il più grande  costruito in Italia ed uno dei più grandi costruiti al mondo. Esso venne realizzato su progetto di Giovanni Greppi (architetto di fama internazionale a cui si devono anche i sacrari del Monte Grappa e di Bezzecca), e dello scultore Giannino Castiglioni. Il complesso, inaugurato nel  1938, si sviluppa sulle pendici del  monte Sei Busi, cima aspramente contesa nella prima fase della Grande Guerra. Dal punto di vista costruttivo si presenta alla stregua di uno schieramento militare, alla cui base è stata posta la tomba di Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta,

comandante della 3ªArmata, cui fanno ala quelle dei suoi generali. Alle loro spalle sono custodite le salme di centomila valorosi caduti italiani. Ai piedi della scala monumentale, una grossa catena d’ancora, che appartenne alla torpediniera “Grado”, recinge simbolicamente l’ingresso allo stesso sacrario. Subito oltre si distende, in leggero declivio, un ampio piazzale lastricato in pietra del Carso, attraversato sulla sua linea mediana dalla via Eroica, che corre tra due file di lastre di bronzo, 19 per lato, di cui ciascuna porta inciso il nome delle località dove le battaglie furono più aspre e sanguinose. Impressionante ed allo stesso modo commovente è l’immagine del maestoso complesso, che sembra avvolgere ed abbracciare in un ultimo saluto i propri caduti in una guerra che costò all’Italia seicentomila morti. In fondo alla via Eroica si eleva la gradinata che custodisce, in ordine alfabetico dal basso verso l’alto, le spoglie di 40.000 caduti noti ed i cui nomi figurano incisi in singole lapidi di bronzo. La maestosa scalinata, formata da 22 gradoni su cui sono allineate le tombe dei caduti, sul davanti ed alla base della quale sorge, è simile al poderoso e perfetto schieramento d’una intera grande unità di centomila soldati. Il duca d’Aosta, morto nel 1931, chie-

se di avere l’onore di poter essere qui deposto tra le migliaia di soldati che persero la vita sul campo di battaglia. La tomba è ricavata in un monolito in porfido del peso di 75 tonnellate. Nell’ultimo gradone, in due grandi tombe comuni ai lati della cappella votiva, riposano le salme di 60.330 caduti ignoti. Nella cappella e nelle due sale adiacenti sono custoditi oggetti personali dei soldati italiani e austro-ungarici. Alla sommità dominano tre grandi croci di bronzo. Il grande mausoleo è stato realizzato di fronte al primo cimitero di guerra della 3ª armata sul colle Sant’Elia, che oggi è una sorta di museo all’aperto noto come parco della Rimembranza. Lungo il viale adornato da alti cipressi, segnano il cammino cippi in pietra carsica con riproduzioni dei cimeli e delle epigrafi che adornavano le tombe del primo sacrario. Sulla sommità del colle un frammento di colonna romana, proveniente dagli scavi di Aquileia, celebra la memoria dei caduti di tutte le guerre, “senza distinzione di tempi e di fortune”. L’unica donna seppellita nel sacrario è una crocerossina morta a 21 anni di nome Margherita Orlando. La sua tomba si trova nella prima fila e si distingue perché nella facciata è stata scolpita una grande croce. Riccardo Braglia

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memoria

ilia ANPI Campagnola Em

LIANI A T I I N A I G I T R A P I T I COMBATTEN TERO

ALL'ES

Pubblichiamo la seconda testimonianza, curata da Gaetano Davolio, del novellarese Umberto Corradini (deceduto il 25 novembre 2002) prima partigiano in Jugoslavia poi in Italia e per questo decorato al valor militare sia dal ministero della Difesa della Repubblica socialista federativa Jugoslava sia dal ministero della Difesa della Repubblica italiana Ricordiamo che nel numero di luglio del Notiziario abbiamo pubblicato la testimonianza di Roberto Zanfi.

Umberto Corradini

Il comandante partigiano Umberto Corradini, protagonista della mobilitazione dei militari al servizio della Todt ed organizzatore delle strutture militari italiane nel 1943/45, è stato decorato con Medaglia di bronzo al valor militare, consegnata dal Ministero della Difesa della Repubblica socialista federativa Jugoslava.

TESTIMONIANZA DI UMBERTO CORRADINI (Comandante partigiano in Jugoslavia) Nel 1942 ero militare a Verona nel secondo Genio militare, corpo specializzato in esplosivi e mine di ogni genere. La mia compagnia, composta da 180 soldati, equipaggiata di tutto punto, fu mandata in Jugoslavia, e precisamente a Spalato, per sminare strade e ponti. L’8 settembre 1943, mentre eravamo al lavoro in montagna, arrivò un corriere portaordini, con l’ordine di rientrare in caserma: egli ci informò quindi che il comando italiano delle forze armate, di stanza in Jugoslavia, aveva firmato l’armistizio con il comando dell’esercito jugoslavo. Fu un capovolgimento di amici e nemici da combattere, difficile da capire. Colti di sorpresa parecchi tacquero, alcuni gioirono, altri gridavano “tutti a casa”. Ci trovammo di fronte ad un caos indescrivibile, dove nessuno comandava e tutti erano presi dalla grande novità; si è poi saputo che il comandante era fuggito la sera prima, mentre gli altri ufficiali si erano ritirati in camera per consultarsi e comunicarci la conferma dell’armistizio con la Jugoslavia e gli alleati anglo-americani, in accordo con il Comitato di Liberazione nazionale italiano. Ci informarono pure che i tedeschi erano a Knin (località a trenta 22 ottobre 2011

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chilometri da Spalato): non potevamo prevedere quando avrebbero occupato la città, ma si sapeva di sicuro che ciò sarebbe avvenuto molto presto. Il tempo stringeva, il precipitare degli eventi ci costringeva ad una scelta, in ogni caso impegnativa e difficile. La domanda che ci arrovellava nel cervello era evidente: “Cosa facciamo? Dove andiamo e con chi? Andiamo a casa, ma come? Via mare? Via terra?”. La scelta era comunque difficile. La discussione era vivace, interessante ma inconcludente, perché raggiungere l’Italia era impossibile, sia via mare come pure via terra. Mai la scelta mi avrebbe portato a stare con i nazifascisti, tradendo gli ideali antifascisti miei e dei miei famigliari. Nella notte ci spostammo verso la montagna, nella zona che era frequentata anche dai partigiani di Tito. Infatti, un commissario partigiano che capiva l’italiano ci aveva seguito nella discussione e ci aveva chiesto se eravamo disposti a sentire la sua opinione; avendo noi acconsentito, ci prospettò tre soluzioni: la prima prevedeva che, chi voleva continuare a combattere con i nazifascisti, avrebbe dovuto fare un suo gruppo; la seconda che, chi voleva an-

dare con i partigiani, si collocasse vicino a lui; la terza che, chi voleva nascondersi, avrebbe rischiato molto poiché non avrebbe saputo dove e come nascondersi. Eravamo consapevoli che andare con i partigiani avrebbe significato non avere più una casa né pasti regolari, nutrirsi quando e come era possibile, dormire sotto le stelle, con continuo rischio e tanta paura. Nonostante questo, nel mio intimo, dopo una profonda riflessione e senza mai dimenticare chi mi aspettava a casa, decisi di stare con la Resistenza. Poche ore dopo, il 10 settembre 1943, ero già in prima linea, col terzo Battaglione Dalmato, per fermare i tedeschi e dare il tempo ai partigiani di Spalato di vuotare i magazzini delle armi, degli alimenti, del vestiario ed altro materiale bellico prezioso per sostenere la guerriglia partigiana. Mentre l’esercito tedesco occupava la costa adriatica, noi ci sganciammo a marcia forzata verso l’interno, in Bosnia, nella città di Livno, incontrando spesso anche i gruppi (Estasia) dei fascisti collaboratori, come pure dei cetnici, nazionalisti serbi che ci attaccavano da tutte le parti. In questa città, con il consenso di Tito (comandante generale

memoria dell’esercito partigiano) formammo il battaglione “Matteotti”, il primo di soli italiani, incorporato nella terza Bgt.“Graisca”, all’interno del quale eleggemmo democraticamente i nostri comandanti, a seconda delle capacità espresse dai soggetti e non tenendo conto dei gradi militari italiani. A seguito delle vittoriose avanzate dell’Armata Rossa in terre orientali, i tedeschi si ritirarono verso Belgrado, incalzati dai lanciamissili Katiuscia, opponendo un’ultima disperata resistenza: per otto giorni fu una guerra infernale, alla quale partecipammo e vincemmo, ma il momento di grandissima emozione è avvenuto quando incontrammo i “tavaris” dell’Armata Rossa il 24 ottobre 1944 a Belgrado liberata. Con la liberazione di Belgrado eravamo giunti all’epilogo di un modo di combat-

tere e la guerriglia partigiana era finita: da quel momento ci aspettava una guerra diversa, frontale, di movimento, di posizioni in trincee, di tipo tradizionale. a cura di Gaetano Davolio

Partigiani reggiani all’estero (Guerrino Franzini, Dati sull’apporto reggiano alla guerra di Liberazione, “Ricerche Storiche”, 1975/26-27, pp. 5-14) Albania Francia Grecia Jugoslavia Montenegro

combattenti combattenti combattenti combattenti combattenti

16 6 52 85 2

caduti caduti caduti caduti caduti

1 1 21 1 12 ––

In questa cifra sono compresi nove reggiani caduti a Cefalonia nel settembre 1943, a cui è stata riconosciuta la qualifica di "Partigiano all’estero". Non si conosce il numero effettivo degli altri caduti della "Acqui". I dati sono stati elaborati sulla scorta di documenti esistenti all’ANPl. 1

Mario Fontanesi Mio nonno era partigiano “Non ebbe bisogno di cartoline precetto per partire e con lui tutta quella generosa generazione di donne e uomini che non aspettarono che la libertà piovesse dal cielo, se la sono andata a riprendere…” Non ho mai conosciuto mio nonno, morto prematuramente nel 1970, quattro anni prima della mia nascita. Si chiamava Mario. Ho imparato a conoscerlo dalle fotografie che la nonna mi mostrava e dai suoi racconti di quand’ero bambino. Non tante cose a dir la verità: la sua bontà, la sua mitezza, la dignità in ogni sua scelta, in anni sofferti durante e dopo la guerra. Ancora bambino sarebbe stata tanta la voglia di averlo con me, poi col tempo i sentimenti impari a metabolizzarli e quel che più mi è rimasto di lui è forse quell’indole un po’ ribelle, quel non volersi mai uniformare, quel volersi sentire liberi anche quando qualcuno vorrebbe metterti i piedi in testa. Mio nonno era Partigiano, uno dei tanti, fece una scelta non facile, ma la fece, mentre altri, quando tutto pareva andare in malora, preferirono nascondersi o starsene zitti. Altri ancora scelsero la tirannia e il servire gli invasori. Nessuno lo obbligò, come tutti gli altri suoi compagni di lotta. Il loro era un obbligo morale di fronte al sentimento che provavano per la loro terra, per i loro

cari. Era la consapevolezza che scegliere è il mezzo per essere liberi. Fu tra i primi a partire per le nostre montagne e già ai primi di luglio del 1944 era inquadrato nella 144a Brigata Garibaldi. Poi, dopo il grande rastrellamento del 20-22 novembre 1944 sul Monte Caio, quando perse tanti cari amici, dal dicembre 1944, tornò in pianura, lui nativo di Cavazzoli, nella 76a Brigata SAP. A guerra finita, a Liberazione raggiunta, tornò a casa come tutti i partigiani, senza bisogno di medaglie, di riconoscimenti. Il 25 settembre scorso mio nonno avrebbe compiuto 87 anni, classe 1925 la sua. Non ho mai parlato di lui, né scritto, sento però in anni come questi di ricordarlo, senza troppa enfasi, d’altronde è questo che più mi hanno insegnato di lui, l’umiltà delle cose semplici. Non ebbe bisogno di cartoline precetto per partire e con lui tutta quella generosa generazione di donne e uomini che non aspettarono che la libertà piovesse dal cielo. Se la sono andata a riprendere.

Oggi lo si dimentica. Oggi vogliono far diventare eroi i fascisti, quelli che come mio nonno hanno combattuto. Quanta amarezza… e se la provo io, che sono nato tanto tempo dopo, provo ad immaginare mio nonno, se ancora ci fosse, cosa direbbe di tutto questo e provo ad immaginare cosa possono sentire nel cuore quelli che invece sono ancora qui con noi. Ecco, mio nonno è stato questo, forse tanti altri leggendo si riconosceranno nelle mie parole, d’altronde quelli come mio nonno erano persone semplici e una volta finita la guerra tornarono a casa per ricostruire, per ricominciare, a volte persino a doversi vergognare per quella cosa grande che avevano fatto, non perché avessero sbagliato, ma perchè il mondo non era cambiato come si sarebbero aspettati. Lo guardo in una foto, sempre la solita che ho di lui, vorrei ringraziarlo per tutto, ma so benissimo che non vorrebbe sentirselo dire. Ciao nonno, la tua idea vive con me. Alessandro Fontanesi

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avvenimenti

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2 i n a i g i t r a p i Sentier

Giovani europei

SUI SENTIERI DELLA MEMORIA DELLA LIBERAZIONE L’edizione 2011 dei Sentieri Partigiani, organizzati da Istoreco in collaborazione con l’ANPI, si conferma come uno degli appuntamenti di memoria vissuta più riusciti del panorama reggiano.

Alle spalle dei camminatori l’Alpe di Vallestrina

Al mulino di Montemiscoso

I Sentieri a Correggio

24 ottobre 2011

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Dopo anni, gli organizzatori hanno deciso di aumentare il numero dei partecipanti, per riuscire a soddisfare le sempre numerose richieste. Così ben cento persone, provenienti soprattutto da Germania, Austria e Svizzera, hanno scoperto e camminato dall’otto all’undici settembre 2011 sull’Appennino che fu teatro della Resistenza locale. Sempre particolarmente ricco il programma, impreziosito dai racconti dell’immancabile guida CAI Daniele Canossini, che sa indicare i luoghi di appostamenti partigiani, di cippi, e spiegare come fosse la montagna nel 1943-45. L’otto settembre, anniversario della firma dell’armistizio, la numerosa ed eterogenea comitiva ha visitato i luoghi significativi del ventennio fascista e della Resistenza in città, dopo un’introduzione storica di Massimo Storchi. Dal venerdì 9 invece il gruppo si è spostato in montagna dove ha ascoltato la testimonianza di Fernando Cavazzini Toni sulla sua squadra volante di sabotatori, la Demonio, per poi dirigersi a Cervarolo. Il paese che fu teatro della strage del marzo ‘44 è stata una tappa particolarmente sentita dei Sentieri 2011, data la recente sentenza di condanna di alcuni nazisti responsabili del massacro. L’aia di Cervaro-

lo ha ospitato per l’occasione le donne del paese, testimoni di quel lontano giorno, e ha visto nuovamente suonare il violino, grazie a Emanuele Reverberi e Paolo Simonazzi, quel violino sopravvissuto alla strage con una storia tutta sua di resistenza. Sabato 10 settembre, il gruppo è partito da Busana, salito alla cima del Ventasso per poi raggiungere il mulino di Montemiscoso e qui ascoltare la testimonianza di Volpe Francesco Bertacchini e del distaccamento “Cervi”. Da Montemiscoso ha poi raggiunto Cervarezza dove Giacomo Notari Willi ha raccontato, oltre alla propria personale vicenda partigiana, la storia di quei paesi negli anni di guerra, delle loro genti, facendo quasi toccare con mano il sacrificio e la solidarietà che animava le montagne reggiane nei ventimesi mesi di Resistenza. Altro momento particolarmente toccante, non solo per gli organizzatori dell’iniziativa, Matthias e Steffen, ma per quanti – e sono molti – che da anni vivono i Sentieri Partigiani, è stata la visita alla tomba del comandante Mirco. Camillo Marmiroli Mirco, scomparso l’aprile scorso, era una presenza fissa dei Sentieri, che erano cresciuti con lui. In tanti ragazzi, infatti, provenienti da paesi diversi, quel giorno hanno portato dei fiori

avvenimenti

di campo sulla sua tomba, dopo che per anni lui li aveva raggiunti per raccontargli le oscenità della guerra. Oggi a ripercorrere quelle montagne con Istoreco e tanti altri antifascisti europei ci sono il figlio di Mirco, Carlo, con le due nipoti, esempio di quella memoria che rimane viva. Il programma 2011 si è poi concluso a Correggio dove Avio Pinotti Atos ha raccontato la Resistenza in pianura, e Giaco-

mina Castagnetti assieme a Giovanna Quadreri il ruolo che hanno avuto le donne – madri, staffette, combattenti – nella Liberazione. E mentre si mangiava e ci si riposava, la Banda di Quartiere suonava Bella ciao, canticchiata in tutte le lingue. In altra parte del giornale, segnaliamo, si parla più diffusamente della tappa correggese. Gemma Bigi

I Partigiani Francesco Bertacchini Volpe, a sinistra, e Giacomo Notari Willi a destra, mentre raccontano a Cervarezza

Nell’aia di Cervarolo. Insieme ai famigliari delle vittime della strage del 20 marzo 1944 e ai musicisti, in piedi si riconoscono l’avvocato Italo Rovali e Matthias Durchfeld di Istoreco

Davanti all’ex carcere di San Tommaso a Reggio Emilia, in Via delle carceri

VENTOSO DI SCANDIANO L’OPERA DI VASCO MONTECCHI IN MEMORIA DEI CADUTI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

Nei mesi scorsi è stato inaugurato nella frazione di Ventoso (Scandiano) il nuovo monumento ai caduti della seconda guerra mondiale. Al posto della vecchia lapide, rimossa durante lavori di ristrutturazione di un edificio, dal 25 aprile scorso è stato collocato il nuovo monumento, un’opera realizzata gratuitamente dallo scultore Vasco Montecchi. La cerimonia ha visto la staffetta partigiana Giuseppina Vezzosi scoprire il monumento avvolto nel Tricolore, successivamente i partigiani Viscardo Campani e Nando Torelli hanno deposto una corona di fiori, mentre il parrocco don Rino ha impartito la benedizione. Il monumento è un

A destra: La staffetta partigiana Giuseppina Vezzosi mentre scopre il monumento. Al centro: Il partigiano Marino Bondi, insieme a Vasco Montecchi, mentre legge una poesia dialettale di Giuseppe Campioli. A sinistra: Alessandro Frignoli al microfono, il sindaco Alessio Mammi, Bruno Vivi dell’ANPI di Scandiano, e Vasco Montecchi (Foto Walter Franceschini)

manufatto importante non solo per le dimensioni che lo rendono fortemente visibile e riconoscibile, ma anche perché, per la sua realizzazione, ha visto il coinvolgimento di tanti cittadini di Ventoso e di Scandiano. Infatti, all’inaugurazione, organizzata dall’Anpi di Scandiano, hanno partecipato, in un clima di festa, insieme al sindaco di Scandiano Alessio Mammi e al vice presidente dell’ANPI Alessandro Frignoli, oltre trecento cittadini. Bruno Vivi ottobre 2011 25 notiziario anpi

Savina e ai due figli le nostre sentite condoglianze e la fraterna solidarietà. In suo ricordo offriamo pro Notiziario. Bruno Valcavi

ELSO CONCONI

ARTURO PASQUALI

Il 19 agosto scorso, dopo breve malattia, è deceduto, all’ospedale Sant’Anna di Castelnovo ne’ Monti, l’amico e compagno Elso Conconi. Aveva 90 anni. Conconi, persona molto conosciuta e stimata, anche per il suo carattere aperto, socievole e molto tollerante, sapeva conversare e rispettare le idee contarie alle sue. Conconi era il penultimo alpino ancora in vita che, fortunosamente, era riuscito a uscire incolume dalla disfatta subita dall’ARMIR sul fronte russo. Dopo l’otto settembre 1943, era tornato nella divisione Tridentina nuovamente ricostituita, dopo la tragedia del fronte russo, a Vipiteno. Le truppe corazzate tedesche, comandate dal generale Rommel, però li catturarono. Con una fuga roccambolesca, Conconi riuscì a scappare e raggiungere Pieve di Pantano, località di residenza della sua famiglia. La serenità ebbe vita breve, perché con l’estate 1944, Pantano fu scelto come sede di un forte raggruppamento composto da 60 SS e 25 fascisti con il preciso compito di lotta antipartigiana. In quel luogo furono trucidati ben nove patrioti e dei civili furono torturati e seviziati e tanti altri deportati in Germania. Conconi, che abitava a dieci metri di distanza dal comando tedesco, non ebbe vita facile anche perché era già membro della 285a Bgt. SAP Montagna. Il comando tedesco-fascista smobilitò soltanto il 23 aprile 1945 con sollievo della popolazione locale che per oltre dieci mesi aveva vissuto nel terrore. Ricordiamo Conconi come persona buona d’animo, onesta e molto stimata. Rinnoviamo alla moglie

Il 6 agosto scorso ci ha lasciati Arturo Pasquali, persona retta, dedita alla famiglia, al lavoro e alla giustzia. Per sua espressa volontà noi familiari sottoscriviamo per l’ANPI, associazione che stimava e non mancava di seguire i vari sviluppi tramite il suo giornale al quale era abbonato. La moglie Arduina, la figlia Mara e il genero Nuber lo ricordano sempre.

26/06/1921-19/08/2011

26 ottobre 2011

notiziario anpi

26/01/1916-06/08/2011

NINO BATTISTA FERRARINI (DAVIDE) 11/03/1925-3/10/2011

Il 3 ottobre 2011 è venuto a mancare all’affetto dei suoi cari Nino Battista Ferrarini Davide, partigiano combattente nella 26a Bgt Garibaldi. Dei tanti episodi, sacrifici sopportati e che raccontava ne fanno testimonianza due attestati e, incorniciata, la Croce al merito di guerra per l’attività partigiana, consegnatagli dall’ANPI di Modena in occasione del 30° della Resistenza. Da Toano, era venuto ad abitare a Iano di Scandiano nel 1960 avendo acquistato qui un podere. Da allora sempre iscritto alla nostra ANPI. Assieme alla moglie, per decenni, ha partecipato a tutte le cerimonie in collina e in montagna svolte ai Cippi partigiani. Era un uomo, semplice, gran lavoratore, dedito alla famiglia e amato e stimato da quanti lo conobbero. Al funerale, tanta gente, con la musica e la bandiera dell’ANPI. Alla moglie Maria e ai figli Luisa e Giuseppe vanno le fraterne condoglianze dell’ANPI scandianese. ANPI Scandiano

MARISA REVERBERI in Veneziani 14/01/1931-15/05/2011  

Il giorno 15 maggio scorso è mancata all’affetto della famiglia e di tutti quelli che hanno avuto il piacere di conoscerla e frequentarla Marisa Reverberi in Veneziani. Con la certezza che “chi vive nel cuore di chi resta non muore”, il marito Sergio insieme ai figli Antonio e Roberto, con le rispettive famiglie, per onorarne la memoria offrono a sostegno del Notiziario.

EGIDIO BARALDI,(WALTER) 18/02/1920-01/10/2011

Un uomo libero, un partigiano Il 1° ottobre u.s. si è spento, all'età di 91 anni e 7 mesi, il partigiano Egidio Baraldi, la cui vicenda drammatica di perseguitato innocente, come quella di Germano Nicolini e di altri ex partigiani, è stata per molti anni oggetto di polemiche e di un'attenzione che ha di gran lunga oltrepassato i confini della nostra provincia. Nato a Cavezzo di Modena l'otto febbraio 1920 in una famiglia contadina poi trasferitasi in area reggiana, a Cognento di Campagnola, ha ben presto iniziato a lavorare la terra coi familiari fino al servizio militare che lo ha visto artigliere su vari fronti. A casa in licenza nell'agosto ’43 per i funerali della madre, con l'armistizio dell'otto settembre finiva per Egidio la “guerra del duce” e di lì a poco ne cominciava un'altra, quella contro il fascismo repubblichino rispuntato all'ombra ed al servizio dei nazisti occupanti. Impegnato già dal dicembre '43 nei primi di quei gruppi partigiani che poi si chiameranno SAP (Squadre d'azione patriottica) diventerà comandante di un battaglione e infine vice commissario della 77a Brigata operante nella pianura reggiana tra la Via Emilia e il Po. Nel 1947 fu arrestato, e poi condannato con altri, quale responsabile dell'uccisione del capitano Mirotti, già fascista volontario nella guerra di Spagna, avvenuta nella notte del 20 agosto 1946 a Campagnola,

dove il Mirotti, prigioniero degli Alleati al Sud, era ritornato dopo avere con loro risalito la Penisola. Condannato a 22 anni di reclusione, ridotti poi a 16 in appello, ne scontò sette proclamando sempre la propria innocenza, quella innocenza che gli verrà riconosciuta con la sentenza di revisione della Corte d'Appello di Perugia soltanto nel marzo 1998, e per la quale si era fieramente e instancabilmente battuto invano (anche perché non supportato da chi avrebbe potuto) per decenni , indicando fin da subito i veri colpevoli, dunque “ben prima del Chi sa parli! apparso il 29/08/1990”, come ha scritto l'avv.Dino Felisetti (“Gazzetta di Reggio”, 2/10/2011) con riferimento al ben noto appello di Otello Montanari. Drammatico e amaro, al riguardo, il terzo suo libro autobiografico, pubblicato nel 1989, Ho pagato innocente. Vi si coglie fra l'altro che una delle più dure sofferenze, per Baraldi, fu la pesante pluriennale ostilità di suoi compagni comunisti che lo trattarono da “traditore” per aver fatto quei nomi. Ma ciononostante non defletté mai dalla sua fedeltà agli ideali di giustizia della sua giovinezza, sempre da uomo libero scevro da fanatismo. Così come fu costante il suo impegno nelle file della Resistenza. Vicino sempre all'ANPI e, per anni, da pensionato, appassionato collaboratore volontario dell'Istituto storico resistenza: tra i frutti di questa collaborazione la registrazione dell'enorme mole di dati relativi agli oltre 1000 reggiani deportati civili e gli oltre 8000 internati militari nei lager nazisti. Quei dati ora reperibili su internet negli Albi della Memoria curati con grande competenza da Amos Conti per Istoreco. In tanti eravamo al suo funerale laico, il 3 ottobre, in un caldo e assolato pomeriggio di inizio autunno, con le bandiere dell'ANPI, della Camera del Lavoro e della 77a Brigata SAP. Antonio Zambonelli

UGO CANTARELLI

04/07/1925-24/08/2011 Il 24 agosto scorso è deceduto a Carpineti, all’età di 86 anni, Ugo Cantarelli, Partigiano combattente nella 76a Bgt. SAP, nel distaccamento di San Maurizio (RE) insieme alla defunta moglie, staffetta partigiana, Deletta Daolio scomparsa nel 2008. Cantarelli lascia un buon ricordo di sé, essendosi distinto come artista-artigiano nella lavorazione del rame e del legno. Dal suo lavoro ha ricavato preziose sculture e quadri di indubbio valore artistico che ha lasciato in donazione a enti diversi per realizzare a proprio ricordo e della moglie un museo a Carpineti. I funerali si sono svolti in forma civile, il mattino del 26 agosto scorso nella piazza antistante la casa protetta, alla presenza del Sindaco e di esponenti delle associazioni ANPI, CGIL, Pensionati. Lo ricorderemo come amico dei carpinetani, poiché nato a Reggio Emilia da circa trent’anni aveva scelto Carpineti come propria residenza assieme alla sua Deletta. Non lascia figli ma solo parenti. L’ANPI, del quale era militante attivo, rinnova agli amici e parenti le condoglianze e ringrazia il rag. Argo Zini, economo della casa protetta di Poiago, per l’impegno profuso e per l’organizzazione della cerimonia funebre. Nunzio Ferrari Bruno Valcavi

ottobre 2011 27 notiziario anpi

GIUSEPPE CARRETTI (DARIO) 6° ANNIVERSARIO

Il 2 ottobre scorso ricorreva il 6° anniversario della scomparsa del Partigiano Giuseppe Carretti Dario, vice comandante della 145a BGT Garibaldi, ex sindaco di Cadelbosco Sopra e presidente dell’ANPI reggiana per oltre 25 anni. Lo ricordano con profondo rimpianto le famiglie Carretti e Pioppi offrendo al suo Notiziario. Tra le tante cose che il bracciante di Villa Seta, come amava autodefinirsi, ci ha lasciato in eredità – dal suo lavoro di sindaco all’impegno per l’Africa australe e per la Palestina, ricordiamo la scuola di Seilat a lui intitolata – c’è proprio anche questo Notiziario, che ha trasformato da modesto bollettino ciclostilato nella rivista che avete fra le mani. Un luogo d’incontro e di confronto per la politica e la cultura reggiane, un luogo di memoria. Ma con un’attenzione particolare alle giovani generazioni, che oggi, sottolineiamo, possono appartenere a pieno titolo all’ANPI. Sono poche righe ma crediamo rispettino l’essenzialità dell’uomo e Partigiano Carretti.

REMO BONAZZI (ANDREA) 5° ANNIVERSARIO

Il 22 settembre ricorre il 5° anniversario della morte di Remo Bonazzi Andrea, Partigiano della 76a Bgt. SAP ed ex presidente della sezione ANPI di Bibbiano. La moglie Enore, le figlie Tita e Catia, i nipoti Davide, Elena ed Elia e il genero Giovanni lo ricordano con immutato affetto e sottoscrivono pro Notiziario.

SETTIMO BALLABENI 1° ANNIVERSARIO

Il 1° novembre ricorre il primo anniversario della scomparsa di Settimo Ballabeni. La moglie Teresa Cigarini e i famigliari tutti, nel ricordarlo con immutato affetto, sottoscrivono, in suo onore, pro Notiziario.

ARTURO IOTTI (SPARTO) 6° ANNIVERSARIO

In occasione del 6° anniversario della scomparsa del marito Partigiano Arturo Iotti Sparto, la moglie Amelia Albarelli, il figlio Dante, la nuora e la cognata lo ricordano con immutato affetto e sottoscrivono pro Notiziario.

28 settembre 2011

notiziario anpi

OVIDIO MANFREDI 1° ANNIVERSARIO

A te che hai costruito la tua intera vita sulla forza e suoi valori più sani, a te che coraggiosamente hai sempre lottato per ciò in cui credevi, a te dichiariamo ancora una volta il nostro amore, ricordandoti ogni istante. Edda, Caterina e Giacomo

IGINIA MASONI (LOTTA) IN MEMORIA

In ricordo della Partigiana Iginia Masoni Lotta, appartenente alla 77a Bgt. SAP, che operò in particolare nei Gruppi di difesa della donna di Cogneto. Lotta, nata a Castelnovo Sotto nel 1913, è deceduta nel 1999. L’amica Paola Iotti Giovanelli in sua memoria sottoscrive pro Notiziario.

FEDERICO FRANZONI (PRIMAVERA) 5° ANNIVERSARIO

Il 21 settembre di 5 anni fa è mancato all’affetto dei suoi Cari il maestro Federico Franzoni Primavera. Aveva 89 anni. Un uomo schivo, stimato, modesto, di poche parole, dedito con passione al lavoro e alla famiglia. Sin dal settembre 1943, lo vediamo impegnato con i giovani di San Ruffino di Scandiano a organizzare la Resistenza e ospitare in casa sua i militari sbandati dopo l’8 settembre. Primavera, poi, deve salire in montagna e lo ritroviamo nella 26a Brg. Garibaldi, come intendente di Divisione con il grado di tenente. La moglie Palma, il figlio Luciano con la moglie Carmen e il nipote Daniel lo ricordano con immutato affetto, insieme all’ANPI di Scandiano, e offrono pro Notiziario.

WERTHER SPAGGIARI (LEMBO) 5° ANNIVERSARIO

Il 27 ottobre ricorre il 5° anniversario della scomparsa, a 83 anni, del Partigiano Werther Spaggiari Lembo, responsabile della Sezione ANPI di Gavassa. Werther aveva lavorato per lunghi anni presso il mulino “Masone”, poi “Progeo”, e aveva sempre dimostrato attaccamento alla famiglia e ai suoi ideali ispirati ai valori della Resistenza. L’Amministrazione comunale di Correggio, in occasione del 38° anniversario della battaglia di Fosdondo, gli aveva conferito il diploma e la medaglia quale protagonista generoso ed eroico di una delle pagine più belle della storia della Resistenza a Correggio e provincia. E’ tanto triste averti perduto, ma è tanto bello ricordarti. La moglie Dilva, i figli Ivano e Marisa in sua memoria sottoscrivono pro Notiziario.

di Glauco Bertani

ano Graziano l’Emili Emiliano per il con“Ringrazio Michele che ci ha coinvolto fronto democratico e mi ha dimostrato e per l’amicizia ch la mia candidatura” firmando per primo o, presidente ANCI) (san Graziano Delri

siate complici di un voglio credere che genocidio” (v.m.) Giunte reco è determinato “Il primo tipo di sp lle Giunte (fino a 12 dalla rindondanza de Bonaretti, direttore assessori)” (Mauro Reggio Emilia) generale Comune di

campana? Per chi suona la tterario Ernest He“Al tavolo politico-le i lgenti nei confront mingway sono indu ni di Filomena De delle (rare) esternazio di Reggio Emilia ... Sciscio, vice sindaco si e si chiedono cosa Al tavolo sono curio n mena De Sciscio co intendesse dire Filo gnerebbe puntare l’affermazione ‘Biso portanti dei gettoni su tematiche più im iglieri’. Gentile Sig. di presenza ai cons , lla via di Damasco ra, si incammini su i l Palazzo e ascolti scenda le scale de o saie che frequentan commenti delle mas Masoni) il mercato” (Ninuccio

impedire a chiunque vi, potrebbe sempre e e, ma non potrebb di visitare il presep i, in or Fi a (Benedett mai farlo a pezzi” PDL) pi? Rivedersi a Filip resentare il popolo pp ra di o “Non è degn rontare l’elezioni atchi ha paura di aff preferenza” (Fabio traverso un voto di Filippi, PDL)

Parole non fatti della Circoscrizione “Come il Presidente GA(S)P il nostro Gruppo, in dando a pranzo con Città storica, anche “Mentre stavamo an iti ns Co in to nu soste ri iscritti, siamo sta coerenza con quanto Marco Benati e alt ii ib m on e sp ch di ci di bi in no in nde qu vicinati da un anzia glio comunale, si re av om ei qu lla di de i o nt ut de en conten tto ‘Voi siete i disc le a dare seguito al , decurtando ha de c] l’Italia faPD l [si da o dì an ne rn lu ve a go iat e zione bocc criminali ch i str no i to en rc l 50 pe i, PDL) volontariamente de scista’” (Marco Ebol Nord) a eg (L ” za en es pr gettoni di ire il Partito Comu“Dobbiamo ricostru a in cc pi r pe mia , PDCI) Casa mia, casa nista” (Donato Vena che tu sia... perché ai ragazzi di are a Patrasso “Ci chiediamo però convenzio- And di e ch an l’assessore alla culno do go e Aq 16, ch “Ho 52 anni, faccio e ch di vo so tta es pe rm as pe i è m T mune, zo, grazie a Dio ho “Visto il disastro AC ni rilasciate dal Co tura da sette e mez te e en id du es ca pr cir da i so qu es se succ ne e quindi... se il Malagoli si presentas imbrattare i muri (è anche una professio C) e e PR di ar no cc ig va rr bi Fe di to er mia) vvisare l’esigenza dimissionario” (Alb anni fa anche a casa sindaco dovesse ra tto uso alc ni ca qu ro do lo an ai individu assieme un cambio, magari - passare la notte di o sto e nn vi ch ha an ho do ia (li an pp to sa qu ca ti rmer e, che “Si sono poi supera i portici di un supe no più giovane di m un di di o o ia) pi m nd em sa rla es ca pa di ad T, si AC trovare nei pres feso le politiche di innovare, ovvero - con i miei occhi tti di l’o e to m en rso no m ve il zia ra tto an tu so fin i rit lic e e maggiori fonti di sistema che va addi occupare edifici pubb rghi, comita- nuov rrigno PRC) Bo Fe ia to er ad rali, io sono dispolb (N (A ” c.” ec ne , io mizzaz Senzatetto per le politiche cultu ettendo il mio mannibile a lasciare, rim ire to Santa Croce) pr i co a ire sc riu n l sindaco” (Giovann “Il rischio era di no dato nelle mani de dso no so io to es qu r luzione finale tutto il territorio: pe Catellani) T” (Angelo Ma- So AC o ada tutti i santi giorni izi rv se l de disfatto “Io faccio quella str a T) no perennemente lì al Sud lagoli, presidente AC e queste zingare so attutto a cre- Giù pr so e a in Sud l’Italia soffre di os lem l’e chiedere “Al Nord come al ve ade e tim ed ul er e o su ne il io e laz a a noi ci faremo ca alla circo “Abbattere il despot problemi enormi, m ato are problemi e” on no siv (D ia es ” az gr io ag Gr ar e n im ch (sa pr an ese” essere l’obiettivo mente sono diventate rico di tutto il Pa ) o) CI lri De PD ) , Vena (Marica l’Emiliano Michelangelo Capisco l’ostraci“Perché non parlate? questa terra ma non smo nei confronti di

30 ottobre 2011

notiziario anpi

aannnzzzzzza Don Raaaaaaaa nel Tempio possesso delle chia“Don Ranza ha sì il

ROSEBUD

di Sandra Campanini

GUIDO PICELLI, “IL RIBELLE” Il regista Giancarlo Bocchi, a sinistra, e Mario Vighi durante l’incontro con l’autore svoltosi lunedì 26 settembre al cinema Rosebud Sotto: Il pubblico del Rosebud

Documentario indipendente sulla figura storica del rivoluzionario parmigiano. Un film di Giancarlo Bocchi Durante l’anteprima regionale del film Il Ribelle, avvenuta a Reggio Emilia lo scorso 26 settembre, il regista Giancarlo Bocchi, nella sala stracolma di pubblico del cinema Rosebud, riaffermava la sua decisione di non proiettare il film a Parma: “Ho dovuto rispondere negativamente ad alcune proposte di esercenti e di circoli culturali che mi chiedevano di presentare il film a Parma. Con grande dolore ho deciso di non fare proiezioni nella città di Guido Picelli, che è anche la mia, per protesta contro la situazione di degrado etico, culturale, sociale ed economico che vive Parma da oltre dieci anni a causa dell’amministrazione di centrodestra”. Due giorni dopo la proiezione al Rosebud la giunta di Parma è caduta e Bocchi ha potuto organizzare una proiezione speciale de Il ribelle al cinema Aurora di Langhirano. Ci ha messo tre anni il regista parmigiano d’Oltretorrente Giancarlo Bocchi nel recuperare materiale d’archivio e testimonianze d’epoca per comporre Il Ribelle. Documentario indipendente sulla dimenticata e importante figura storica dell’altrettanto parmigiano Guido Picelli, oppositore del fascismo, del franchismo e dello stalinismo. Un’avventura libertaria, quella di Picelli che attraversa vent’anni di totalitarismi europei. Antesignano di Che Guevara, Picelli con i suoi

quattrocento Arditi del popolo sconfisse diecimila fascisti durante i cinque giorni della Battaglia di Parma nell’agosto del ’22, sostenne l’idea del Fronte popolare contro il fascismo in Europa, compì gesti eroici e clamorosi ridicolizzando il regime e scampando ad attentati dell’OVRA. Giunse infine in URSS, venne emarginato dagli stalinisti e finì leader dei battaglioni del POUM (Partido obrero de unificación marxista) nella guerra di Spagna, fino a quando una pallottola vigliacca lo fulminò, colpendolo alle spalle. Il ribelle di Bocchi, con voce narrante di Valerio Mastandrea e Francesco Pannofino a interpretare in voce over lo stesso Picelli, è prima di tutto, lavoro di recupero di materiali inediti tra cineteche di mezzo mondo: “una tecnica mista fatta di testimonianze orali, filmati d’archivio e intuito”, spiega Bocchi al “fattoquotidiano.it”, “Ho scovato l’unico film in cui Picelli recita assieme ad Ermete Zacconi nel 1914, una sequenza di Caporetto censurata dagli archivi italiani e una della cavalleria del POUM”. Ma torniamo alla biografia di Picelli mentre preparava un attacco contro il nemico franchista, il 5 gennaio 1937, una pallottola lo fulminò, colpendolo alle spalle, all’altezza del cuore. Attraverso documenti segreti e filmati inediti, questo film racconta, per la prima volta, la storia di

un eroe scomodo, dimenticato, ma attualissimo per le sue idee sociali e politiche, di un “ribelle” la cui morte è rimasta fino ad ora avvolta nel mistero. Il Ribelle è il risultato di oltre tre anni di lavoro, di intense ricerche negli archivi russi, italiani, francesi, spagnoli, statunitensi. E’ un film indipendente, che vuole riaffermare l’assoluta necessità di una “democrazia delle immagini” contro i “format��� preconfezionati di storia, attualmente nelle mani delle multinazionali o dei gruppi televisivi. Questo lavoro di produzione indipendente ha portato al ritrovamento di un filmato, unico al mondo, del 1914, che ritrae Guido Picelli e di molte altre pellicole rare o inedite, nonché d’importati documenti segreti degli archivi russi e spagnoli.

ottobre 2011 31 notiziario anpi

Associazione Provinciale di Reggio Emilia via Maiella, 4 - Tel. 0522 3561 www.cnare.it

i sostenitori notiziario

Il “Notiziario ANPI” è una voce della Resistenza e della democrazia. PER VIVERE HA BISOGNO DEL TUO AIUTO

- CIRCOLO ANZIANI “La Rocca di Scandiano – a sostegno Notiziario.............................................................euro - PALMA FRANZONI in ricordo di Federico Franzoni “Palma”......... " - PIER ANTONIO CERVI – sostegno Notiziario . .............................. " - LORIS GILLI e nipoti – in memoria di Tea Gilli . ........................... " - TITA BONAZZI – a ricordo di Remo Bonazzi . ............................. " - WILLIAM BRANCHETTI – a sostegno .......................................... " - AMELIA ALBARELLI – a ricordo di Arturo Iotti ............................. " - TERESA CIGARINI in Ballabeni – in memoria del marito Settimo ." - REMIGIO BAGNACANI – a sostegno Notiziario ........................... " - BRUNO RONTARUOLI – a sostegno Notiziario . ........................... " - PAOLA IOTTI GIOVANELLI – in ricordo di Iginia Masoni “Lotta”.... " - EDDA MANFREDI e FAM. – in ricordo di Ovidio . ......................... " - FAM. CORGINI – in memoria di Isidoro Corgini ........................... "

90

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- FAM. CARRETTI-PIOPPI – in ricordo di Giuseppe Carretti............. " - FRANCESCO GRASSELLI – a sostegno Notiziario......................... " - BRENNO VALCAVI – a sostegno Notiziario .................................. " - ENNIO PISTONI – a sostegno Notiziario . .................................... " - MARA PASQUALI – in memoria di Arturo Pasquali....................... " - Sez. ANPI CARPINETI – in ricordo di Elso Conconi ...................... " - IVANO FICARELLI – a sostegno Notiziario ................................... " - Sez.ANPI CITTADINA – in ricordo di Ugo Benassi ed Egidio Baraldi . ..................................................................... " - GIUSEPPE FRANCESCHINI – a sostegno Notiziario . .................... " - FRANCESCO MARCONI – a sostegno Notiziario .......................... " - VALERIA VALERIANI e TILDE VERONA – a sostegno Notiziario ..... " - SERGIO VENEZIANI e FAM. – in memoria della moglie Marisa Reverberi ................................................... "

100,00 20,00 30,00 30,00 100,00 30,00 40,00 100,00 10,00 50,00 100,00 500,00

I 90 anni di Maria Montanari

Il 28 ottobre, Maria Montanari compie novant’anni: coraggiosa staffetta partigiana nella zona della pianura, operando tra Cadelbosco Sopra e i comuni limitrofi, giovanissima è stata mondina, poi ha lavorato al Calzificio Riva e successivamente alla Calza Bloch, dove è stata responsabile di reparto e della commissione interna e negli anni settanta tra le protagoniste della storica lotta contro i licenziamenti. Dopo la Liberazione è stata tra le costruttrici dell’UDI a Cadelbosco Sopra e ora fa parte del Consiglio Provinciale dell’ANPI. Maria è stata tra le protagoniste del difficile ed esaltante cammino delle donne lavoratrici per l‘emancipazione e per i diritti. Sposata a Giuseppe Carretti (amato Sindaco di Cadelbosco Sopra e Presidente dell’ANPI per lunghi anni ) ha condiviso con lui l’impegno per difendere e trasmettere ai giovani i valori dell’antifascismo e della Resistenza . Tante sono le sue testimonianza sull’esperienza vissuta (nel Notiziario ANPI, in altre pubblicazioni, in alcuni video ) e costante è stata la sua presenza in tutte le iniziative a difesa della democrazia . Le donne del Coordinamento femminile, la Presidenza dell’ANPI, la Redazione del Notiziario augurano con affetto a Maria: BUON COMPLEANNO E ANCORA LUNGHI ANNI SERENI!

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NOZZE DI DIAMANTE Francesco Bertacchini Volpe e Luciana Davoli Sposi l’otto ottobre 1951

Lo stesso giorno del ’44 Volpe sfuggì a un rastrellamento nazista a Buvolo, sull’Enza. Francesco Bertacchini, il Partigiano Volpe, e Luciana Davoli hanno festeggiato l’8 ottobre scorso, sessant’anni di vita insieme. Sessant’anni che hanno percorso tra mille difficoltà e anche molte gioie. E ora possono ripercorrerli, questi sessant’anni, non senza un pizzico di soddisfazioni, per il fatto di averne passate – insieme, sempre insieme – davvero tante. Lui, ex partigiano della 144a Bgt. Garibaldi decise la data del matrimonio: 8 ottobre 1951. “Non si trattava di una data presa a caso – racconta Volpe – per quel giorno di sette anni prima avevo rischiato la vita, in un accerchiamento di nazifascisti. Eravamo sulle rive dell’Enza e, per fuggire alle mitragliatrci, decidemmo di guadare il fiume. Finché c’era la nebbia eravamo al sicuro, sia pure con l’acqua alla gola. Poi sia alzò e il nemico riprese a sparare. Qualcuno dei miei compagni…”. Ecco cosa significa questa data per Francesco, il Partigiano Volpe.

34 ottobre 2011

notiziario anpi

STRAGE DI CERVAROLO AL TRIBUNALE DELL’AIA: diritti umani o ragion di Stato?

I famigliari delle vittime di Cervarolo scrivono ai giudici della Corte internazionale dell'Aia

Dal 12 al 16 settembre 2011 si è svolto, presso la Corte internazionale di giustizia dell’Aia, il dibattimento pubblico inerente al ricorso presentato dalla Germania contro l’Italia per le sentenze della nostra Corte di Cassazione che aveva ribadito che gli stati non possono pretendere la validità del principio di immunità, al quale si vuole invece rifare lo stato tedesco. Per questo motivo, dopo un incontro fra Merkel e Berlusconi, nel 2008, la Germania ha presentato azione legale presso la Corte internazionale dell’Aia contro le decisioni dei tribunali italiani, di cui ancora si sta aspettettando l’esito. La sentenza del 6 luglio scorso, emessa dal Tribunale militare di Verona che ha condannato all’ergastolo sette sottufficiali e ufficiali nazisti, fra questi i responsabili della strage di Cervarolo (Villa Minozzo) del 20 marzo 1944, infatti, è un verdetto non solo da ricordare per la condanna dei militari tedeschi ma anche per la condanna al risarcimento della Germania come responsabile civile dei fatti. Infatti, se passasse la linea che i diritti umani sono da considerare più importanti dell’immunità dello Stato, si creerebbe un precedente positivo e un riconsocimento che i diritti umani valgono di più della ragion di Stato. In attesa della sentenza, e con questo spirito, che i famigliari delle vittime di Cervarolo hanno scritto ai giudici della Corte internazionale che ha sede all'Aia, Olanda.

Egregio Presidente della Corte internazionale, egregi Signori Giudici, Siamo un gruppo di familiari delle vittime della strage nazista di Cervarolo (Italia), compiuta il 20 marzo 1944. Quel giorno sono stati uccisi i nostri nonni, nostri padri, i nostri fratelli, i nostri amici. Chi tra noi è rimasto in vita, ha portato con sé fino ad oggi un dolore ed un vuoto indescrivibili. Accanto ad essi, per decenni, il grande rammarico di non poter far luce su quegli eventi per ottenere giustizia Come voi sapete, in Italia, per decenni non si sono infatti voluti processare gli assassini e non si sono volute risarcire le vittime. Solo negli ultimi anni, sono stati finalmente svolti alcuni processi, arrivando a sentenze definitive, fino alla Corte italiana d Cassazione. Nel caso di Cervarolo si è concluso I primo grado l’estate scorsa, il 6 luglio 2011. Ora siamo contenti che Vi esprimiate Voi sul contenzioso fra la Germania e l’Italia e che si faccia chiarezza sul aspetti della corresponsabilità civile. Con la presente vogliamo ribadire quanto sia per noi importante questa attività giudiziaria e quanto riteniamo onorevole intervenire contro i crimini di guerra d tutti i tempi, perché dietro a tutti questi giorni nei tribunali, dietro a tutti i fascicoli e dietro a tutti i paragrafi vediamo ancora i nostri nonni, i nostri padri, nostri fratelli, i nostri amici. E perché crediamo che la giustizia futura si fondi

sul riconoscimento della verità e dell’equità oggi. Cordiali saluti Cervarolo, provincia di Reggio Emilia, Italia, 18 settembre 2011 SEGUONO FIRME.


2011 - 06 OTTOBRE